domenica 19 ottobre 2008

La vita sarà meravigliosa per noi sceneggiatori?

Qualcuno di voi avrà seguito l'intervista a Fedele Confalonieri ad Il Grande Talk di venerdì sera, altri avranno letto le dichiarazioni del Presidente di Mediaset sui giornali, altri ancora lo avranno fatto aprendo il Televideo. Ma scommettiamo che tutti voi avete pensato: "Lo sapevo... ci risiamo" Per chi non è informato, Confalonieri ha commentato la crisi di Mediaset e in particolare quella della fiction italiana. Partendo dal flop di Crimini Bianchi, Confalonieri sostiene che la serie Taodue sarebbe andata male perché troppo ansiongena. Confalonieri prosegue e afferma che in un momento di crisi come questo "la gente ha bisogno di favole". E come esempio cita Frank Capra e "La vita è meravigliosa". Quindi, tradotto in soldoni, da oggi in poi cari colleghi scriveremo tutti delle belle favole. Ma, con le sue affermazioni, Confalonieri presta il fianco ad una serie di osservazioni... La lettura che fa ci sembra riduttiva e semplicistica, addirittura estemporanea e non ragionata a fondo. La crisi di Mediaset nasce molto prima della crisi dei mercati finanziari. E' chiaro come il sole che una parte di pubblico si sta spostando su Sky. Ed è un pubblico preziosissimo per una tv commerciale perchè è quello pagante, che è disposto a spendere e quindi perfetto bersaglio dei pubblicitari. Non è un caso che sia proprio Mediaset a risentire di più dell'ingresso sul mercato di Sky. Ma se la lettura è semplicistica, la soluzione è ancora più naif. Ok, ammettiamo che Confalonieri abbia ragione. La gente ORA vuole vedere le favole. Mediaset ORA commissionerà la realizzazione di favole. Ma, tra l'ORA e la messa in onda di questi eventuali nuovi progetti , passerà almeno un anno e mezzo. E in un anno e mezzo può succedere di tutto. Per spiegarci meglio, ci mettiamo subito al lavoro raccontando una bella favola. La storia di una crisi economica che viene miracolosamente superata in un anno e mezzo. I mercati risalgono, c'è un nuovo impulso economico. E tutti vissero felici e contenti... E quando arriveranno, le nuove favole Mediaset saranno già vecchie e superate. E poi, ci viene da sorridere a leggere la citazione di "La vita è meravigliosa" di Capra. Già, perchè il film di Capra fu un flop al botteghino e il regista fu costretto a vendere la sua Liberty Films alla Paramount per correre ai ripari. Questo perché nel 1946, con l'America uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, i film di Capra agli occhi del pubblico erano già superati... Se si guarda al passato per imparare, almeno ci si guardi bene...

25 commenti:

cristianaf1@libero.it ha detto...

rido! non sapevo che frank capra andò a gambe a l'aria con la vita è una cosa meravigliosa! cmq a me le favole piacciono. certo la semplificazione è grossa se ci riferiamo proprio a canale 5! Sulla stessa rete infatti sta andando anna e cinque (megafavolone) e non mi sembra che i risultati siano così eclatanti! Anyway... se cominciassimo a produrre con il modello americano/spagnolo :-) ci vorrebbe molto meno di un anno e mezzo per andare in onda. Se il presidente Confalonieri riuscisse a comprendere questo... forse sì che darebbe una spinta al mercato della fiction in Italia!

in trincea ha detto...

Favole Mediaset ne ha sempre prodotte. Perché Carabinieri era realistico? E' stato Valsecchi, nel bene o nel male, a cercare temi diversi e penso che l'attacco sia diretto sostanzialmente e a lui e al suo 60% di spazio fiction su Canale 5. Il discorso "politico" sul valore della favola non sta in piedi, penso che lo stesso Confalonieri lo sappia. Io ci leggo una scelta comunicativa oculata, nel senso che è più facile gestire un pubblico "stupido". Certo che è stato il satellite a rubare ascolti a Mediaset, mentre ne ruba molti di meno a Rai. Da una tv commerciale ci si aspetta divertimento e rischio, dallo stato perbenismo e noia. Ma Mediaset è ormai psicologicamente statale (non lo ha detto anche il presidente del consiglio che si torna agli aiuti di stato?) e rincorre in "stupidità", perbenismo, morale cattolica la Rai (credo che sia in questo senso il riferimento a "la vita è meravigliosa" e cioè ai suoi angeli e alla bontà del protagonista). Sì, ha ragione cristianaf1. Confalonieri scelga il mercato, ritrovi coraggio, scelga la complessità d'offerta e l'innovazione del sistema produttivo. In stupidità e favole la Rai lo batterà sempre.

