giovedì 21 maggio 2009

Created by, un primo sondaggio

La SACT tiene così tanto all'iniziativa "Created by..." che vuole non solo la vostra partecipazione fisica agli incontri ma anche il vostro parere sulla loro riuscita. Per questo da questa settimana facciamo partire una serie di sondaggi, che accompagneranno report e approfondimenti sui vari meeting.
Come al solito, trovate il sondaggio in alto a destra. Fatevi sentire!
Segnaliamo anche una novità. Da oggi potete seguire il blog della SACT diventando lettori fissi. Per scoprire come, cliccate sull'icona sotto alla finestra del sondaggio.

33 commenti:

Anonimo ha detto...

Accompagniamo al sondaggio anche delle opinioni su quanto ha detto Pharoah? Io sottolineo due aspetti che appartengono al sistema britannico e che vorrei subito in Italia. La cessione dei diritti presente nel contratto ma effettiva solo all'inizio delle riprese. E la parità di numero tra editor di rete e scrittori nelle riunioni: un solo editor (portavoce di tutti gli altri) e un solo headwriter sarebbe l'ottimo.

cristiana ha detto...

La proposta di rendere effettiva la cessione diritti soltanto all'inizio riprese mi sembra molto interessante. Nei nuovi contratti infatti è ormai onnipresente la richiesta del diritto di recesso da parte delle reti, con consecutiva sospensione dei pagamenti. Questo può avvenire in qualsiasi fase del processo produttivo. Mi sembra leggittimo, nei casi in cui ciò dovesse avvenire (guarda Amiche Mie 2), avere indietro almeno i diritti della nostra 'idea'. Cosa ne pensate?

macchiedinchiostro blog ha detto...

Sì, decisamente d'accordo con entrambi. L'esperienza di Life on Mars è d'esempio. Il progetto ha cambiato committente (intendo network, broadcaster) più di una volta prima di approdare sulla BBC.
Oggi in Italia non è possibile e va cambiato.
Aggiungo che questo cambiamento renderebbe il processo di editing del network più serio e responsabile. Se il network sa che in caso di mancata realizzazione il progetto è "libero", cercherà di massimizzare i capitali investiti.
Meno sprechi, più responsabilità, più libertà.
Utopia? No, un sistema necessario e possibile.
Ma per renderlo possibile subito, non serve solo la sensibilizzazione della SACT. Gli sceneggiatori non devono aspettare che qualcuno faccia qualcosa per loro.
La nostra forza, come categoria, è in primis la nostra volontà. Se decidiamo di alterare le regole del gioco, possiamo farlo. Basta non accettare determinate clausole.
Perché i problemi che ci sono oggi, derivano da una continua erosione dei nostri diritti. Un'erosione che abbiamo accettato di volta in volta chinando il capo.
E' ora di alzare di nuovo la testa. Rendere la fiction nuovamente un settore strategico d'investimento.
Altrimenti, cari colleghi, il futuro è il prosciugamento delle fonti e poi l'estinzione.

Anonimo ha detto...

@macchiedinchiostro hai scritto uno slogan: MENO SPRECHI, PIU' RESPONSABIITà, PIU'LIBERTà. Ti quoto e mi allineo. Sact, chiama gli agenti e l'assemblea: CESSIONE DIRITTI A INIZIO RIPRESE!
Gente, fatevi sentire: ci state?

Anonimo ha detto...

Secondo me l'ultimo commento era fatto da un buontempone che non ha mai avuto a che fare con un contratto di nessun tipo.
Rimango però stupito di fronte ai commenti di quelli che dovrebbero essere più addentro al meccanismo e che non sembrano capire a pieno le implicazioni perverse di questa proposta.

La cessione diritti a inizio riprese comporterebbe una decurtazione netta del compenso agli autori da parte dei produttori.

Chi scrive e propone film o serie alle produzioni sa bene il meccanismo che c'è dietro.
Nel caso dei film, nel devastante panorama cinematografico italiano, l'approvazione di una commissione ministeriale è indispensabile. Se il progetto non viene approvato puoi anche tenerti i diritti, ma te li fai fritti. Nessuno più (salvo eccezione più unica che rara) tirerà fuori un centesimo per fare quel film.

Si era riusciti ad ottenere, qualche anno fa, che per presentare un progetto al ministero al produttore non bastasse una semplice opzione, ma occorresse anche essere titolare dei diritti. Purtroppo, una circolare attuativa ha "interpretato" (con il consenso di "tutte" le associazioni) la legge ritenendo bastante una semplice lettera firmata dagli autori.

