sabato 20 dicembre 2008

Buon Natale Negher!

Cari colleghi, anche quest’anno arriva il Natale, con pochi regali e parecchie preoccupazioni. Il mercato televisivo si contrae, le emittenti sembrano sempre più spaventate dal futuro, ma incapaci di decidere, i produttori si organizzano in pochi gruppi concentrati che fanno il bello e soprattutto il cattivo tempo. Agli scrittori, soprattutto quelli più giovani, sembra ormai destinato il ruolo di produttori di parole a cottimo, possibilmente sorridenti e sicuramente sempre meno pagati. Non parliamo di chi si avvicina per la prima volta al settore, costretto ad arrangiarsi tra stages e collaborazioni più o meno chiare, se non per il fatto che non prevedono alcun compenso. Da qualche mese la Sact è impegnata a riaffermare ancora più fortemente un discorso sulla dignità e sul ruolo dello scrittore all’interno di un sistema televisivo che sta soffocando su se stesso e invece oggi più che mai, ha bisogno delle nostre idee e della nostra partecipazione. Come potrete vedere sul nostro sito, l’associazione ha iniziato un confronto sui contenuti e sull’organizzazione del lavoro, chiamando a dire la loro i più importanti head writer italiani, per ascoltare le loro proposte e inventare insieme un nuovo sistema televisivo, più moderno e laico, nel quale allo scrittore venga riconosciuto il ruolo che occupa in qualsiasi sistema televisivo evoluto e nel quale competenza e regole, prendano il posto di relazioni e sistemi di appartenenza. Oltre agli head writer, la Sact ritiene decisivo coinvolgere in questo dibattito anche chi ha iniziato da poco o sta iniziando a lavorare come scrittore di fiction, per offrirgli un luogo in cui esistere e un’occasione per ascoltare quali sono i temi, i problemi e le prospettive che ognuno di voi vorrebbe affrontare all’interno di quella che immaginiamo come una grande riforma del ruolo dello scrittore in un sistema televisivo che sta cambiando molto rapidamente. Questa è quindi una lettera di auguri, ma soprattutto un invito. Vi aspettiamo mercoledì 21 gennaio, nella sede della Sact per il primo di una serie di incontri per discutere il ruolo dello scrittore, ma anche per definire un codice deontologico che regoli i rapporti tra scrittori. Non parleremo solo di “negri” naturalmente, anche se sarà purtroppo inevitabile parlarne, ma anche di modalità di ingresso nel sistema, organizzazione del lavoro, compensi, contratti, e ogni altro argomento che vorrete segnalare. Vi aspettiamo in tanti e nel frattempo: “State attenti là fuori”. Auguri dal direttivo Sact.

127 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma cos'è, uno scherzo di cattivo gusto?
I vostri associati sono i primi ad utilizzare negri e seminegri. Quindi, di che parlate?

anonimo venexiano ha detto...

Ed ecco il primo che fa di tutta l'erba un fascio.
Immagino che il senso del messaggio sia quello di portare a galla il problema e cercare di limitarlo (eliminarlo forse è impossibile).
Cosa sei un troll?
Bah, sai che ti dico? Non mi rispondere nemmeno: francamente, me ne infischio!

Anonimo ha detto...

Ben detto anonimo! Ormai la Sact dovrebbe chiamarsi Hwact(HeadWriter Associati di Cinema e Televisione). Sta diventando l'associazione di una cricca di 15 persone che usa tutti noi sceneggiatori per aumentare il suo potere con le Reti ed i Produttori, prendere sempre più soldi, piazzare i propri amici a scrivere per loro e far credere a noi poveri coglioni che fanno tutto questo per il nostto bene.

in trincea ha detto...

E vabbè... questa è l'Italia dei talk show, senza insulti non si campa. La cosa stupefacente è che argomenti apparentemente noiosi e non aspirazionali - come quelli che dibattiamo qui - attraggano i disturbatori. La gente sta proprio alla frutta... Meno male che non siamo tutti così. Buon Natale a chi non insulta e preferisce l'uso della ragione.
Quanto ai "negri" - a parte che preferirei abbandonare questo termine e la carica dispregiativa che ancora purtroppo contiene, magari a favore di "ghost" - io lo sono stato. E mi è stato proposto di tornare ad esserlo appena un anno fa. Perché la bravura andava ancora bene, ma il nome non più. Insomma, esistono anche - come gli analfabeti - i ghost di ritorno. E forse andrebbero considerati ghost tutti gli script o gli head che svuotano le sceneggiature di puntata e le riscrivono da capo a piedi, lasciando intera - come nei palazzi fatiscenti - solo la facciata e cioè il nome dello sceneggiatore sotto contratto: questi sono ghost in parte vampiri (ci si fa belli delle stragi) e in parte vittime (non è che li pagano di più se aggiungono più tacche e passano i weekend al computer).

Anonimo ha detto...

x in trincea

visto che porti la tua esperienza, ci dici per chi e su che progetto hai fatto il negro (o ghost, se preferisci)?

Almeida ha detto...

fossi in trincea non risponderei. se ha fatto il negro non è tenuto a dirlo.

a me - per fortuna - non è mai capitato, di non essere pagato sì, ma di non firmare ciò che ho scritto mai. Delle due però credo che la seconda sia di gran lunga più frustrante.

adesso come dice trincea faccio parte di coloro che vedendosi arrivare sceneggiature poco convincenti dagli sceneggiatori di puntata, passano le notti a scrivere e riscrivere. Firmo da editor, ma non le puntate alle volte cambiate anche del 90%. cosa che mi procura non pochi sensi di colpa.

consiglio all'anonimo in vena di polemiche inutili, ma soprattutto noiose, di dedicare questi giorni di festa a pratiche di onanismo. Alle volte aiutano, distendono i nervi e liberano i pensieri.

auguri a tutti.

Anonimo ha detto...

Almeida,
è in trincea che ha detto di aver fatto il negro, non anonimo. Quindi lascia che risponda, sempre se vuole. Magari non i nomi, troppo compromettente, capisco. Però sarebbe interessante sapere se quelli per cui ha fatto il negro sono oggi iscritti alla sact e se magari sono fra quelli che salgono troppo spesso in cattedra per spiegarci l'etica della sceneggiatura.
In quanto a te e al tuo 90% di sceneggiature cambiate per colpa degli sceneggiatori che scrivono male e che firmi da editor... Suppongo tu lavori in una qualche soap opera, su una qualsiasi altra serie non ti sarebbe permesso di scrivere una virgola. Allora non capisco di che ti lamenti, visto che, nonostante la tua qualifica di editor te lo vieterebbe, comunque prendi la tua quota siae, vieni pagato un bel po' di più e il tuo nome è sempre scritto più in grande di quello dello sceneggiatore della puntata.

Almeida ha detto...

Non è una soap...

- a proposito di Trincea - dicevo che non sarebbe elegante fare i nomi. Ma è un parere personale. Sul fatto poi che qualcuno della sact possa aver usato dei ghost e va beh... che sarà mai. Il nostro è un lavoro che s'impara sul campo. se non altro hanno permesso a qualche giovane di farsi le ossa. E poi, ricordiamoci che non esistono i geni incompresi. Anche in un paese come l'Italia, se uno è bravo e c'ha pure un po' di culo, un contratto prima o poi lo trova.

Anonimo ha detto...

ghost di ritorno...che bello, non essere i soli. questo lavoro sembra essere come gli amori di venditti: non finiscono, fanno lunghi giri e poi ritornano.
comunque fermo restando che non stigmatizzerei il fenomeno (che è sempre stato storicamente uno strumento di ingresso e che permette a molti di sbarcare il lunario in tempi grami) mi soffermerei su come oggi sia diventata una pratica "necessaria".
chi è così fottunato da riorrevi, infatti si giustifica in questo modo: i prodotti si fermano, magari dopo mesi, e tu che eri impegnato - e magari per correttezza hai detto di no ad altre tre cose - ti ritrovi con un pugno di mosche in mano. Nessuno ha pù la certezza del lavoro e ai negri si ricorre pnon tanto per avidità ma è per non dire dei no ai produttori, per tema di bruciarsi i rapporti, vera unica preziosa moneta corrente diu questi nostri tempi, più ancora del talento.

Anonimo ha detto...

e va beh che sarà mai!?!?
Ma che tocca sentire!
Uno che dice che gli si fa un piacere ai ghost, così si fanno le ossa, e un altro che dice che ai negri si ricorre per non dispiacere ai produttori, che ti hanno pregato tanto di scrivere per loro, e aggiunge pure "per correttezza".
Ma non vi vergognate! E dite pure di esserlo stati, ghost o negri. Cos'è la sindrome del chierichetto che siccome il sacrestano se lo inchiappettava notte e dì ora deve restituire lo stesso servizio a chi gli capita sotto?
Per cortesia, possibile che non ci sia nessuno in questo sito che possa spiegare a questi criminali (firmare il lavoro altrui è reato) perché quello che sostengono è sbagliato?

Anonimo ha detto...

Il primo intervento, quello di anonimo, in un paese normale avrebbe dovuto scatenare - come minimo - ondate di indignazione. Ma come? Uno denuncia (l'anonimato in questo caso è concesso, ché come più volte sottolineato a questo serve) e noi reagiamo dicendogli, nell'ordine: a. non rompere b. è normale c. tutta esperienza. Sono esterrefatto, allucinato, e anche un po' incazzato. Io voglio nomi, cognomi e prove. E se le prove ci sono propongo (anzi, pretendo) l'espulsione immediata dalla SACT di chi si avvale del lavoro di altri firmandolo. In caso contrario considerate già strappata la mia tessera.

Vorrei chiedere ad anonimo venexiano cosa intende dire con "di tutta l'erba un fascio": ci sono sfruttatori che per qualche ragione sono meno colpevoli di altri? Se uso l'ingegno, l'autorialità di un altro senza dargliene il dovuto riscontro - cioé la firma, sennò tutte le pippe sul "created by" sono vaccate senza senso - sono uno sfruttatore e basta. E se poi alzo la voce facendo il difensore dei diritti di chi sfrutto sono anche un po' stronzo, se mi passate il termine. Non ci sono scuse: io posso avere bisogno della collaborazione di qualcuno per milioni di motivi - tempo, fatica, pigrizia - ma ho il dovere morale - e professionale - di segnalarlo, di far avere un contratto a quello che lavaora con/per me (vi dice niente che il ghost, tanto per dirne una, mentre lavora non ha tutele di nessun tipo? Ammalarsi senza contratto non è uguale ad ammalarsi sotto contratto) e di fargli (co)firmare la scenaggiatura che ha scritto.

E, in più, perché se siamo convinti di poter ottenere tutti i risultati che ci prefiggiamo combattendo antagonisti esterni rinunciamo in partenza a eliminare un comportamento infame al nostro interno?

@in trincea
ho fatto lo script nelle soap e non solo, ed è nel contratto che tu debba intervenire sulle sceneggiature per farle aderire al progetto. Qualche volta riscrivi tutto, qaualche volta cambia giusto una virgola, ma è il tuo lavoro. E lo firmi, in ogni puntata. E ti pagano. E gli sceneggiatori - sono stato anche dall'altra parte - qualche volta si incazzano perché cambi cose che magari, con più tempo e serenità di lettura a disposizione, magari ti saresti accorto che andavano solo aggiustate.

@almeida
ma chi l'ha detto che l'esperienza, indispensabile, debba essere fatta di nascosto? Cosa c'è di normale, di giusto, in questo? Perché sarebbe poco elegante fare i nomi degli sfruttatori? Di chi approfitta del proprio ruolo/valore/peso contrattuale per chiedere a qualcun altro di scrivere al posto suo senza firmare? E non veniamo fuori con il fatto che altrimenti il ghost quella cosa non la scriverebbe mai perché non è "un nome".
In tincea ci ha appena confermato che non è (sempre) così.

il "troppo comunista" come mi ha definito qualcuno da un'altra parte
vinicio

p.s. ovviamente mi aspetto che anonimo - o in trincea - ora, forniscano degli elementi di prova, degli elementi. Altrimenti non sarà servito a nulla lanciare il sasso nello stagno.

Nina Marsocci ha detto...

@Almeida:
"Sul fatto poi che qualcuno della sact possa aver usato dei ghost e va beh...che sarà mai. Il nostro è un lavoro che s'impara sul campo. se non altro hanno permesso a qualche giovane di farsi le ossa."

E' così che si accede al mercato del lavoro, Almeida? Non ti risulta che il lavoro nero è un reato penale?A tuo figlio/a, tu consiglieresti questa strada? Oppure, forse è meglio suggerire ad un giovane di cercare un aggancio con un produttore in base a dei concept propri?

Ai giovani sceneggiatori voglio dire: fate come volete, ma sappiate che quelli da cui c'era veramente da imparare, per ragioni anagrafiche non ci sono più ...Quindi, non ne vale la pena...:-)

Colgo l'occasione per fare gli auguri di buon Natale e di tanta, tanta, tanta serenità ai blogger della Sact...

Un saluto speciale ai miei preferiti: Candido, In trincea e Tchavolo...

Nina

Nina Marsocci ha detto...

@Vinicio:
be', dopo questo bellissimo intervento, aggiungo tra i miei "favoriti" anche te...;-)

Nina

SACT ha detto...

Vediamo che questo è un argomento molto sentito.
La cosa paradossale è che abbiamo chiesto più volte in questo blog di denunciare fatti gravi come quello che stiamo affrontando nel post.
Purtroppo, ad oggi, non ci sono arrivate comunicazioni a riguardo.
Conoscere le situazioni reali è fondamentale, ma non è facendo i nomi e cognomi in questa sede che si risolve la questione.
Chi vuole denunciare situazioni di lavoro di questo tipo con tanto di nomi e cognomi può farlo scrivendo a blog@sact.it
E' importante, quando si fanno denunce di questo tipo, che abbiano un nome e un cognome non solo i colpevoli ma anche chi li denuncia.
Altrimenti, fatto qui e nell'anonimato, si rischia la chiusura di questo spazio di confronto.
Come sempre, vi invitiamo ad usare questo spazio nel miglior modo possibile.

Anonimo ha detto...

Ma a chi dovremmo denunciare questi nomi? Alla sact?
Cominciate a cacciare dal vostro interno quelli che usano negri, o nella migliore della ipotesi schiavizzano qualche ragazzino con contratto a due lire per fargli fare il grosso del lavoro, e poi ne riparliamo.

