sabato 13 dicembre 2008

Perché la SACT non aderisce alla nuova associazione dei 100autori

Pubblichiamo di seguito una lettera del Presidente della SACT, Daniele Cesarano. Daniele ci spiega il motivo per cui la SACT non aderisce al movimento dei 100autori.

"Lo scorso Luglio il movimento dei 100autori chiese alla SACT e ad altre associazioni di autori, di affiancarli nella costruzione di un'unica grande associazione che comprendesse sia i registi che gli sceneggiatori di cinema e televisione, un’associazione unitaria in grado di rispondere con più forza alle urgenze dei problemi del settore.

Il direttivo della SACT, dopo un’attenta riflessione, rispose con un cortese “no grazie”, rilanciando però con una proposta di federazione tra l’associazione nascente e quelle esistenti. Ma l’idea della federazione sembrò inefficace al movimento dei 100autori. Per cui ci siamo lasciati con un generico “incontriamoci in battaglie comuni, ma per il resto ognuno per la sua strada”.

Oggi i 100autori diventano associazione e stanno mandando e-mail con richieste di iscrizione anche ai nostri iscritti. Per questo mi sembra giusto ricordare ai soci della SACT perché abbiamo rifiutato di confluire nella nuova associazione.

In tutto il mondo occidentale esistono associazioni di categoria che si distinguono per identità professionali: gli sceneggiatori con gli sceneggiatori, i registi con i registi. Non esistono associazioni miste. Questo perché i nostri colleghi hanno ritenuto necessario focalizzarsi sui problemi specifici che distinguono le singole categorie, ritenendo l’identità di un’associazione la sua forza e non la sua debolezza. Ma la loro divisione non ha mai vietato ad associazioni di categorie diverse di fare battaglie comuni o anche solo battaglie di solidarietà. Chi non ricorda durante l’ultimo sciopero della WRITER’S GUILD OF AMERICA, ovvero degli scrittori americani, la solidarietà concreta di attori e registi americani.

A queste considerazioni viene spesso obiettato che l’Italia è un paese atipico e per questa ragione è necessaria l’unità di tutti gli autori – registi e sceneggiatori – per provare a modificare la realtà esistente.

E’ un’obiezione che non condivido: perché penso che l’unità tra gli autori può essere trovata su punti specifici senza per questo dover confluire in un’unica associazione, che dovrà per forza mediare su interessi diversi e spesso divergenti. Ci sono cose che ci uniscono ma ci sono cose che ci dividono dai registi. Sarebbe sbagliato pensare che non sia così.

La SACT è nata con lo scopo di promuovere e difendere tutti gli scrittori di cinema e televisione, senza distinzione di genere o di fama. Ed è questo che vuole continuare ad essere: l’associazione degli sceneggiatori italiani. Focalizzata sui problemi della scrittura nel mondo dell’audiovisivo. Convinta, ora più che mai, che solo un’associazione di categoria con una chiara identità, e senza obblighi di sintesi di interessi diversi – come quelli tra sceneggiatori e registi - può incidere sulla realtà del nostro lavoro di sceneggiatori. Senza che questo impedisca di potere trovare battaglie comuni con categorie vicine come quella dei registi.

Ed è per questi motivi che non siamo confluiti nella nuova associazione dei 100autori.

Ed è per questo motivo che io non mi iscriverò alla loro associazione.

Daniele Cesarano"

87 commenti:

Cristiana Farina ha detto...

Concordo pienamente con Daniele. L'associazione di categoria è necessaria perché sgombra il campo da ogni possibile conflitto di interesse. Per questo motivo anche io non aderirò all'associazione dei 100 autori.

Anonimo ha detto...

Bene. Grazie Daniele. Adesso sta a noi far girare la lettera il più possibile.

a presto,
Almeida

Leonardo ha detto...

Sottoscrivo la lettera di Daniele e il commento di Cristiana.
Anche io non aderirò ai 100autori.

Luigi Montefiori ha detto...

Approvo e sottoscrivo!

Barbara Petronio ha detto...

Voglio vivere in un Paese normale e non "atipico". Per questo non aderisco ai 100autoti e scelgo di stare con un'associazione di categoria: la SACT.

Anonimo ha detto...

Più che un paese atipico, il nostro mi sembra un paese in cui per sceneggiatori e registi (ma anche per gli altri) non vi sia mercato. Creare solidarietà è difficile quando la torta è nettamente insufficiente a sfamare tutti gli invitati. Ancora più difficile poi sarà sconfiggere il ridicolo razzismo con cui i cinematografari trattano i televideografari. - GC -

Almeida ha detto...

Ancora più difficile poi sarà sconfiggere il ridicolo razzismo con cui i cinematografari trattano i televideografari.
---------
"francamente me ne infischio"

Almeida ha detto...

Un classico incontro con un regista di cinema, uno qualsiasi, uno di quelli abituati a finanziamenti pubblici.

Io: "Secondo me, tutta la prima parte non funziona, il protagonista non rischia nulla. Bisognerebbe alzare la posta in gioco. Bisogna concentrarsi sulle scelte del personaggio. Creare un arco narrativo o almeno un percorso psicologico che lo porti a un cambiamento... tu che dici?"

Regista: "Io vorrei lei che arrivasse sotto la pioggia. Con un sottofondo musicale tipo Santaolalla... ecco mi immagino la Chiatti con i capelli bagnati sotto la pioggia"

E in quel momento, ma solo in quel momento, nei meandri più profondi della tua coscienza pensi, ma non avrò fatto 'na cazzata a non accettà de scrive quella puntata de don matteo?

Giovanna Koch ha detto...

Bravo, Daniele. Servivano il tuo intervento e la tua chiarezza. Non aderirò all'associazione dei 100autori perché condivido tutti i motivi che hai espresso.
Ti confesso anche che non vedo l'ora, dopo questa - si spera momentanea - rincorsa alle "nostre" iscrizioni, di poter smettere di parlare dei 100autori come di un problema. Preferirei che ne emergessero dei vantaggi.

marco ha detto...

sono in disaccordo col presidente della Sact e soprattutto con alcuni commenti letti (e altri sentiti da colleghi sceneggiatori). Ritengo sia sbagliato mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non essere un paese "atipico". Il fronte degli avversari (reti, produttori, distributori, crisi finanziaria ecc. ) è assolutamente compatto nel privarci ogni diritto (anche di parola) e questo è sotto gli occhi di tutti. Sono socio Sact fin dall'anno della sua fondazione e ritengo che essere iscritto anche ai 100 autori non sia assolutamente una contraddizione ma anzi una acquisizione di forza. l'associazione di categoria è un'ottima cosa, ma non perdiamo di vista le priorità... un'associazione di categoria in una società che non prevede nessuna forza contrattuale per gli scrittori è inutile. e ritengo sciocchi e snobistici gli atteggiamenti di scrittori che espongono esperienze negative con colleghi registi. E' la stessa contrapposizione che si vede giorno dopo giorno, più in grande, all'interno della nostra opposizione di governo: una guerra di potere tra poveri mentre gli altri hanno la strada spianata per farsi i loro interessi... a nostre spese.
Marco Martani

Barbara Petronio ha detto...

Marco, credo che tu abbia frainteso il contenuto della lettera e quindi anche gli interventi di chi la sottoscrive.
Siamo aperti alle battaglie comuni e le faremo, se condivise.
Abbiamo chiesto più volte ai 100autori di unirsi in una federazione con noi. La risposta secca è stata "NO" con la pretesa di sciogliere la SACT.
Ecco è proprio questo che non crediamo giusto: sopprimere il concetto di associazione di categoria.
Perché una volta morta, non potrà più risorgere. E non potrà più essere portavoce delle esigenze degli sceneggiatori.

marco ha detto...

spiacente ma non credo di aver frainteso nulla (non c'è nulla da fraintendere) e non c'è nessuna pretesa da parte dei 100 autori di sciogliere la Sact. se c'è stato un no su una proposta non vuol dire che adesso siano diventati i nemici pubblici della Sact (sono altri i nostri avversari). La sacrosanta lotta per i diritti degli associati (per i nostri interessi cioè), non deve essere ostacolata a causa dell'ego ma condivisa. Perchè la Sact nasce per quello! Le contrapposizioni per partito preso non portano da nessuna parte.

Rita Charbonnier ha detto...

Solidarizzo con Marco (che non conosco personalmente) e resto sempre un po' perplessa di fronte ai "mi hai frainteso". Il sotterraneo sentirsi parenti poveri in quanto televisivari, rivendicando il proprio diritto ad essere considerati autori di qualità, e attaccando per contro i parenti ricchi che di qualità non sarebbero, mi lascia ancor più perplessa.

Leonardo Valenti ha detto...

Marco, quello che mi interessa è sapere che c'è un'associazione che mi tutela, perseguendo obiettivi che mi riguardano in quanto sceneggiatore.
Quello che mi interessa è sapere che c'è un posto dove la mia voce, i miei bisogni, vengono ascoltati, assorbiti, trasformati in azione, senza compromessi o discussioni con altre categorie.
Parere personale, ma in un'associazione mista credo che si rischi di perdere tempo, forza ed efficacia.
Credo che si rischi di veder sfumare l'impeto di rivalsa di una categoria nell'accomodante culla del "compromesso".
Come possiamo ottenere risultati se prima di uscire e fare le nostre richieste dobbiamo arrivare a compromessi con categorie dagli interessi, a volte, contrapposti ai nostri?
Credo che mantenere in vita la SACT sia stata una scelta doverosa.
I 100autori non sono miei nemici, ma trovo la loro iniziativa semplicemente confusa.
Molta utopia, poca concretezza. Io, perdonami, scelgo la concretezza.

Barbara Petronio ha detto...

Scusa Marco ma sei mal informato. A Luglio si tenne una riunione con i rappresentanti della SACT e il direttivo dell'epoca dei 100autori (tra cui Valerio Ialongo e Francesco Scardamaglia) in cui venne chiesto alla SACT, senza mezzi termini, di sciogliersi per confluire nella nuova associazione dei 100autori.
A seguito di questa riunione ci fu un direttivo SACT in cui decidemmo di non sciogliere la SACT ma di proporre ai 100autori una Federazione per battaglie comuni.
A questa proposta i 100autori risposero di no.
Da parte della SACT non c'è nessuna volontà di contrapporsi ai 100autori. La lettera di Daniele te lo dimostra.
Leggila per quello che è, senza vederci a tutti i costi una contrapposizione.
Se ci sono battaglie comuni combatteremo insieme. Ma combattere insieme non può significare lo scioglimento di un'associazione che esiste da 10 anni e ha portato avanti importanti battaglie per gli sceneggiatori.

Anonimo ha detto...

Su due cose vorrei fare chiarezza. Primo, la SACT non pensa che i 100autori siano il nemico. Meno che mai i registi. Ma questo è un blog ed è giusto che ognuno si senta libero di esprimere il proprio pensiero. Anche se non è quello della SACT. Io, poi, non ho mai incontrato, nel mio lavoro di sceneggiatore, un regista come quello descritto da Almeida. E non credo di essere stato solo fortunato.
Il secondo punto riguarda l'ego citato da Marco.
Non capisco se Marco intenda l'ego personale o quello di categoria. Nel primo caso, libero di pensarlo. Ma personalizzare il dibattito non credo aiuti a capire le posizioni di ognuno di noi. Nel secondo caso penso che sia piuttosto riduttivo considerare la scelta della SACT di non confluire nei 100autori, come una scelta basata sull'ego dello sceneggiatore. La nostra è una scelta basata su una visione diversa della funzione di un'associazione di categoria. Può essere una scelta non condivisa, ma credo che vada rispettata, come la SACT rispetta le decisione di chiunque voglia far parte dei 100autori, o come, nel caso di Marco, voglia far parte di entrambe le associazioni.
Un'ultima cosa a Rita. Io ho una percezione della realtà radicalmente opposta alla tua: penso che oggi i televisivi si sentano, sbagliando, i parenti ricchi dei cinematografari. E' ormai quasi un luogo comune pensare che la televisione permetta un linguaggio più innovativo e più interessante. Ma proprio perché è un luogo comune la SACT non lo sposa, continuando a credere, profondamente, che non esistono scrittori di serie a o di serie b, ma semplicemente scrittori.