Anonimo ha detto...

non credo sia un problema di pubblico... esistono serie fatte bene e serie fatte male. crimini bianchi non aveva nulla di nuovo. E poi la recitazione! Gli attori!
Perchè negli steits anche chi ha solo una posa è più bravo, ma di molto, nei nostri...?

Vogliono favole?
Bene. Per il futuro, più tarallo meno valsecchi?!

che tristezza.

Kinko

Anonimo ha detto...

l'unico posto in italia dove gli sceneggiatori contano qualcosa è nelle interviste ai supercapoccioni . lì si scopre -oooh ! - che siamo determinanti per la riuscita di un prodotto . il favore del pubblico, udite udite a non dipende da inezie quali una regia sicura ,una recitazione ispirata , un'ambientazione credibile e dettagliata e una fotografia che non "smarmella".
Ebbene no, dipende tutto dal fatto che si scelgono storie ansiogene invece di favole. Giustamente lo sceneggiatore insorge, ma la verità è altrove. In Italia non c'è il livello produttivo adeguato per soddisfare il palato del pubblico per come si è andato affinando negli ultimi anni. La fiction nostrale non è un 'industria, è una banda di volenterosi peracottari, nella migliore delle ipotesi. Il punto dunque non è azzeccare il genere su cui puntare. Io preferirei scrivere una favoletta su commissione, sapendo che me la produce un americano o la BBC, piuttosto che il serial dei miei sogni abborracciato alla meglio da uno qualsiasi dei produttori italiani al soldo del dupopolio. Perchè tanto so già che ne farebbero carne di porco. La vera questione è la QUALITA', non il tipo di storie . Non perchè le storie e le idee non siano importanti, anzi, ma perchè per come stiamo messi oggi, è un lusso velleitario, è come voler guidare la Formula Uno senza patente. Faccio un esempio di vita vissuta. queste orecchie hanno sentito un onesto produttore italiano ,uno che ci prova con alterni risultati, riferirsi on sufficienza un po' spocchiosa alle produzioni Hallmark.
Ora, con tutta la buona volontà ,i prodotti Hallmark saranno pure un po' sciropposi e familisti , ma come negare che siano davvero ben confezionati ? Almeno gli attori recitano,e i registi colgono le emozioni, sia pure una lacrimuccia facile facile . Possiamo davvero dire di aver avuto sempre altrettanto quando abbiamo visto il nostro script sullo schermo? O non ci è capitato piuttosto nella stragrande maggioranza dei casi di aver visto un qualcosa che gli somigliava, una libera interpretazione da canovaccio?

Solo quando lo standard ha raggiunto un buon livello professionale allora la scrittura potrà fare davvero la differenza.
E' da lì che si parte, e non è uno step bypassabile. Allo stato attuale nessuna buona idea, nessun tema forte, nessun occhio "altro" sulla realtà, puo' sopravvivere nella giungla ,e nessuna intuizione geniale troverebbe ad accoglierla i mezzi che merita.

Per concludere, purchè il progetto nel suo complesso abbia onestà e dignità professionale, ben vengano le favole: Miracolo a Milano lo era.

Anonimo ha detto...

Caro anonimo,
la scrittura non può essere trattata come una parte separata dal resto. Forse anche la scrittura ha gli stessi difetti che tu vedi così bene altrove. Secondo me il problema più interessante è invece quello indicato da FormulaUnoCristiana: i tempi. L'eccessivo desiderio di controllo sul prodotto, costringe infatti le reti a scritture che durano più di un anno, con il risultato che le serie vanno in onda troppo tardi e che la loro forza narrativa viene via via smantellata. Quante volte vi è capitato di sentire un editor che trovava noiosa una sceneggiatura, senza rendersi conto che ciò accadeva perchè aveva riletto quelle stesse scene per otto mesi di seguito?