Non ne conoscete di questi galantuomini e gentildonne? Ma dai! L'ambiente è piccolo e tutti sanno chi sono. E del resto loro non fanno nulla per nasconderlo. Qualcuno addirittura se ne vanta in pubblico, quasi abbia fatto una buona azione a dare "un'opportunità" a un giovane sceneggiatore. Vi risultano familiari questi discorsi?

E se vi dico che ce ne sono alcuni che nelle occasioni pubbliche si presentano accompagnati (anche alle riunioni della sact) dallo schiavetto/a di turno e godono nel far vedere il potere che hanno sul malcapitato. Quante volte vi è capitato di assistere a questa scena?

Almeida sembra essere conosciuto dalla sact, o quantomeno non è difficile capire chi è, e avete anche sentito quali sono le sue idee. Per caso lo caccerete con ignominia?

No, sono sicuro che non lo farete. Così come farete finta di non sapere quello che alcuni vostri influenti affiliati fanno, magari addirittura invidiandoli e aspettanto di fare altrettanto per accrescere il vostro potere personale.
E noi dovremmo fare i nomi degli sfruttatori proprio a "voi"!?

Roberto Saviano proprio oggi scriveva su Repubblica: "...cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato o di anomalo. Che un simile do ut des sia di fatto corruzione è un concetto che moltissimi accoglierebbero con autentico stupore e indignazione. Ma come, protesterebbero, noi non abbiamo fatto niente di male!..."

E' questo il punto. Voi, non noi, pensate che non ci sia nulla di male in questi comportamenti, nel migliore dei casi che si tratti di peccati veniali.

Ma ricordate che la questione morale non si fa con le denunce. Non c'è da una parte uno sceneggiatore in catene e un altro con la frusta. La faccenda è più complessa, ambigua, strisciante, ed è facile non accorgersi di nulla quando si volta la testa dall'altra parte per non vedere l'ovvio.

Fatevi un esame di coscienza, mettetevi davanti a uno specchio e chiedetevi: "sono uno sfruttatore?".
Poi affacciatevi alla finestra e guardate la mercedes che avete appena comprato col vostro "sudato" lavoro. E' proprio bella, vero?

Rita Charbonnier ha detto...
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anonimo venexiano ha detto...

@Rita: Su dai, non travisiamo. Immagino che quello che vuole dire SACT è che se fate nomi e cognomi qui, in pubblico e in modo anonimo, il blog può essere denunciato da chi viene accusato e, di conseguenza, fatto chiudere.
Mai sentito parlare di blog sequestrati dall'autorità giudiziaria? Immagino di sì.

@vinicio: ma leggi tutto o solo quello che ti fa comodo? Quando dicevo "fare di tutta l'erba un fascio" intendevo dire che ci saranno pure associati sact che usano negri ma ne conosco diversi (come il sottoscritto) che non lo fanno. E non mi pare giusto generalizzare. Fine.

in trincea ha detto...

Scusate il ritardo, vedo che l'argomento appassiona. Ma vedo anche che sono cominciati a partire i sassi per la lapidazione e questo non mi piace.

Il punto è che non stiamo parlando soltanto tra sceneggiatori (intrusi, sciò!) e mi dà molto fastidio che proprio gli intrusi su questo argomento abbiano il gioco facile a lanciare insulti.

O teniamo il discorso nella realtà (e adoperiamo le parole adatte a mantenerci nella realtà) o è inutile farlo. Quindi proporrei di non rispondere a chi insulta o usa toni da barzelletta, come le mercedes sotto casa o gli schiavetti nella sede della Sact.

La Sact mi pare che voglia affrontare il discorso seriamente il che non vuol dire che stiamo giocando alla talpa o alla caccia all'untore. Anche i soci Sact hanno diritto almeno a un processo, no? E quindi è giusto denunciare in privato e col proprio nome.

Allora, ho fatto il ghost anni fa per un bel pezzo. Nessuno di coloro che hanno firmato al posto mio fa parte della Sact, quindi, tranquilli.
Quando mi hanno chiesto di nuovo di farlo, ho rifiutato. Tranquilli anche qui.

Ho fatto una scuola di sceneggiatura, alla fine della quale mi è stata offerta una collaborazione da sceneggiatori-insegnanti del corso. Collaborazione firmata e pagata.
Credevo che si continuasse. Manco per sogno. Arriva la propostina al nero: sit-com. Volevo lavorare, imparare, guadagnare. Accetto.

Questo è il primo problema: accettare. Accolgo volentieri il riferimento a Saviano e alla camorra. Ma lo accolgo per me: io ho accettato, io mi sono fatto complice.

E ho fatto male. Ho fatto prima di tutto male a me. Un ghost si mette in una condizione psicologica umiliante e in una condizione professionale fragilissima: non può discutere, è ricattabile.

Almeida dice che s'impara. Io dico che un po' s'impara, ma molto si disimpara. Dico che s'impara a dire di sì, ma si disimpara a confrontare la scrittura con se stesso. E questo è un danno incalcolabile per la professione e la professionalità.

Inoltre un ghost si mette - lui - in una condizione di illegalità con il fisco. Non denuncia, non paga le tasse. Dunque fa male anche al paese. In tempi di presidenti del consiglio con multi-processi, può sembrare una sciocchezza. Ma non è vero. Se tu non esisti per il fisco, non esisti tout court, non hai diritti. Praticamente sei un sans papier, un immigrato senza permesso di soggiorno. Uguale uguale. Solo che parli italiano e sei mafioso.

Uscirne - come per i sans papier - si può, ma non è facile.
Mi fermo qui. Credo che sia importante fare coming out prima di parlar male degli altri.
Sono l'unico fesso?

Rita Charbonnier ha detto...

Ho cancellato il mio commento perché non intendo discutere di ghost writing con gente che non si firma nemmeno in un blog.

Almeida ha detto...

Di ritorno da un'ennesima cena prenatalizia. Alcool, panettone e tiramisu. In più m'hanno fregato la mercedes. Adesso Ho sonno. Sono stanco.

Anonimo mi annoi a morte, ma ti risponderò domani. con calma. Al momento preferisco togliermi le scarpe e accarezzare il gatto. Non necessariamente in quest'ordine.

gudnait

Anonimo ha detto...

Essì, tutti pronti a denunciare, ma la questione è grigia purtroppo, nebbiosa, perfida.
A questo proposito tre brevi osservazioni e una domanda:
1. E' vero purtroppo che fare il ghost è spesso il principale canale di ingresso al settore (a proposito di lessico, vogliamo spendere qualche parola di disprezzo per la dolcissima ipocrisia della "bottega"). Dire che è sbagliato non basta, bisognerebbe chiedersi per quali motivi è così (e non sono sempre così facili da condannare).
2. Lo sceneggiatore, come figura professionale, è sempre stato lui stesso un po' ghost e quindi, si comprende che non veda problemi a usare lui stesso un ghost. Non è una questione di vendetta direi, ma piuttosto un certo cinismo e una spietata concretezza che sono tra le prime acquisizioni del mestiere.
3. A parte le situazioni in cui venga chiesto espressamente di scrivere qualcosa in modo autonomo e senza apparire nè in una riunione nè in una fattura (poche a dire il vero e a loro modo limpide) ci sono moltissime altre situazioni in cui è difficile segnare un confine preciso tra (nell'ordine) scambio di idee, letture e commenti, collaborazione alla scrittura con materiale originale (spesso difficile da quantificare), passaggio di denaro, firma del lavoro.

La domanda: esiste un criterio per decifrare queste sfumature, un criterio pratico dico, applicabile?
Per il resto sono pronto a firmare qualsiasi appello per la pace nel mondo.

Manouche

SACT ha detto...

Specifichiamo che quando scriviamo che il blog rischierebbe la chiusura ovviamente non ci riferiamo a una chiusura censoria da parte nostra ma da parte dell'Autorità Giudiziaria.
E' successo più di una volta che in seguito a denunce anonime sui blog i vari denunciati abbiano chiesto la chiusura degli stessi alle autorità. E purtroppo sono stati sempre accontentati. Tutto qui.

Nina Marsocci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nina Marsocci ha detto...

Ho pochissimi minuti, e le mie energie mentali sono azzerate, ma:

@ In trincea:
"Il punto è che non stiamo parlando soltanto tra sceneggiatori (intrusi, sciò!) e mi dà molto fastidio che proprio gli intrusi su questo argomento abbiano il gioco facile a lanciare insulti."

Caro In Trincea,
finora su questo non sono intervenuta, ma è arrivato il momento di mettere fine a questo equivoco: per motivi a me inspiegabili, tu che sei un uomo così intelligente e corretto, con un'etica così palpabile, ti sei convinto che c'è una persona, su questo blog, che interviene quando non potrebbe. Ti assicuro che stai prendendo un granchio. La persona in questione è uno scrittore. Ed è anche uno scrittore notevole.:-)

@ Anonimo:
"E se vi dico che ce ne sono alcuni che nelle occasioni pubbliche si presentano accompagnati (anche alle riunioni della sact) dallo schiavetto/a di turno e godono nel far vedere il potere che hanno sul malcapitato. Quante volte vi è capitato di assistere a questa scena?"

Non ci ho mai fatto caso, Anonimo.Quando vedo qualcuno che si accompagna ad un altro penso sempre che sia per affetto, per amicizia...:-)
Comunque, mentre leggevo queste righe mi sono fatta un sacco di risate!La posta in gioco è talmente bassa, i probabili attori di questa farsa ai miei occhi sono talmente dei poveracci che...Che...Ma qui mi fermo...

@ A tutti gli altri dico:
ragazzi, ma voi ce li avete i figli? E non è prioritario per voi indicargli con grande chiarezza la strada per tenersi fuori da quella zona grigia di illegalità che ha letteralmente ammazzato questo Paese?

@ Rita: cara Rita, perché hai cancellato il tuo bell'intervento? Meno male che l'ho potuto leggere nella mail!

@ Manouche: le regole ci sono.:-) Comunque, i problemi che poni sono rilevanti. E secondo me meriterebbero un topic/discussione in sede...:-)

Nina

Anonimo ha detto...

scusate ma mi girano, e parecchio.
oltre alla morale 'social', e 'professional' ne esiste una individuale. faccio questo mestiere da più di dieci anni , a quanto pare so scrivere benino. di recente mi mantengo facendo il negro. chi mi ha scelto poteva averne cento altri. e ha scelto me, facendo per me qualcosa di molto CONCRETO, non aria fritta non lo denuncerei MAI.
MAI
MAI
perchè se dovessi proprio prendermela con qualcuno , denuncerei le decine di persone, che vengono in savt e si riempiono la bocca , che mi conoscono da anni, che sanno quel che valgo e che MAI MAI MAI in più di dieci anni hanno alzato il telefono per propormi una SOLA puntata da 50 minuti di prima serata , preferendomi puntualmente GLI AMICI.
è questa la vergogna. Non chi mi dà mezza puntata da scrivere,(già tssata alla fonte, comunque, tanto per essere precisi e non passare , oltre che per gli infami del sistema anche da evasori)

Anonimo ha detto...

PS complimenti a chi ha parlato di"ipocrisia della bottega". far parte dei 'protetti' di un Wp può portare a questo. certo, firmerai la puntata, avrai l'equo compenso ma di fatto non sei stato tu quello scelto, mail tuo sponsor.e se ci litighi, sai cosa ti aspetta.

Anonimo ha detto...

comunque io farei un test.
se siete di quelli che si scandalizzano prima di fare fuoco e fiamme, dovete farvi onestamente almeno due domande.

a - me l'hanno mai proposto esplicitamente e ho rifiutato?

b - sono mai stato mesi senza - NON PER MIA SCELTA - lavorare?

in assenza di questi requisiti penso che sia più garbato astenersi dal pontificare o almeno metterci un po' di punti interrogativi, e un pizzico di tolleranza in più .

cristiana farina ha detto...

E' Natale lo so... e tutti dovremmo essere buoni.
Il post però denuncia una realtà grave e questa volta sono d'accordo con "il troppo comunista" Vinicio (dico questa volta perché le nostre posizioni sul created by sono parallele ma non riescono a confluire... anche se confido in una prossima risoluzione ;-))
Ora... io sono indignata come lui!
premetto che non ho mai fatto il ghost e forse per questo, come direbbe Manouche, non mi viene naturale proporlo... ma posso dire? Non me ne frega un bene amato...
Sarà vero come dice in Trincea che è una responsabilità di chi accetta... ma chi accetta è in una posizione di debolezza. QUINDI VA DIFESO è questo il compito di un'associazione sindacale che si rispetti!
Come Vinicio strapperò la mia tessera se non si prenderà una posizione forte e precisa su questo problema.
Ora... visto che qualche nome l'ho sentito di chi usa i negri ma non ho prove e quindi non posso farli, Voglio fare la cosa contraria:
Invito tutti gli sceneggiatori che hanno scritto firmandosi su questo blog e quelli che lo leggono a rilasciare una dichiarazione di estraneità al crimine.
La formula è: (firma) IO NON HO MAI USATO GHOST WRITER.
Cominciamo intanto a separare il miglio dal grano (si dice così?)

Buon Natale a tutti, tranne che agli schiavisti.

Anonimo ha detto...

cristiana, ti prego.
se sono in una condizione di debolezza la colpa è anche tua e di quelli come te. che pur non avendo usato i negri, si guardano bene dall'offrire puntate fuori dalla propria cerchia. non te ne faccio una colpa, i criteri del processo creativo sono troppo evanescenti, e la complicità di rapporti personali felici puo' essere uno degli ingredienti della riuscita di un lavoro. ma ripeto, evitiamo i processi agli untori. io ho pochi amici , non vado alle feste, faccio il negro, lasciatemi vivere.
P.S. io li ho anche usati, i negri. sono la summa della feccia,no?

Anonimo ha detto...