Daniele Cesarano

marco ha detto...

Io personalmente mi iscriverò ai 100 Autori senza rinunciare alla Sact per poter essere al fianco della Sact nelle battaglie intraprese e ancora da intraprendere della Sact, e per poter essere al fianco dei 100 Autori nelle battaglie che loro faranno per tutelare i miei diritti. Nel concreto, per rispondere ad un post che cerca concretezza, in questo momento la battaglia intrapresa dai 100 Autori contro la SIAE, sacrosanta e di interesse comune per tutti gli sceneggiatori (anche iscritti alla Sact e non solo "cinematografari"). - ecco una ipotetica "battaglia comune" delle parole della lettera di Cesarano -
Cosa ci sarebbe di sbagliato in questo?

Rita Charbonnier ha detto...

@ Daniele Cesarano: ti ringrazio per avermi messa a parte della tua percezione della realtà, ma dubito che tu conosca la mia, e in ogni caso non l'ho mai espressa su queste pagine. Il mio commento si riferiva semplicemente al "classico incontro" riportato da Almeida.

Anonimo ha detto...

@Rita. Scusami per aver male interpretato le tue parole
Ciao
daniele

Anonimo ha detto...

da oggi mi firmerò Almeida Malaussène.

SEGRETERIASACT ha detto...

Per Marco Martani. Marco approfittiamo di questo blog per farti sapere che la segreteria della SACT non ha più la tua mail. Puoi mandarla a questo indirizzo, per favore? segreteria@sact.it GRAZIE!

Cristiana Farina ha detto...

Marco hai ragione: la battaglia dei 100A contro la siae è un battaglia atta a portare vantaggi anche alla categoria degli sceneggiatori. E di battaglie condivise come questa ce ne potranno essere altre.
Ma ti chiedo: cosa succederà quando chiederemo ai 100A (tra le cui fila confluiscono sia gli scrittori che i registi) di appoggiarci nella lotta per la conquista del created by da parte dell'autore di serie televisive?
P.S. : Ti ricordo che ancora oggi è molto più probabile vedere attribuita una lunga serie al regista (non sto parlando solo di crediti), piuttosto che a chi l'ha inventata, scritta ed editata.

Anonimo ha detto...

@ cristiana
...e questa è un'anomalia che accade solo nel nostro paese, dove guarda caso... la fiction di lunga serialità è in grossa crisi!

Giovanna Koch ha detto...

Battaglia Siae o battaglia contratto equo compenso Sky? Le faccende sono un po' diverse. Comunque entrambe le associazioni (Sact e 100autori) si stanno muovendo contemporaneamente, tenendosi vicendevolmente in contatto. Lottare insieme non sempre vuol dire fare nello stesso momento la stessa cosa. I rappresentanti che abbiamo in Siae sono stati eletti con lo sforzo di entrambe le associazioni (100autori allora solo movimento). Anche su questo il sito dovrà fare chiarezza.

Viviana Girani ha detto...

Grazie per la lettera Daniele! Sentivo proprio l'esigenza che venisse chiarita pubblicamente la scelta della SACT di non aderire ai 100autori. Scelta che, facendo parte del direttivo, condivido anche io. Confesso però di esserci arrivata con un pizzico di sofferenza. Ho visto nascere il movimento dei 100autori con piacere e, fin dall'inizio, mi sono augurata una stretta collaborazione tra loro e la SACT. Il "più siamo, meglio è" a me non sembra un concetto sbagliato... Per questo ci sono rimasta male quando, da parte dei 100autori, c'è stata l'esplicita richiesta di uno scioglimento della SACT. E se non l'avessi sentito con le mie orecchie forse avrei pensato che la loro proposta era stata mal interpretata. Allora -era luglio- 100autori ci proponeva di scioglierci nella costituenda associazione, noi abbiamo risposto chiedendo una federazione. Ci è stato detto che le esperienze federative in passato erano fallite. Eppure il direttivo dei 100utori in qualche modo “mima” la federazione proponendo diverse categorie con propri rappresentanti all’interno del direttivo, riconoscendo con questo che categorie diverse hanno esigenze diverse. Perché allora negare la possibilità di una federazione dichiarata? Non ho capito allora e non capisco adesso. Certo mi è venuto da pensare che sciogliendosi nell’associazione dei 100autori, la SACT, pur rappresentando la categoria degli autori, sarebbe stata molto più vincolata nel promuovere azioni specificatamente dedicate a loro. In 100autori ci sono registi e autori. Nella SACT ci sono solo autori. La differenza è questa. Io auspicavo una federazione… Pazienza. Leggendo i documenti della SACT e quelli dei 100autori appare chiaro che finora stiamo facendo azioni diverse ma assolutamente compatibili, anzi a me sembrano complementari, e se capiteranno battaglie comuni la SACT sarà sicuramente disponibile. Un passo di un documento di 100autori dice “…Serve uno scarto coraggioso, serve unità. Occorre, senza egoismi, dare vita a UNA NUOVA GRANDE ASSOCIAZIONE di registi e scrittori di cinema, di fiction, di documentari…” Non è certo per egoismo che la SACT non ha voluto sciogliersi in 100autori, semplicemente abbiamo ben chiaro in mente chi sono i nostri associati e quali sono le loro esigenze. L’apertura al dialogo e alla collaborazione non sono in discussione. Ovviamente da parte dei 100autori occorrono uguale apertura e rispetto. Una piccola precisazione sull’elenco delle “ADESIONI INFORMALI” divulgato dal Coordinamento. Tra i circa 250 nomi della lista c’è anche il mio (anche se il cognome è stato trasformato in Cirani) e anche quello della Koch e di altri che hanno gravitato intorno alla libreria del cinema per capire cosa stava succedendo. Non so se mi iscriverò mai anche ai 100autori però quella lista, mandata in giro così, durante la campagna per le iscrizioni… Insomma, magari mi sbaglio, ma mi sembra un po’ un modo di barare. E mi dispiace molto anche questo.

giambattista avellino ha detto...

In Italia uno sceneggiatore di cinema ha problemi più vicini a quelli del suo regista che a quelli di un head writer di serie o un dialoghista di soap opera, e quindi: dividiamo gli scrittori del cinema da quelli della televisione. E nel caso di uno scrittore che lavori in un settore e nell'altro, si dissoci da se stesso, dimettendosi a turno dalla SACT e dai 100autori (e riscrivendosi a ciclo continuo, naturalmente). E poi scindiamo quelli da soap opera da quelli di serie, questi da quelli di mini serie, ecc. Che la particolarità di ognuno sia ben difesa da qualcuno che ne possa capire fino in fondo le esigenze: questo è concretezza! Il duopolio? SKY? I diritti? Ah, già… dimenticavo…
Ho il sospetto che la SACT proprio perché impegnata a tutelare la propria identità abbia finora latitato, per esempio, sulla questione SIAE, bruciante in questi giorni. E questa assenza è un danno enorme per tutti e, voglio essere enfatico, la pluralità culturale del nostro paese. Non consola affatto che pulsioni frazioniste e atteggiamenti snobistici siano esistiti anche dall'altra parte, come qualcuno ha meticolosamente ricordato.
Se il created by in Italia non esiste è grazie alla potente lobby dei registi o perché il sistema rende tutti indistintamente ricattabili e deboli? Esiste in Italia una sola serie tv realmente "created by", regista o sceneggiatore che sia? Questo è il problema di sostanza del sistema in cui operiamo, e non quello formale dell'attribuzione nei credit ("dettaglio"da non trascurare, beninteso).
I pirla esistono in tutte le categorie, e in tutte le associazioni, ma davvero il problema è quando se ne incontra uno che fa il regista? Con le questioni enormi che stanno sul tappeto? Who cares?

Giovanna Koch ha detto...

@giambattista
Scusa, "latitato" sta per "ha fatto scelte diverse dai 100autori", "non ha firmato la stessa diffida"? O sta per "neanche li abbiamo consultati, però, cavolo, come possono non aderire all'idea meravigliosa che abbiamo avuto?"

Leonardo Valenti ha detto...

@giambattista:
Non capisco a cosa ti riferisci. I problemi di uno scrittore cinetelevisivo sono principalmente tre e comuni a tutti quanti, scrittori di cinema, soap, serie, sit com o miniserie, headwriter, dialoghisti o scrittori di puntata che siano:
1) il rapporto con i committenti (network e produttore)
2) il rispetto della pagina scritta
3) i compensi minimi

Non mi pare che siano problemi comuni ai registi. Dimmi se sbaglio.

Anonimo ha detto...

io non intervengo, se no faccio un 'altra volta un casino:-)

AnonimA

Anonimo ha detto...

anzi no.parlicchio. sono la prima a dire che i registi non vanno criminalizzati. Presi a sberle sì, volentieri.
Però ne vadi una questione pratica . proprio perchè ci stanno già troppi distinguo dentro la categoria (aborro!!) non la affollerei con esigenze ancora diverse. i punti che ha elencato Leonardo, davvero, non li riguardano.
però non vedo cosa osta alla doppia militanza. Loro hanno chiesto lo scioglimento, la sact ha risposto ciccia, non vedo il problema, mica siamo medici che dobbiamo optare. ha detto bene chi ha detto che loro sono un movimento politico, mentre la sact (aspira ad essere,per ora... ) sindacale. sono semplicistica se dico che l'invito a fondersi equivaleva a dire: visto che c'è il PD a che serve la CGL?

giambattista avellino ha detto...

Scusate ho preso un abbaglio. In effetti, mentre la delegazione dei
100autori si recava in via della Letteratura a consegnare la sua
ingiunzione al presidente Siae, una formidabile serie di prese di
posizione della Sact culminava con uno sferzante comunicato Ansa sulla
questione Siae e diritti. Il comunicato peraltro metteva anche in luce
quanto fosse impropria l'iniziativa dei 100, organizzazione infiltrata
da numerosi registi, i quali come risaputo godono di sontuosi compensi
minimi garantiti. Venerati dai network e sfruttando la soggezione dei
produttori nei loro confronti non si trovano certo nella posizione di
chi debba richiedere il rispetto della pellicola da impressionare! E
ancora meno di esigere il rispetto dei loro diritti!!

Rispondendo più seriamente.
Nell'ultima assemblea è stato ammesso dal direttivo, pubblicamente,
che la Sact non aveva una posizione sulla Siae perché il problema
Siae non era nell'agenda della Sact. Il presidente alla domanda
dell'assemblea: se il problema non l'avessero sollevato i 100autori la
Sact non avrebbe fatto nulla, ha risposto: in effetti se il problema
non l'avessero sollevato i 100autori la sact non avrebbe fatto nulla.
"Latitanza" mi pare una parola che sintetizza la situazione, ma ognuno
può consultare il dizionario dei sinonimi. Nessuno vuole inchiodare a
un errore (vedi dizionario) qualcuno, ma i fatti sono questi e il
"patriottismo di organizzazione" non serve a niente.
Quanto sia mio avviso errata la posizione "aventiniana" della Sact
sulla questione mi pare lo riveli questo blog, in cui dobbiamo parlare
della rava e della fava tra i 100 e la Sact e non dell'argomento Siae.
Ho seguito con attenzione l'intervista a Valenti sul sito (non ho
avuto ancora tempo di leggere l'integrale) e non riesco a mettere
insieme il parlante con lo scrivente: è chiaro anche dalle sue parole
quali sono i problemi che - tutti, indistintamente - dobbiamo
affrontare quando si fa una serie per una tv generalista. Come può
sostenere poi che i problemi che elenca non siano comuni ai registi?
Mi pare una posizione tecnicamente corporativa e settaria: l'unica
cosa in comune che hanno le figure professionali che elenca è il
computer. Ma tutti, persino i registi, siamo sottoposti alle regole
mortificanti del sistema. I problemi sono trasversali alle categorie.
Steccati ideologici e barriere organizzative non servono a nessuno.