Nel caso della tv, poi, il gioco è ancora più esplicito. Le produzioni prendono la tua idea, guardano il target e le possibili reti, e prima ancora di aver cacciato un centesimo (c'è da dire che i più onesti qualche spicciolo in questa fase te lo danno pure) sondano il terreno con i vari lettori per capire se possono piazzarla da qualche parte.
Se il produttore te la restituisce dicendoti che non gli interessa, sta' sicuro che vuol dire che non interessa a nessuna rete, rai, mediaset o sky che sia.

E allora, una volta che sono stati bruciati tutti i contatti, che me ne faccio dei diritti? A chi porto più la mia idea?

Forse se ci rivolgessimo direttamente alle reti, senza intermediari, questa proposta potrebbe avere un suo perché. Ma non è così. Le reti non producono direttamente e, salvo le solite eccezioni, è il produttore che porta in giro i progetti. E allora è giusto che si assuma il suo "rischio d'impresa" e paghi per i diritti dei progetti che porta alle reti usando i NOSTRI nomi per il SUO profitto.

Ma volendo essere anche propositivo, ritengo che una clausola necessaria nei contratti debba invece riguardare il riscatto dei diritti all'autore, da attuare dopo la restituzione del compenso ricevuto, del tutto o in parte, o addirittura senza oneri se trascorso un determinato lasso di tempo (tipo, cinque anni) senza che il progetto sia stato realizzato.

Anonimo ha detto...

@anonimo... mi sfugge un nesso logico. Se è inutile chiedere i diritti indietro qualora non si girasse il lavoro scritto perché: 'Se il produttore te li restituisce dicendoti che non gli interessa, sta' sicuro che vuol dire che non interessa a nessuna rete, rai, mediaset o sky che sia'.
Mi spieghi perché ci dovremmo impegnare per ottenerli indietro dopo cinque anni?
Che senso ha? Forse invecchiando l'idea riusciremo ad essere al passo con l'anzianità cronica della tv generalista?! boh... a me sembra che la nostra categoria capisca sempre prima le ragioni degli altri che le proprie!

Non si potrebbe invece valutare di guadagnare meno prima per avere più diritti e 'influenza' dopo? altri mercati ci dimostrano che conviene... noi invece lo escludiamo in partenza! Rassegnati affinché le regole del gioco le detti sempre la controparte... che amarezza.

Anonimo ha detto...

Visto che ti attacchi alle parole, lo faccio anch'io e ti faccio notare che "guadagnare meno prima per avere più diritti e 'influenza' dopo" è un assurdo che nessuno ha tirato fuori.

Nella proposta in discussione la cessione dei diritti avverrebbe a inizio riprese, ma su una cifra condordata è bloccata in precedenza. Ed è naturale che sia così. Quale produttore investirebbe milioni di euro in preparazione rischiando che il giorno prima delle riprese l'autore ritiri il suo progetto? Quindi, di quale 'influenza' parli?

Rileggiti quello che è l'argomento di discussione, resetta il cervello e poi ripassa.

Ah, invece è argomento di discussione (vedi intervento di Cristiana) la possibilità di rientrare in possesso dei propri diritti. Questo perché, al di là delle idee che invecchiano, le prospettive nel tempo potrebbero cambiare. Magari quel progetto come film è irrealizzabile, ma gli argomenti sono diventati improvvisamente di attualità per una serie. O anche, da quel progetto l'autore potrebbe trarne un testo teatrale, o un romanzo...
Ed è suo diritto poterlo fare, a fronte di una produzione che invece continuerebbe a tenerlo inutilmente in un cassetto.

giovannakoch ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
giovannakoch ha detto...

C'è un punto da chiarire.
In Inghilterra gli scrittori prendono una quota (che è maggiore dei nostri compensi medi) al momento in cui scrivono e una doppia quota al momento delle riprese con la cessione di tutti i diritti (da loro non hanno equo compenso). Ci sono contratti nazionali che fanno sì che questi due passaggi non siano all'arbitrio di nessuna delle due parti. Non è che un autore si può alzare e dopo la firma del primo contratto, dire adesso non ti cedo i diritti. Sarebbe da ridere. Però se il produttore dice: non mi interessa più, i diritti (e i soldi fino a quel momento pagati) tornano all'autore.

Mi sembra un meccanismo perfetto.

Da noi, la legge dice che, dopo aver ceduto i diritti, se il produttore non realizza l'opera e/o non la utilizza (messa in onda ecc..) entro tre anni, i diritti tornano all'autore. Quindi non c'è nessun altra legge da fare per recuperare i diritti in caso di disinteresse e di interruzione del progetto.