A me non è mai nemmeno passato per la testa di usare dei ghost. (sono troppo egoista per far fare male a qualcun altro quello che riesco benissimo a fare male da solo)

Detto ciò, tanto per chiarire ulteriormente il mio pensiero e non sembrare solo un illuso idealista. Chi usa i ghost toglie lavoro a dei concorrenti diretti, perché se io accetto più lavoro di quanto ne posso fare escludo automaticamente che, davanti a un mio rifiuto, il produttore di turno si rivolga ad un altro con le mie competenze. Cioé, mi tengo il lavoro anche se lo faccio fare ad un altro. Siamo nella situazione delle imprese che appaltano al ribasso per poi subappaltare i lavori. Il mercato del lavoro così si affloscia, non si creano possiblità per gli altri. (sottolineo che chi usa i ghost presumibilmente ha abbastanza lavoro per sé - ergo danaro - da non avere bisogno di prendersi anche quello che non ha tempo/riesce a fare)

Quanto alle tasse. Io non ho fatto un discorso fiscale, ma di previdenza. Che non si rende mai necessaria, ma qualora dovesse succedere...

au revoir
vinicio

Anonimo ha detto...

in trincea: 'Un ghost si mette in una condizione psicologica umiliante e in una condizione professionale fragilissima: non può discutere, è ricattabile'

possi dirti che non è proprio così? o meglio, non più di quanto io non mi sia sentito come firmatario davanti a certi capistruttura dallo sguardo vitreo e dai loro proni editor.
Almeno con un collega ci discuti DAVVERO di sceneggiatura: ti ci incazzi lo stesso.Ma sei più contento.

cristiana farina ha detto...

scusami anonimo ma ti sbagli di grosso, io ho fatto l'head writer di soap e ho selezionato Gli story liner, gli editor e i dialoghisti facendo centinaia di provini. Anzi... ti dirò di più: sto pensando di farli anche per la seconda serie di Amiche Mie. Se vuoi?
O è troppo umiliante per te fare un test?

Anonimo ha detto...

vinicio, hai fatto il test?
no. Grazie alla tua indubbia bravura e a una capacità relazionale innata (non sei un ruffiano) tu non conosci soste, nel lavoro.
mi sgolo, ma penso he un bel "non lo so non mi i sono mai trovato" sarebbe riposante, da ascoltare, ogni tanto

Anonimo ha detto...

Come dicevo sono pronto a firmare appelli per la pace nel mondo, quindi anche quello contro lo schiavismo. Dopodichè?
Ha ragione Anonimo, troppo facile. Un lusso direi, che non sempre ci possiamo permettere.
Anch'io ho fatto il negro, detesto quel periodo e chi mi pagava e per questo NON uso negri, ma so anche che a volte un posto da negro è una salvezza. Non lo propongo come metodo, ma non mi accontento di una dichiarazione di principio.
Voglio appunto essere cinico e pragmatico.
Credo che il problema è che usiamo un vocabolo unico per situazioni molto diverse.
Le regole ci sono? Mah... credo di sì. Se ho capito bene a gennaio ci si incontra apposta per provare a capire quali possano essere. Quindi proviamoci.

Manouche

Anonimo ha detto...

cristiana, ti ripeto che stimo parecchio e che non mi va di metterti una croce addosso, ma nelle soap i provini si fanno per dovere.E'un iter piuttosto comune e spesso i veri amici degli head sono troppo sù per offrirgli dialoghi o story lining.
Infatti non credo che tu vi abbia ricorso , per AM .se mi sbaglio, mi scuso.

so talmente bene come ragioni che l'offerta del test me l'aspettavo. ti assicuro che non è affatto umiliante. credo che se si fosse passati sempre per test anonimi, oggi il firmamento della scrittura sarebbe un po' diverso. Penso che lo supererei alla grande. Ma solo se anonimo. Di faccia, non mi prenderesti mai. Credimi, so di cosa parlo.

Anonimo ha detto...

E in generale ha ragione Vinicio: per spiegare alcune depravazioni dovremmo guardare a certe concentrazioni di lavoro... vogliamo dare un'occhiata lì, noi che parliamo tanto di pluralismo e creatività?

Manouche

cristiana farina ha detto...

@manouche
anche io non voglio dichiarazioni di principio. Per questo desidero che chi ha la fortuna di poter proporre lavoro agli altri, abbia anche l'onestà intellettuale di riconoscerglielo. Troviamo insieme le modalità per garantirlo, altrimenti di quale associazione sindacale stiamo parlando?
@anonimo
sì Vinicio fece il test come dialoghista per un posto al sole. io allora ero script editor.

Anonimo ha detto...

Cristiana, sì ne hai fatti tanti , centinaia di test, e hai fatto del bene a molta gente. Lo so , davvero,per questo non devi sentirti tirata in ballo più del dovuto. Non voglio sminuire niente, ma quando ci sono centinaia di puntate da assegnare, è più facile. non facciamo finta di non sapere che uno bravo il test di una soap lo passa . E' dopo, il problema. Il passaggio allo step sucessivo. La (WOW) prima serata.
siamo pieni di gente che non avendo altri sbocchi , fa il dialoghista da anni ed diventato un dialoghista eccelso che avrà di rado la possibilità di diventare altro. perchè non c'è più ricambio dentro le soap, (la gente è abbarbicata alla sedia,dàgli torto,di questi tempi... ) e non ci sono più nemmeno le soap.
tu non puoi risolvere da sola questo problema , ma di fatto esiste, e tutti devono convenire che chi vuole farlo questo salto, deve passare da un "barone" che forse un giorno gli farà la grazia di farlo uscire allo scoperto.
si deve stigmatizzare questa piaga solo se si possono offrire alternative, ed è ipocrita non rendersi conto che alternative in un mercato ristretto non ce ne sono.o almeno non io non le vedo. ma forse mi si è atrofizzato il cervello a furia di pensare per conto degli altri.

Leonardo ha detto...

Io non ho mai usato negri. Anche se mi hanno scritto persone che volevano farlo. Quando ho potuto, ho fatto lavorare persone di cui avevo letto cose convincenti. Alcuni sono anche amici, sì. Ma semplicemente perché non riesco ad essere amico di persone che non stimo professionalmente.
Però, non credo che sia tanto utile fare dichiarazioni di eroismo o integrità.
Soprattutto quando sto leggendo in questo blog atteggiamenti contrastanti.
C'è chi fa il negro e non vuole denunciare il negriero. Ma come biasimarlo, se gli va bene e ci campa?
Quando invece il negriero lo si vuole denunciare, nessuno vuole prendersi la responsabilità delle dichiarazioni che fa.
Ecco, in questo secondo caso ho qualche perplessità in più, ma mi rendo conto che la paura di farsi dei nemici è tanta.
Però... a chi questo sistema non va giù e ha paura dico: non potete sperare che il sistema cambi senza fare qualcosa.
Sì, perché chi chiede giustizia si deve rendere conto che senza prove la giustizia non si può fare.
Se volete che la SACT cambi il sistema non potete pretendere che lo faccia solo basandosi sulle voci di corridoio.
Possono servire a tastare il terreno, a capire quanto il fenomeno è diffuso.
Ma con le voci di corridoio non si va molto lontano. Perché non sono verificabili.
E se qualcuno si mettesse in giro a dire che Tizio usa negri? Cosa dovremmo fare in mancanza di prove concrete?
Dovremmo crocifiggerlo? Cacciarlo dalla SACT? SENZA PROVE?!?
Io invito chi è indignato ed è sfruttato a farsi sentire.
E chiedo ai colleghi di unirsi a fronte comune e saldo per fare in modo che i coraggiosi non vengano "puniti".
Poi, nel concreto, l'unica cosa che posso fare è vedere cosa succederà il 21 gennaio. Sperando che si smuova qualcosa.
Grazie.

Anonimo ha detto...

Cara Rita,
non capisco perché tu abbia voluto cancellare il tuo commento solo perché era scritto in risposta a un anonimo; per di più quando tu stessa sottolineavi quanta ambiguità ci fosse nel messaggio sact che pretendeva denunce firmate con nome e cognome altrimenti nisba.
Cos'è, le tue opinioni sono così relative da cambiare a seconda dell'interlocutore?

Avendo scelto di usare una delle legittime possibilità previste da questo blog, cioè l'anonimato, non posso chiederti di persona la ragione di questo ripensamento. Ma non vorrei che fosse intervenuto un qualche colloquio privato per farti decidere a rimuovere quel messaggio.

Lo dico, e insisto, perché è un peccato che tu l'abbia fatto. L'ho condiviso sotto ogni aspetto.
In particolare mi aveva colpito la parte in cui sottolineavi la perdita di dignità di quelli che accettano di sottostare alle regole non scritte del ghostwriting.

Questi ghost non sono poi così pochi, come si può vedere dai messaggi apparsi in questo post.
Qualcuno, si è visto, ha reagito in maniera aggressiva, "che male c'è?", qualcun altro incredibilmente ha fatto outing, qualcuno addirittura ha rivendicato con orgoglio la sua condizione di negro, qualcun altro invece ha supplicato di non cambiare lo status quo, perché fare il negro gli dà da vivere, e qualcun altro ancora si è offeso e ha confuso il mio argomentare senza filtri con degli insulti.

Ma questo lo capisco, se uso il termine schiavetto non posso aspettarmi la benevolenza di quelli che si sentono in quella condizione.

Quello che però non capisco è l'ipocrita ammissione di aver fatto da negri, o addirittura di aver usato negri, senza che questo porti, come inevitabile conseguenza, a considerare da dove è nata tutta questa discussione.

Pensateci. Facendo una tara ai vari commenti, la sensazione è che la sact sia strapiena di negri e negrieri e che tutti sappiano e tollerino. Anzi, peggio, che questo ormai faccia parte del sistema.

Cosa succede, infatti, se qualcuno, Cristiana, prova a scardinare questo modo di pensare? Viene immediatamente attaccata non sul merito di quanto scrive, ma esclusivamente sul piano personale e accusata apertamente di far lavorare solo i suoi amici.

Uno addirittura ha scritto che fa il negro solo perché non riesce ad entrare nelle grazie di quelli che contano.
Però nelle grazie del negriero che lo sfrutta, in qualche modo, è riuscito ad entrarci! Non vi fa riflettere questo?

Su una cosa però non sono d'accordo con Cristiana. E cioè che chi accetta di fare il negro va difeso. Su questo punto condivido invece quanto scritto da Vinicio, sul danno che ne deriva nell'accettare di prestare la propria opera da negri su un lavoro che altrimenti sarebbe affidato ad altri in perfetta legalità.

La figura del negro, sindacalmente parlando, è assimilabile a quella del crumiro.
Fra i lavoratori, i crumiri erano i più poveri fra i poveri, bisognosi di lavorare per la loro stessa sopravvivenza. Ma questo non li giustificava agli occhi di chi lottava per affermare la dignità del proprio lavoro, arrivando finanche alla contrapposizione violenta per impedirgli di prendere il loro posto.

Potrà sembrare crudele, ma chi accetta di sottostare a certe regole non va compatito, ma isolato. Allo stesso modo deve essere fatta terra bruciata intorno a chi i negri li usa.

E' questo che invece non avviene in sact. Negri e negrieri convivono tranquillamente affianco a chi li tollera senza troppi problemi, fra grandi sorrisi e reciproci "pubblici" complimenti (perché in privato...).

E allora, dopo questa lunga risposta, dovrebbe esservi chiara la mia indignazione per quel "Buon Natale Negher" (a proposito, dopo buon natale ci va la virgola), che venendo dalla sact sa tanto di ridicola, offensiva, e soprattutto insopportabimente provocatoria presa in giro.

tchavolo ha detto...

Come sceneggiatore non ho grande esperienze di negritudine. Però anni fa capitò una cosa buffa con un regista esordiente: avevamo scritto "assieme"(voglio essere generoso) il suo primo film. Il film uscì, prese un mucchio di premi in giro per il mondo e lui cominciò a fequentare i salotti buoni. A quel punto gli divenne insopportabile non avere firmato da solo la sceneggiatura. Così sul secondo film mi fece chiamare dal produttore e insieme mi spiegarono che avrei scritto la nuova sceneggiatura, sarei stato pagato ma non la avrei firmata. Ovviamente mi alzai e li salutai entrambi e per una volta le cose finirono bene perchè lui non riuscì mai a fare quel film ed ora è disoccupato mentre io prospero e continuo impunemente ad imbrattare fogli A4.
Per quanto mi riguarda, nelle occasioni in cui sono stato head o editor non ho mai usato negri (anche perchè non avrebbe avuto alcun senso!) ma ho il sospetto, giudicando dagli alti e bassi nella scrittura dei copioni che presentavano, che alcuni degli sceneggiatori che coordinavo lo facessero.

tchavolo

P.S.

Se devo parlare di negri però, il posto dove ne ho visti di più è l'Università. L'ho bazzicata un bel po' come assistente prima di decidere di fare la soubrette: se può consolarvi, lì i negri lavorano addirittura gratis...

davide ha detto...

Non so se questo intervento può essere utile al dibattito, spero di sì.
Io non ho mai usato ghost. Né ho mai fatto il ghost.
Mia mamma sì.
Lavora da quarant'anni in editoria e lì la figura del ghost esiste ed è regolamentata da regolari contratti. Per questioni di riservatezza preferisco non fare i nomi dei personaggi pubblici per cui mia madre ha scritto, ma qualcuno è famoso e lo conosciamo tutti. Mia madre ha curato, o scritto tout court, libri di cucina, libri sul fitness, memorie, biografie e raccolte di racconti. Tutti sono stati firmati da qualcun altro.
Forse mia madre si è sentita umiliata da questo suo non comparire, forse no. Lei dice di no.
L'umiliazione che però non ha subito è stato il lavoro nero, o l'accusa di essere un crumiro. Perché di fatto ognuna di quelle collaborazioni è stata sancita da un regolare contratto di affidamento di incarico (il ghost writer vi compare come curatore o editor) con annesi e connessi. Il patto è chiaro: la casa editrice si fida del "personaggio" (o più prosaicamente sa che il suo nome vende più di quello di altri), il personaggio si fida del ghost ed è disposto a prendersi la responsabilità (il merito, ma eventualmente anche il demerito) di quello che scrive.
Ora, se cominciassimo da qui? Capisco che un manuale di cucina non è un'opera dell'ingegno paragonabile alla sceneggiatura di una serie. Ma in tutti e due i casi c'è di mezzo un passaggio di denaro a fronte di una prestazione intellettuale.
Ho un mio giudizio sui "personaggi" che si fanno scrivere i libri, come ce l'ho degli sceneggiatori che si avvalgono del lavoro di altri sceneggiatori senza rendere conto della loro partecipazione al progetto. Ma non credo che aggiungerebbe molto al dibattito.
Quello di cui invece sono certo è che il ghost, se non adeguatamente contrattualizzato (dalla produzione, o direttamente dallo sceneggiatore che gli ha proposto il lavoro), altro non è che un lavoratore in nero. E il lavoro nero è illegale. Non brutto, ingiusto, poco dignitoso. E' illegale e non se ne dovrebbe neanche parlare, bisognerebbe denunciarlo alla finanza e basta.