Anonimo ha detto...

avellino: vieni a noi. io alzo le mani sulla sensibilità artistica dei registi che richiedono 'rispetto della pellicola da impressionare' ma già solo questo riferimento a cose tipo non so, il final cut? la saturazione del colore, forse? ti dà la misura del baratro che ci separa.non puoi chiedere a gente abituata a vedere ridotto quel che scrive ad una tartare sanguinolenta di commuoversi per queste cose. sono importanti, sono libertà espressive, lo so, ma sono troppo siderali. noi siamo 'affamati' di quel livello minimo di riconducibilità del prodotto al nostro lavoro che i registi danno ormai per assodato.
vogliamo il pane, e ora, in questo momento, fare una battaglia contro l'aumento ingiustificato del caviale non ci interessa. dateci per ciechi, scarsamente lungimiranti, quello che volete,se siamo arrivati a questo punto la colpa non è nostra e se chi ne ha goduto finora (sì, goduto, sì) ha da ridire, pazienza.

Anonimo ha detto...

@Giambattista Avellino
Un paio di precisazioni. L'argomento non era la SIAE in generale ma il contratto SKY sull'equo compenso. I 100autori hanno sollevato il problema e chiesto di bloccare il contratto ( o almeno così ci hanno detto). La SACT non è corsa a via della letteratura, ma ha chiesto al presidente della commissione cinema della SIAE (autore eletto da tutte le associazioni) Domenico Saverni, di spiegare meglio i termini del contratto e, sentito il suo parere, ha chiesto di comunicare alla commissione cinema che il contratto SKY non ci andava bene. La cosa è tutt'altro che risolta, tant'è che domani la SACT e i 100autori si vedono per discutere come agire di comune accordo. Non mi sembra l'Aventino. Se poi vuoi dire che il direttivo della SACT ha sbagliato a non mettere in agenda il contratto SKY sull'equo compenso, possiamo parlarne, nessuno è infallibile e i direttivi si cambiano. Ma continuo a non capire questo cosa c'entri con lo sciogliere un'associazione per confluire in un'altra.
E permettimi una digressione personale che penso sia utile al dibattito. Io nasco regista e forse un giorno tornerò a farlo, per cui non riesco proprio ad immaginare i registi come i nemici ne a dipingerli in modo caricaturale. Inoltre sono iscritto alla SACT da due anni e mezzo, non sono un padre fondatore e ho più volte espresso pubblicamente che sarei disposto a lavorare per un'associazione nuova che superi la SACT, basta che sia un'associazione di categoria. Ho addirittura proposto all'ANART (l'associazione degli autori di radio e televisione) di iniziare ad immaginare non più solo una federazione tra noi e loro, com'è oggi, ma lo scioglimento delle due associazioni per costituirne una nuova, che sia l'associazione di tutti gli scrittori: dai quiz, al cinema. E' già così in altre parti del mondo, perché non può essere così in Italia? Perché solo in Italia, per essere forti, si deve passare attraverso l'unione di due categorie diverse come registi e sceneggiatori? Non si può semplicemente collaborare insieme sui problemi comuni come, ripeto, fanno in tutto il resto del mondo occidentale?
E infine un domanda: pensi veramente che quello che unisce gli scrittori - di cinema, di televisione, di varietà, di quiz etc..etc...- sia solo l'uso del computer?

Daniele Cesarano

Giovanna Koch ha detto...

"SACT e i 100autori si vedono per discutere come agire di comune accordo."

Wow! E' già arrivato il futuro. La Sact è sopravvissuta e le due associazioni collaborano. Possiamo smetterla con la campagna acquisti e i lanci di pomodori. Anche se certe scazzottate sono utili e magnifiche...

giambattista avellino ha detto...

Sono assolutamente d'accordo! Quando il gioco si fa duro, eccetera. E a quanto pare lo è assai (per gli argomenti rimasti aperti si potrebbe aprire un altro thread, è sempre fecondo riflettere sul nostro lavoro, soprattutto con chi può avere idee diverse)

dominick ha detto...

lettera di daniele cesarano
c'è da farsi una domanda. Chi ci garantisce che questa divisione registi sceneggiatori non sia superata? siccome nel resto del mondo fanno così chi mi garantisce che la nostra posizione (100 autori) non sia più forte?
Daniele Cesarano fa molta fatica a dire in modo esplicito quali sono i motivi di questa sua posizione. Dalla sua lettera mi sembra che ne faccia più una questione di principio. Preferirei che mettesse le questioni sul tavolo.
Penso inoltre che questa lettera di distinguo indebolisca tutti gli autori compresa la SACT perchè i distinguo rimandano a divisione.

Anonimo ha detto...

Autori e registi sono diversi perchè un regista, quando ha in mano il mio copione (per altro mio con le mediazioni fatte con tutti quelli che ci hanno messo bocca), una volta che è sul set taglia, cassa, cambia, antepone scene, le pospone, cambia luoghi ecc. Se poi lo decide da solo, con la produzione e con gli editor non lo so... . perché non ci sono. E se ci fossi il regista se ne fregherebbe di me e mi vedrebbe come un'intruso. Stessa cosa durante il montaggio, la scelta delle musiche ecc. Io aspiro a imporre una collaborazione.Il regista aspira al "rispetto della pellicola" ecc. Voglio vederli i registi scendere in piazza a gridare a gran voce che gli autori devono avere tanta autorità quanta la loro.

Anonimo ha detto...

Dominick la questione è più semplice, occorre fare una distinzione netta tra il sistema produttivo cinematografico e quello televisivo.

I network e i produttori devono entrare nell'ottica di idee che il vero autore di una serie è l'head writer e i suoi editor, non il regista. Una volta che il copione è stato approvato spetta a noi l'ultima parola, non a loro.

Ora, per forza di cose queste due visioni opposte creano un conflitto di interessi.

So che non sei un regista di quelli per cui la storia è subordinata alle scene oniriche che hai in mente (la chiatti sotto la pioggia per intenderci... e al contrario di cesarano anch'io ne ho incontrati di registi così e non perchè sono stato sfortunato) ma cerca di capire che cinema e tv sono due cose diverse e come tali vanno trattate.

Voi siete disposti a fare un passo indietro e ad appoggiare la nostra battaglia sul created by?

Raccogliamo le firme insieme da presentare ai network dove si dica esplicitamente: anche i registi sono dalla nostra parte. Da ora in poi nei titoli di testa l'ultimo nome sarà quello dell'autore e non più del regista?

Se la risposta è sì domani stesso mi iscrivo ai 100.

Ciao
Mappamondo

dominick ha detto...

io parlavo di competenze artistiche e tecniche che ha un regista che vengono acquisite con l'esperienza e che gli sono peculiari. come un regista si affida alle competenze artistiche e tecniche degli scenografi dei costumisti del direttore della fotografia e degli attori: non a caso si chiama cast artistico. divevo affida loro un incarico dopo aver dato loro le direttive. Cento autori non ha mai negato il created By ad uno scrittore autore di serie. ti chiedo se la produzione cerca un regista di nome e gli lascia cambiare un po' di cose è giusto che lo scrittore esiga ancora il created by? fate fare piloti precisi e chiamate registi (come me?) che vi garantiscano affidabilità e vedete che tutto migliorerà

Anonimo ha detto...

lo farò.
Ma sul set ti starò col fiato sul collo.
un saluto tamba.
Mappamondo

TRALLALLERO ha detto...

@ dominik
ah ah ah!!! eccolo qua il conflitto di interessi... : chiamate registi come me che vi garantiscono affidabilità!
Ti chiedo: cos'è secondo te l'affidabilità... che tu faccia come dico io (in quanto creatore della serie) o che tu faccia come dici tu in quanto regista di nome?
Perché vedi quello che si sta discutendo è (detto fuori dai denti) di subordinare la scelta dei registi a quella degli autori. E' l'autore che (nei mercati dove la televisione produce serialità) stabilisce quali saranno i registi. E non uso il plurale a caso... perché vedi, dove esistono serie con una forte identità autoriale, i registi cambiano di puntata in puntata,,, proprio perché lo stile è deciso dallo showrunner che, guarda caso, coincide con la figura dell'headwriter. I registi nella fiction seriale non garantiscono proprio nulla... ESEGUONO (al meglio delle loro capacità tecniche). Allora come la mettiamo con i 100autori? facciamo un picnic di utopica solidarietà o ci confrontiamo su questa realtà produttiva?

Anonimo ha detto...

i registi in Italia non sono pronti ad 'eseguire' !!!! osta un pregiudizio culturale antico e una dinamica relativamente recente e letale: ve la spiego.

le 'serie' industriali fino a dieci anni fa non si facevano. gli sceneggiatori erano impreparati quanto i registi ma per i produttori ,che erano terrorizzati dagli sfori, l'inesperienza dell'una e dell'altra categoria non pesava nello stesso modo.mentre infatti una battuta che fa cagare costa come una buona, (e anche farla riscrivere come sappiamo bene un costo non ce l'ha)un regista imberbe (dal punto di vista tv) che ritarda COSTA SOLDI. i primi produttori seriali hanno mirato a portare "a portare casa il prodotto" , e per far questo hanno incoraggiato i registi a superare le loro incertezze e a spremersi al massimo, arrivando con il cuore e i nervi dove altrimnti non si sarebbe potuti arrivare. Questo però haavuto un prezzo: li hanno assecondati viziati , come si fa con bambini , facendo finta di credergli quando scaricavano le loro insicurezze sul testo e dunque dandogli ragione e aricandoli a pallettoni quando parlavano male degli autori.il disprezzo per noi è il bastone che ha fatto orrere il mulo. carota era far redere a tutti loro di essere Kubrick "si, caro, sì: splendido, fantatistico però adesso gira, eh? gira che siamo fuori di 10..."

Giovanna Koch ha detto...

"se la produzione cerca un regista di nome e gli lascia cambiare un po' di cose è giusto che lo scrittore esiga ancora il created by?"

Pazzesco. Le cattive abitudini sono talmente connaturate da esprimersi come buon senso. @dominick, scusa, ma ti faccio un po' le pulci, non per te, ma proprio per mettere in luce il pessimo andazzo delle cose. Scrivi un regista "di nome" ma non scrivi "lo scrittore" "di nome". Dai per scontato che gli scrittori di serie siano dei nessuno: non la possiamo prendere per un complimento, giusto? Ti rigiro la domanda: se Scaparro mette in scena Shakespeare e taglia qualche battuta, ha diritto a scrivere sul cartellone - per esempio - che Otello è una pièce sua? E se Scaparro ottiene dalla produzione che Desdemona non muoia più perché è troppo triste e lui ha "competenze artistiche peculiari" per la commedia... tu, Shakespeare non ti alzeresti dalla tomba per strozzarli tutti?
E non tirare fuori che noi non siamo tutti degli Shakespeare perché neanche voi siete tutti dei Fellini e a parità di incapacità, teniamoci parità di competenze.
Perché vorrei insinuarti un dubbio: tu non hai competenze sulla scrittura. Tu non sei capace di capire se il copione che stai leggendo vale o no, se è scritto da Shakespeare o no, perché tu non lo leggi come un lettore sincero, ma lo "esamini" per quello che sai fare (brucerai le scene che ti mettono in difficoltà) per quello che ti fa comodo (come cavolo fai a convincere un certo attore a dire quella battuta?) per quello che vorresti fare tu (ma non c'è mai uno che cade in acqua? ho trovato un obiettivo nuovo che vorrei sperimentare...).
E poi, scusa, ma mi fa ancora più impazzire - e questo è davvero inaccettabile - che tu ottenga il permesso di cambiare dalla produzione!!!! Di chi è il diritto d'autore? Che cavolo vi insegnano ai 100autori?
Detto questo, scusa di nuovo se me la prendo con te, ma sei portatore di una VIOLENZA SCONCERTANTE e come tale la respingo e la combatto, finché anche tu non te ne liberi e non la respingi.
Scrivi "un po' di cose"... Be', sappi che per molti di noi quelle "cose" sono frutto di ricerca, documentazione, letture, pensiero, fatica, cuore e in genere rispondono a un tentativo di produzione di senso in un sistema senza senso, che tu contribuisci a mantenere - grazie al tuo privilegio "di nome" - senza senso. E non andare a letto stasera senza esserti domandato quanti Shakespeare "senza nome" hai fatto fuori. Ti auguro una notte insonne.

dominick ha detto...