Però i network (e di conseguenza le produzioni) ci fanno firmare una deroga alla disposizione di cui sopra e pretendono che gli autori - in caso di inutilizzo delle loro opere - rientrino in possesso dei diritti solo dopo 5/10 anni. E questa deroga spesso viene chiesta anche al solo livello di opzione. (@anonimo 3, ci danno due lire e si tengono un progetto per 10 anni!) E questo praticamente blocca il mercato e l'evoluzione di un'idea.

I diritti che ti ritornano, se te li fai fritti, è colpa tua, anonimo 3. Io - prima che si facessero firmare queste deroghe - ho avuto una sceneggiatura per un Tvmovie pagata dalla RAI, non prodotta entro i 3 anni, tornata in mio possesso e rivenduta a un produttore che l'ha rivenduta a RAI CINEMA e ci ha fatto un film. La sceneggiatura mi è stata ripagata due volte.
Le idee resistono (e fruttano!) se cambi interlocutori e se ci credi.

cristiana ha detto...

Grazie Giovanna, mi hai chiarito molti passaggi.
Secondo te come controproposta alla nuova clausola sul diritto di recesso della rete, potremmo chiedere la consecutiva restituzione dei diritti? O è anche questa una battaglia utopica?

macchiedinchiostro blog ha detto...

Anonimo forse ti sfugge che ora come ora ci sono tre produttori di fiction sul mercato, con target decisamente diversi.
Poniamo che tu porti ad un produttore la tua idea e il produttore riesce ad ottenere (per meriti o per raccomandazione) un'attivazione.
Il network paga lo sviluppo dell'idea e si rende conto che non può andare bene per il suo target... ma potrebbe andare bene per un altro target e quindi per un altro network.
Ma tu non potrai mai saperlo se quell'idea è o meno adatta ad un altro network perché hai già venduto tutto. E per che cifre poi? Non ne parliamo...
Ma facciamo un passo indietro.
E chi l'ha detto che uno sceneggiatore debba farsi pitchare i progetti da un produttore? Nei paesi civilizzati il pitch lo fa lo sceneggiatore INSIEME al produttore, o molto spesso lo fa da solo ai producer di rete.
Solo uno sceneggiatore sa trasmettere il senso della propria idea e la sua forza.
Basta stare sotto le coperte al caldo a lamentarsi, è ora di alzarsi e iniziare a vivere sul serio questo mestiere.
Il nostro mestiere è fatto di idee. Su quelle campiamo, signori. E bisogna iniziare a difenderle queste idee. Bisogna iniziare a farle diventare il vero centro del mercato.

Anonimo ha detto...

C'è un punto da chiarire.
Noi non siamo in Inghilterra, ma siamo in Italia, con tutto quello che ne consegue in termini di limiti di mercato.
Da una parte un duopolio rai-mediaset e prodotti "italiani" fuori dai format internazionali (vedi serie da 50 e passa minuti, con puntate doppie), dall'altro l'intero mercato anglosassone senza limiti per la lingua o gli standard.

Sono contento che lei, signora Koch, sia riuscita a vendere un progetto due volte, ma la sua è la classica eccezione alla regola. La normalità è ben altra, fatta di migliaia di storie bruciate dai produttori e (quasi) mai pagate.

Inoltre, è scorretto e finanche irritante che lei ci porti una sua positiva esperienza individuale come esemplificativa di come vanno le cose.

Forse a Wonderland, nel paese in cui sembra vivere, le cose vanno così come dice. Ma nel nostro, quello del 99,9% degli sceneggiatori italiani, vanno invece in maniera diametralmente opposta.

Smetta di mangiar funghi, scenda sulla terra e si faccia raccontare dai suoi colleghi più giovani come i produttori (altre volte i registi), in virtù di un presunto "contatto", chiedono a gratis decine di soggetti a chiunque sia in grado di scrivere due righe.
A loro basta che uno solo di quei soggetti venga scelto. E degli altri che importa se saranno inevitabilmente bruciati!

Ci sono varianti a questo meccanismo, a volte qualche soldo viene anche dato, con la promessa che poi... Ma alla fine per uno che avrà vinto il suo terno al lotto decine di altri avranno lavorato per niente.

E' per questo che un produttore non può essere autorizzato a portare in giro progetti senza che ne abbia acquisito i diritti.
Tanto lo farà lo stesso, lo sta già facendo, ma almeno dovrà farlo senza l'avallo della categoria.