Anonimo ha detto...

ho la sensazione , forse errata , che molti dei più intransigenti non abbiano avuto quella che io nei momenti più onesti chiamo la mia 'fortuna'(negli altri momenti uso altri nomi) cioè quella di iniziare una carriera portata sul carro degli angeli solo grazie a vere o presunte capacità, solo per come scrivevo e poi dopo qualche ottima annata,intruppare un frontale con un tir. Personale e Professionale. mi costringo a definirla fortuna perchè mi ha concesso di guardare a questo mestiere da un 'angolazione autentica, che non è quella che avevo vissuto fino a quel momento , cioè una meravigliosa discesa di conferme, un ininterotto Natale, ma un periglioso percorso di sopravvivenza urbana. non frequento la sact perchè mi rendo conto da me, che il mio comportamento non è "etico" e non mi va di aprire bocca per dar fiato. Ma mi sento di meritare la ramanzina solo se viene da chi davvero ha vissuto l'esperienza di un telefono che non ti squilla per sei mesi,un anno e più. fatevelo, o intransigenti, o comunisti o adamantini questo esame di coscienza: il mio telefono è mai rimasto muto per un anno? da colui che risponde "sì, e non ho accettato di scrivere senza firmare" va tutto il mio rispetto perchè lui è migliore di me. Ma gli altri, ci pensino, sul serio prima di avallare una caccia alle streghe dall'esito improbabile ( cosa farete per ottenere le 'prove'? metterete le telecamere in casa degli scrittori?) . i responsabili sono altri. sono produttori e i capi struttura che ingolfano i soliti pur sapendo perfettamente che sono ingolfati .Però non vogliono fare a meno del nome "di moda" per pararsi il sedere. il lavoro non ci sarà mai per tutti - tutti. Ma ce ne potrebbe essere un pochino di più se chi conta la smettesse di far finta di niente.

Rita Charbonnier ha detto...

@Anonimo

“Cara Rita,
non capisco perché tu abbia voluto cancellare il tuo commento solo perché era scritto in risposta a un anonimo...”
Io non l’ho cancellato perché era scritto in risposta ad un anonimo, ma per le risposte anonime che aveva ricevuto. In modo particolare su questo argomento, io tenderei a ritenere interlocutori di preferenza coloro che si firmano (al momento Vinicio Canton, Nina Marsocci, Cristiana Farina, Leonardo Valenti).
Nessun colloquio privato è intervenuto, non temere. Se peraltro controlli l’ora di pubblicazione del messaggio cancellato e del successivo nel quale comunico la cancellazione, vedi che la cosa è improbabile.
Grazie di cuore di aver fatto notare che dopo “Buon Natale” andrebbe la virgola. Ormai la virgola prima del vocativo (o dopo, secondo i casi), non la mette più nessuno.

Ed ecco nuovamente il commento cancellato, a gentile richiesta tua e della cara Nina.

A proposito del termine “negro”: pare sia nato con Alexandre Dumas padre, il quale discendeva da una schiava africana deportata nelle colonie francesi e prima di conoscere lo straordinario successo che sappiamo aveva fatto appunto il ghost writer. (In seguito creò dei veri e propri gruppi di scrittura dei quali era il capo, ma non nascondeva in alcun modo l’esistenza dei suoi collaboratori e li pagava bene).

Comunque, il fatto che uno dei più grandi narratori mai esistiti abbia FORSE fatto il “negro” non attribuisce alcuna aura mitica ad un compito che svilisce profondamente chi lo fa (guardate com’è arrabbiata e/o depressa certa gente). Qualcuno ha addirittura definito “una fortuna” il ghost writing: mi chiedo dove vada a finire il senso della dignità personale. A me fu proposto di fare la “negra” solo una volta, anni fa, da uno sceneggiatore che non è in Sact, ha qualche anno più di me e ha sempre un sacco di lavoro. Gli risposi di no e dentro di me pensai: ma come ti permetti, arrogante pezzo di merda?

Con tutto ciò, anch’io trovo bizzarro il commento della Sact. Qualcuno insinua il sospetto che alcuni associati Sact abbiano un comportamento scorretto e illegale, e la Sact che dice? “Le denunce si fanno al nostro indirizzo email, e NB dovete specificare chiaramente il vostro nome e cognome. Se cominciate a denunciare la gente qui sul blog, noi lo chiudiamo.” Temo che questo comportamento, il sospetto, lo infittisca.

POSTILLA. Comprendo e apprezzo la precisazione della Sact (ma anche qui, chi c’è dietro questa sigla? Chi ha materialmente scritto e pubblicato il commento?). Continuo però a non capire una cosa: se ci sono sospetti su alcuni associati Sact, che senso ha sporgere denuncia presso la Sact stessa? Come si fa ad essere certi che la email di denuncia non venga aperta proprio da un negriero?

Anch’io ho iniziato a fare la sceneggiatrice grazie ad un test di soap opera, e proprio con Cristiana Farina. Il test di “Vivere”, pensate un po’. E non conoscevo né lei né l’allora head script.

E infine, anche se a questo punto è scontato, IO NON HO MAI USATO GHOST WRITER.

Abbracci a tutti,

Rita Charbonnier

Anonimo ha detto...

@ davide
Ma certo, è così facile! Come non averci pensato prima!
Se una cosa è eticamente sbagliata basta renderla legale e il problema sarà automaticamente superato.

Tua madre sarà orgogliosa di aver tirato su un così fulgido esempio di integrità e intelligenza

Anonimo ha detto...

una persona fuori dal nostro contesto, con cui avevo parlato del problema, mi ha detto candidamente: non capisco il problema. gli architetti famosi hanno un sacco di collaboratori e poi firmano solo loro. Lo sanno tutti e nessuno si scandalizza
spunto di riflessione. che ne pensate?

Anonimo ha detto...

ci sono molte tentazioni di maccartismo in questa polemica. meditate, gente, meditate.

davide ha detto...

@ anonimo

forse mi sono spiegato male, il mio intervento non voleva avere il senso che gli attribuisci.

Sono contrario alla pratica del ghostwriting perché e laddove implica uno sfruttamento da parte di uno scrittore (affermato o presunto tale) su di un altro scrittore destinato a non comparire come autore dell'opera.

Non sono contrario alle varie esperienze di "bottega" o di factory, dove più autori si uniscono per collaborare fra loro, o un autore di esperienza raccoglie intorno a sé giovani autori che vogliono imparare.

Se i giochi sono dichiarati, la factory usa un nome collettivo, oppure il nome dell'autore (Dumas citato da Rita) diventa una specie di marchio che non nega la partecipazione all'opera dei suoi autori.

In questi ultimi casi il ghostwriting può essere un modo per cominciare la professione, per imparare o per guadagnare qualche soldo dopo che il telefono non è squillato per tanto tempo. In ogni caso il rapporto deve essere alla luce del sole, il che in ambito sindacale significa formalizzato da un contratto.

Se il contratto non c'è ghost è equiparabile in tutto e per tutto a un lavoratore in nero (dunque debole, come dice Cristiana, dunque passibile dell'accusa di crumiraggio che fa qualcun altro).

Se gli scrittori che usano ghost fossero disposti a firmare con loro un contratto di prestazione d'opera intellettuale, alcune delle ragioni che rendono il ghostwriting eticamente sbagliato decadrebbero, e credo che la SACT dovrebbe essere disposta a intavolare una discussione sugli altri aspetti della questione (il ghost deve pretendere di firmare in ogni caso? Può decidere di non firmare, se adeguatamente pagato? Sono questioni importanti ma si possono discutere).

Se però un contratto non c'è, lo scrittore che si avvale del ghostwriter è nella scomoda posizione del datore di lavoro di un lavoratore in nero ed è normale che un'associazione di categoria prenda misure in merito.

Quanto ai complimenti a mia madre, glieli farò presente appena ne avrò l'occasione.

D.

Anonimo ha detto...

le soap sono uno dei pochi ambienti che ancora risente positivamente dell'eredità "genetica" di un sistema meritocratico. grazie alla rapidità fulminea delle consegne, è difficile barare, o sei bravo o sei bravo. non rispolveriamo i meriti di quel glorioso passato, pure io passai il test su una gamba sola, i miei esaminatori furono corretti e pure io lo fui quando mi trovai al loro posto. la soap è un caso a parte , non facciamo i vaghi.è nelle appetitose commesse di prima serata che si vedono i magheggi, quelle meravigliose fiction che ci mettono due, tre, quattro anni per vedere la luce. lì c'è tutto il tempo per fare melina, arrangiarsi, dilazionare e spartirsi le torte ...
e magari veder spalmato su 36 mesi un compenso che sarebbe stato corretto per sei .
poi le cose vanno male. il progetto si ferma. tu ti sei ben guardato dal fare il crumiro. e te la prendi in quel posto. Tutt'intorno gente super impegnata che si vanta di fare nottata da quanto lavoro che ha. E ti compatiscono.

rita: scusami ma al posto tuo, o dei nomi che hai fatto, anche io mi firmerei.penso che le loro carriere siamo abbastanza note da limitare (non 'escludere' per carità )le possibilità che abbiano mai dovuto passare giorni , settimane, mesi a fissare un telefonino muto o sentire segretarie che dicono che il tal produttore è in riunione ma ti richiamerà. Fino a ieri, pacche sulle spalle.
tutto questo e'un 'ottima cura per l'umiltà, per la sindrome da "se sei bravo non puo' accaderti nulla di male" .
Come ha detto Osborne chi non ha mai visto un uomo morire soffre di una particolare forma di verginità. a leggere certi commenti sembra che un certo tipo di verginità affliga anche chi non ha mai visto agonizzare la sua carriera e la sua vita sociale.
Sì, sono depresso come hai ben detto , e quando hai il culo per terra, non ti va di essere compatito e tantomeno linciato.
che merda,eh?

TRALLALLERO ha detto...

@davide
mi sembra che il tuo commento metta gli accenti giusti sul problema. Chi lavora in nero non è un crumiro. Crumiro è chi accetta di scrivere 50 minuti per 6000 euro... soffiando il lavoro a chi ha più rispetto per se stesso e per la categoria a cui appartiene. Concordo anche con i punti di discussione che hai suggerito alla sact. Finalmente qualcuno che considera le ragioni di tutti e prova a proporre una piattaforma comune da cui partire.
La sact vuole essere sindacato o no?! E quale occasione è migliore di questa per provarlo? Una battaglia che anche una colf rumena vincerebbe senza difficoltà...

ps: io ignorerei tutti i negri che con i loro commenti rivendicano il diritto di essere tali. Anche una donna che indossa il burca pensa sia giusto così!

Anonimo ha detto...

una persona fuori dal nostro contesto, con cui avevo parlato del problema, mi ha detto candidamente: non capisco il problema. gli sceneggiatori famosi hanno un sacco di collaboratori e poi firmano solo loro. Lo sanno tutti e nessuno si scandalizza
spunto di riflessione. che ne pensate?

Anonimo ha detto...

io indosso il burca e se il mondo è trallallero, mi fa piacere che il mondo mi ignori.

anonimA

anonimo venexiano ha detto...

Mah, maccartismo mi sembra eccessivo.
In fin dei conti il post della SACT parla solo di voler creare un codice deontologico. Sono alcuni commenti ad aver spostato il fuoco sulla necessità della denuncia pubblica.
E su questo mi pare che il gestore del blog è stato chiaro: nessuna censura ma se si fanno nomi bisognerebbe firmarsi.
E scusate ma io sono d'accordo.
E poi un po' sono d'accordo pure con il ghost anonimo. Ma perché prendersela con la parte debole di questo sistema? E' inutile.
Come è inutile, anonimo, lanciare gufate ai colleghi... ma se ti fa stare meglio, fai pure ;)

TRALLALLERO ha detto...

@anonimA
mi sopravvaluti... io non sono il mondo! MAGARI!!!
Ho proposto di ignorare i commenti dei negri che si dichiarano soddisfatti di essere tali perché non credo ad una parola di quello che dicono!
Voglio dar voce a tutti quelli che invece hanno il coraggio di ammettere che si fanno sfruttare dai baroni che non riconoscno lori i crediti né il giusto compenso (che prevede anche pagamento dell'enpals).
Mi dispiace ma il livore del tuo post tradisce che il burca non piace neanche a te... però ho l'impressione che piuttosto che ammetterlo ti faresti lapidare sulla pubblica piazza!
Auguri e buon Natale anche a chi non crede ai propri diritti.

Anonimo ha detto...

livore...gufate.
ah,ho capito,bisogna discutere il problema dei negri senza i negri. dandosi ragione a vicenda, ben raccolti a quadrato intorno ai big che gridano : che orrore , che vergogna: denunciamo gli sfruttatori! io non gufo nulla , dire che parlare è facile se non ti è mai successo, non è gufare, è un invito a non sopravvalutare la propria forza morale, fino al momento in cui non è stata messa alla prova.
quanto all'ammettere che si sta male, ho premesso con onestà che so di sbagliare, accettando. ma non mi piacciono le crociate nè le delazioni.e mi fa orrore che qualcuno senza macchia e senza paura le abbia proposte senz apensare a cosa avrebbe scatenatouna proposta del genere .
volete davvero capire il fenomeno?
Tenete a mente le seguenti frasi
'ah, ciao... si mi ricordo di te... no, mi spiace, le puntate non le assegno io, non ho alcun potere...'
(varianti: le ho già assegnate tutte// c'è l'ultima , ma la do' a una persona che non lavora da più tempo di te// la do' a una persona che stimo e che conosco da più tempo di te// il tuo compagno/a lavora e guadagna, per cui capisci bene...// ci ho provato ma sai il tuo nome non incontra// beh, sai ci lavora già X e voi due non vi potete vedere per cui..." )
vi dicono qualcosa? sono l'insegna luminosa all'ingresso dello 'sfavillante' mondo della nigrizia.

trallallero, le donne col burca , sono disperate, sole e affamate. si prostituiscono per i loro figli. E molte di loro si suicidano. hai perso un'altra ottima occasione per tacere.

CANDIDO ha detto...

Che casino!

Anonimo ha detto...

non ho mai sopportato i moralisti e i moralizzatori di nessun genere. condivido questa bizzarra inclinazione con un tizio che fa gli anni tra pochi giorni, uno che aveva come dire, il gusto della battuta.
pensate la scena: la folla inferocita vuole lapidare l'adultera. Lui sorte, arismatico e fa : chi di voi è senza peccato, etcetera.
e qualcuno, di rimando, gli grida: non gufare!!
qualcun altro aggiunge: eh, ma se si fa così il fenomeno dell'adulterio non verrà mai estirpato!
un terzo azzarda cautamente che forse all'adultera piacerà quell'eccitante pioggerellina di selci sulla sua capoccia.

che meraviglia, il Vangelo secondo gli sceneggiatori...

Anonimo ha detto...