Mi dispiace moltissimo di aver suscitato questa tua reazione. Urge a questo punto precisare una cosa: ho usato il termine "regista di nome" in senso ironico riferito alle scelte dei produttori. La critica era riferita a loro, sono loro che smaniano per avere sul cartellone i registi di nome senza che il prodotto riceva uno scarto di qualità che si noti rispetto a tanti altri professionisti . Non volevo offendere ne essere violento. trovo però questo astio un po' fuori luogo perchè penso che stiamo tutti nella stessa barca che è quello di volere un prodotto migliore. hai ragione al regista tocca l'ingrato compito di fare delle scelte che hanno una valenza sul costo del prodotto più evidente, scelte da cui non è immune nessuno. l'importante e scegliere le priorità giuste e qui è la professionalità del regista che deve venire fuori. poi chi sbaglia paga. solo che in italia non mi sembra che le cose vadano così questo sia tra i produttori che tra i dirigenti di rete. un saluto
dominick
mi piacerebbe dibattere con voi a voce se mi invitate con altri registi alla vostra associazione.

Giovanna Koch ha detto...

@dominick
Della tua professionalità non devi rendere conto a me: la tua non può garantire mai la mia.
Da te voglio solo un impegno: "Non cambierò mai più anche solo una battuta di una sceneggiatura senza il consenso del suo autore."
Non è un concetto complicato da afferrare e neanche una prassi difficile da mettere in atto.
Quanto all'astio... è furia. Anche Maria Antonietta forse ha trovato astiose le picche, ma non le sono valse a molto le scuse di dover ubbidire al re che era un prepotente.
Quanto al fraintendimento il tuo post è sotto gli occhi di tutti, ma visto che viviamo in tempi di abbronzati... ok, a posto così.
Per incontrarsi, d'accordissimo, ben volentieri! Portate anche gli sceneggiatori dei 100?

Anonimo ha detto...

Giovanna, Dominick ti può anche giurare che non cambierà nessuna battuta, ma il problema non è risolto manco per niente. Ci penseranno gli attori o i producer di rete o i vari direttori artistici.

fanciulli l'abbiamo ripetuto centinaia di volte. è il sistema che non funziona. dice bene anonimo (almeno con una x si poteva firmare) che rallentare il lavoro dei registi costa tempo e denaro, quindi molto più economico far riscrivere il copione.

i toni del tuo intervento però cara giovanna mi fanno pensare a una guerra tra poveri. non mi piacciono. Sono inutili, arroganti e di certo non aiutano.

mi verrebbe da dire chiudi su Giovanna stizzita ma fortuna (mio parere personale) vuole che non scriva più soap da parecchi anni.

Almeida

Rita Charbonnier ha detto...

@ Giovanna: ma come si fa a pretendere un impegno del genere? Nemmeno i testi teatrali, che hanno un valore letterario, vengono rispettati parola per parola dai registi di teatro. Il contrasto tra autore e regista è ineliminabile ed è fonte di vita. Non è riducibile a questioni di adesione all’una o all’altra parrocchietta.

@ Almeida: e Malaussène dov'è finito?

Anonimo ha detto...

giusto!
Almeida Malaussène
;-)))))

Anonimo ha detto...

l'anonimo X in realtà è l'anonimA la quale avendo litigato con la tastiera e con la memoria breve ormai da...che cosa stavo dicendo? ;-)

a volte si scorda di firmare

dori (il pesce, non la leondeff)

anonimo venexiano ha detto...

Rita, Almeida e Vinicio...

La serialità non è cinema. Quindi nella serialità non può valere il rapporto tra scrittore/regista.

Qualcuno mi risponderà: ma in Italia una serie è girata da un solo regista.
Sbagliato, sappiamo tutti che c'è gente che fa la seconda e terza unità e si sbatte tutti i giorni per fare minutaggio.
Allora mi chiedo, perché questi registi non firmano i bollettini siae? Non sarebbe giusto farglieli firmare con una percentuale (da decidersi contrattualmente a seconda del peso)?
E perché non dare pure loro diritto di parola sugli script?

Visto che qui c'è chi è per le "comuni" non vedo cosa ci sarebbe di male...

Ah poi una domanda: nel veloce sistema produttivo delle soap, registi ed attori hanno tempo di cambiare le battute? Non è una domanda retorica, lo chiedo per ignoranza.

Anonimo ha detto...

vedi che i cazziatoni servono? almeida, ha detto "per fortuna" mica ha detto per mia titania volontà e insuperabile talento... ;-)
XXXXXXX

Giovanna Koch ha detto...

@ almeida
"Dominick ti può anche giurare che non cambierà nessuna battuta, ma il problema non è risolto manco per niente. Ci penseranno gli attori o i producer di rete o i vari direttori artistici"

E non è forse per questo che vogliamo la produzione creativa?

@rita
"Il contrasto tra autore e regista è ineliminabile ed è fonte di vita."

Il contrasto è vitale e democratico. La prepotenza - ossia l'assenza di informazione e consenso dello sceneggiatore - è sopruso e lesione di diritto. Non è impensabile pretendere rispetto (tanti registi lo concedono), basta che tu sia il primo ad aver rispetto per te. In America non si tocca battuta senza che lo sceneggiatore sia presente. Qual è il paese anormale?

@tutti gli sceneggiatori
Lo sapete che esiste in Italia un diritto dell'integrità dell'opera che non è alienabile e che è legato al testo scritto?
Lo sapete che legalmente lo scrittore può impedire la messa in onda dell'opera realizzata se tradisce appunto quel diritto d'integrità?
Non è che l'andazzo del sistema vi ha trascinato così in basso da farvi dimenticare - come dice uno spot - che voi valete?
Oppure state tirando via sulla scrittura (tanto ormai ci chiedono solo schifezze) e non avete coraggio di chiedere rispetto per ciò che anche voi giudicate orrido?
Il sistema siamo anche noi. Da qualche parte si deve cominciare o no?
Leggete Conrad, leggete Primo Levi. Sulle navi in tempesta, come nei lager l'unica cosa che ti salva e che è in tuo potere è la ricerca della dignità e il rispetto delle (stupide?) regole.

Anonimo ha detto...

sact, nell'altro post , quello sull'iva si sta infittendo una discussione sui registi che sarebbe meglio stesse qua...
si potrebbero s-post-are - i post?
scusate, le donne tendono a fare ordine...

anonimA

soapsoap ha detto...

"Perché il modesto dialoghista non sa se aderirà alla Sact"
Perché al momento, almeno da quello che ha potuto leggere su questo blog, l'attenzione pare centrata soprattutto su questioni, come quella del "created by" (sicuramente giusta e condivisibile), alquanto lontane dalle sue modeste ma urgenti preoccupazioni: è giusto che su dieci giorni contrattuali di lavoro ne venga riconosciuto solo uno di contributi? E' giusto che dopo dieci anni di lavoro si debba firmare ancora il contratto episodio per episodio? E' giusto che il compenso di un dialoghista, dopo dieci anni di lavoro e centinaia di episodi scritti, sia lo stesso di un dialoghista che è agli inizi? E' giusto che un dialoghista che consegna puntuale il suo episodio venga poi pagato in ritardo e non sappia a chi rivolgersi per far valere i suoi diritti?
Un saluto...

Anonimo ha detto...

che ventata d'aria fresca!

SACT ha detto...

@soapsoap:

Quello del "created by" è solo una delle cose che sta portando avanti la SACT.
C'è attenzione anche ad altre problematiche.
il 21 gennaio ci sarà un'assemblea aperta a tutti gli sceneggiatori con particolare attenzione rivolta agli scrittori più giovani e a chi vive condizioni di lavoro disagiate, come quelle descritte nel tuo commento.
Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo qui: dobbiamo conoscere meglio le vostre problematiche.
Apriremo un post a loro dedicato. La vostra partecipazione sarà fondamentale. Scrivete e fate scrivere le condizioni sfavorevoli in cui vi trovate. Vi assicuriamo che nulla è scontato.

@AnonimA: chiederemo il permesso agli autori dei commenti e se sono d'accordo sposteremo qui il dibattito.

SACT ha detto...

Cominciamo a spostare in questo spazio alcuni commenti presenti nel post precedente. La discussione è più attinente a questo post.

Cominciamo da VINICIO che scrive:

Posso dire che del mio commento non avete capito una cippa? Quando parlavo di Fellini (e di Tonino Guerra, come mai tra tutti questi sceneggiatori nessuno ha notato che lo citavo?) intendevo sottolineare che in Europa - anglosassoni inclusi - l'autore è sempre stato il regista. E da qui siamo partiti. Vi chiedo: voi sapete chi scriveva gli sceneggiati di A.G.Majano? E chi ha scritto il Ligabue di Salvatore Nocita? Lo sapete? aspetto risposte, guardate pure su Internet, se vi pare. Vi stupirà come un AUTORE (tutte maiuscole) sia stato scavalcato dal regista (mediocre) che ha fatto la "fiction", anche se allora non si chiamava così. Inutile rivendicare un ruolo che non abbiamo mai avuto per grazia divina. Combattiamo, magari dopo avere messo da parte invidie personali, giustificate o meno (a me sinceramente me ne frega quanto della finale del Grande Fratello, mi mettono un po' tristezza, questo si)
Dopo il lungo prologo, inutile come sempre, vengo al dunque. Nell'ordine:
1. a parte pochi privilegiati (che non conosco, che battano un colpo se ci sono) le serie in italia non le propone l'autore(=sceneggiatore) ma le impone la rete/produttore. Spesso sono adattamenti di serie straniere. Chi avrebbe la faccia tosta di dichiarare propria una serie che di si tal fatta? E, provocazione, siamo disposti a dire "no" ogni volta che ce ne propongono una? Facciamo valere la nostra autorialità rifiutandoci di copiare legalmente delle idee, spesso banali, di altri autori e vediamo se le nostre idee (geniali) verranno accolte.
2. il regista delle suddette serie spesso è un'unica persona e quindi nessuno mi toglierà dalla testa che è autore tanto quanto me che la invento e la scrivo (e guardate che può capitare anche che un regista migliri quello che abbiamo scritto, magari con delle idee che a noi non sono venute, anche di dialogo, o di situazione).
3. Il "created by" è fondamentale. Sono anche abbastanza convinto che alcuni head siano pronti a fare il salto ora, e non fra dieci anni, ma - mi chiedo - ci sono produttori sinceramente disposti a remunerare un anno e dispari di lavoro? Perché è su questo che si determina il valore di quella dicitura. Se mi faccio il culo quadro per produrre la mia serie allo stesso prezzo per cui mi avrebbero pagato Bibbia ed editing ho solo tolto le castagne dal fuoco chi mi paga. e da un certo punto di vista non ho ottenuto altro, nemmeno che la serie venga sicuramente meglio perché - oso bestemmiare nel tempio - ci sono head reazionari, più relaisti del re, che per paura di sbagliare non ci provano nemmeno (o vogliamo atribuire tutte le colpe della qualità scarsa dei nostri prodotti fiction sempre ad altri?)