Nella proposta che avanzate, per noi che non siamo nel ristretto numero degli sceneggiatori "arrivati", gli svantaggi continuano ad essere infinitamente superiori ai vantaggi.
E' per questo che la vostra proposta, allo stato attuale delle cose, è irricevibile.

Anonimo ha detto...

anche io sono giovane e sinceramente non do il c..o se qualcuno me lo chiede. Anonimo SVEGLIA!!! Oltre a fare l'elenco delle cose che non vanno, la sai formulare una proposta costruttiva. Su queste pagine c'è che cerca di farlo... se tu invece cerchi la corda, il sapone... o papi che risolva, frequenta altri lidi.

Anonimo ha detto...

Culo, si dice culo, non c..o.
Dici di essere giovane, ma il tuo bigottismo internettiano è degno di una settantenne post menopausa.

E in quanto al resto, rifiutare il contraddittorio, come fai, invitandomi a fare proposte o ad andar via, non rende la proposta sact (ma poi chi e quando l'ha decisa?) automaticamente valida.

E a questo proposito, sei sicuro di conoscerla e di comprenderne tutte le implicazioni e ricadute?
Non credo proprio...

SACT ha detto...

Prima di tutto, come detto più volte, cerchiamo di portare avanti le discussioni in modo composto e civile.
Poi, ci sembra giusto fare una precisazione. Non c'è nessuna proposta della SACT in merito. Tutti gli interventi sono a nome e per conto dei singoli che le hanno fatte.
Se la SACT dovesse decidere di proporre ai suoi soci una soluzione di questo tipo, lo farà con comunicati ed assemblee ufficiali.
Grazie per la partecipazione al dibattito che si fa, peraltro, molto interessante.

macchiedinchiostro blog ha detto...

Anonimo, in realtà le obiezioni che fai non fanno altro che corroborare la necessità di cambiare il sistema di vendita delle idee.
Con un mercato veramente libero ci sarà occasione anche ai "non arrivati" di arrivare. Perché a quel punto sarà l'idea ad avere la meglio sul nome dello sceneggiatore.
Immagina che ci sia realmente una sessione semstrale di pitching con i produttori e con i network.
Immagina di poter portare la tua idea e di sapere che, se non viene realizzata, potrai portarla di nuovo in giro.
Insomma, la domanda che ti facciamo è: ti va bene com'è ora o vorresti un cambiamento?
E se non ti va bene questo cambiamento che ci sentiamo di appoggiare in toto, cosa pensi che potrebbe avvantaggiare i "non arrivati"?

Anonimo ha detto...

Ok, macchiadinchiostro, l'abbiamo capito che sei innamorato della tua ideuzza e vuoi per forza raccontarcela. Ma qui si stava parlando di qualcosa di più specifico, come la cessione dei diritti solo a inizio riprese. Quindi, aspetta il prossimo autobus e prova a chiedere all'autista se ti porta a piazza delle minchiate in libertà. Magari sei più fortunato.

E comunque, per non farsi mancare nulla, cara sact che definisci "la partecipazione al dibattito molto interessante", ancora nessuno, al di là di una mera enunciazione, ha spiegato quali sarebbero i vantaggi, nell'attuale e stitico sistema produttivo italiano, che si avrebbero con questa proposta.
Per ora sono chiari solo gli svantaggi e l'imbecillità di quelli a cui basta incolonnarsi dietro a uno slogan, senza preoccuparsi di capirne le implicazioni, per ritenersi felici e soddisfatti.

macchiedinchiostro blog ha detto...

Caro Anonimo, i vantaggi li abbiamo già enunciati. Se non ti convincono, non possiamo farci nulla.
Convoglia in modo più costruttivo la tua rabbia. Si sente che ne hai tanta, ma così rischi di prendere a pugni i muri e basta.
Ad esempio, non hai ancora risposto alle nostre domande. Ti va bene questo sistema o vuoi cambiarlo? E se vuoi cambiarlo, come?
Continueremo a fartele 'ste benedette domande, finché non ci darai una risposta.
Stiamo andando a prendere l'autobus, comunque... ; )

giovanna koch ha detto...

rispondo a @Cristiana. Con le leggi attuali, se un progetto come AM è stato realizzato (la prima serie) ed è andato in onda, i diritti sono del produttore/network per 70 anni. Se li vuoi indietro, li devi pagare.
Per quel che riguarda invece il diritto di recesso (cioè i produttori si impegnano a pagarci SOLO e FINCHé il network gradisce e paga), al momento non puoi riprendere i diritti prima dei 5/10 anni proprio perché li hai ceduti e hai firmato la deroga.
Nel caso del sistema britannico invece, chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato ha dato. Ma mettiamo il caso che stessimo parlando della prima serie di AM, che fosse stata respinta prima delle riprese: il produttore avrebbe smesso di pagarti per lo sviluppo successivo (così come il diritto di recesso gli consente adesso) ma i diritti sulla tua idea SAREBBERO TORNATI A TE IMMEDIATAMENTE e tu ti saresti tenuta i soldi che ti fossi guadagnata fino a quel momento.
Il sistema britannico taglierebbe la testa al toro a tutte le deroghe (che nessuno firmerebbe più) e renderebbe l'interruzione dei progetti un processo naturale del libero mercato senza congelamento delle idee.
Anonimo 3 (ma sarà davvero uno sceneggiatore?)solleva diversi problemi: 1) il produttore andrebbe in giro con un tuo soggetto senza pagarti. Non è vero, l'opzione dovrebbero pagartela lo stesso solo che nell'opzione (dove sono già previste cifre ecc..) tu non cederesti i diritti all'acquisto del progetto, ma all'inizio delle riprese. 2) se non cediamo i diritti subito, ci tagliano il compenso. (Mi prendo una pausa per ridere: da dieci anni in qua stanno tagliando i compensi e ottengono sempre più diritti! Chi è che vive su Wonderland?)
Finisco con una frase di Krivine: Per far contento qualcuno non c'è bisogno di innovazione. L'innovazione si basa sul desiderio (e non sul piacere) e nel desiderio c'è angoscia.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo affrontare la paura. Perché la paura è l'arma con cui ci riducono i compensi.
Confermo anche @sact. Non c'è nessuna proposta dell'associazione sul tema. Questo blog è solo una lavagna dove raccogliamo gli stimoli che ci vengono dagli interlocutori del Created by. Dove ci permettiamo di pensare. Grazie, @anonimo, la satira aiuta.

Anonimo ha detto...

Chi è che vive su Wonderland?

Sempre lei, signora Koch, e le spiego anche perché. Innanzi tutto perché rapporta il sistema che propone solo a chi è già abbondantemente inserito nel mercato (una minoranza di privilegiati), e poi perché continua a non vedere (o a tacere), quelli che sono i possibili svantaggi.

Ma le do atto che almeno lei ci prova a sostenere la sua idea, al contrario di chi in questo blog si accoda per piageria o vera e propria imbecillità (la rabbia è un forte motore...).

La sact dovrebbe occuparsi della tutela di tutti gli sceneggiatori. E la maggioranza di questi (me compreso) sono più o meno giovani, lavorano saltuariamente, quasi mai riescono a proporre serie proprie, anche se a volte gli vengono affidate singole puntate, e se scrivono per il cinema lo fanno per hobby, nella speranza che poi...

E' per questo che battaglie come il created by (pur avendo un loro perché) lasciano l'amaro in bocca a chi avverte sulla propria pelle ben altre urgenze.

Ma tornando all'argomento posto dalla signora Kock, visto che lei non lo fa, proverò io a indicare quali sono le "trappole" insite nel suo ragionamento.

Lei scrive:
1) il produttore andrebbe in giro con un tuo soggetto senza pagarti. Non è vero, l'opzione dovrebbero pagartela lo stesso solo che nell'opzione (dove sono già previste cifre ecc..) tu non cederesti i diritti all'acquisto del progetto, ma all'inizio delle riprese.

Ma allora cosa cambierebbe rispetto all'oggi? Parrebbe nulla. E invece no!
Anche oggi l'opzione viene fatta stabilendo in anticipo cifre e modalità di pagamento. La differenza sta nel fatto che ogni pagamento comprende anche una parte di diritti, che invece con questo sistema non verrebbero erogati sino alle riprese.
E' quindi probabile (ho detto probabile) che i produttori si facciano forti di questa richiesta fatta dagli stessi tafazziani autori limitandosi a stralciare dalle opzioni le quote diritti.

Altra implicazione di cui nessuno sembra tenere conto. La prima tranche di pagamento sarebbe solo ed esclusivamente sulla prestazione d'opera, e quindi con una tassazione ben diversa rispetto a quella per i diritti.

E allora, continuando a sottolineare gli svantaggi, nella prima fase (che purtroppo spesso è anche l'ultima) lo sceneggiatore non solo "rischia" di prendere meno di quanto prende attualmente, ma quello che prenderà sarà "sicuramente" tassato maggiormente.

La signora Koch contesta anche una mia affermazione:
se non cediamo i diritti subito, ci tagliano il compenso.