...ah, prima che fiocchino i distinguo: Gesù non ha detto 'chi di voi è senza QUEL peccato' Ha preferito stare sul generico, conosceva i suoi polli.

Anonimo ha detto...

Ok, allora non ne parliamo più e lasciamo tutto come sta, sfruttatori felici e sfruttati depressi. Mi sono sbagliato, avete ragione voi.

au revoir
vinicio

p.s. il fatto che qualcuno mi definisca big mi mette in pari con il fatto che a me i 100A non m'hanno mandato alcuna mail tentando di sedurmi. Vado a dormire più tranquillo.

TRALLALLERO ha detto...

@anonimA
è proprio perché l'ho capito che non mi sta bene! se poi ti scoccia che ho voglia di fare qualcosa soltanto perché non sono sull'orlo del suicidio... beh vabbeh... accetto il consiglio di Vinicio e vado a dormire. questa volta ha ragione candido... che casino!

Anonimo ha detto...

tutti siamo big per qualcun altro.Perfino io.a me la lettera l'han mandata, pensa.

le tue intenzioni erano buone, e tu a tuo modo sei un puro. sono i toni che mettono paura: le tessere strappate, le liste dei cattivi...
facciamo una pensierino natalizio, veramente utile: la prossima volta che qualcuno ti chiede se conosci qualcuno bravo, sforzati di non fare i soliti nomi, fai un giro di telefonate e chiedi chi è che sta fermo da un po' , o chi è sparito dalla circolazione, o chi magari non s'è mai visto da quelle parti, chissà perchè... insomma, fruga nella memoria e invita gli altri a fare altrettanto . questo sì è utile, non dar fuoco alle tessere.
omunque grazie, perchè a tua passione è autentica.

Anonimo ha detto...

trallallero. se la vita fosse una fiction di rai uno, tra le nostre vere identità scoppierebbe un grande amore ;-)
Buon Natale.
AnonimA

Giovanna Koch ha detto...

Storiella vera della serie "a che punto siamo arrivati" (tutti, compresa la mamma di Davide che comunque paga lo scotto a un brutto mondo).

Piscina di un hotel, tutti con cuffia. Ciao! Oh, ciao... ci conosciamo? sì, ci siamo incontrati a..., tu sei l'attrice di... Io scrivo le sceneggiature di... Ah, sì, ecco - dice lei, l'attrice - capiti a proposito. Cercavo qualcuno che potesse scrivere per me... (Oh, penso, sentiamo) Sai, mi invitano di qui e di là, ogni tanto devo dire qualcosa, qualcosa di intelligente. (Muta. La guardo. Non riesco a crederci: lo sta chiedendo a me?) Mi guarda anche lei, piccata: nel senso che ti pago, che ti credevi?
Barcollo (sto anche dentro l'acqua...). Non riesco a reagire, mi sento male. Mi viene in mente qualcuno che ha bisogno di guadagnare, le lascio comunque il mio biglietto da visita. Mi dileguo. Non mi ha mai chiamato. Forse ha trovato qualcun altro.

Più in basso di così...

Sì, a differenza di uno dei primi anonimi che ha scritto:

"Ma non vi vergognate! E dite pure di esserlo stati, ghost o negri."

io dico, non vergognatevi affatto di dirlo, è quello che serve. Come si può aggiustare le cose se non si sa neppure dove mettere le mani?

A me il casino, che sta uscendo fuori su questo blog, non dispiace. Su questo tema si è stati zitti troppo a lungo, ognuno si è scavato i suoi percorsi di ragione, mi pare normale che ci troviamo con pensieri diversi.

Sarà dura, questo è certo. Ma quando mai noi sceneggiatori abbiamo trovato una strada in discesa?

Continuiamo a discutere, a restare insieme, non molliamo. Tanti auguri a tutti.

CANDIDO ha detto...

Auguro a tutti un Buon Natale e soprattutto voglio dirvi grazie!
Grazie ai dialoghisti che dopo dieci anni s'incazzano perché i loro dialoghi vengono pagati quanto quelli dell'ultimo arrivato, grazie a tutti quelli che aspirano a fare carriera diventando editor, head writer, Writer Producer, tutto tranne che sceneggiatori, grazie a quelli che dopo aver scritto qualcosa di discreto (RC), pur se sbagliato, pensano già di aver capito tutto e dispensano consigli. Grazie a tutti coloro che, usciti dalle scuole di sceneggiatura, sgomitano per entrare nel sistema senza saper neanche da dove si comincia a scrivere una sceneggiatura, grazie ai vari trallallero, anonimo venexiano, in trincea, Vinicio e a tutti gli altri anonimi che pretendono sempre di più dando sempre di meno. Grazie di cuore perché devo solo a voi e al vostro decisivo contributo all'affossamento della fiction italiana, se oggi continuo a lavorare.
Di nuovo BUON NATALE a tutti!

Anonimo ha detto...

ecco, Giovanna ha trovato il tono giusto proprio lei che certe volte è così puntuta, ce l'ha fatta.
Grazie.
ieri mi sono svegliata da essere umano semipassabile. nel corso della giornata ho appreso di essere

un pessimo esempio per i miei figli
una persona priva di dignità
un crumiro
un'unità da isolare
- o da ignorare
una criminale
una ladra che ruba il lavoro agli altri
E tutto questo da sotto un burca.

Poi si sono offesi e sono andati a dormire.

è stata una giornata ricca di emozioni.

Rita Charbonnier ha detto...

Cara Nina e caro Anonimo che chiedeva ragione della cancellazione del mio commento,

quando si espone pubblicamente il proprio pensiero, e ci si firma, letteralmente ci si espone. Così come chi firma un’opera si espone, e chi l’ha scritta lavorando al nero non lo fa. E’ un’ovvietà.

In questa sede, esporsi significa correre il rischio di subire giudizi anonimi, o firmati con uno pseudonimo, il che è lo stesso, nei confronti del proprio pensiero, della propria persona e persino della propria opera. La cancellazione assume quindi la valenza del “non avrei dovuto espormi”. E’ solo una delle reazioni possibili: per contro ho molto ammirato la pacata, e persino ironica, risposta di Davide al violento attacco che il suo primo commento aveva suscitato.

Ora un tizio mi attacca in modo allusivo e indiretto, lasciandomi anche la fatica di interpretare le sue allusioni. Non so quale aspetto di me lo infastidisca. So soltanto che, nel momento in cui uno si espone e l’altro no, non si apre una discussione e il rapporto non è paritario. Senza nemmeno esserne consapevole, chi tira il sasso e nasconde la mano pone se stesso in una posizione di sudditanza.

Quindi, essendo questo blog aperto ai commenti anonimi, arrivederci fuori di qui.

Abbracci a tutti,

Rita

Anonimo ha detto...

Chiarisco ulteriormente il mio pensiero, che è chiarissimo ma forse non si vuole capire.
Io non ce l'ho con gli sfruttati, con i ghost che quello fanno perché altrimenti il telefono non squilla e non mangiano. Tengo famiglia e capisco benissimo quanta ansia una condizione del genere possa arrecare (provare a pensare, magari solo un momento, che io potrei avere accanto una persona che i problemi del precariato li vive, che quando lavora guadagna una miseria etc etc non è passato per la mente a nessuno di quelli che si sono sentiti offesi dal mio livore)
Io ce l'ho con quelli che propongono a dei colleghi di lavorare in nero. Sono i loro i nomi che voglio. E' in polemica con loro che sono pronto a strappare la mia tessera della SACT. Non mi rimangio una virgola di quello che ho scritto: se devo fare una battaglia voglio scegliere l'esercito nella quale combatterla.

Detto questo, sono anche convinto che la responsabilità di accettare un lavoro da ghost sia personale. Comprendo, ma non posso far finta che sia "normale" - come è stato da più parti affermato - altrimenti è normale anche la mafia, anche la corruzione politica, anche il baronato universitario. Ecco, che in un ambiente come il nostro venga fuori la parola "baroni" e che soprattutto si dichiari che il baronato è necessario alla sopravvivenza mi continua a fare incazzare. Non sono immacolato come la vergine, ma quando mi sono trovato nella privilegiatissima condizione di avere più lavoro di quanto avrei potuto farne (anni fa) l'ho semplicemente rifiutato, facendo a chi me lo proponeva il nome dei colleghi che conoscevo e stimavo. O che magari avevano poco lavoro in quel momento. Spesso è capitato che mi chiamassero per il motivo opposto: un collega ha fatto il mio nome a questo o quel produttore. Per me funziona così e continua a dover funzionare così.
Se poi conosco pochi colleghi, dipende dal fatto che in realtà non ne frequento fuori dal lavoro.

au revoir
vinicio

Anonimo ha detto...

Rita : è vero, il rapporto con un anonimo non è paritario e penso che il senso dei ripetuti richiami della sact all'uso accorto di questo strumento siano da interpretare come un correttivo a questo sbilanciamento. d'altronde però, è chiaro a chiunque che gli sceneggiatori non sono e non si sentono 'pari' tra di loro. ripeto e non c'è niente di offensivo in questo che entrare qui dentro in chiaro, se si è preceduti da ottime credenziali umane e professionali, è facile.e puo' essere perfino molto gratificante. c'è chi invece queste credenziali non ce l'ha o non sente di averne in un dato periodo della sua vita. tu vuoi rinunciare al confronto con queste persone, e io ti rispetto perchè penso che tu sia una persona coerente .ma penso che sbagli.perchè i rapporti in questo ambiente forse non sono tutti falsi, ma certamente sono intrisi di una grande dose di reticenza. di persona, queste cose che leggi qui non le sentirai mai. chiaramente sbaglia di più chi ti attacca, servendosi dell'anonimato, ma se si accetta che si tratti di un espediente utile per far affiorare verità scomode, è quantomeno bizzarro stupirsi se alcune cose che emergono sono un po' urticanti. io mi servo dell'anonimato per celare una situazione di difficoltà di cui ho pudore, dunque non per offendere ,nè per insultare . ma non posso impedire che se mi difendo contro quella che io definisco intransigenza, tu ti senta offesa. per contro, anonimato o no ti basta scorrere l'elenco di ciò che è uscito sul tema, nel mio post precedente, per renderti conto di quanto siano lancinanti le accuse. sono dirette a me, quelle parole , e anche se non sa chi sia, questo 'me', non è che facciano meno male.
anonimA

tchavolo ha detto...

Insomma il Natale si avvicina e ci sono ancora tanti problemi sul piatto... ma uno lo abbiamo risolto: Aldo Grasso è tutto pazzo per amore.

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Televisioni&vxClipId=2524_8cd61812-d022-11dd-b6ee-00144f02aabc&vxBitrate=300

Singolare come il nome di Cotroneo ("ed altri", sic!) venga fatto prima di quello di Milani. Grasso dunque è già passato al "created by"... quale migliore regalo di Natale!

Anonimo ha detto...

vinni, gli sfruttati e gli sfruttatori sono ben distinti nelle fiction e nella testa di persone come te, ma meno nella realtà. comprendo perfettamente e te l'ho detto la bontà delle tue intenzioni, ma anche a te non ha sfiorato che pugnalare anonimamente qualcuno con cui hai un buon rapporto , qualcuno che ti ha dato una mano "vera" sia una cosa profondamente vile?
tu il lavoro agli amici l' hai passato gratis, sei un grande. altri fermano la loro amicizia a dare 'a te' l'opportunità di guadagnare. Magari se il tuo nome venisse proposto in chiaro non te lo darebbero...(succede, succede).
con questo non voglio dire che la pratica sia corretta o che non abbia lati mortificanti voglio solo dire che la delazione mi repelle .Ma spero che ci siano altre vie, da percorrere perchè la pratica non si renda più necessaria. Non si puo'essere orgogliosi di essere dei negri, ma non vi nemmeno di essere visto come il capro espiatorio di tutto il marcio che è nel sistema. quanto a togliere il lavoro agli altri chi scrive da ghost non lo fa più di quanto non lo faccia chiunque cerchi di far restare tutto il commissionabile nella cerchia di amici che poi renderanno il favore.
che ne diresti la prossima volta di un bel " a' produtto', fatti un giro degli agenti, servono a questo, no?"

Nina Marsocci ha detto...

@Davide:
pochissime righe per dirti che anch'io, come Rita, ho letto con interesse il tuo intervento.
Ed è stato una specie di amarcord. :-) C'è "sintonia" tra una delle mie primissime esperienze di scrittura retribuita - ben ventidue anni fa - ed il percorso di tua madre. Anch'io ho cominciato scrivendo alcuni capitoli di un romanzo: per un "lui", che era una scrittore noto, molto noto. Ma che aveva perso "consuetudine" con la penna. Insomma, non gli andava più di scrivere. Ma doveva. Per contratto.
Da quell'esperienza ho imparato che, spesso, uno scrittore (esordiente)ha pochissimo da imparare da un altro scrittore (affermato). ;-)

Buon Natale

Nina

Anonimo ha detto...

Insomma, nati schiavi (professionalmente parlando) e contenti di esserlo. Di più, tutti pronti ad obbedire al padrone e ad abbaiare a chi non fa i suoi interessi.
Non c'è che dire, la Mamy di Via col Vento è nulla in confronto a voi.

Davvero non so se mi fanno più schifo questi servi proni o i loro sfruttatori. E' una battaglia ardua.
Quello che però so è che siamo circondati di questi esseri ignobili, che sono:
un pessimo esempio per i loro figli
persone prive di dignità
crumiri
unità da isolare, o da ignorare
criminali
ladri che rubano il lavoro agli altri
e tutto questo da sotto un burca.

E, si badi bene, non mi riferisco a chi vive con sofferenza questa situazione, ma a chi addirittura ne va orgoglioso e non perde occasione per ribadircelo.

Ma qualcuno si è chiesto se tutti questi minus habentes sono poi iscritti alla sact?
Ve lo posso assicurare, la risposta è sì.
E così come sono iscritti loro, lo sono anche i loro sfruttatori.

Voi pochi in sact che possedete ancora un etica continuerete a sopportarli e a sorridere loro facendo finta di nulla o reagirete?

Farete finta di nulla, ne sono certo. E del resto avete poche scelte, siete minoranza in sact. Forse non numerica, ma di sicuro non agite di conserva, come fanno loro, bloccando e incalanando la discussione dove vogliono.
Schiavi e schiavisti, paradossalmente, hanno un'identità comune che li spinge a isolare chi non accetta la loro etica distorta. E il loro obiettivo dichiarato, non possedendo più ideali, può essere soltanto il potere, nel cui esercizio sono maestri.