Manouche

Anonimo ha detto...

credo di essermi espressa male . sono convinta che la scrittura qui da noi ha dei limiti, solo che li ritengo - allo stato dell'arte - meno influenti e meno nocivi sul risultato finale, di messe in scena imbarazzanti, di attori cani e di registi col delirium tremens. so che è un discorso impopolare ma una banalità ben girata e recitata è rende assai meglio di un eccellente script affidato ad una realizzazione dilettantesca. dunque , come dice Cristiana, è là che bisogna ritagliare fette di potere, se no il nostro lavoro si svilirà sempre e comunque. E miglioreremo come scenggiatori quando non potremo dare più la colpa a nessuno.

in trincea ha detto...

Diamo dunque per scontato che la proposta Formula Uno (e cioè il sistema di produzione spagnolo-americano) sia la soluzione migliore per creare serie-offerta in risposta alla domanda del pubblico. Quante cose cambierebbero? Intanto l'organizzazione delle serate. Non ci potrebbe essere più la serata da un'ora e mezza perché non ci sarebbe il tempo di realizzare due puntate in una settimana. Quindi, nella stessa sera si dovrebbero prevedere due serie (che magari si alternano nell'ordine). L'offerta sarebbe più variegata. Ma meno fideistica, forse. E il pubblico potrebbe imparare a cambiare canale dopo un'ora.( Lo sentite il panico dei network nelle orecchie?) Non esisterebbe la serata e la vittoria di serata secondo i canoni auditel attuali... Oddio, che liberazione! Sento soffiare un po' di libertà e di intelligenza. Magari qualcuno che un po' si vede una serie e un po' legge un libro o chiacchiera o esce a farsi una passeggiata... (il panico dei network è diventato urlo!). Ho fatto un sogno: eravamo un paese normale.

Anonimo ha detto...

Wow!

manouche

Nina ha detto...

Cari amici della Sact,
ho la sensazione che ci stiamo sopravvalutando. Pensiamo di essere dei generali quando, in questa realtà, non siamo altro che semplice truppa. Possibile che non sia ancora chiaro che, al di là delle linee editoriali, la vita di noi sceneggiatori sarà davvero meravigliosa solo quando in Italia ci saranno venti, trenta, cinquanta, cento broadcasters che investiranno tanti, tanti milioni di euro nella fiction di casa nostra? Qui da noi, infatti, è ESCLUSIVAMENTE un problema di sistema. Che è bloccato – nei grandi numeri – da due soli competitors: Rai e Mediaset. Non parlo di Sky perché sappiamo tutti che, per ora, i suoi investimenti su format italiani sono limitati. Questa mancanza di un mercato libero, dove possano trovare spazio generi e formati diversissimi tra loro, è il macro problema, da cui non si prescinde, della fiction italiana. Ma questo, ovviamente, il Presidente di Mediaset non lo dice. :-) In questo sistema paralizzato, noi sceneggiatori non contiamo niente. E’ inutile illudersi. Lo dico per Manouche. La sua provocazione è …una favola...;-) Perché è sotto gli occhi di tutti che, per broadcasters e produttori, siamo tristemente…intercambiabili.
“Abbiamo sbagliato?Floppato? Buttato via un sacco di soldi? Va bene lo stesso! L’importante è che non si rimettano in discussione gli equilibri." Questi equilibri.

Non ho soluzioni da offrire, ma azzardo una previsione: da qui a 8/10 anni non cambierà niente. O cambierà pochissimo…E questa è una vera tragedia, perché il pubblico ci sta abbandonando.

Un abbraccio

Nina Marsocci

in trincea ha detto...

Quindi, Nina, generali o truppa che siamo, cosa dobbiamo fare secondo te? Stare a guardare? Dedicarci al giardinaggio? Emigrare? Pregare? Lasciarci istupidire, morire, mentre la tragedia avanza e ci abbracciamo affettuosamente tutti? Il ruolo della vittima è molto attuale, romantico e in linea col gradimento di Confalonieri.
Ma sai che ti dico? Mi piace Bergman. Nel settimo sigillo, quando la morte bussava alla porta, il cavaliere rispondeva: io mi ribello.
Mi pare che qualche volta ti arrabbi anche tu come quando scrivesti a Grasso nel 2007
Sceneggiatore italiano: ecco chi è
Lo sceneggiatore italiano: individuo che considera:
1)la televisione un potente veicolo di valori;
2)una grande opportunità poter scrivere storie che arrivano a milioni di telespettatori...
Individuo che fa con grandissima passione il proprio lavoro; propositivo - e, purtroppo, quasi sempre "inascoltato" - di temi, plot ed anche strutture "diverse"...
Individuo inguaribilmente ottimista: perché, nonostante tutto, continua a credere - o, forse, ad illudersi - che prima o poi, anche bella fiction italiana - che c'è, e cito su tutti "Butta la Luna" - troverà estimatori anche nel suo forum, Prof. Grasso...;-)Buon lavoro...Nina Marsocci

Nina ha detto...