Beh, sempre qui nel mondo reale, le cose funzionano proprio in questo modo.
O qualcuno si illude che i produttori accettino supinamente una rinuncia automatica ai diritti senza pretendere una contropartita? E quale può essere questa contropartita se non lo stralcio della quota diritti dalle opzioni?

Ma veniamo ai vantaggi che verrebbero da questa proposta. La signora Koch li indica:
mettiamo il caso che stessimo parlando della prima serie di AM, che fosse stata respinta prima delle riprese: il produttore avrebbe smesso di pagarti per lo sviluppo successivo (così come il diritto di recesso gli consente adesso) ma i diritti sulla tua idea SAREBBERO TORNATI A TE IMMEDIATAMENTE e tu ti saresti tenuta i soldi che ti fossi guadagnata fino a quel momento.

E invece, col sistema attuale? Uguale...
Unica differenza (nella mia pessimistica previsione), sarai stato pagato di meno e tassato di più.

Ah, dimenticavo! Tornerai subito in possesso dei diritti. Cosa che però alla MAGGIORANZA degli sceneggiatori interessa poco, perché NOI NON SIAMO IN INGHILTERRA, e le probabilità che un progetto abbandonato da una rete venga realizzato da un'altra è pari a zero. Questo sempre per noi sceneggiatori che non abitiamo a WONDERLAND.

Per il cinema, poi, la questione è ancora più complessa, ma per questa volta ce la risparmiamo.
Concludo anch'io con una citazione adatta, da "I guerrieri della notte":
Guarda che posto di merda! E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci.

giovanna koch ha detto...

@"signor" anonimo, qualche precisazione.
Quando sono rientrata in possesso dei diritti su una mia sceneggiatura (e me l'hanno poi ripagata) ero una giovane che lavorava saltuariamente e non una privilegiata (del resto, privilegiata non lo sono neanche adesso, chi mi conosce lo sa). Quei soldi in più e soprattutto poter rilavorare su una mia idea e migliorarla mi è stato molto utile. Per questo sono convinta che rientrare presto dei diritti delle proprie idee sia un vantaggio per tutti.
seconda precisazione: considero le idee come il passaporto degli immigrati. Se lo consegni, hai chiuso. E si vede. I soldi che credi di guadagnare in cambio, sono il tuo ingresso nella schiavitù.
Buona vita e buon lavoro da Wonderland!

macchiedinchiostro blog ha detto...

Sorvoliamo sugli insulti gratuiti. Saremo imbecilli ma cerchiamo un'alternativa possibile.
E visto che parliamo di alternative, eccone una.
Si potrebbe chiedere al network di vincolare l'approvazione di un progetto e la conseguente cessione diritti al solo pilota e ai soggetti degli episodi di una serie, rendendo quindi il lavoro degli sceneggiatori di puntata meno soggetto ai rischi di cui parli (meno guadagno e tassabile).
Ovvero, il progetto verrebbe approvato prima che gli sceneggiatori dei singoli episodi entrino in gioco. E la loro retribuzione sarebbe completa, oltre che sicura.
Questo tra l'altro sgombererebbe il campo dai molti, troppi step di approvazione.
Si potrebbe anche mettere una sorta di "penale" al network. Se decide di uscire dal progetto dopo l'approvazione e prima dell'inizio riprese, i diritti tornerebbero nelle mani degli autori e produttori.

Saremo degli inguaribili ottimisti, ma pensiamo seriamente che queste proposte sarebbero ben accolte dai produttori. Potremmo persino averli alleati. Ti ricordiamo che sono gli stessi produttori che al Fiction Fest dell'anno scorso hanno chiesto al network di avere più diritti sui prodotti che elaborano. Anche loro stanno cercando un'alternativa.
La rabbia è sicuramente un ottimo motore, ma solo quando non è accompagnata da miopia.
Ciao, giovane anonimo

Anonimo ha detto...

@anonimo Un Medico di Famiglia fu presentato e rifiutato da Rti prima di essere acquistato e prodotto dalla Rai. Non mettere limiti alla provvidenza.

Io ritengo la battaglia sul crated by una battaglia di categoria che potrebbe dare maggiore centralità agli scrittori e all'idea. Anche a chi, come me, si è affacciato da poco sul mercato.

Proprio perché capisco la tua rabbia e ammiro la tua competenza sulle problematiche del mercato italiano, mi piacerebbe leggere un tuo suggerimento alla sact.
Quale sarebbe secondo te una battaglia da fare per cambiare lo status quo e proteggere la parte più debole della nostra categoria?

Anonimo ha detto...