Vi faccio una domanda. Secondo voi, alcuni di questi sono per caso membri dei vari organi dirigenti della sact, magari addirittura dei probiviri? Badate, non lo sto affermando, solo chiedendo. ...Ma è molto probabile che sia così.

Adesso che sapete (perché se ve lo siete chiesto avete anche la risposta) farete i conti con questa realtà?
Ne dubito. Al massimo "qualcuno" ipocritamente proporrà di legalizzare questa pratica, come suggerito da Daniele, e penserete così di aver risolto tutto.

Pensateci. E' un po' come chi vuole risolvere il problema della prostituzione in strada riaprendo le case chiuse.
Se si avesse più memoria storica, o soltanto si fosse andato a leggere qualche libro su quel periodo, si saprebbe che le strade attorno ai casini erano piene di prostitute, quelle ormai più vecchie e brutte, le più malate, quelle che non riuscivano a entrare più nella quindicina nemmeno di uno sperduto paese di montanari.

Allo stesso modo, l'andare a bottega, l'annullarsi dietro un grande nome, non cancellerebbe la pratica del ghostwriting, ma semmai, in un effetto cascata, l'aumenterebbe a dismisura.

E del resto un esempio di quello che succederebbe con un sistema del genere lo abbiamo già avuto e si chiama "Motorino Amaranto".
Su "I liceali" è stata portata a termine un'operazione vergognosa, che ha visto il totale annullamento dell'autore dietro un marchio anonimo.
C'è di peggio, l'autore per quella serie, cercando in rete, è diventato il produttore Pietro Valsecchi, a cui giustamente non è bastato firmare solo con il nome della sua produzione ma ha preteso il suo nome nei titoli come autore del format.

Daniele, tu porti l'esempio di tua madre e cominci le tue frasi con "non so se mia madre...". Forse dovresti riflettere su questo e capire che è venuto il momento di affrontare questo discorso con lei. Prova a chiederle cosa prova a vedere i meriti del lavoro di tutta una vita sempre appannaggio di altri. E soprattutto prova a chiederle se vuole la stessa sua sorte anche per te. La risposta, ne sono sicuro, ti sarà molto utile per capire.

E in quanto a Rita. Proprio gli attacchi infami, diretti e indiretti, che hai ricevuto tu, come anche è successo a Cristiana, dovrebbero farti capire il perché della mia scelta di rimanere anonimo.
Prova a immaginare, dopo quanto ho scritto, cosa mi succederebbe se firmassi con nome e cognome queste righe.

Se lo ritieni opportuno, scegli anche tu di intervenire in forma anonima. E' una forma prevista da questo blog. Quindi, perfettamente legittima.
Ah! Non tutti gli interventi di anonimo sono i miei. Altri si sono aggiunti con le stesse modalità. Puoi fare altrettanto.

Concludo volendo fare un augurio sincero a quei tanti che sento affini e che anche questo Natale aspetteranno invano una telefonata per poter lavorare. Loro non lo sanno ancora, ma quel lavoro è già stato dato... a un negro. Ma shhh... questo non si può dire in sact

Giovanna Koch ha detto...

@ultimo anonimo che non so chi sia

"Vi faccio una domanda. Secondo voi, alcuni di questi sono per caso membri dei vari organi dirigenti della sact, magari addirittura dei probiviri"

Senti, io sono vicepresidente da aprile, e ti posso dire che la Sact sta cercando di darsi da fare in un modo concreto. Questo veleno, questo sparlare di chi ci sta dentro a me fa male.
E non lo capisco. Siete sicuri - tu e gli altri anonimi che parlano di tanti negrieri (concordo con Vinicio, il problema si pone più a carico dei negrieri che dei negri) - siete sicuri che sia giusto spargere veleni su questo direttivo e su questa Sact che da aprile sta cercando di fare qualcosa?
Forse sono ingenua, non vedo le travi, sono troppo puntuta e sbaglio i toni. Ok, magari hai ragione tu. Ma dammi una mano. Guarda che non è facile capirci qualcosa e dare i resti a tutti.
Sai qualcosa contro qualcuno di noi? Non siamo presentabili, sinceri? Non spargere sospetti, dillo chiaramente.
Hai ammesso che ci sono persone oneste, che godono della tua fiducia. Dillo a loro, scrivi a loro.
Ma basta questo sussurrare da congiurati! Una cosa è raccontare, spiegare, polemizzare. Una cosa è fare i dispetti, seminare fango. A chi giova?
La gente avrà meno fiducia nella Sact. E sarà più sola. Noi tutti saremo più deboli e le persone che amano il potere e lo usano saranno ancora più forti.
Molta gente mi ha messo in guardia dall'impegnarmi. Sì, mi hanno messo nelle orecchie gli stessi veleni. Che avrei dovuto fare? Restare a casa, nel famoso cantuccio?
Io ho scelto di provarci e vorrei - idealisticamente, ormai lo sanno tutti che soffro di utopie - che le persone sincere ci provino anch'esse.
E mi pare che persone sincere ci siano.
Dài e dài siamo come le mele (e come l'Italia). Tu pensi che siamo già tutti marci. Io mi dò una possibilità. Ma tu potresti darne una a te stesso. Collabora con chi stimi e scrivi a chi stimi del direttivo. Esci - appena di un pezzetto - fuori dal tuo anonimato nel privato. Una persona, una nel direttivo a cui puoi dire la verità c'è?
Non ci conosci abbastanza? Allora non insultarci per principio, dài. Almeno questo.
Nella speranza di averti dalla parte degli idealisti e di non doverti dare ragione sulle mele marce, buon Natale!

anonimo venexiano ha detto...

@Anonimo:
tutto il discorso su Valsecchi, I liceali ecc. è condivisibile, figurati.
e non hai bisogno di prove perché lo sappiamo un po' tutti le manie autoriali di Valsecchi.
quindi Dio salvi l'anonimato in questo caso.
ma, parere personale, non puoi fare insinuazioni su dei colleghi se non ti firmi, mi dispiace.
mi sono andato a leggere i nomi dei probiviri ché non li ricordavo tutti.
beh mi sono fatto la domanda e francamente mi sono risposto che stai prendendo una toppa colossale!
è questo il problema dei proclama pubblici senza firma: tutti possono dire tutto, ma nessuno si prende la responsabilità.
mi dispiace ma in questi casi l'anonimato non può valere.
e non incominciate inveendo con i soliti "ma come?!? l'anonimato dovrebbe valere per tutto e tutti!"
perché vi rispondo subito: no! non può valere per il rapporto tra colleghi. un minimo di correttezza fra di noi è necessaria. rifletteteci, vi prego.

Anonimo ha detto...

Vedo che è necessaria una precisazione su questa parte del mio commento:
"Vi faccio una domanda. Secondo voi, alcuni di questi sono per caso membri dei vari organi dirigenti della sact, magari addirittura dei probiviri? Badate, non lo sto affermando, solo chiedendo. ...Ma è molto probabile che sia così."

La mia era una domanda e ribadisco che non lo stavo affermando, ma solo chiedendo. Così come quando scrivo "magari addirittura dei probiviri" marcando quel "addirittura" voglio far intendere l'ironia che ci sarebbe nel nominare siffatti personaggi "uomini saggi".
Ma l'ironia, lo so, è qualcosa di sottile, e non è mai percepita da tutti allo stesso modo.
Infine, quando scrivo "ma è molto probabile che sia così" con quel probabile ammetto che nemmeno io lo so con certezza, ma che lo sospetto.

Sono un po' deluso. Da degli sceneggiatori mi sarei aspettato una maggiore capacità analitica del testo.

E poiché, contrariamente a quanto si pensa, non è mia intenzione spargere veleni, ma solo mostrare una situazione per quella che è, mi sbilancio e dico che io nella sact non ci sono e non ci sarò mai, così come in qualunque altra associazione corporativistica.
E' risaputo, agli idealisti le corporazioni hanno sempre fatto schifo.

E per tranquillizzare ulteriormente la vicepresidente che si tormenta nei sospetti.
Si è fatta la domanda che suggerivo? Si è chiesta se in sact, anche non nel gruppo dirigente, ci sono negri e negrieri e chi sono? Qual è la risposta?
Perché se è sì non ha bisogno dei miei veleni per agire e cacciarli. E se invece la risposta è no può dirmi tranquillamente che sbaglio, perché può mettere la mano sul fuoco per ognuno di quelli che aderiscono alla sua organizzazione.

Io, per quello che conta, la mia risposta me la sono già data da tempo.

Mi faccia un ultimo piacere, però. Se venisse un giorno a sapere di qualche nome, non faccia la Iervolino della situazione e non se ne esca con un "io non sapevo..."

Anonimo ha detto...

@Anonimo:
vabé si è capito che sei mandato da qualcuno...
se continuate a dare spago a queste idiozie, cari colleghi, siete più ingenui di quanto immaginassi.
stanno cercando di dividerci e noi glielo stiamo permettendo.
occhio e fatevi furbi, mi raccomando.

Anonimo ha detto...

vi faccio una domanda he apparentemente c'entra come il due di coppe quando comanda bastoni...
voi ve le scaricate le serie con i ben noti programmini ? io sì. dunque sto rubando , mi si dice. e anche il furto si aggiunge alla ben nota lista di efferatezze ,stavolta in grnade stile, ai danni di poveri e inconsapevoli colleghi d'oltreoceano.
spero che qualuno si autoaccusi come me ,o di questo passo comincerò ad evitare gli specchi di casa, da tanto che mi fo schifo.
anonimA

Anonimo ha detto...

@anonimA
nefandezze, più che efferratezze, direi. No?

Anonimo ha detto...

aspetta che controllo...sì, direi che è più appropriato, bravo.La doppia erre è refuso, vero?:-)

Anonimo ha detto...

da negro, mi sento di portare una ventata d'ottimismo natalizio. e dire all'anonimo incattivito e non iscritto che avvelena e si avvelena che secondo me si sbaglia,il fenomeno è assai contenuto. non credo ci siano tutti questi ghost , nell'associazione e nemmeno fuori. se mi vado a spulciare i post a parte l'ammissione di qualche erroruccio di gioventù ci sono solo io, in servizio. stando al mio rivoltante datore di lavoro lui ha avuto qualhe altro fantasmino , prima di me, ma non mi ha mai parlato di colleghi committenti che vi facciano ricorso con regolarità.
(almno nella forma 'pura',botteghe a parte)

Nina Marsocci ha detto...

@Anonimo:
"nefandezze, più che efferratezze, direi. No?"

Dissento: efferatezze rendeva molto bene l'idea. :-) E' più sofisticato di nefandezze perché è meno immediatamente "riconducibile"...Meno...semplice...

Comunque, efferatezza e nefandezza sono (abbastanza) sinonimi...Ed entrambi sono assolutamente pertinenti - in concept - all'argomento che stiamo trattando...:-)

Buon Natale, AnonimA e Anonimo...

Nina

PS: Ah, finalmente su questo blog si parla di qualcosa - analisi lessicali - che mi interessa...Che brividi!!!;-))))))))))))

Anonimo ha detto...

Grazie per averci spiegato che sono sinonimi Nina, si vede che hai studiato nei posti "giusti". Tipico caso di insicurezza professionale. Ma non preoccuparti, sei in buona compagnia.

Nina Marsocci ha detto...

@Anonimo:
ho un'incongrua dose di Brunello in corpo, ma azzardo una risposta...Timida... Com'è nella mia natura...Io avrò pure studiato nei posti "giusti", ma a te manca completamente il senso dell'umorismo...Però, ci sono cose più gravi nella vita...:-)

Nina

Anonimo ha detto...

dal di sotto delle mie orecchie di somara, concordo con chi mi ha bacchettato. le nefandezze (= turpitudini) erano più appropriate a quello che faccio io , le efferatezze (= crudeltà) a quello che mi dite (qualcuno, non tutti ) voi.

Anonimo ha detto...

Nina, il brunello a quest'ora!? ma allora ci ero andata vicina, col martini!
Buon Natale ai buoni.Ai cattivi, tutto il resto.

Nina Marsocci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Solo perché siamo a Natale e non voglio aggiungere anche Nina Marsocci alla già lunga lista di persone che possono essersi sentite offese dalle mie affermazioni, ribadisco che non tutti i commenti firmati anonimo sono miei.

E' ovvio che non sto rivendicando l'esclusiva dell'anonimato, né è mia intenzione farlo avendo invitato altri a utilizzare questa modalità, voglio però sperare che chi legge abbia la capacità di saper distinguere fra i diversi stili usati.

Per maggiore informazione, su 86 commenti solo 7 sono miei (con questo 8). Lo dico non per sminuire il mio ruolo (chi mi conosce sa che sono notoriamente immodesto), ma perché può essere interessante per qualcuno sapere che la discussione che si è sviluppata in questo post non è stato un battibecco fra poche teste calde, ma ha invece coinvolto tanti su fronti contrapposti.
Fra l'altro, sarebbe interessante conoscere il numero di quelli rimasti alla finestra a guardare. Ma quei dati sono riservati agli amministratori del sito.

Tornando agli affari, e al di là delle analisi lessicali, sono contento per l'ottimismo natalizio regalatoci dall'anonimo negro.
Grazie a lui abbiamo scoperto che in tutta Italia c'è un solo ghost writer e un solo "rivoltante datore di lavoro".

A questo punto direi che abbiamo cianciato del nulla, e mi scuso di aver tirato su un polverone per un unico, sparuto, caso.

La sact può tirare un sospiro di sollievo. Basta coi sospetti, non ci sono negri e negrieri fra di loro. E di fronte a tanta correttezza credo non ci sia nemmeno più bisogno di discutere di un codice deontologico. Risulterebbe come un inutile orpello, finanche offensivo per dei galantuomini quali sono.

Eppure... eppure...

Anonimo ha detto...

questo è un argomento che si presta a parecchie facezie e/o sobbollimenti vari, umorali e morali.
un confronto pacato però fatelo, 21 gennaio, perchè la mia sensazione scorrendo i post è che si sia mancata un'occasione. infatti nemmeno la stessa sact mettendo quel babbino nero così simpatico, quasi allegro, pensava si sarebbe scatenato sto putiferio sul fenomeno le vedute sono davvero molto contrastanti. rileggendo c'è chi lo prende molto alla leggera, quasi affettuosamente, rifacendosi ad una tradizione di categoria, una sorta di tirocinio più che tollerato, risalente a quando scuole non ce n'erano. e c'è poi chi a quanto pare lo considera una sentina del vizio. mi paiono visioni così diametrali come forse non accade in nessun altro altro tema . Questa scissione andrebbe approfondita, nel merito, senza trascendere in anatemi o invocare pulizie sommarie.chiediamoci invece perchè qualcosa che a qualcuno fa così schifo e ripugnanza, ad altri pare normale, o al massimo discutibile ma tollerabile .
la tentazione più immediata sarebbe rispondere a seconda della propria opinione con un bel rigo sulla lavagna: perchè gli uni sono i buoni, e gli altri i cattivi. partiamo invece dal presupposto che siamo tutti più o meno decenti, e cerchiamo di venirne a capo.