In trincea, tu senti una discordanza, una disarmonia tra il mio intervento qui e quello di qualche mese fa sul forum del Corsera? Io no. Trovo, anzi, che le due riflessioni siano strettamente connesse. Purtroppo, non posso che ribadire la mia analisi di ieri: il destino della fiction italiana non dipende da noi sceneggiatori. Possiamo essere i più bravi,i più creativi del mondo, ma in un sistema strutturato in questo modo restiamo marginali. La mia è deformazione professionale, ma quando devo preparare un business plan, qual è la prima cosa che faccio per tentare di capire quali sono le potenzialità che ha il prodotto che voglio far crescere sul mercato? Mi vado a studiare le REGOLE, perché sono le regole che "indirizzano" gli investimenti. E quelle italiane sono molto chiare. Paradossalmente, solo dopo analizzo il mio potenziale pubblico. Alla fine, tiro le somme, e se sono lucida, dico: da qui ad un certo numero di anni le possibilità di crescita sono limitate. A meno che non ci sia un radicale cambiamento delle regole. Che, allo stato delle cose, mi pare …improbabile.
Per quanto riguarda il mio intervento sul forum di Aldo Grasso: anche qui non posso che ribadire quello che ho detto!! Provo un senso di profondo fastidio quando leggo interventi di forumisti, interventi non motivati, il cui unico "tema" è: “gli sceneggiatori italiani fanno pena…” So quante variabili entrano in gioco quando si lavora ad una serie, e in quel caso era bene intervenire, per spiegare qualche meccanismo.:-)
Cosa possiamo fare noi come categoria? Continuare a far sentire la nostra voce. E ribadire sempre che la fiction italiana crea ricchezza. Parliamo di soldi, ma anche di VALORI. Però, servono regole nuove. E noi ne siamo consapevoli.

Nina

in trincea ha detto...

Cara Nina, hai perfettamente ragione su moltissime cose. Dissento su due: le regole e i valori. Le regole (come la storia) le fanno i vincitori e non valgono in assoluto, ma sono relative. Anche Hitler faceva delle leggi, forse non le avresti intese come "regole". Mediaset dovrebbe spegnere Rete4 per una regola/legge europea: non ubbidisce, ritiene di non riconoscerla come regola. Quindi ogni regola è un rapporto di forze. Più aderiamo alle regole degli altri, meno diamo forza alle nostre. L'Europa non riesce a costringere Mediaset all'ubbidienza, forse anche chi gestisce delle regole che non ci piacciono non ha la forza di imporcele. L'ubbidienza ha senz'altro un valore, ma a mio avviso ce l'ha anche la disobbedienza. Certamente, per me ha un valore la disobbedienza della coscienza quando non vede giustizia in una regola. Per questo ci stiamo interrogando su noi stessi, per cercare di far emergere le NOSTRE regole. Se noi le conosciamo dentro di noi, vuol dire che già esistono nelle cose. In misura minoritaria, forse, ma esistono. Io preferisco appoggiare le mie regole, piuttosto che quelle degli altri. Lo stesso discorso per i valori. Anche i valori sono relativi, anche i valori che si intendono assoluti (parlo di quelli religiosi, ad esempio) passano per un'interpretazione relativa. In più i valori - nel nostro campo - sono pura caducità e relativismo. Siamo preda del gusto, dei linguaggi e delle emozioni che hanno a loro volta miliardi di codici espressivi e vie di comunicazione. Certo, una sceneggiatura comprende dei valori e senza ci sembra vuota, imperfetta. Ma quali valori? Possono essere, paradossalmente, valori non verbali. Ad esempio, visto che hai citato nella lettera a Grasso la serie "Butta la luna", io avrei vissuto volentieri senza, perché ho trovato estremamente retorica la retorica - appunto - dei buoni sentimenti, verbalmente e continuativamente espressa in quella serie, ma mi rendo conto che a qualcuno storie simili piacciono e magari servono. Dunque, io non starei tanto a badare al tipo di valori che una serie possiede (è quasi sempre compito dei network sorvegliarne la presenza, a me basta scegliere di vederla o non vederla), ma mi preoccuperei che quella parte del pubblico che non si riconosce nella fiction che gli passiamo e che - come dici - ci abbandona, non riesca a visualizzare i propri valori nelle storie che vorrebbe. Forse è un pubblico - secondo i miei criteri - disubbidiente, forse è un pubblico che non ama questo sistema e potrebbe stare dalla parte di quei noi che il sistema lo vogliono cambiare, forse è un pubblico che - mettendo in crisi il sistema - ci aiuta. Forse potremmo dire evviva, qualcuno non guarda più questa televisione. Forse le cose potrebbero cambiare prima delle tue previsioni. Forse. Guardiamo quello che interessa a noi e forse si va avanti. Gli altri sono più forti e già si difendono egregiamente da soli, senza che noi facciamo loro omaggio anche delle regole o dei valori. Ancora: grazie della disponibilità con cui hai risposto. Ti avevo provocato e avresti potuto arrabbiarti. Visto? Valori.