Detto ciò, quello che io auspicherei - e per cui combatterei - sarebbe un lavoro in comune con i registi sui copioni. Perché la cosa veramente devastante è vedersi sfasciare un lavoro fatto in mesi in poche ore. Su questo c'è da battersi, oh si. Ma non, per favore, contro i registi, ma in accordo con i registi, che possono anche venirmi a dire: guarda che 'sta cosa non funziona, e magari accorgersene perché sono freschi. Insomma, l'audiovisivo non è arte (cinema compreso) perché è fondato sul lavoro di molti e l'Arte sul genio del singolo (spiacente ma è così) quindi è necessario che le teste che collaborano si uniscano.
I have a dream, che un giorno tutti gli autori (registi, sceneggiatori e montatori) incrocino le braccia uniti per ottenere qualcosa dai veri antagonisti, cioé produttori e/o reti. Poi, ma solo DOPO avere raggiunto il "minimo sindacale", ci si comincia a scannare tra di noi per decidere di chi sia la serie, quanto gradi fare i titoli e pippe del genere.
Tutti insieme potremmo fare paura, disuniti andiamo incontro alla sconfitta sicura. Perché i primi a credere che gli interventi sul copione da parte di un regista (o di un attore o di un macchinista) fatti a dieci minuti dal ciak comunque vadano bene (o non facciano danni, o siamo più economici...) sono reti e produttori.

au revoir
vinicio

SACT ha detto...

Proseguiamo con Leonardo che gli risponde:

@vinicio:
scusa ma cosa dovrebbero chiedere registi e sceneggiatori uniti?
Sono per i grandi sogni ma che abbiano un risvolto pratico.
Stiamo parlando di soldi?
I soldi sono importanti, fondamentali, perché non si fa un lavoro per la gloria e basta.
E il nostro è un lavoro, tant'è vero che una parte dei nostri contratti è "prestazione d'opera".
Il problema è che i famosi minimi non ce li daranno mai se prima non riqualifichiamo la nostra posizione nel sistema produttivo.
Perché fino a quando saremo carne da macello verremo trattati come tale.
E' la prospettiva che va ribaltata. E va fatto prima delle condizioni economiche.
Siamo soddisfatti della fiction che scriviamo? Di media, credo, poco. Il problema è che la scrittura deve diventare centrale.
Questo non vuol dire che non sentiremo più il parere di altri ma che la parola finale sulla costruzione del racconto, i dialoghi e lo sviluppo dei personaggi sia riconosciuta agli sceneggiatori.

Questo non esclude:

A) che la rete mi possa dire che alcune cose non rientrano nella sua linea editoriale. Ma immagino che si debba trattare di questioni macro e non micro, come accade invece a molti colleghi oggi. Sulle questioni micro, deve poter scegliere lo sceneggiatore. Su quelle macro si ascolta il network.

B) che il regista mi possa fare delle osservazioni. Anche qui la decisione finale deve spettare però allo scrittore.

Ma è proprio questa "decisione" che determina il ruolo.
Non credo che la rete indichi al regista dove piazzare la macchina da presa. Magari può intervenire sul cast, che è una questione "macro".
Quindi c'è proprio una differenza di partenza. Siamo su due livelli diversi, noi e i registi. Se loro sono al grado 1, noi siamo sotto lo zero.
Ecco, credo che questa riaffermazione della nostra posizione vada promossa da noi scrittori e basta.
Se poi i registi sono così intelligenti da capire che ridando centralità alla scrittura, gireranno cose migliori, potranno unirsi condividendo le richieste che faremo. Ma è un'adesione successiva ed eventuale.
Non riesco a credere che siamo una categoria che ha bisogno a tutti i costi di unirsi ad un'altra per puntare i piedi e chiedere qualcosa.

E poi un'ultima cosa sul "created by". Oggi in Italia sono in pochi a proporre progetti, è vero. Ma il "created by" americano non si basa solo su: ti propongo una cosa quindi è mia.
Funziona su un altro concetto: scrivo il pilota e quindi sono il "creator". Questa differenza non è di poco conto.
Negli States se l'idea me la suggerisce un produttore o un producer di rete e poi la scrivo io, il creatore sono sempre io.
Vuoi un esempio illustre? Vatti a leggere com'è nato "House". Trovi la storia su un numero di Creative Screenwriting di un anno fa.
Vedrai che l'idea di fare dei gialli medici non è del suo creatore, David Shore. Shore fu chiamato a sviluppare la serie partendo da questa idea molto vaga (come quelle che ci propongono spesso i nostri produttori), scrisse il pilota e divenne il suo "creator".
Un altro esempio illustre? Leggiti com'è nato "Lost". Non è un'idea di J.J. Abrams. C'era un progetto su dei sopravvissuti su un'isola che non convinceva il network. Abrams e Lindelof proposero il loro "pilot" e divennero "creator" della serie. Fai ben attenzione che in questo caso, visto che rimaneggiarono uno script già esistente, "creator" risulta essere anche Jeffrey Lieber. E questo nonostante Abrams e Lindelof stravolsero il materiale di partenza.
Capito cosa vuol dire centralità della scrittura?
Poi se vogliamo mantenere lo status quo, facciamolo pure. Ma allora chiudiamo SACT, 100autori, blog e quant'altro. Stiamo zitti e mettiamoci solo al lavoro.
Ché alla fine forse, questo sistema un po' ce lo meritiamo pure...

Con affetto e tanta stima (veri e lo sai!),
Leonardo

SACT ha detto...

Nella discussione interviene anche ANONIMA che aggiunge:

vinicio, mi sei sempre piaciuto,(quasi,-) vieppiù per il fatto che ti firmi e che hai vedute impopolari e non te ne frega niente . Io ci ho riflettuto molto sopra perchè sull'autorialità del regista ho le tue stesse idee.concordo in pieno. Ma da un punto di vista pratico io penso che non si puo' aspettare che la "cultura" cambi.
c'è malcontento e ci sono troppi abusi di un principio che se è giusto in teoria, nella pratica è quasi sempre fonte di peggioramento. Bisogna avere un qualche potere per costringere qualcuno a parlamentare con te. a tutti piacerebbe un contatto diretto con un regista che ha considerazione di noi e concerta il risultato, ma siccome non succede spontanemante, dobbiamo dare uno strappo.
e comunque NON puo' succedere:
tu lo sai meglio di me :" i consulenti" chi li ascolta mai? solo quando ti vengono incontro, se no te ne freghi. e cosa ne sarebbe stato dei tempi industriali se l'editor avesse davvero dovuto 'concertare' ogni battuta con lo sceneggiatore che lo editava? so che fai fatica a digerirlo, ma è così. il potere crudele di alcune figure su altre è quello della decisione in tempi rapidi. Prendiamocene una parte, perchè con le buone non ci cagherà mai nessuno.
aninimA

SACT ha detto...

Si inserisce nel discorso anche ANONIMO 5 che risponde a Leonardo:

@Leonardo:

è bello sapere che qualcun altro legge Creative Screenwritng...

Però, sui casi House e Lost non sono molto d'accordo con quello che dici.

C'è una differenza tra idee proposte e sviluppo di quelle idee;
c'è differenza anche tra idee e concept.

Prendiamo House.
Il produttore avrà pure detto, mi piacerebbe fare gialli medici.
Ok.
Ma il produttore avrà suggerito anche la caratterizzazione di House, la tipologia dei casi, i temi, la forma narrativa, addirittura il genere (che - come il concept di House - davvero ha poco a che fare con il giallo)?

Shore ha creato evidentemente tutto questo, sulla base di un obbiettivo, più che di uno spunto, del produttore.

Prendiamo Lost.
Anche qui, ma davvero possiamo dire che Lost, per quanto sopravvalutato, sia la storia di naufraghi su un isola?
No perché se fosse così allora Abrams dovrebbe pagare i diritti ai Vanzina per "Selvaggi".

La situazione di naufraghi su un isola - lo sai meglio di me, per tanti motivi - poteva essere la pentola in cui versare dodicimila concept e creazioni diverse.

L'idea e la volontà di farne una serie sul perdere/perdersi, di scegliere un linguaggio che alterni sistematicamente e come elemento fondante il tempo - e i suoi usi - è la cifra identitaria di Lost.
E questo non credo possa essere stato suggerito dal produttore.


Per il resto,
sono contento che Vinicio abbia ribadito la natura del suo intervento che è stato davvero fonte di fraintendimenti e incomprensioni.

Così come la replica di Leonardo mi convince ancora di più che si stia parlando di modalità diverse per una "piattaforma politica" che mi sembra davvero assai più ricca di punti in comune che di differenze.

Anonimo5

SACT ha detto...

e LEONARDO risponde:

@Anonimo5:
Infatti io vorrei cambiare il sistema, aumentando la centralità della scrittura ed eliminando le ingerenze.
Non volevo dire che in Italia c'è Abrams e non gli viene riconosciuto ;)
O meglio, magari c'è ma non lo sappiamo...
Volevo "allargare" il discorso del created by e far capire che anche se i committenti dovessero indirizzarci (non dettarci, ovvio) il prodotto non diventerebbe automaticamente il loro.
Volevo dire che cambiare il sistema vuol dire semplicemente (ma brutalmente) avere l'ultima parola proprio sugli elementi che indichi tu (personaggi, tono, ecc.)
E che il "created by" non vuol dire solo: scrivo un pilot ideato tutto da me.

A questo punto vorrei aprire una parentesi. Esistono produttori e produttori, editor ed editor, registi e registi, sceneggiatori e sceneggiatori.
Cioè c'è chi detta e chi no, chi ti impone le cose e chi no, chi se le fa imporre e chi combatte un po'.
Quindi esistono serie che sono un po' più degli sceneggiatori e serie che sono un po' dei produttori o degli editor o dei registi ecc.
Il problema è che qui, ogni volta, tutto è rimesso alla coscienza e alla correttezza dei committenti e/o al carattere del professionista.
Ecco, vorrei eliminare il più possibile questa dose di incertezza. Vorrei che tutti avessimo le stesse possibilità.

Sul modo in cui portare avanti questa battaglia ho già detto la mia.
Vedo che non hai replicato sulla parte che riguarda le differenze che intercorrono tra noi sceneggiatori e i registi.
Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi.

SACT ha detto...

