martedì 20 ottobre 2009

Linea piatta

Mancanza di diritti, di soldi, assenza di un sistema meritocratico di accesso alla professione. Problemi così gravi da far sembrare la nostra professione un malato terminale su cui chiediamo un intervenire che sa quasi di accanimento terapeutico.
Ma ogni malattia, mortale o meno, ha una causa. E forse vale la pena soffermarci per una volta su di essa. Perché cercare di capire il passato può servire per il futuro.
Se non siamo forti oggi come categoria, lo dobbiamo anche a i professionisti chi ci hanno preceduti.
Che hanno pensato a massimizzare i profitti, a far proliferare un sistema di scrittura "a bottega", creando potentati e gavette infinite. Creando un sistema che oggi non permette di emergere per bravura, ma per "simpatia".
Professionisti che hanno pensato prima di tutto a loro stessi, come individui, come singoli autori, prima che alla categoria.
Che hanno avuto l'occasione (loro sì!) di vivere un momento storico in cui il cinema e la televisione erano mercati floridi, un momento in cui andavano fissate le regole. Un momento che si sono lasciati sfuggire miseramente. Non come gli illustri colleghi di oltreoceano, che, come ci ha raccontato Hall Powell, in un momento di crescita del mercato, hanno puntato i piedi e stabilito le regole, formando un sindacato forte, una professione solida e professionisti riconosciuti e stimati.
Sì quegli stessi professionisti che adesso, dall'alto dei loro curricula, lunghi come papiri egiziani, si sentono degli autori illuminati ed illuminanti.
Perché tutto questo? Per individualismo. Sì, proprio lui: l'italiota individualismo.
Ecco se il passato può insegnarci qualcosa è che dobbiamo rinunciare ai "nostri interessi" per guardare quelli "della categoria".
Perché? Perché per ogni lavoro accettato per ingordigia, ci sarà un giovane sceneggiatore che per emergere accetterà qualsiasi condizione contrattuale ed economica.
L'individualismo ci rende terribilmente deboli, come categoria e quindi come singoli professionisti. Perché anche gli autori che ci hanno preceduti, oggi, firmano i nostri stessi contratti. Magari economicamente più allettanti, ma senza uno straccio di diritto.
Affamati, famelici, pronti ad uccidere il collega e senza un diritto. Più che all'appiattimento, la nostra professione è prossima al linea piatta.
Questa è la vostra eredità, cari autori.
E quando si è in arresto cardiaco, bisogna intervenire con il defibrillatore. Con una terapia d'urto che ribalti il modo di affrontare le cose.
Ci auguriamo che la generazione di oggi sappia prendere questo malato terminale e sappia operare un miracolo. Noi possiamo indicare la strada verso il campo di battaglia, procurare le armi, imbastire armature, stabilire strategie. Ma senza un esercito compatto, tutto questo non ha senso.
La partecipazione che vediamo alle assemblee della SACT ci rincuorano. Alcuni atteggiamenti, a volte, ci scoraggiano.
La linea non è ancora del tutto piatta, la nostra categoria mostra un timido battito, un alito di vita. Dateci dentro e affanculo l'individualismo!!!

28 commenti:

Piripacchio ha detto...

Scusate eh, ma uno non è che vuole fare polemica sempre, però leggo questo post e salto sulla sedia letteralmente.
Ma come? MA COME?? Cos'è? Uno slancio improvviso di autocritica? Una presa di coscienza collettiva dell'essere sempre e solo stati strenui coltivatori del proprio orticello? Quando ho partecipato a riunioni pubbliche della Sact, io ho sempre e solo visto i maggiori esponenti di questo individualismo italiota, che assume forme particolarmente acute quando si parla del nopstro mestiere. Io ho visto sempre e solo head da mezzo milione a serie, ho sempre e solo visto gente che se può evitare di aiutare, di venire incontro, di uscire dal recinto del micro-clientelismo della botteghella dell'amico dell'amico, lo evita e come, pur di accaparrare tutto l'accaparrabile. E agli altri, se va bene, le briciole. Agli altri, che non conoscono nessuno. