La aspettavamo al varco la prima fiction con la parola "favola" nel titolo. Memori delle parole di Confalonieri ci aspettavamo un boom di ascolti e una rinascita di Mediaset in prima serata.
Risultato? "Finalmente una favola" totalizza meno di 4 milioni e mezzo con il 17,98 di share. E perde la serata.
Leggiamo con interesse che Mediaset ha intenzione di serializzare il formato per il prossimo anno. Un ottimo investimento, non c'è dubbio...
Ci dispiace solo non trovare in nessun sito, specialistico o meno, il nome degli sceneggiatori di questo prodotto. Al contrario, il nome del (misconosciuto) regista campeggia ovunque manco fosse Scorsese.
La cosa è rilevante ed è un problema strettamente connesso a tutti i post precedenti. La scrittura per i network conta meno di niente.
Ma andiamo avanti così, continuiamo a farci del male...
mercoledì 26 novembre 2008
Una favola, finalmente?
La aspettavamo al varco la prima fiction con la parola "favola" nel titolo. Memori delle parole di Confalonieri ci aspettavamo un boom di ascolti e una rinascita di Mediaset in prima serata.
Risultato? "Finalmente una favola" totalizza meno di 4 milioni e mezzo con il 17,98 di share. E perde la serata.
Leggiamo con interesse che Mediaset ha intenzione di serializzare il formato per il prossimo anno. Un ottimo investimento, non c'è dubbio...
Ci dispiace solo non trovare in nessun sito, specialistico o meno, il nome degli sceneggiatori di questo prodotto. Al contrario, il nome del (misconosciuto) regista campeggia ovunque manco fosse Scorsese.
La cosa è rilevante ed è un problema strettamente connesso a tutti i post precedenti. La scrittura per i network conta meno di niente.
Ma andiamo avanti così, continuiamo a farci del male...
giovedì 20 novembre 2008
L'avvelenata (o la crisi degli ascolti capitolo II°)
In diversi post precedenti ci siamo interrogati sul futuro della fiction italiana, instillando dubbi, proponendo argomenti di discussione e persino idee (o ideali).
Abbiamo messo in discussione il ruolo degli editor di rete, quello dei produttori.
Ultimamente però ci siamo concentrati sulla crisi degli ascolti. Abbiamo puntato i riflettori su Mediaset, ma a parte gli exploit di Montalbano, la fiction sta andando male anche sulla RAI. Basta guardare la performance tutt'altro che esaltante di "Raccontami - Capitolo II°" In un Paese sano, con un sistema meritocratico, i dirigenti dei network dovrebbero chiamare a raccolta i capi struttura e chiedere loro di cercare nuove idee.
Cosa succede nel mondo reale, invece? C'è una torta, un salvadanaio da rompere e distribuire. E invece di cercare le idee si decide solo quanto investire, in cosa e soprattutto... con chi.
Chi? Una lista di produttori più o meno importanti che devono la loro presenza nel mercato più per le amicizie che per i meriti veri e propri.
E le idee vengono più spesso o rispolverate da un passato rassicurante o importate dall'estero (come Raccontami ma guarda un po') piuttosto che richieste agli autori.
Questo non può essere la soluzione! Basta rifletterci per un secondo per capire che non c'è investimento ma solo spartizione. E quest'ultima si avviluppa come un boa attorno al collo della creatività soffocandola e uccidendola lentamente.
Se un albero è malato alle radici non può produrre buoni frutti ma solo mele marce. E al mercato le mele marce non le vuole comprare più nessuno.
Ma smettiamola di prendercela solo con i nostri committenti e guardiamoci bene attorno.
In fin dei conti il nostro sistema produttivo non è altro che lo specchio di un malcostume generalizzato, che ha paralizzato questo Paese portandolo prima all'invecchiamento e condannandolo alla morte prematura.
In qualche commento sparso abbiamo notato l'acrimonia di chi prova ad entrare in un mercato dove lavorano sempre gli stessi o la rassegnazione di chi è confinato in un ruolo e etichettato a vita. Anche nel nostro settore sta accadendo quello che accade nel resto dei settori. C'è aria di saturazione. Il potere e i posti di lavoro si sono concentrati in poche mani, l'accesso a questi posti è rimesso a sistemi fumosi e legati alla spartizione o al favoritismo, raramente alla bravura.
Gli studenti hanno occupato, sono scesi in piazza. I lavoratori scioperano.
La sensazione è che continuiamo a guardare il nostro orto senza capire che i vicini non stanno meglio di noi. E forse, alla fine, disperdiamo delle forze per raggiungere pochi risultati personali.
Cosa possiamo fare? Cosa vogliamo fare? Cosa dobbiamo fare noi sceneggiatori?
venerdì 14 novembre 2008
Una fiction migliore è possibile? (La crisi di ascolti: i risultati del sondaggio)
Terminato il sondaggio tiriamo velocemente le fila delle votazioni. Cosa abbastanza semplice visto che il 100% dei blogger ha votato la seconda risposta. Solo 15 voti, ma tutti è 15 pensano che Mediaset dovrebbe rincorrere il pubblico di Sky.
Cederemmo a voi la parola molto volentieri, ma avete già commentato l'argomento in modo esaustivo durante il sondaggio.
"In Trincea" e "Namastè" centrano in pieno quando ragionano sui motivi del successo di Montalbano. Montalbano ha una propria identità. Un'identità che nasce dal suo autore, Camilleri, e che riesce ad arrivare intatta sul piccolo schermo, incredibilmente, senza interferenze e compromessi.
Insomma, le radici autoriali del progetto Montalbano gli permettono di vestirsi di una corazza impenetrabile agli imbastardimenti perpetrati dal network.
A ben vedere quindi, quando la presenza di un "autore" viene riconosciuta e rispettata, il prodotto ci guadagna sia in qualità che in ascolti.
Come avrete capito dalle foto, oltre al personaggio di Camilleri vogliamo parlare anche di un altro prodotto in onda in questi giorni su Sky, ovvero Romanzo Criminale - la serie.
L'attinenza è duplice. Da una parte, perché Sky continua a produrre. Dall'altra, perché lo fa partendo da un romanzo di successo.
Sul primo punto che dire? Quelli di Sky (ma anche Fox con Donne Assassine) continuano a produrre contenuti fiction italiani. Spingono la concorrenza sul territorio che era esclusivo delle generaliste e lo fanno con l'idea di voler offrire un prodotto migliore. Questo rende ancora più difficile la posizione di Mediaset. Soprattutto perché il digitale terrestre ancora non offre una programmazione creata ad hoc per il pacchetto Premium, ma al limite programma delle anteprime di cose che andranno in chiaro (e quindi pensate per la generalista).
Tornando a Romanzo Criminale, non siamo qui a fare critica televisiva sulle serie in onda, la citiamo perché è un altro prodotto che già dai primi episodi sembra avere un'identità ben precisa. E la citiamo anche perché, guarda caso, pure questo progetto ha delle radici autoriali molto forti.
E' chiaro che in entrambi i casi sono le identità autoriali di Camilleri e De Cataldo ad imporsi. E questo nonostante i due autori non abbiano scritto direttamente gli adattamenti televisivi dei propri romanzi. A farlo sono stati dei professionisti.
Queste constatazioni non tolgono nulla al loro valore e alla loro professionalità. Queste constatazioni portano solo ad una conclusione ovvia. Anche uno sceneggiatore può dare identità autoriale ad un progetto, garantendo una sua organicità e riconoscibilità. Accade da decenni negli USA, sta accadendo nel resto del mondo.
Qui in Italia, però, c'è un pregiudizio culturale nei confronti degli sceneggiatori televisivi. Un pregiudizio che nega che abbiano la capacità di immaginare mondi e dar vita a personaggi dello stesso calibro di un romanziere.
E' proprio questo pregiudizio che ha portato i network ad "assediare" gli sceneggiatori moltiplicando le figure di controllo ed ingerenza sulla scrittura. Ed è questo pregiudizio che sta togliendo personalità ed identità ai prodotti. Ma soprattutto sta togliendo varietà all'offerta di fiction delle generaliste.
Il primo tra RAI e Mediaset che lo capirà, il primo che farà cadere questo pregiudizio e toglierà il bavaglio agli sceneggiatori avrà più chance di sopravvivenza contro un competitor agguerrito e capace...
venerdì 7 novembre 2008
La crisi di ascolti di Mediaset: il sondaggio
Cari bloggers, il blog lancia un nuovo sondaggio. Mediaset sta attraversando una crisi di ascolti fortissima e non riesce a risollevare lo share.
E' chiaro come il sole che una grossa fetta di pubblico che una volta guardava i canali dal 4 in su si è sintonizzata sul satellitare. Ma l'exploit di Montalbano, con ascolti che non si vedevano da almeno due anni e con un pubblico dalla composizione molto eterogenea, ci dice una cosa: il pubblico che è migrato su Sky può tornare alla generalista. Una concorrenza è possibile.
Ci interessa sapere cosa pensate della situazione e vi chiediamo: che direzione deve prendere Mediaset per risollevarsi?
Deve inseguire la RAI? O deve cercare di far tornare il pubblico che è migrato su Sky?
Al sondaggio seguiranno i commenti.
A voi come al solito, la parola...
venerdì 31 ottobre 2008
La presenza dello sceneggiatore sul set: risultati del sondaggio e riflessioni
Schiacciante risultato nell'ultimo sondaggio!
Com'era prevedibile, vince con 27 voti pari all'81% la risposta B. Era prevedibile perché è la risposta più logica.
Senza un potere riconosciuto da un contratto, il ruolo dello sceneggiatore sul set è indefinito e rimesso all'intelligenza del regista di turno.
E' invece rimessa all'intelligenza del produttore capire l'importanza di prevedere e definire questo ruolo.
Si parlava qualche post fa del ruolo del produttore televisivo e della sua reale necessità nel mercato attuale.
Si diceva che i produttori mancano di incisività e quindi di necessità. Nei commenti a quel post si ventilava l'idea di bypassarli e di interfacciarsi direttamente col network.
Qualcuno di voi, però, era dell'idea che il produttore può e deve tornare ad avere un ruolo importante.
E allora ci chiediamo se non sia questa una battaglia da fare assieme a loro: dare una nuova centralità alla scrittura.
Qualcosa inizia a muoversi. Lo abbiamo già detto ma lo ripetiamo, Endemol ha riconosciuto a Cristiana Farina il ruolo di produttore creativo in Amiche Mie.
Con questo post vogliamo augurarci che non sia un'eccezione, ma un faro. Una luce guida che ci porti verso un futuro in cui lo sceneggiatore sul set ci sia, abbia un ruolo definito e un potere vero.
A voi, come al solito, la parola.
mercoledì 29 ottobre 2008
Riflettendo su Einstein (o il ruolo della critica: una postilla)
Sul Corriere della Sera di oggi, Aldo Grasso si scaglia nuovamente contro la fiction italiana e punta nuovamente il dito sulla sceneggiatura. Bersaglio la miniserie RAI Einstein. Potete leggere la critica QUI.
Attenzione, non vogliamo scagliarci contro il critico televisivo ed alzare gli scudi. Questo è uno spazio di confronto e riflessione. E appunto per questo vogliamo invitarvi ad una riflessione, ricollegandoci anche a quello che scrive il blogger "ventisette" nei commenti al post precedente.
Ventisette scrive: quello che accade "dietro le quinte" non può influenzare il giudizio sul prodotto finale.
Ok, ma allora vi chiediamo: la critica televisiva nell'analizzare un prodotto si deve fermare alle categorie del "bello o brutto"? Dov'è lo specifico "televisivo" in questo?
Una cosa su cui sarebbe interessante dibattere, prendendo come esempio Einstein, è: dov'è andato a finire una parte di pubblico delle miniserie RAI?
Altro argomento interessante di cui si parla sempre troppo poco sono i palinsesti. Sarebbe stimolante se qualcuno riflettesse sulle ragioni che hanno i network a mandare in onda le serie due serate a settimana (cosa che accade sempre più spesso) soprattutto quando si sa che l'appuntamento settimanale è una componente essenziale della serialità. E sarebbe stimolante anche riflettere sull'impatto che la doppia programmazione ha sul prodotto seriale.
Ma tornando alle parole di Ventisette, se è vero che la critica giudica il prodotto finito, a fronte di una sfilza di prodotti finiti giudicati deludenti, la critica potrebbe iniziare a spostare l'asse dal mero giudizio artistico/estetico. Sarebbe interessante per tutti se la critica iniziasse a domandarsi le ragioni della deriva della fiction o anche solo se riflettesse sull'impatto socioculturale derivante dall'impoverimento del racconto televisivo.
Anche perché ad andare avanti così, il critico televisivo sarà sempre più costretto a fare copia e incolla con i suoi interventi precedenti piuttosto che a mettersi davanti ad un PC, a riflettere e a scrivere un pezzo ex novo...
domenica 26 ottobre 2008
Aldo Grasso, Donne Assassine e il ruolo della critica
Seguito il consiglio del blogger In Trincea siamo andati a vederci la video critica di Aldo Grasso a Donne Assassine, serie in onda da un paio settimane su FOX Crime. Guardatevi anche voi l'intervento di Grasso cliccando QUI perché il critico fa affermazioni che ci riguardano tutti da vicino.
A riguardo segnaliamo anche un post di risposta proveniente dal blog di Barbara Petronio e Leonardo Valenti, curatori dell'adattamento italiano della serie. Basta cliccare QUI per leggerlo.
Crediamo che la risposta dei due sceneggiatori sia esaustiva e apre una questione importante. Ci sarebbe da discutere a lungo, infatti, sulla competenza e il ruolo della critica televisiva italiana.
E proprio per questo lasciamo a voi la parola. Cosa ne pensate?
venerdì 24 ottobre 2008
Nuovo sondaggio - la presenza dello sceneggiatore sul set
giovedì 23 ottobre 2008
Codice deontologico - il sondaggio: risultati e commenti
Ed eccoci a commentare il nostro secondo sondaggio. Prima di tutto vi ringraziamo per la partecipazione. Ci sono stati il doppio dei voti del sondaggio precedente e questo vuol dire che la comunità che frequenta questo blog sta crescendo. Speriamo di aumentare sempre di più, post dopo post.
Passiamo ai risultati del sondaggio che, come potete vedere qui a sinistra, vede vincere di pochissimi voti la risposta C. Pari merito i risultati B e D. Quello che balza agli occhi è che in una medesima situazione ci comportiamo nei modi più disparati. Insomma il sondaggio sembra evidenziare mancanza di una visione univoca della correttezza professionale. E così passiamo dal fairplay della risposta B all'homo homini lupus della risposta D. Ma non vogliamo dare nessun giudizio "morale". Quando ad un mestiere mancano delle regole deontologiche tutto è lecito e condivisibile. Ma le regole sono fondamentali, perché siamo convinti che chi ha risposto con l'opzione D sotto sotto ha pensato "se non me lo prendo io questo lavoro, se lo prende un altro". La mancanza di regole ci fa sentire più soli, genera paura. E la paura è nemica della ragione e della saggezza. Proprio per questo è importante cercare di elaborare un "codice deontologico". Perché ci darà qualche certezza in più. La certezza che il collega accanto a me non mi pugnalerà alle spalle, perché è legato ad un vincolo di correttezza. La certezza di appartenere ad una categoria professionale, organizzata. Una categoria importante, la nostra, perché dovrebbe generare cultura. La certezza di non sentirsi un canarino circondato da gatti famelici...
domenica 19 ottobre 2008
La vita sarà meravigliosa per noi sceneggiatori?
Qualcuno di voi avrà seguito l'intervista a Fedele Confalonieri ad Il Grande Talk di venerdì sera, altri avranno letto le dichiarazioni del Presidente di Mediaset sui giornali, altri ancora lo avranno fatto aprendo il Televideo. Ma scommettiamo che tutti voi avete pensato: "Lo sapevo... ci risiamo"
Per chi non è informato, Confalonieri ha commentato la crisi di Mediaset e in particolare quella della fiction italiana. Partendo dal flop di Crimini Bianchi, Confalonieri sostiene che la serie Taodue sarebbe andata male perché troppo ansiongena. Confalonieri prosegue e afferma che in un momento di crisi come questo "la gente ha bisogno di favole". E come esempio cita Frank Capra e "La vita è meravigliosa". Quindi, tradotto in soldoni, da oggi in poi cari colleghi scriveremo tutti delle belle favole.
Ma, con le sue affermazioni, Confalonieri presta il fianco ad una serie di osservazioni...
La lettura che fa ci sembra riduttiva e semplicistica, addirittura estemporanea e non ragionata a fondo. La crisi di Mediaset nasce molto prima della crisi dei mercati finanziari. E' chiaro come il sole che una parte di pubblico si sta spostando su Sky. Ed è un pubblico preziosissimo per una tv commerciale perchè è quello pagante, che è disposto a spendere e quindi perfetto bersaglio dei pubblicitari. Non è un caso che sia proprio Mediaset a risentire di più dell'ingresso sul mercato di Sky.
Ma se la lettura è semplicistica, la soluzione è ancora più naif. Ok, ammettiamo che Confalonieri abbia ragione. La gente ORA vuole vedere le favole. Mediaset ORA commissionerà la realizzazione di favole. Ma, tra l'ORA e la messa in onda di questi eventuali nuovi progetti , passerà almeno un anno e mezzo. E in un anno e mezzo può succedere di tutto.
Per spiegarci meglio, ci mettiamo subito al lavoro raccontando una bella favola. La storia di una crisi economica che viene miracolosamente superata in un anno e mezzo. I mercati risalgono, c'è un nuovo impulso economico. E tutti vissero felici e contenti... E quando arriveranno, le nuove favole Mediaset saranno già vecchie e superate.
E poi, ci viene da sorridere a leggere la citazione di "La vita è meravigliosa" di Capra. Già, perchè il film di Capra fu un flop al botteghino e il regista fu costretto a vendere la sua Liberty Films alla Paramount per correre ai ripari. Questo perché nel 1946, con l'America uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, i film di Capra agli occhi del pubblico erano già superati...
Se si guarda al passato per imparare, almeno ci si guardi bene...