Anonimo ha detto...

Dobbiamo convincerci che le scelte nette sono fuori tempo. In trattoria ci chiederanno di scegliere cosa mangiare e noi serenamente, pacatamente, dovremmo avere il coraggio di dire vogliamo la coca cola, ma anche la birra

Anonimo ha detto...

le scelte nette . come il taglio della testa di numerosi aristoratici , durante la rivoluzione francese. le dobbiamo molto? certo. Ma io di teste non ne taglierei, mai , per nessuna causa. se si rendesse necessario , tuttavia, lascio volentieri il posto a chi mi pare abbia un'inclinazione naturale.

se freccatine a parte, o caustico anonimo, quello che proponi in concreto è un'epurazione in grande stile, perchè non la inauguri tu con una bella spiata anonima che ti renda fiero di te? sul codie deontologico, ripeto,ho i miei dubbi, ma se si abbandonano i toni da predicatore televisivo ,posso contribuire con la mia esperienza a discuterne con chi ne abbia davvero interesse.
anonimA

Anonimo ha detto...

Spira un vento di follia in questo blog che gonfia pericolosamente questa assurda e stupida polemica.

Credo che la Sact abbia commesso un errore dando in pasto a chi ha poco lavoro o non ne ha per niente quest'osso da spolpare. Se credeva di fare gi interessi dell'associazione ha preso un granchio.

Si è cambiato obiettivo. Il problema è e rimane la scarsa qualità della fiction italiana, i bassi ascolti. Dapprima si dà la colpa agli editor di rete o alle produzioni che non danno fiducia, danno delle direttive sbagliate o castrano la creatività degli sceneggiatori, ora la colpa la si dà ai ghost writer, lasciando intendere che è anche a causa loro se la situazione si fa sempre più difficile. Questa è la strada per divedere, non per unire.

A tutti gli Sternikoff della sceneggiatura, ai dipietristi, ricordo che un tempo fare il ghost-writer era l'unco modo per avvicinarsi a questo mestiere. Non c'erano scuole, neanche il Centro Spermentale di Cinematografia prevedeva un corso di sceneggiatura; c'era regia recitazione, produzione, scenografia, costumista, direttore della fotografia, operatore, ma non c'era un corso di sceneggiatura! Non era previsto un corso sull'architrave principale di un film. STRANO VERO? Se non foste così ciechi e presuntuosi, capireste che non è poi così strano. Non c'era perché non ci sono regole da imparare per scrivere una buon sceneggiatura, erano necessarie solo fantasia, creatività, senso del dramma, doti che o ce l'hai o nessuno te le può dare.

Io ho cominciato così facendo il "negro"! E continua a ringrazire ancora oggi lo scenggiatore che mi ha dato quella possibilità. Ero orgoglioso che mettesse la sua firma sotto quello che avevo scritto, perché era un riconoscimento alle mie capacità e soprattutto si assumeva un grosso rischio. E venivo pagato molto bene! Capite cosa sto dicendo? Forse no! Siete troppo infantili. VENIVO PAGATO PER IMPARARE QUESTO MESTIERE. (oggi nelle innumerevoli scuole avviene esattamente il contrario, paghi per non imparare una mazza) E l'ho imparato cosi bene che l'ho fatto per tutta la vita, permettendomi di mandare a quel paese editor di rete o di produzione quando dicevano cazzate.

Ma veniamo all'oggi. La situazione della nostra fiction va peggiorando, E ciò accade perché la maggior parte di ciò che viene trasmesso è drammaticamente dilettantesco.

E lo è perché gli sceneggiatori di oggi nascono facendo un "test": qualche dialoghetto all'interno di griglie ben delimitate seguendo il trattamento, si azzecca qualche battuta e si entra nel sistema diventando SCENEGGIATORI. Una volta entrati si deve solo stare attenti a non uscirne, ma non è difficile, basta andare a mangiare la pizza insieme, essere puntuale alla partitella di calcetto settimanale, (VERO VINICIO?) e il gioco è fatto! Hai il tuo bell'impiego statale e sei sistemato a vita!
Vi conosco, vi ho letti, e vi ho pesato. Siete come quei nuotatori cresciuti in piscina dove l'acqua è sempre calma e che vanno veloci seguendo le strisce blù delle corsie. Ma se venite messi in mare aperto, dove non esistono corsie, dove l'acqua spesso è agitata e dove non si vedono sponde da toccare, dove dovete crearvele con la fantasia le sponde e le corsie, allora perdete la direzione e lentamente cominciate ad affondare. Allora via a chiedere aiuto all'amico di turno che vi riporti in piscina con una bella puntata da dialoghista.

E' questo il problema principale se la nostra fiction annaspa, caro Vinicio, non sono ne gli editor ne i negri, è che la maggior parte di voi non sa sceneggiare e nemmeno gliene frega niente di saper sceneggiare! C'è un dilettantismo che fa paura e la tragedia è CHE NON VE NE ACCORGETE!


PS. Ci sono anche quelli con grosse potenzialità Giovanna, e tu sei una di loro, ma temo che in questo marasma non saprai mai dove saresti potuta arrivare. Te lo dico perché mi sei simpatica e so che sei onesta anche se non condivido quello che dici.

BUON NATALE A TUTTI!

Anonimo ha detto...

@Anonimo
"A tutti gli Sternikoff della sceneggiatura, ai dipietristi, ricordo che un tempo fare il ghost-writer era l'unco modo per avvicinarsi a questo mestiere. Non c'erano scuole..."

UN TEMPO... hai detto bene Anonimo. Ma i tempi cambiano e ora, se non te ne sei accorto, è nata la fiction di lunga serialità televisiva. Non è mare aperto (hai ragione tu) ma un grande piscinone in cui bisogna conoscere le regole per saper nuotare e purtroppo nn sono i vecchi 'baroni' a potercele insegnare ma persone più vicine ai Vinicio della situazione. Fattene una ragione.

P.S. : non ho letto da nessuna parte che la scarsa qualità della tv italiana si imputi ai ghost. Anzi, magari sono proprio loro a svecchiare i baroni per cui firmano!!! ;-)

Almeida ha detto...

Non mi piace il clima che si respira in questo blog. Capisco che chi non lavora possa avercela con chi invece, in un modo o nell'altro, è entrato nel sistema... ma dai, c'è proprio bisogno di usare certi toni?

buon cenone a tutti.
take care.

Nina Marsocci ha detto...

Ora sono abbastanza sobria, quindi:

@Anonimo:
Non era previsto un corso sull'architrave principale di un film. STRANO VERO? Se non foste così ciechi e presuntuosi, capireste che non è poi così strano. Non c'era perché non ci sono regole da imparare per scrivere una buon sceneggiatura, erano necessarie solo fantasia, creatività, senso del dramma, doti che o ce l'hai o nessuno te le può dare."

Su questo sono d'accordo: la fantasia, il senso del dramma - come dici così bene tu - non si possono imparare. Questo vale per la scrittura di sceneggiature, ma mi sento di dire che è un principio valido SEMPRE, qualsiasi cosa si scelga di scrivere.

Poi, mi dici:
"Io ho cominciato così facendo il "negro"! E continua a ringrazire ancora oggi lo scenggiatore che mi ha dato quella possibilità. Ero orgoglioso che mettesse la sua firma sotto quello che avevo scritto, perché era un riconoscimento alle mie capacità e soprattutto si assumeva un grosso rischio. E venivo pagato molto bene! Capite cosa sto dicendo? Forse no! Siete troppo infantili. VENIVO PAGATO PER IMPARARE QUESTO MESTIERE."

Be', Anonimo, se ti è andata veramente così sei stato UN PRIVILEGIATO.Ho conosciuto persone che, per anni, hanno fatto da ghost a nomi importanti e, sistematicamente, venivano SFRUTTATI e SOTTOPAGATI. Ti sto parlando di persone, di amici, che non ci sono già più. :-( Ma che oggi - in questo marasma - forse avrebbero dimostrato dove potevano arrivare. E prendersi, finalmente, qualche legittima soddisfazione.

Si impara andando a "bottega": personalmente, credo che rapportarsi/confrontarsi con il lavoro di un unico scrittore sia molto, molto limitante.
Le situazioni claustrofobiche - a mio parere - sono nemiche della creatività. Il VALORE AGGIUNTO che un'industria che funziona ti dà è proprio nel CONFRONTO COSTRUTTIVO con INTERLOCUTORI DIVERSI. Interlocutori CAPACI. A queste condizioni, ci sono buone possibilità che le storie possano crescere.
No, personalmente non attribuirei il calo della qualità della fiction italiana alla mancanza di "botteghe". Andrei a guardare altrove: in un generale impoverimento culturale, soprattutto delle nuove generazioni, causato da una scuola che, da quarant'anni ormai, non forma perché non fornisce gli strumenti per poter scomporre, decodificare e poi ricomporre...E senza questi strumenti è difficile AMARE, APPASSIONARSI a qualcosa.

E punterei il dito - ma a questo punto qui scoppierà il finimondo - contro un certo "relativismo"...In cui tutto è sullo stesso piano.
Ma su questo argomento vi lascio alla lettura della bellissima intervista di Sandro Cappelletto ad Uto Ughi: è su www.lastampa. it.
Si parla di musica, ma i campi a cui si può estendere la sua analisi sono molto più ampi.:-)

Ancora buon Natale a tutti.

Nina

PS: sorry, non ho il tempo di rileggere.

Anonimo ha detto...

La fragile tregua natalizia è stata rotta da un intervento, a dir poco viscido, di un qualche vecchiaccio del sottobosco della sceneggiatura italiana spuntato a sorpresa a sostegno delle tesi segregazioniste.

La tradizione, però, mi imponeva durante le festività di sgomberare il campo dai cattivi pensieri. Così, solo oggi mi decido a rispondere a quest'essere strisciante, che ci conosce (ma proprio tutti?), che ci ha letti (quale onore!) e che ci ha pesati (addirittura!?).

Cominciamo dalle sue affermazioni sul Centro Sperimentale. Se è vero che in quella scuola non c'è stato un corso specifico fino all'85
(ma negli anni settanta addirittura ci fu un periodo in cui le distinzioni di corso erano state abolite), è anche vero che la sceneggiatura vi è sempre stata insegnata.

Ha mai sentito parlare, caro il mio vecchio dalla memoria corta, di un certo Umberto Barbaro che il Centro Sperimentale ha fondato? Lui di sceneggiatura ne sapeva parecchio, e soprattutto, tra i primi in Italia, ne ha capito l'importanza.

Anche se fa finta di non saperlo, il vecchiaccio sa bene che una volta, prima del regista e dello sceneggiatore, si cercava di formare l'Autore, quello con la A maiuscola, quello che lui non è mai riuscito ad essere.
Un regista era prima di tutto uno sceneggiatore, che partecipava alla scrittura ponendosi in quell'ottica. Solo sul set, a copione finito, ritornava al suo ruolo primario.

Provate a chiedere a qualcuno che ci ha lavorato quali sono le qualità di Monicelli come sceneggiatore. Non ha nulla da invidiare a nessuno dei grandi nomi di quell'epoca. E come lui, ve l'assicuro, sono in tanti di quella generazione ad avere la stessa preparazione.

E nel contempo, lo sceneggiatore di quell'epoca non pensava che il suo scrivere fosse solo una forma letteraria, ma era ben conscio di contribuire a uno specifico da cui non poteva prescindere: il linguaggio cinematografico.
Avete mai provato a discutere di regia con Scarpelli? Vi stubirebbe apprendere qual è il suo grado di preparazione sulla materia.

Ma quella era un'epoca diversa, finanche eroica. Andate a leggere i titoli dei film italiani alla voce sceneggiatura: un'infinita lista di nomi.

Pensate, c'erano sceneggiatori che volontariamente rinunciavano a parte del proprio merito per far firmare anche l'amico in difficoltà, o che stimavano, e fargli guadagnare qualcosina senza che questi scrivesse una sola riga.

Allora si chiamava solidarietà: tutti uguali di fronte al bisogno. Oggi, a giudicare da quanto leggo in questo blog, verrebbe etichettata come idiozia.

Certo, anche allora c'erano negri e negrieri. In genere, nel momento del successo, ad alcuni (e solo ad alcuni) scattò un click in testa. Pensarono improvvisamente di essere superiori agli altri e la brama di soldi li portò a diventare dei profittatori.
Ma almeno non rivendicarono con orgoglio, come sta succedendo da queste parti, quella che era soltanto una palese ingiustizia.

Ma il vecchiaccio, in buona compagnia, ci dice che il nostro è solo livore, perché non siamo capaci di nuotare fra le onde, perché non lavoriamo.

Come non dargli ragione. Palesemente il nostro è solo un caso di deprecabile invidia sociale (oh Signore, vuoi comparmi una Mercedes Benz...).
Peccato che poi ci siano persone come Cristiana o Vinicio che, fatti i doverosi distinguo, smentiscono questa teoria.

Ma anche per loro la risposta è pronta. Una fa lavorare solo gli amici, l'altro lavora in virtù della sua abilità a calcetto.
Sono queste le insinuazioni fatte, o sbaglio?

Allora, ditemi un po', a conti fatti, da che parte vengono i veleni, le infamate, il maccartismo di cui ci si accusa? Chi è che, incapace di sostenere le proprie ragioni, ha attaccato sul piano personale quelli che si sono esposti col proprio nome e cognome?

E voi della sact, con questa gente, che è al vostro interno, vorreste fare un codice deontologico? Ma andiamo!

Chissà il 21 chi sarà il primo ad alzare il dito in difesa del valore (più che altro interesse) della "bottega", o pregando di non prendere decisioni che possano ledere i poveri negri.
Chi sarà mai costui? Un negro, un negriero, soltanto un ingenuo, o un imbecille integrale?

Rendetevi conto che un qualsiasi codice comportamentale può scaturire solo da un bisogno impellente di rottura con un passato non più sostenibile, e deve costituire uno spartiacque fra un comportamento sbagliato, ammesso sino a qual momento, e uno più corretto, da attuare per il futuro.

Invece voi, con i vostri associati dal passato (e per alcuni dal presente) poco limpido, con il vostro bisogno di mediazione perenne, con la vostra logica da struzzi, potrete tirar fuori al massimo un regolamento di condominio.