VINICIO torna sull'argomento con il seguente commento:

Registi e sceneggiatori uniti - ma ormai ho capito che è utopico, ché ognuno guarda la pagliuzza nel proprio occhio e non percepisce la trave, comune, nel culo - dovrebbero chiedere che i loro livelli zero e meno uno diventino cinque, dieci... stiamo parlando di orpelli (la battuta, la scena) quando ci devastano ciò che più importante abbiamo: coscienza e professionalità. Sono il primo a sostenere la centralità della scrittura, ci sono post in cui l'ho chiarito bene, ma...
quello che noi vendiamo firmando i contratti è il controllo su quello che scriviamo. Lo vendiamo noi, non ce lo ordina il medico. a quel punto produttori, editor, registi e mia zia possono fare di quello che abbiamo venduto quello che vogliono. Se io mi compro un Monet e poi appena a casa lo uso per accendere il camino sono altamente cazzi miei, ho distrutto un opera, fatto uno scempio che reclama vendetta ma, insisto, era roba MIA!
Ecco, noi vendiamo ogni volta che firmiamo un contratto il nostro Monet. I registi vendono il loro. Chi ci paga fa, sulla base di un accordo tra le parti, quello che vuole. Questo è il punto che ci unisce. In Francia questo obbrobrio non è permesso, tanto per dire. E se lo fosse sono certo che, essendo un paese civile, TUTTI gli autori si unirebbero per difendere quello che è un loro diritto. Quindi, e insisto, dico: troviamo una base comune di rivendicazione, confrontiamoci per capire che il bene degli uni è il bene degli altri, lottiamo uniti e poi, vinta la guerra e spartito il bottino, sui SINGOLI possedimenti diamoci battaglia. A quel punto altro che "created by", a quel punto si che avremo fatto politica e rivoluzionato pensiero e costumi.
E comunque, sinceramente sono convinto che ci sono sceneggiatori che non meritano i registi che hanno, tanto quanto ci sono registi che non meritano i produttori che hanno etc etc (nel bene e nel male). Ci sono sceneggiatori che non sanno scrivere tanto quanto registi che non sanno girare e produttori che sono solo passacarte e che non hanno idea di cosa voglia dire produrre. Siamo disposti a fare un bell'esame di coscienza e a dirci che questa situazione di mercato - drogata e, anche, figlia di raccomandazioni amicizie e quant'altro - ha generato mostri? Siamo disposti ad ammettere che non è sempre per l'ingerenza di questo di quello che le sceneggiature fanno cagare? Oppure diamo per scontato che nella nostra categoria c'è la creme e che gli altri sono degli idioti?
Ora tocca ai registi, ma per anni ho sentito parlare male degli editor di rete. Me ne sono capitati di ottusi, ma più spesso ho lavorato con gente preparata, pronta a confrontarsi, carica di propste e idee che discusse venivano integrate perché avevano senso.
Mi è anche capitato di vedermi devastate sceneggiature (anche dai colleghi editor della serie) semplicemente perché facevano cagare. Succede, qualla volta che hai mal di pancia, gli occhiali sporchi o le crisi esistenziali: non puoi astenerti dal lavoro per fame, ma non rendi come sai e come potresti. In quei casi che fai? Ti appelli al tuo intoccable diritto di Autore o chini la testa e, se ti danno una seconda possibilità, cerchi di dimostrare che il precedente era un errore, una fatalità, la tragica eccezione che conferma la ragola che ti vuole geniale autore?

Chi mi conosce sa che ho difeso quello che ho scritto - solo con altri - con gli artigli, urlando, facendo la figura del presuntuoso (io, che sono lo sceneggiatore più insicuro del globo) dello stronzo antipatico arrogante e proprio per questo mi sento abbastanza forte da poter dire che il sano germe del dubbio, talvolta, consente una visione più oggettiva della realtà. E se mi metto nei panni dei registi che devono girare certe cagate (e non mi interessa chi le abbia originate) sono sicuro che sarei quanto loro pronto a sfidare lo sceneggiatore pur di dargli una parvenza di senso. Che poi ci riesca o meno, questo è un altro paio di maniche.

au revoir
vinicio

SACT ha detto...

A sostenere la posizione di Vinicio arriva FABRIZIO CESTARO che aggiunge:

é un po' che seguo il blog, dalla prima e unica volta che ho fatto capolino alla riunione sact, ma è la prima volta che assecondo l'istinto di intervenire. Lo faccio in modo breve e sicuramente non esaustivo, senza nascondermi però dietro l'anonimato e solo per poter sottoscrivere fino all'ultima consonante quanto ha scritto Vinicio nel suo ultimo intervento. è la prima volta che mi capita di trovare una persona che pensa esattamente quello che penso io e che lo esprime in modo chiaro e preciso come io non sarei stato capace di fare. Io e Vinicio non ci conosciamo se non di nome, ma permettetemi di dire che se la nostra categoria avesse mediamente la sua autoironia, la sua obiettività e la sua disponibilità all'onestà intellettuale, avremmo già da tempo ottenuto grossi miglioramenti nella nostra condizione di sceneggiatori televisivi. Dopo questa vergognosa slinguazzata (tra l'altro: Vincio stai tranquillo, sono etero) me ne torno buono buono nel mio rassicurante cantuccio.
saluti a tutti
Fabrizio Cestaro

SACT ha detto...

LEONARDO si rivolge a Fabrizio e Vinicio con questo commento:

@vinnie e @fabrizio:
??? Spiegatemi COSA dovremmo chiedere assieme ai registi perché non l'ho capito.
Concretezza non ideali, vi prego.
Sono disposto a cambiare idea.

@Vinnie:
magari mi sbaglio ma mi pare che in sostanza diciamo la stessa cosa. I nostri ragionamenti viaggiano su binari paralleli per buona parte del tragitto. Non riesco a capire perché quando andiamo a trarre le conclusioni finiamo su due posizione diverse...
Il "created by" non è altro che un modo per non gettare più i nostri Monet in pasto ai pescecani.
Non so perché lo vedi come una pagliuzza quando è il principio fondante su cui fare perno.

p.s. lo so che difendi le tue cose con le unghie e con i denti... è uno dei motivi per cui ti stimo molto

SACT ha detto...

E un ANONIMO risponde a Vinicio:

è difficile non dargli ragione , all'orrido canton. la teoria è tutta giusta.siamo (quasi sempre)delle zappe terrificanti. ma lui stesso ha ammesso (e non esagerava,casomai minimizzava ) che è uno scassamarroni insostenibile, quando gli tocchi le cose. Fa benissimo, per carità, dovremmo essere tutti come lui , ma sul piano pratico il tavolo delle trattative funziona solo quando c'e' tempo.TEMPO. tv movie, miniserie, quattro puntate, forse .stop. per il resto anche io ho incontrato registi amabili he mi ascoltavano. solo poi facevano a modo loro. E continueranno a farlo, intendiamoci, anche se si ottiene questo benedetto created by , (che mi pare stia assumendo caratteri mitologici) perchè dietro la macchina ci stanno loro, e questo sì che è un potere reale.
però con la pagina protetta, avremo modo di chiedergli conto e ragione.non è poco.

SACT ha detto...

Interviene nella discussione TRALLALLERO:

@vinicio
la lotta della cessione diritti è il vero pain in the hass, sono d'accordo. Il problema è che sono i produttori stessi che vendono tutto alle reti... e che non avrebbero i contratti di attivazione se non lo facessero... Quindi in realtà la lotta dovremmo farla in alleanza con i produttori... e io auspico che gli autori, i registi e l'associazione produttori riescano a sedersi intorno ad un tavolo per decidere come tutelare ciò che è nostro... Tutto questo va bene e la sact, così come i 100 Autori, dovranno interrogarsi sulle strategie per ottenere che i diritti non siano interamente ceduti (e se non erro lo sta già facendo)
Il created by è un'altra faccenda, non smuove coscienze politiche ne tantomeno solleva grandi rivoluzioni economiche... Il writer producer sarà anche la pagliuzza nell'occhio (rispetto alla cessione dei diritti) ma è l'unico intervento di organizzazione del lavoro di scrittura seriale che ad oggi vedo possibile realizzare in tempi brevi... perché veramente dipende solo da noi e da quanto vogliamo proteggere ciò che scriviamo. Non stiamo chiedendo niente di assurdo... è davanti gli occhi di tutti che escludere l'autore della serie dalle fasi successive alla scrittura toglie identità al progetto. Ancora peggio è lasciare che lo scrittore le segua e non riconoscergli né credito, né compenso.
Tutto questo per dire che i problemi sono molti e ognuno di questi richiede diverse strategie... ma sono convinto che tutti i problemi (anche quando non sono i nostri specifici) richiedano la solidarietà e la compattezza di un'intera categoria: quella degli sceneggiatori nel caso della sact!
@ Fabrizio Cestaro, sono male informato o tu in questi giorni stai trattando proprio per il ruolo di produttore creativo sui tuoi progetti futuri? Se è così ti faccio i miei sinceri complimenti... e ti ricordo che nel tuo comodo cantuccio ci vorrebbero stare anche altri colleghi che, come te, hanno le carte in regola per farlo. Hasta la victoria, siempre!

SACT ha detto...

e VINICIO replica:

Quando un ricco lancia una moneta ad un mendicante zoppo si chiama elemosina, quando un altro mendicante zoppo lo aiuta a rialzarsi si chiama solidarietà. Senza solidarietà non c'è coscienza di classe. Senza coscienza di classe non c'è rivoluzione.

Comunque, facendo i conti, il created by sta prendendo piede.
Prima Claudio con LNS, poi Cristiana con AM, ora Fabrizio (se le notizie riportate corrispondono al vero)... penso che anche Dante abbia il created by su Crimini Bianchi (e Distretto, anche se il soggetto originale non è suo) poco importa che sia formalizzato da un cartello (e siamo a quattro). E' una questione di peso nei rapporti con l'interlocutore, rete, produttore o regista che sia. Esperienza (che non necessariamente vuole dire età avanzata), scaltrezza, culo, talento, intelligenza, coraggio... la formula per ottenere l'agognato riconoscimento è materia da Harry Potter, ma a quanto pare nessuno nega per partito preso di concedere allo scrittore il privilegio e l'onere di mettere le palle sull'incudine.
E ora? Cominciamo a scannarci tra di noi perché "loro sì e io no anche se me lo merito tanto?".
La mia verità è che le rivoluzioni si fanno sui principi, il "created by" si ottiene con il merito, non come privilegio di categoria. Come ho detto prima, non tutti lo meritano. Tutti, indistintamente, meritano invece di vedersi riconpscere il DIRITTO ad essere pagati nei tempi stabiliti, al pagamento dei contributi per il periodo effettivamente lavorato, ad una contrattazione protetta da uno scudo di regole inderogabili...
Diritti che coinvolgono tutti, indistintamente, dal dialoghista della soap fino allo sceneggiatore strapagato (?) di filmTV. E perfino i registi.
Ecco, questo era quello che pensavo di conquistare insieme a chi come noi lavora sapendo che poi in moviola arriva lo stronzo di turno (e perché non potrebbe essere un head che non capisce niente di montaggio/scenografia/tempi comici?) e fa come gli pare, stravolgendo quell'inquadratura che è costata sangue, sudore e lacrime a tutta la troupe.
Spazi per una lotta in comune ce ne sono molti, assolutamente concreti, non aria fritta. E la lotta crea solidarietà. Con quel che segue.

au revoir
vinicio

18 dicembre 2008 17.00
Anonimo Anonimo ha detto...

@sact
se spostate i commenti all'altro post mi fate un favore, che ogni volta devo saltar di qua e di là per vedere dove stanno le risposte. Ok la suspance, ma ho un'età delicata per le coronarie.

au revoir
vinicio

SACT ha detto...

Un ANONIMO replica a Vinicio:

Vinicio, mi scombussoli: il fatto che un head possa anche essere un cretino ...che c'entra? l'ultima parola la deve pur avere qualcuno e nessuno ti garantisce che sia un genio,ma perchè dobbiamo rinunciare a priori ad aspirare ad essere noi, quei cretini o quei geni?
Ma se pensi che il final cut ce lo dovrebbe avere sempre il regista, dillo, mica ti mangiamo.

però una sceneggiatura viene passata tante volte ai raggi x prima di arrivare sul set. dove poi ne fanno quello che vogliono senza nessun controllo. al di là di una questione di ego,riconoscerai che è stupido spendere tante energie nel licenziare qualcosa che accontenti tutti e poi lasciarla alla discrezione di uno solo.

sul fatto che il created by si conquisti coi meriti (ce ne sono altri oltre ad aver pensato la serie? e come si testerebbero? mi faccio fare un esame da una commissione?) che cosa ne fai discendere da questo? che qualcuno di noi dovrebbe guardarsi allo specchio , prima di firmare un contratto e dirsi: 'ok, sei obbiettivamente più scarso di cristiana leonardo e dante, datti una regolata e non pretendere troppo?'

a meno che per meriti uno non intenda "auditel" (e qui attento prima di rispondere, perchè ci cacciamo in un bel ginepraio)

qui si vuole affermare un principio che NON è entrare nell'orto di un regista, ma arginare il progressivo e sempre più tracotante sconfinamento di CHIUNQUE (regista compreso ) nel nostro. Non vedo come questo,laddove condiviso, ci dovrebbe impedire di lottare, eventualmente insieme, per le cose che elenchi. ma ti faccio notare che il primo regista a rispondere alle provocazioni di Giovanna, è stato Tambasco e non ha detto proprio quello che volevamo sentirci dire...