pongosbronzo ha detto...

Il vero problema è che al presidente Confalonieri e in generale ai dirigenti di questa nostra televisione, i contenuti non interessano minimamente. Se Crimini Bianchi fosse andato bene, adesso parlerebbero dell'estremo bisogno da parte della gente di storie di denuncia. Il punto è un altro. Perché nessuno si è reso conto leggendo il concept, i soggetti e le sceneggiature di Crimini Bianchi che NON poteva essere una serie adatta alle aspettative del 'prime time' di Canale 5.
Di chi è la responsabilità in questo caso? Degli sceneggiatori? Degli attori? Dei registi?
Io non credo.
Ma se chi decide non ha nemmeno il senno per capire le ovvietà allora siamo proprio messi male.
Su Rai2 ci sono tre serie americane, nemmeno delle più eclatanti che veleggiano intorno al 13% (Cold Case, NCIS e Senza Traccia) e questo viene considerato un discreto successo. Ma credete che qualcuno si sarebbe mai azzardato a mandarle su Canale 5?

Anonimo ha detto...

A parte tutto, diciamoci la verità: Cirmini Bianchi 8con tutto il rispeto per i colleghi che l'hanno scritta) è andata male perché non aveva storie né idee, minestra riscaldata (sarà colpa del Valsecchi? dei soggettisti? di editor assortiti? degli sceneggiatori?)

alfio bonelli ha detto...

Ehi ehi ragazzi, fermi un attimo: "La vita è meravigliosa" sarà anche andato male al botteghino, ma è un capolavoro. E la tavanata sparata del mefitico Confalonieri sta proprio nell'aver citato questo film, che sarà anche una favola, ma una 'favola nera', un atto d'accusa contro la logica del profitto, un'elegia dello spirito civico nella migliore tradizione americana. Il personaggio interpretato da James Stewart non è né buono né buonista, è un cittadino e un padre di famiglia coraggioso, che rinuncia all'università e a una brillante carriera per restare a combattere contro Mr. Potter, spietato profittatore che si sta comprando tutta la città e rischia di mandare sul lastrico centinaia di famiglie... (una specie di Berlusconi della provincia americana post-depressione)
Che Confalonieri era un ignorantone lo si sapeva, ma che tanti sceneggiatori gli siano andati dietro nell'equiovoco, mi lascia un po' perplesso. Mi sarei aspettato un po' più di (scusate la parolaccia) 'cultura cinematografica'. Magari se ne scrivessero qui da noi di storie come quelle!

SACT ha detto...

alfio, nel post non c'era una valutazione artistica di "La Vita è meravigliosa" ma solo economica. E lo sai perchè? Perchè Confalonieri ha citato la pellicola solo in termini di ritorno di ascolti per la rete. Non ne ha mai parlato in termini di valore contenutistico ed artistico.
Ed è su questo stesso piano che abbiamo criticato il parallelo.
Ma grazie della preziosa precisazione...

in trincea ha detto...