E quindi, esimio amministratore, vice amministratrice, e condomini tutti, io vi dico che, pur vivendo sotto lo stesso tetto, la vostra assemblea, avendo voi ammesso al voto anche soggetti che non sono titolati a farlo, non ha un numero sufficiente di millesimi per discutere l'ordine del giorno che vi proponete e che non riterrò valida qualsiasi decisione venga presa, ritenendo che questa possa rappresentare non me e quelli come me, ma soltanto i vostri interessi.

In fede
uno sceneggiatore

Anonimo ha detto...

Spero che il 2009 ti porti un po' di sale in zucca, anonimo sceneggiatore, ché per ora hai solo due neuroni che fanno a pugni.
So long...

Anonimo ha detto...

Sorvolo su chi mi definisce viscido vecchiaccio. E' solo un umbecille!
Mi rivolgo invece a tutti coloro che sperano che le battaglie dell'associazione possano contribuire a migliorare la situazione degli scrittori.
Se il problema che vi angustia è il calo di lavoro, rispondete a questa domanda:
Fanno più danno gli editor e i negri, o le fiction come Dottor Clown che ieri è riuscito a perdere la serata contro l'ennesima replica di un filmetto americanoi?

Anonimo ha detto...

La prossima volta faremo scrivere dottor clown a un ghostwriter di tuo gradimento, così risolveremo il problema della fiction italiana. Contento?

Anonimo ha detto...

quello che mi delizia è vederci sbranare tra di noi mentre privi di un pensiero al mondo i reali responsabili di questo stato di cose brindano nei party natalizi e fanno shopping. il fenomeno è marginale, ne sono convinta. ma potrebbe esserlo di più se si riuscisse asardinare quell'istituzione infame ,mai ammessa che è la lista dei graditi di rai e mediaset. perhè bisogna star qui a far finta che gli sceneggiatori li scelgono i produttori? li scelgone le due strutture di fiction e NON POSSONO NON SAPERE che più cose contemporaneamente non si scrivono, se non facendosi aiutare.

AUTORE 100 ha detto...

vabbeh... adesso diamo anche la colpa alle strutture fiction!!! Ma possibile che in questo paese prendersi delle responsabilità sia così difficile? E' sempre colpa di qualcun'altro!!! E' per questo motivo che le cose non cambiano mai... Mi spiegate cosa ci vuole ad ammettere che sì... qualcuno è ingordo e arraffa più che può, e che questo è sì un modo di vivere che piacerebbe a tutti, ma il fatto è che chi ha un briciolo di onestà intellettuale non lo pone in atto perché equivale a rubare, tutto qui! Dobbiamo solo unirci nell'intento di ostacolare questa pratica disonesta. E tutti i ghost del mondo potranno urlare finché vogliono che la colpa è di questo o di quello... loro sono schiavi che non hanno il coraggio di spezzare le catene. PUNTO.
Chi ha detto che non bisogna ascoltarli ha ragione... la guerra di secessione molti schiavi non la volevano... giordano bruno è stato messo al rogo per ciò che aveva scoperto... galileo ha rinnegato ciò che per lui era evidente per non fare la stessa fine! Questo per dire che la verità non tutti la vogliono scoprire, perché prendere coscienza e dare un nome alle cose spesso richiede quello che un popolo come il nostro rifugge: avere il coraggio di cambiare.
Alzate gli occhi dall'ombelico e iniziate a guardare oltre il vostro naso... forse tutto vi apparirà più chiaro.

Branco di ignavi che brancolano nel buio (ma quello delle vostre anime) che non siete altro. Con affetto il centesimo commentatore.

Anonimo ha detto...

Da quando frequento questo blog ho scoperto un sentimento che non mi credevo capace di provare. l' invidia. non quella bonaria , intrisa d'ammirazione, riservata ai grandi , o quella spicciola , di poco conto che spira in alcune zaffatine frivole e passeggere. Ma la Vera Invidia. Già sospettavo l'esistenza dei Certi. Ma di persona ne avevo incontrati di rado. Qui invece ogni tanto spuntano. I dubbioesenti, come una volta lo si era per il militare.
qui ho incontrato tante persone SICURE del proprio valore professionale o etico o umano, e a volte tutto insieme. Così splendenti, così orgogliosamente incorruttibili, così pure.
Il loro candore mi schianta il cuore. sono riuscite a bagnarsi nei liquami del mondo e di questo nostro mestiere, ad affermarsi, perfino , senza che il niveo manto che gli avvolge la coscienza ne conservasse impronta. non c'è mai stata nella loro esistenza quell'ombra di miseria, quella slabbratura morale che ti consente di guardare al tuo simile peccatore con l'empatia che sola viene dal sentirsi a propria volta in difetto, un essere vulnerabile alle tentazioni, un uomo. Non c'è niente al mondo che ti dia più forza. sentirsi investiti dalla verità, dal talento, da una missione. E sentirsene degni. E affermarlo con il sole in fronte e lo sguardo fiero, privo d'ogni tentennamento.

Tra l'altro m'ero fatta l'idea che questo tipo di attitudine fosse altamente infrequente e addirittura impopolare tra gli scrittori , i quali dovrebbero aver metabolizzato più di chiunque altro i concetti di 'chiaroscuro', di sfaccettatura, di relatività .M'ero persuasa che abituati come sono a raccontarci che anche i cattivi hanno un'anima, ci credessero davvero. ma è evidente che non è così.una parola buona la si puo' avere per il Capo dei Capi, mica per un negro di merda qualsiasi.

Che Dio vi benedica, figlioli. La mia invidia per voi non ha limiti.

Anonimo ha detto...

@Anonimo/A
Esiste il chiaroscuro... ma esiste anche il bianco e il nero e sono due colori DECISI. Esistono in natura sai? Come esiste il leone e la gazzella... se poi dobbiamo sentirci tutti bacarozzi per sopravvivere in ogni situazione!
Abbasso l'invidia, evviva l'ispirazione e l'empatia costruttiva.

Anonimo ha detto...

non mi sono mai sentito nè ingordo nè avido. ma io oggi un 'no' non lo dico manco a morì ammazzato. vediti morire quattro progetti tra le mani e poi mi dici quanta voglia ti viene di fare l'elargitore disinteressato. Una volta lo facevo, oggi no. Oggi strippo di lavoro e se proprio non ce la faccio allungo al nero qualche scena a un amico. E lo pago.Certo, se mi sentissi radicato abbastanza dentro una produzione da poter beneficare qualcuno senza rimetterci nè in credibilità, nè in alcun altro modo e anzi guadagnandomi la sua gratitudine, grazie che lo farei (anzi l' ho fatto, pentendomene amarissimamente) altrimenti no. leone , gazzella, bacarozzo?
boh?

Anonimo ha detto...

direi vampiro. e mi dispiace molto per i tuoi amici...

Anonimo ha detto...

mi mancava un buon nick.d'ora in poi mi firmerò contedrakul e aggiungerò il delizioso pensiero di togliere lavoro a te alla lunga lista dei piaceri della negritudine.

Anonimo ha detto...

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dall'infanzia, nelle profondità di una caverna. Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro.
Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada sia stato eretto un muricciolo, lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attrarrebbe l'attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un'eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro.
Mentre un personaggio esterno avrebbe un'idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (si ricordi che sono incatenati fin dall'infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre "parlanti" come oggetti, animali, piante e persone reali.
Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l'uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre.
Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s'irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.
Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell'acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato sarebbe capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell'acqua, e capirebbe che:
« è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano. »
(Platone, La Repubblica, libro VII, 516 c - d, trad.: Franco Sartori)
Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all'ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall'ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento ed, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

BUON 2009 da Platone

Anonimo ha detto...

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all'ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall'ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento ed, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.


PAROLE SANTE
MEDITATE NEGRI MEDITATE

Namastè ha detto...

-- > MEDITATE NEGRI MEDITATE

Disse la pecora che si credeva un lupo...

Anonimo ha detto...

'Disse la pecora che si credeva un lupo...'

disse namastè che se credeva mejo de platone

Anonimo ha detto...

c'è toccato pure il mito della caverna. assieme alla visione di 'scusa se ti chiamo amore' ieri sera su sky, una salutare immersione di banalità di cui si sentiva il bisogno.

Anonimo ha detto...

ehhh... se non ci fossi tu che lascerai il segno nella storia!!!

Anonimo ha detto...

Patetici.

Anonimo ha detto...

Daje sact, e apri 'sto nuovo topic, così ce inzultiamo n'artro po' :-)

Almeida ha detto...

Pensavo... quante volte abbiamo letto sui quotidiani o su internet recensioni riguardo a una serie che abbiamo scritto? e quante volte nell'articolo è stato menzionato il nome dell'headwriter e degli editor? Mai o quasi.

Ecco l'idea è questa: chiedere formalmente ai signori giornalisti di fare sempre nei loro articoli il nome degli sceneggiatori, sia per le serie tv che per i film. E basta una volta per tutte con i vari "ha curato la sceneggiatura; si è occupato della...; ha steso la...;

La sceneggiatura si scrive. Che imparino a usare il verbo giusto.

Almeida ha detto...

Dispiace parecchio per Claudia Sbarigia.
è giusto ricordarla sul blog.
baci a lei.

Anonimo ha detto...

Ieri pomeriggio ho affittato Gomorra.
Piazzato sulla poltrona, in religiosa solitudine, pronto a gustarmi questo capolavoro.

Dopo dieci minuti già dormivo.

Anonimo ha detto...

Può capitare, se si mangia pesante.

Anonimo ha detto...

ieri è finito RC la serie. La prima puntata è iniziata con un teaser ambientato ai giorni nostri.
e nel finale? Non se ne sa più niente. forse gli autori se lo sono dimenticato?

Anonimo ha detto...

Mi è appena arrivata voce che mediaset ha iniziato a pagare i produttori a 120 giorni e che questi, di conseguenza, hanno iniziato a spostare i pagamenti nei nuovi contratti a 90 giorni. vi risulta?

Aaron ha detto...

A me pare che questa discussione sui ghost writer sia un po' fine a se stessa e, per certi versi, ipocrita.
Non capisco perché ci si scandalizzi tanto. A mio modo di vedere il ghost writer andrebbe tutelato allo stesso modo del writer. In fondo fanno lo stesso mestiere.
Ma davvero pensate che Stephen King abbia scritto lui tutti i suoi romanzi? E Ken Follet? E Bruno Vespa?
In editoria, il fenomeno è certamente più vasto e forse per questo, come scrive Davide, viene formalmente regolato da un contratto.
Se domani venissero da me, che so, il signor Rulli e il signor Petraglia (ma è solo un esempio, giusto per citare i più conosciuti) e mi proponessero di scrivere una roba che poi firmano loro, non mi tirerei indietro schifato, anche perché se vengono a chiederlo a me significa che si fidano. però pretenderei di essere pagato. tanto. tantissimo. proprio perché il mio nome non appare da nessuna parte e non posso accampare nessun diritto sull'opera, il mio compenso deve essere adeguato.
tutto qui.
i ghost writer esistono. esistono come professionalità. perché nascondersi dietro un dito?
il vero scandalo non è fare uso di ghost writer. lo scandalo è pagarli in nero, ricattarli moralmente o non pagarli affatto.
il ghost writer fa lo stesso mestiere del writer. non c'è nessuna differenza. se non che lavora nell'ombra.
ma lavorare nell'ombra non significa che non possa fare bene il suo lavoro.
non significa che non abbia una sua dignità.
ecco perché penso che un sindacato non dovrebbe affatto ignorarli, ma tutelarli allo stesso modo, se non di più, degli scrittori che non hanno la fortuna di essere chiamati da Rulli e Petraglia (ripeto, è solo un esempio) a scrivere un flm che non firmeranno mai.

bonne journée

Anonimo ha detto...

Per essere tutelato un "fantasma" dovrebbe materializzarsi e allora chi lo chiama più.

Anonimo ha detto...

Per essere tutelato un "fantasma" dovrebbe materializzarsi e allora chi lo chiama più.

Anonimo ha detto...

Ma che razza di imbecilli frequentano questo blog!
Siccome nell'editoria hanno legalizzato l'appropriazione indebita dei meriti altrui (che poi non è proprio così come lo scrive)lo si dovrebbe fare anche nella sceneggiatura, così si risolve il problema dei ghostwriter.
Complimenti per l'alto senso morale!
Scommetto che il tipo è uno di quelli favorevole alla depenalizzazione del falso in bilancio

Anonimo ha detto...

Avete deciso di far morire il blog?
Un nuovo post, altrimenti lo scriviamo noi.
eddai!!!!!

Giovanna ha detto...

No, @Aaron. Non si tratta di scandalizzarsi, ma si tratta di essere fermi. I ghost writer non sono una professione, sono la sofisticazione di una professione. In qualsiasi mercato esistono i prodotti ed esistono dei marchi. Se al supermercato compri olio di oliva e dentro ti ci mettono olio di semi, anche se l'olio di semi è ottimo e non ti fa male, sei stato truffato, il mercato è stato inquinato, la fiducia produttore-consumatore è stata infranta. Se uno spettatore, o un produttore, o un network "comprano" un prodotto-sceneggiatura perché garantito da una firma, se a scrivere non è chi firma, sono stati truffati, il mercato è stato inquinato.
E a questo siamo. Non si sa più chi possa fare che cosa e in quanto tempo. E ci rimettiamo tutti.
Come può un sindacato di scrittori proteggere chi scrittore non risulta?
Un sindacato non è mica Zorro. Si appoggia a delle leggi, usa delle leggi, fa rispettare delle leggi con mezzi legali. Ora il sindacato dell'olio di semi in bottiglie con marchio olio di oliva non potrà esistere mai, ti pare?
Arrenditi all'evidenza: l'illegalità può fruttare denaro (e se no uno perché lo farebbe?), ma certamente non porta diritti.

Anonimo ha detto...

Ma è vero che la nuova fiction che si chiama INTELLIGENCE con Raoul Bova sarà come quelle americane per quanto riguardo la trama e le grandi scene d'azione??

Se è così sarebbe davvero bello. Gli action movie sono straordinari

Anonimo ha detto...

solo per doverosa chiarezza .quattordici anni fa il mio primo gesto consapevole in questo mestiere fu scrivere a Sandro Petraglia e offrirmi ome tirocinante /ghost.la sua risposta fu: non uso i ghost, chi lavora con me, firma. E così fu,anni dopo.
un nitore morale che è giusto ricordare perchè va a suo vanto.
anonimA