SACT ha detto...

Torna sull'argomento FABRIZIO CESTARO:

per sact, nessun problema a spostare il mio pidocchioso intervento.
per Leonardo... che figata connettersi dopo Vinicio! ha già risposto a tutto. So che rischia di diventare imbarazzante questo mio adagiarmi sul predecessore, ma abbiate pazienza: è l'ultima volta. Sono abbastanza umile da riconoscere chi partecipa a queste attività meglio di me e lascio dunque a lui la parola... almeno fino a quando non troverò qualcosa su cui dissentire.
per trallallero, le notizie da te così gentilmente rese di dominio pubblico non sono ancora ufficiali e neanche tanto precise... ma sicuramente personali.
poco male
buon proseguimento a tutti
Fabrizio


E gli risponde subito dopo un ANONIMO:

cestaro: siamo tutti contenti dell'identità di vedte tra te e vinni (molte delle quali condivise anhed amolti latri ) ma non mipare he lui abbia risposto a Leonardo. ha solo approfondito lmagistralmente le ragioni della sua visione. Teoricamente fondate, ma con le quali (facezie sui zoppi elemosinanti a parte) non si risponde alla domanda vera che è: quali vantaggi trae lo scrittore dalla collaborazione sindacale con un 'associazione mista autori -registi? (quali ne traggano i registi, non lo so , a parte fare numero)

e comunque Vinni, il padrone sarà pure uno solo, ma a Torino i colletti bianchi e gli operai, di fatto, marciarono separati.

SACT ha detto...

E scusate la valanga di interventi ma la discussione andava avanti da un po'.

Leonardo ha detto...

@Vinicio:

Vinnie, vedi io penso che tutte le cose da te elencate siano sacrosante.
Finalmente ho capito dov'è che le nostre opinioni divergono.
Tu vuoi partire da questi problemi per arrivare in futuro, forse, al created by.
Io invece penso che si debba partire da lì per risolvere tutto il resto.
Mi spiego. Se non ridefiniamo la posizione dello sceneggiatore e la sua importanza nel sistema, tutto il resto non ci verrà riconosciuto.
Credo che prima di tutto si debba puntare i piedi e dire che la scrittura è materia di chi scrive. E basta.
Quando parlo di created by non parlo di un titolo di testa, parlo di tutto quello che questo titolo comporta.
Anzi, guarda, sgomberiamo il campo da questo termine per un attimo.
Chiamiamola CENTRALITA' DELLA SCRITTURA.
Se la scrittura non tornerà ad essere sacra ed inviolabile, la fiction andrà sempre di più a puttane.
E chi ci rimetterà saremo noi.
Le nostre situazioni contrattuali sono come sono perché non ci vengono riconosciuti né un ruolo né una professionalità.
E dai e dai, alla fine mi pare che non ce li stiamo riconoscendo più nemmeno noi.
Centralità vuol dire tornare ad essere responsabili di quello che scriviamo.
Perché il sistema ci ha deresponzabilizzato portandoci progressivamente, nel migliore dei casi, ad un cinico menefreghismo, nel peggiore, ad incazzature quotidiane.
La centralità della scrittura però si deve articolare a più livelli e non riguarda i soli headwriters!
Sgomberiamo il campo da questa visione elitaria. Non è una battaglia per pochi. E' una battaglia PER TUTTI!
A tutti i livelli e in tutti i generi (soap, serie, sit com) c'è bisogno di una ridefinizione netta del ruolo dello sceneggiatore e della sua importanza.

Poi, forti di questo punto fermo, potremo chiedere di tutto. Perché? Perché avremo finalmente un ruolo, perché saremo veramente una categoria.

E questa battaglia, proprio così strettamente di categoria, proprio perché così intimamente legata alla scrittura, non può essere fatta con i registi. A MENO CHE i registi non appoggino incondizionatamente una battaglia il cui obiettivo è definire che lo sceneggiatore ha la parola finale sullo script. E lo script è inviolabile.

Insomma, per riprendere il commento di un anonimo, non mi avete ancora risposto a questa domanda basilare: COSA dovremmo chiedere assieme ai registi? Questo o altro? E se altro, cosa?

tchavolo ha detto...

"E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene...."

Nick "Mano fredda" Machiavelli

P.S.
Il riferimento ad un film di forzati non è involontario... ;-)

Anonimo ha detto...

Insieme ai registi, ma non solo a loro, dovremmo chiedere rispetto per il nostro lavoro. Dovremmo chiedere di considerare che quello che facciamo è cultura - popolare, se vogliamo, ma sempre cultura - dovremmo chiedere di non stenderci supini alle - presunte - regole dell'auditel. Dovremmo chiedere alle reti e ai produttori di avere coraggio, di fare il loro mestiere, di concedere spazi - di messa in onda - a prodotti che possano essere visti oltre Chiasso. Questa è la centralità della produzione creativa. E' creativo chi va oltre, non chi si guarda l'ombelico e sorride perché c'è su scritto che lo ha fatto lui.
Nella mia infinita insipienza, o sconfinato ottimismo, continuo a sperare - e pensare - che l'unità di intenti produca anche un senso comune: la condivisione del concetto che il final cut non è esclusivo né del regista, né dello sceneggiatore. E' la sintesi di un lavoro di quelle due persone e di tante altre. Finché si continua a rivendicare la primogenitura di un'opera COLLETTIVA, che in ogni sua fase si arricchisce, si finirà sempre con uno scontro fratricida, che produrrà un vincitore e uno sconfitto.
Se la situazione attuale non va perché dovrebbe andare una situazione speculare? Solo perché il manico del coltello avrà cambiato mano?

au revoir
vinicio

p.s. la marcia separata di operai e impiegati avvenne, non per caso, all'inizio di quegli anni '80 che avrebbero decretato la sconfitta della coscienza di classe e l'immiserimento culturale di un'intera fascia di popolazione, a livello mondiale. Prima di allora, uniti, operai, studenti e impiegati ottennero - tanto per citare un solo esempio - lo statuto dei lavoratori. Uniti vinsero. Separati uscirono sconfitti.

Anonimo ha detto...

Rileggendo i precedenti mi rendo conto di avere dato luogo ad un equivoco. Non sto sostenendo la tesi per cui Sact dovrebbe fondersi con 100A. Tutto qui.

au revoir
vinicio

Giovanna Koch ha detto...

@vin
non stai sostenendo la fusione, con i 100A, ma il tuo linguaggio è molto simile al loro.

"Negli ultimi tempi, tra gli autori di cinema e di
televisione, sta crescendo un forte bisogno di
solidarietà, unito alla necessità di far sentire
autorevolmente la propria voce per chiedere una nuova Legge,
incardinata su: competenza, trasparenza, qualità."
scrivono i 100A

"Insieme ai registi, ma non solo a loro, dovremmo chiedere rispetto per il nostro lavoro. Dovremmo chiedere di considerare che quello che facciamo è cultura - popolare, se vogliamo, ma sempre cultura - dovremmo chiedere di non stenderci supini alle - presunte - regole dell'auditel. Dovremmo chiedere alle reti e ai produttori di avere coraggio, di fare il loro mestiere, di concedere spazi - di messa in onda - a prodotti che possano essere visti oltre Chiasso." scrivi tu.

Maledettamente giusto tutto (a parte capire come farlo e riuscirci). Ma non osta il progetto della Sact.
La produzione creativa - o la centralità della scrittura, come scrive @Leonardo - non è guardarsi l'ombelico. Al contrario, a me sembra che sia smettere di farlo, sembra che sia farsi passare la storia attraverso invece di chiudersi dentro casa.
La centralità della scrittura vuol dire priorità dell'idea, del pensiero, della ricerca sull'affare, sull'incasso, sulla comodità.
Centralità della scrittura vuol dire rimettere la testa sulle spalle di un sistema che sta funzionando solo con i piedi.
Centralità della scrittura vuol dire lavorare sul serio. Noi - scusa se faccio l'arrogante - siamo gli unici pagati per aprire libri e usare la testa.
Noi produciamo pensiero per immagini. Siamo i cartoni di Michelangelo, i progetti degli architetti, i codificatori del "vulgare" come Dante.
Noi, scrittori e soprattutto scrittori di televisione, siamo gli eredi di questa lunghissima tradizione artigiana dove già si sono ampiamente sperimentate creazioni collettive. Creazioni collettive organizzate da uno solo.
Noi - ti dico di più - come dio siamo obbligati a organizzare il caos. Siamo tenuti a farlo per la società. La televisione sostituisce la potenza di una cappella affrescata, di una cattedrale, di una biblioteca. La televisione è lo strumento più potente di organizzazione mentale, di produzione culturale.
E noi scrittori siamo tenuti a non farlo andare allo sfascio. Noi scrittori. Perché questo è. L'idea governa il caos. L'idea. Noi siamo quella sceneggiatura scritta su cui TUTTI GLI ALTRI, pur maledicendola come spesso si bestemmiano anche gli dei, organizzano il loro lavoro.
E' una rivoluzione etica, @vin, non un passaggio di coltello di mano in mano. E' rimettere le cose al proprio posto. Se non fosse così importante, com'è che si stanno agitando tutti solo perché ne parliamo, mentre per tutto il resto servono carte e avvocati?
E adesso prendimi pure per i fondelli. Ti ho dato un sacco di materiale :-)
Bisous (visto che ti piace il francese)

TRALLALLERO ha detto...

Vinicio ho capito qual è il tuo problema: sei TROPPO comunista!!!! L'organizzazione di qualsiasi lavoro industriale è gerarchica. Non ci sono sconfitti o vincitori, c'è semplicemente un capo. Ora tenendo presente che la rete e il produttore sono i nostri primi referenti e che le loro scelte (linea editoriale, obiettivi d'ascolto, target commerciali da raggiungere, margini di guadagno) possano essere più o meno discutibili (ma esistono ed esulano dal nostro diretto campo di intervento). Noi abbiamo il dovere di guardare alla nostro lavoro e di interrogarci a livello creativo su come migliorarlo. A mio avviso l'organizzazione del processo produttivo è ciò che urge regolamentare. Le serie ad oggi in Italia sono gestite nel più totale caos. La domanda è: chi deve tenere il timone in mano per ottimizzare il lavoro? La mia risposta è lo scrittore. La tua è il regista, oppure un'ideale intesa tra questi e lo scrittore, o ancora meglio una sublime sintonia tra l'editor, l'autore, il regista, il montatore e chi più ne ha più ne metta?
Sono certo (altri mercati lo dimostrano) che la soluzione più semplice è che lo scrittore insieme al produttore e alla rete scelga i registi, chieda loro di rispettare il concept della serie applicando le richieste stilistiche pensate a monte per potenziare quella forma di racconto. Se il regista accetta questo, accetta la sua secondarietà alla visione autoriale dell'opera da parte di chi l'ha ideata, e da qui non si scappa! Allo stesso tempo sono sicuro che il momento in cui questo principio verrà applicato, la collaborazione tra tutti i reparti (di cui giustamente parli) sarà garantita con maggiore facilità e limpidezza di intenti.
Vinicio non è meglio partire dalla ridistribuzione delle nostre responsabilità per poi arrivare a pensare a quelle degli altri?
Poi, visto che ti sta così a cuore l'autorialità dei registi, chi ha detto che non possa essere un regista a vedere approvata la sua idea scritta e quindi a pretendere di curarne tutti i passaggi produttivi che ne conseguono?