Ma, signora Koch, perché insiste?
Continua a parlarci di una sua esperienza professionale, in cui è stata MOLTO fortunata, e vorrebbe che credessimo che è la norma.
Non è così, e lo sa anche lei.

Inoltre, non vorrei essere più villano di quello che già sono, ma se questa cosa le è capitata da "giovane" allora vuol dire che sta parlando degli anni settanta.
Si rende conto di quanto è cambiata la tv, il cinema, il mondo, negli ultimi quarant'anni? E lei vorrebbe sostenere la sua idea sulla base di un'esperienza unica che le è capitata nell'altro secolo?
Ma anche se le fosse capitata solo l'altro ieri, si rende conto che la sua è e resta comunque un'eccezione?

A questo proposito, all'altro anonimo, l'esempio che hai portato non è pertinente, perché Un medico in famiglia viene da un format spagnolo, acquistato come pacchetto completo da un'altra produzione e non da uno sceneggiatore.

Ma la signora Kock, pur evitando di entrare nel merito, ha ammesso indirettamente (mostrandoci il suo disprezzo per il vil denaro) che la proposta che sostiene porterebbe a una decurtazione dei compensi, in fase di opzione.

E allora proviamo noi ad applicare (per finta) questa proposta.
Oggi, su una media di 100 progetti cancellati dalle produzioni meno di una decina vengono riciclati in vario modo (i mie sono dati più che approssimativi, utili solo per fare delle ipotesi).
Ammettiamo pure, per assurdo, che il ritorno immediato dei diritti agli autori agevoli il recupero di alcuni progetti.
Ottimisticamente lo sforzo dei singoli autori potrebbe arrivare a pareggiare quello delle produzioni. Quindi, altri 10 progetti salvati (e ho arrotondato per abbondante eccesso).
Ma anche in questo caso resterebbero comunque 80 progetti destinati al macero. Ed è su questi che devono essere fatti i conti.

Se passasse questa proposta, su 100 sceneggiatori legati a progetti abbandonati dalle reti, 10 verrebbero ricollocati direttamente dalle produzioni altri 10 ne avrebbero un reale vantaggio potendo sfruttare da subito il ritorno in possesso dei diritti, ma per i restanti 80 ci sarebbe solo un taglio netto dei compensi.

E allora, un'associazione di categoria che si rispetti i diritti di chi dovrebbe tutelare? Di quei 10 fortunati o degli 80 penalizzati?
E se poi allarghiamo il concetto includendo anche i progetti realizzati, vi sembra giusto che a TUTTI gli sceneggiatori italiani debbano essere decurtati i compensi (anche solo nella fase di preproduzione) perché una MINORANZA (nemmeno l'un per cento) ne possa avere un vantaggio?

Per carità cristiana evito di commentare quanto scritto da macchiadinchiostro (state messi bene se è un vostro associato!). Glielo spieghi qualcun altro perché di fronte alle minchiate che dice gli insulti non sono gratuiti, ma perfettamente meritati. Io passo.

Mentre un'ultima parola voglio rivolgerla all'anonimo che mi invita a dare suggerimenti alla sact. Ne avrei, e sono gli stessi che potrebbe dare anche lui, o chiunque faccia questo mestiere sbattendoci la testa e non con un cocktail in mano. Ma l'ordine delle mie priorità non coincide con quello della sact. Il created by viene molto dopo altre cose che potrebbero assicurarmi il mangiare in tavola e che alla sact, al momento, non sembrano interessare. Quindi, mi astengo e mi limito a dire ogni tanto la mia, finché avrò la possibilità di farlo.

Anonimo ha detto...

Non chiedere a Cristiana di spiegare perché macchiedinchisotro dice minchiate, spiegacelo tu. Sai argomentare così bene, del resto...
A onor del vero, più li leggo più i tuoi interventi mi sembrano mirati solo ed esclusivamente a corroborare l'idea che la SACT stia difendendo i diritti di pochi senza ascoltare la base.
Non è così. Ma se ad argomentare questa tesi hai un tornaconto, prosegui pure per la tua strada, anonimo autore...

Anonimo ha detto...

Leggo adesso. E mi stupisco. Per i produttori basta che uno dia il via a un'altra prepotenza come il diritto di recesso e tutti si accodano, belli compatti. E noi? Noi litighiamo. Li aiutiamo, poveri produttori indifesi, restando divisi. Perché il primo di noi che si è trovato la clausola di recesso non ha alzato il telefono e avvertito tutti di non firmare i contratti? Perché non smettiamo di firmare le deroghe? Perché noi siamo forti, creativi, e ci piace un sacco litigare, cazzo! Se fossimo uniti... Dài, non sarebbe figo! E invece adesso che si preparano a tagliarci i compensi, wow, che scazzottate sul sito!