Alfio, a me pare che il personaggio di James Stewart ne "la vita è meravigliosa" sia straordinariamente buono, tanto che se non fosse nato -come gli mostra l'angelo copiando Dickens - tutta la vita dei suoi parenti e amici sarebbe stata peggiore e degradata. E' proprio perché tutti lo riconoscono "buono", onesto, coraggioso ecc... che il film ha un finale positivo. I cittadini - addirittura, in suo nome - collaborano con i loro risparmi a salvare una banca che oggi definiremmo etica. Con suono finale di campanelline di Natale e ali vinte da un angelo molto simpatico. Le favole sono fatte di buoni che vincono. Favola nera o bianca, capolavoro o meno, "La vita è meravigliosa" parla di un buono che vince e si mantiene nel genere. Non credo, dunque, che abbiamo equivocato l'esempio di Confalonieri nella sostanza. Se avesse detto "Miracolo a Milano" - per citare, come fa anonimo, un altro capolavoro - sarebbe stato lo stesso. Un piccolo buono vince, più modestamente, contro un grande cattivo. E per tornare alla televisione, la serie Anna e i cinque, citata da Cristiana, racconta di una spogliarellista "buona", onesta, saggia e di un ricco signore che - come in Pretty Woman - da bieco speculatore diventa fautore di un'economia solidale. Le favole. scritte bene o scritte male, danno speranza, esprimono valori, ma barano sul piano della realtà. Da noi i cittadini con senso civico fuggono inseguiti dalla camorra... Quindi questo dice Confalonieri: bariamo, non facciamo vedere la realtà, consoliamo. E' che lo leghi alla risalita degli ascolti di Canale 5 e che ne parli come di una novità, quello che fa ridere e di cui abbiamo discusso.

Nina ha detto...

In trincea scrive:
"Confalonieri scelga il mercato, ritrovi coraggio, scelga la complessità d'offerta e l'innovazione del sistema produttivo."

Riprendo questo passaggio di un precedente intervento di In trincea e vi voglio chiedere: ma siamo così sicuri che qui da noi, con tre sole reti a trasmettere fiction italiana – mi riferisco a formati dai 50 minuti in su – ci sia realmente spazio per storie di “rottura”? Lo spazio ce lo dà il broadcaster, ma ce lo dà essenzialmente il pubblico, e noi ci chiediamo mai se il pubblico ci seguirebbe? Noi non dobbiamo MAI dimenticare che, quando raccontiamo una storia, dobbiamo avere qualcuno che ci stia ad ascoltare. Soprattutto quando, per raccontare questa storia, si spendono un sacco di soldi. E allora, com’è il nostro interlocutore?Il nostro potenziale telespettatore? Il ritratto ce lo fa, ogni anno, l’Istat: noi italiani siamo, per un buon 55%, analfabeti, di “andata” e di ritorno…;-) Questo significa che, per tutta una serie di motivi, non abbiamo quelle capacità indispensabili per recepire un codice (tematico, ma anche di linguaggi) più sofisticato. Questi siamo noi italiani. Ad un giovane sceneggiatore o editor che sia, io consiglierei di vedere meno serie made in Usa e di farsi un bel viaggio qui da noi, nel Paese REALE, dal Po al Gennargentu. E di osservare attentamente come sono i nostri interlocutori, che lingua parlano. Dopo, sono sicura che si rimetterebbero a scrivere con una consapevolezza nuova. E qui, ritorniamo al discorso dei valori: siamo un po’ analfabeti ma profondamente ancorati a quattro valori: famiglia, lavoro, fede e Paese. E’ così, ragazzi, non ci raccontiamo favole. Per il dna di noi italiani non serve un progetto Genoma, perché siamo semplici. Questi quattro elementi noi li percepiamo immediatamente, perché sono: a) inconsci; b)sono nella nostra Costituzione, e non a caso.
Ma torniamo all’intervento di Fedele Confalonieri: lui non può dire che quello che ha detto, perché Canale 5 – su cui passa il 90% della fiction di Mediaset, è una rete generalista. Quando ha detto queste cose, credo che lui stesse presentando la Semestrale, che non è stata brillantissima, il titolo stava scendendo e lui non poteva che rassicurare, riposizionandosi in una dimensione di mercato "tranquillizzante". A questo punto, torniamo al discorso dei giorni scorsi: noi scrittori sentiamo il bisogno di esplorare terreni nuovi? Ad oggi, nelle due reti generaliste è impossibile. In attesa di cento nuovi broadcasters, non ci resta che la bella opportunità del digitale terreste e dei nuovi media. Lì possiamo giocare con il linguaggio ed i formati. Ma dobbiamo rinunciare all'adrenalina dei grandi numeri. :-)

Buon week end a tutti.