Anonimo ha detto...

Per aggiungere un elemento forse utile a dirimere la discussione Vinicio/Leonardo, che ha più punti in comune che di disaccordo, vorrei ricordare che a proposito di centralità della scrittura, il created by, presuppone la figura del writer producer, che oltre alla parola "writer" ne ha un'altra, che di solito opera prima, durante e dopo la scrittura e di solito in modo altrettanto incisivo.
Il fatto è - e qui sono in accordo con Vinicio - che la nostra "opera" non si "fa" solo sulla pagina, ma anche negli uffici di casting e produzione, sul set e infine nelle sale di edizione, per non parlare degli uffici di marketing e in quelli di programmazione.
Un writer producer dovrebbe partecipare a tutto questo e allora il suo rapporto con il regista, così come quello con la rete, con il produttore esecutivo, etc... sarebbero meno frustrante.
Immaginare però che si possa fare a meno di queste persone o pretendere addirittura di "controllarle" è ingenuo e addirittura dannoso.
Spesso hanno buone idee.

Manouche

Anonimo ha detto...

Approfitto della domanda rivoltami da Leonardo, perché la risposta potrebbe essere in linea anche con il dibattito nato dai commenti successivi.

Credo che Leonardo, nel descrivere il rapporto sceneggiatori-registi, abbia centrato il punto citando l'aspetto "casuale" del regista che cambia lo script, che impone la sua idea narrativa, o che segue - potenziandola, magari - la strada tracciata dalla/e sceneggiatura/e.

In questo, purtroppo, ha ragione: dipende dal singolo regista, e non saprei come "formalizzare" una tutela dello script, tutela di cui l'autore dovrebbe essere l'unico giudice.

Per vari motivi.

L'esperienza mi ha insegnato come in una miniserie il potere del regista è praticamente totale, poiché il prodotto viene percepito alla stregua di un "lungo" film cinematografico e la visione dell'autore è supinamente accettata da produzione - e spesso - rete.
Conosco due progetti stravolti dal regista e il cui risultato - onestamente, anche perché non sto parlando di mie sceneggiature - è stato in entrambi casi assai inferiore agli script presentati.

Difficile, nella miniserie, stabilire questo principio di tutela.

Diverso, e ai limiti della follia, il discorso per la lunga serialità.

Credo che sia un danno per tutti (produzione, rete e pubblico) che per un progetto-monstre di 26 puntate il controllo finale non spetti all'headwriter.

Stiamo parlando di una narrazione spesso multilineare che ha attraversato decine di sviluppi in fasi diverse.
Non me ne vogliano i registi, ma non possono essere loro - in quel caso - ad avere, diciamo così, il "final cut".
Non c'è la comprensione degli sviluppi dei personaggi, delle azioni e reazioni, delle dinamiche e dei punti di arrivo.

In questo, la differenza tra autori e registi, appare chiara, sul campo, più che per una questione ideologica/estetica.

Il rispettivo lavoro è così diverso che ne dovrebbero derivare automaticamente anche le diverse competenze.
Ed è folle affermare che in una serie lunga la competenza finale non spetti a chi quella serie l'ha scritta.
E non per un discorso di rispetto, non solo. Ma soprattutto per un discorso di tutela e vantaggio del prodotto stesso.

Sappiamo tutti che questo non accade. Praticamente mai.

Talvolta stravolgere un paio di scene in una singola puntata, anche scene che sembrano di passaggio, può distruggere un arco narrativo.
Chi può tutelare tutto ciò se non lo sceneggiatore/headwriter?

I rischi si presentano anche al montaggio, dove - sempre per differenza di finalità lavorative - al montatore spetta di costruire un senso del racconto che molto spesso afferra solo dalla coda.

Capita spesso che non ci sia nemmeno il regista ad assisterlo (e questo è un bene o un male a seconda dei punti di vista), ma è impossibile - realisticamente - che il montatore, lasciato solo, possa essere fedele al senso specifico e globale dell'intera serie.

Con forti danni per il prodotto stesso.

Come ottenere tutto questo?
Non lo so.

Con la presenza sul set?
Con il potere di poter far rigirare una scena?

Insomma, anche se fosse una realtà scritta in un contratto, sappiamo che spesso - per citare un vecchio classico - "i contratti non valgono la carta su cui sono stampati".

Tempi di realizzazione, costi di produzione, precarietà, lottano contro di noi (e contro il prodotto stesso).

Che debba cambiare allora una modalità di produzione, fin dall'ideazione/sviluppo per arrivare poi sul set e al montaggio?

Come farlo?

E' in questo che vedo le maggiori differenze tra sceneggiatori e registi, che hanno "il nemico unico", ma che nello specifico agiscono su due campi di battaglia diversi (e con obiettivi diversi).

Concludo la lunghissima pippa, ricordando che - storicamente e in tutti i paesi - qualsiasi battaglia e qualsiasi reazione fatta sul diritto dello sceneggiatore, o del regista, o anche del produttore, è sempre stato un conflitto sul "controllo" reciproco.
Alidlà di motivazioni estetico/culturali/identitarie (tutte sacrosante), le due fazioni in gioco si sono sempre scontrate per un maggior potere e controllo sull'operato dell'altra.

Esserne consapevoli, anche solo nel proprio intimo, magari aiuta a sgombrare il campo da possibili divagazioni.

Anonimo5

Anonimo ha detto...

credo (ma potrei sbagliare) che la discussione fin qui abbia dato quel che poteva dare. oltre sarebbe un ripetersi per tutti. continuo a pensare che l'armonia creativa e la collaborazione non si possano imporre per contratto mentre una posizione di rilievo sì. penso che gli scrittori nella grande maggioranza non disdegnino di mettere in campo ogni risorsa per non vedersi preclusa la possibilità di rivestire un responsabilità "attiva" invece di vedersela appioppare dopo, a cose fatte (male) .
detto questo, e visto che 'centralità della scrittura' è diventato il tema allargato, timidamente azzardo che si potrebbe anche allargare la discussione. qua e là sono stati buttati sul tavolo altri spunti, (subito soffocati dall'urgenza teorica 'save the director') vale a dire : accesso al lavoro , trasparenza, e il senso di inadeguatezza dei lavoratori di alcuni formati a sentirsi rappresentati dalla sact. cominciamo a dimostrare coesione anche da piccole,piccolissime cose.
tanto per fare un esempio , non penso che una persona che scrive soap, se viene qui a curiosare e legge che qualcuno ringrazia il cielo per non doverla fare più, non trovi quel che si dice un clima esattamente "fraterno"...

Barbara Petronio ha detto...

Credo, invece, che si possa dire ancora qualcosa. O meglio si può sgomberare il campo da un equivoco di fondo.
Created by non vuol dire "Io l'ho creato e decido tutto".
Nessuno vuol veder svilito il ruolo dei registi.
Sarà il regista a dare l'impronta visiva della serie.
Quante volte abbiamo sentito riconoscere ai vari David Nutter (X Files), Danny Cannon (CSI), Clark Johnson (The Shield) la paternità dell'impronta visiva dei progetti a cui hanno dato un contributo?
E nessuno dei rispettivi writer/creators gli ha imposto come e cosa fare. Ma nessuno di questi registi si è sognato di modificare il tono del racconto o il senso di singole scene senza chiedere un parere agli sceneggiatori.
La divisione dei ruoli che nasce dal "created by" vuol dire questo: rispetto reciproco.
E questo non mi pare che significhi guardarsi l'ombelico.

Anonimo ha detto...

propongo 'sgombrare il campo' e 'l'ombelico' come vincitori della hitline parade della settimana

Anonimo ha detto...

@ Barbara. Concordo su tutto ma su "The Shied", per favore,non dimentichiamo il ruolo centrale come produttore/regista di Scott Brazil (1955/2006).

Giovanna Koch ha detto...

Insomma... mi pare che siano stati delineati:

- un campo (la media e lunga serialità)
- un tema (la centralità della scrittura e il rispetto dell'idea dal concept alla realizzazione)
- un ruolo (a chi deve essere affidata la responsabilità della protezione della scrittura)
- un nuovo sistema produttivo (legato all'identità autoriale)
- un nuovo metodo di comunicazione (credits e visibilità degli autori)

Non siamo più nel vago. Un progetto può prendere forma, ai punti possono essere date risposte precise. Quali? La Sact ha intenzione di trovarle, organizzando - come è già stato annunciato - incontri di diverso tipo, a diverso livello, con quante più professionalità possibile. Un cammino che deve concludersi entro l'estate. Ci auguriamo che tutti i registi, produttori e networks - è Natale e non si pongono limiti alla speranza - riconoscano l'esistenza del problema e vogliano darci una mano a trovare una strada, ma comunque la Sact - mi pare che siamo tutti d'accordo - di scrittori è fatta e gli interessi degli scrittori (pur collaborando con tutti) deve portare avanti.

Si andrà ugualmente avanti - e anche qui è stato detto - per la soap (siamo un passo più indietro nell'individuare degli obiettivi, ma ci sta a cuore quanto la media serialità) e per la lotta del riconoscimento dei diritti dell'autore in tutte le sue forme (SIAE compresa) anche per quanto riguarda l'adeguamento dei compensi.

tchavolo ha detto...

P.S.

Non che conti, ma l'autore dell'ultimo post su S. Brazil ero io!

tchavolo

Anonimo ha detto...

Siete uno spasso!
A leggervi uno pensa che ci credete pure alle cazzate che scrivete.
A cominciare dal titolo del post "perché la sact non aderisce ai 100autori". Non aderisce, però se Martani pone il problema della doppia iscrizione il presidentissimo in persona gli dice che fa nulla, che può benissimo tenere il piede in due staffe, e un altro (o un'altra?) si aggiunge in piageria spiegando come in fondo sact e 100autori sono diversi, perché sono come un sindacato e un partito. Poveri noi!
Poi c'è il soappista che pretende di guadagnare di più in virtù dell'anzianità e non del merito. Ma chi ti credi di essere, un impiegato del ministero?
Se poi si va alla diatriba fra registi e sceneggiatori il ridicolo è raggiunto in pieno. Ah, e c'è pure la diatriba fra cinematografari e televideografari che dà il suo spessore alla discussione. Quale ci sarà poi? Quella fra serialisti e mniniserialisti, fra gli sceneggiatori dagli occhi chiari e quelli dagli occhi scuri?
Ma è ogni riga di quello che scrivete che puzza di ipocrisia e di corporativismo. E, nonostante questo, pretendete anche di rappresentare gli autori! Con che coraggio!? Di certo non rappresentate me, ve l'assicuro.
Vigliaccamente, lo so, non mi firmo, perché conosco molti di voi (con alcuni collaboro per poter riuscire a pagare le bollette) e so benissimo che nonostante i vostri sorrisi di facciata se conosceste il mio nome di sicuro mi chiudereste tutte quelle porte di cui detenete le chiavi con potere assoluto ammettendo alla votra corte solo servi proni e qualche talento da sfruttare per fare il lavoro al posto vostro.
Con tutto il disprezzo che uno sceneggiatore vero sa esprimere, vi auguro un buon natale

anonimo venexiano ha detto...

Ehi candido, che ti succede? Manco metti più il tuo nick per firmare le cazzate che scrivi?

per sempre... anonimo venexiano

in trincea ha detto...

Candido non è uno sceneggiatore. Penso che ormai sia chiaro a tutti.