PINCOPALLO ha detto...

mah... io vedo che a litigare lanciando fendenti nel vuoto e contraddicendo se stesso più volte è solo uno. che non sia proprio un produttore? di sicuro è qualcuno che mira alla distruzione della sact e quindi alla divisione degli sceneggiatori, visto che ostinatamente si rifiuta di fare una proposta costruttiva per la categoria che dice di rappresentare (i giovani? ho i miei dubbi... ho troppa fiducia nelle nuove generazioni per credere che siano così perdenti da non saper proporre nulla di costruttivo).
dunque chiediamoci quali siano i veri interessi di questo signore 'anonimo' prima di farci tirare dentro la sua sterile visione e fare così il suo gioco. Lui ha poco interesse nel created by ma molte ambizioni nel destroid by... lì sì che gli piacerebbe fare l'head! Looser!!!

Anonimo ha detto...

attenti a quello che succede, il sistema televisivo italiano potrebbe cambiare in peggio
http://www.tvblog.it/post/14206/masi-incontra-sky-la-rai-vuole-un-miliardo-e-mezzo-di-euro

Anonimo ha detto...

e questa l'avete visto? è il riassunto dell'intervento di Krivine alla casa del cinema.
http://www.romafictionfest.it/News/Incontri/Frederic-Krivine-protagonista-della-seconda-anteprima-del-RomaFictionFest-2009

Anonimo ha detto...

occhio, non sottovalutiamo certi rischi
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo450684.shtml

Anonimo ha detto...

l'unico punto dell'anonimo inferocito che mi sento di raccogliere e commentare è quello che sta fra le righe: ossia, si fa un gran parlare di contratti , con grande nergia e una sostanziale correttezza teorica, e si dimentica che spesso anche in presenza di una buona tutela quel che manca alla stragrande maggioranza di noi è la forza concreta di pretendere che quel che c'è scritto venga rispettato.
al momento attuale, nel panorama attuale, non so quanti siano coloro( e qui il rifermimento di anonimo ai pochi affermati, non privilegiati, giacchè devono a se stessi le loro fortune, acquista un senso) che ingaggerebbero davvero una battaglia legale con un produttore , magari con lo stesso che li sfama da anni.
Ho lavorato continuativamente in grundy per otto anni e solo il fatto di aver'ventilato' un'azione legale mi è costato l'esilio. certo a ritroso conveniva farlo, ma lì per lì ho ceduto a seguito di blandizie false e interessate. oggi lavorare è molto più diffiile di ieri, e una volta messo le mani su un contatto, davvero mi metterei ( vi mettereste, ci metteremmo ) a fare casino per ottenere questo e quell'altro? alcuni di noi sì, quelli con le spalle più forti,ma chi ha assaggiatole vacche magre, purtroppo è e resta un anello debole: ha torto, ma come fai a condannarlo?
la battaglia del created by in seppure possa sembrare elitaria, mi pare vada sostenuta, perchè consente (se condotta con lealtà e team spirit )ai molti deboli di farsi scudo coi pochi forti.
la sfida è per i pochi forti quella di dimostrare che non trattano solo per se stessi ma a nome di una categoria vessata.faccio un esempio: è facile blandire l' head di una soap con promesse e quattrini perchè lavori il doppio nella metà del tempo, ma chi sta sotto di lui non ne trarrà il minimo giovamento ,ne in soldi nè in visibilità...
bye. e grazie.

Anonimo ha detto...

Quest'Anonimo arrabbiato e villano mi pare di conoscerlo. Mi ricorda un rompiscatole che con lo stesso tono elegante e dando del "lei" a tutti sentenziava a vanvera su sceneggiatori.com.
Se non è lui la pasta è però la stessa ed entrambi odiano i cocktail.
Solo un breve commento alla sua preoccupazione per gli ottanta autori di progetti invendibili che faranno la fame: che cambino mestiere, se non sono capaci di creare serie interessanti. Che lo cambino e basta. Qualsiasi regola si voglia applicare, l'obiettivo deve essere la tutela di chi sa scrivere, non di chi ci prova e non ci riesce. Un saluto a tutti. Giuseppe

Anonimo ha detto...

Ma chi è che ha scambiato la 'carità cristiana' con una 'richiesta a Cristiana di spiegare le minchiate di macchiadinchiostro'? Dovrebbe essere nominato genio dell'anno...