Nina Marsocci

PS: mi scuso se c'è qualche piccola imperfezione di scrittura che mi è sfuggita, ma oggi ho un forte mal di testa.:-)

in trincea ha detto...

Ok, Nina, è chiarissimo, grazie. Sono perfettamente d'accordo, la tua analisi è utilissima. Infatti il 55% di analfabeti, famiglia, patria, fede (polizia?) ha la sua televisione. E l'altro 45%? Forse emigrerà, come ha cominciato a fare, sul satellite. 45% non è poco, quanto a numeri e introito pubblicitario. Se vai a riascoltare le intercettazioni tra Berlusconi e Saccà, vedrai che - tra le altre chiacchiere - si dimostravano preoccupati proprio di questo, di trovarsi impreparati di fronte a un mercato avanzato di fiction. Ma lo dicevano appunto al telefono. Per il pubblico c'è la versione - come hai detto tu, aziendalmente obbligata - di Confalonieri.

Nina ha detto...

Scusate se quello che posto ora qui non ha nessuna relazione con il topic, ma in giro per il blog ho notato che c'è un'altra utente che si firma Nina...E che ha molto apprezzato "Crimini Bianchi"...Be', non sono io. Lo dico per non creare confusioni.:-)

Nina Marsocci

PS per "In trincea": i tuoi interventi sono sempre molto interessanti. Mi farebbe piacere sapere se ci conosciamo...

tchavolo ha detto...

Trasecolo. Mi pare fin troppo ovvio che la brutta fiction che vediamo in tv sia la fotografia di chi la produce, non di chi la subisce…

in trincea ha detto...

@ Nina
No, non ci conosciamo. Ma ci stiamo conoscendo adesso, no? E ti leggo con altrettanto interesse.

in trincea ha detto...

e per continuare il discorso sul mercato bloccato e sui modelli italiani di sceneggiatura, andate a sentire l'intervento di Grasso su Donne Assassine.
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_4166fb92-a2b6-11dd-9d1b-00144f02aabc&vxBitrate=300
@nina
che ne pensi?

Nina Marsocci ha detto...

Beh, Aldo Grasso è il critico televisivo italiano che ha ridato alla scrittura la centralità che merita. Lui, però, non crede nelle potenzialità - in termini di contenuti, ma soprattutto di "forme" - della nostra fiction. Purtroppo, non ci crede...Quindi non ci supporta. Non entro nel merito di "Donne Assassine" perché non ho avuto occasione di vederlo, e comunque non sapevo che fosse un format "importato".
Ad un sistema paralizzato, a dei palinsesti a dir poco fluttuanti, ad un'organizzazione del lavoro della scrittura che taglierebbe le gambe anche a Thomas Mann, ecco un altro grande problema tutto italiano: dobbiamo sempre "rimasticare" storie di altri. Perché? Non siamo abbastanza bravi da creare noi concept per casa nostra? Soprattutto quelli che rientrano nelle quote obbligatorie? Ragazzi, questo è un meccanismo perverso che dobbiamo spezzare! Noi siamo in grado di proporre concept originali.E anche di poterli esportare.Io sono convinta di questo. E il premio Sact mi sembra un primo, importante passo in questa direzione: agli atti resterenno dei contenuti e delle "forme". E se Aldo Grasso vorrà dare un'occhiata...:-)

Nina

@ Barbara e Leonardo: nel vostro intervento c'è un'inesattezza: ve la segnalo perché potrebbe alimentare polemiche fuorvianti. Corsera non sopravvive grazie ai contributi pubblici. Come tutti i giornali italiani prende dei soldi, ma a titolo di risarcimento. E' una cosa un po' tecnica... In realtà, il giornale vende 700.000 copie al giorno, ed appartiene ad un gruppo editoriale ricchissimo, quotato in Borsa.

@In Trincea: alla prossima...:-)

macchiedinchiostro blog ha detto...

@Nina: abbiamo provveduto a correggere il nostro post. Grazie della segnalazione :)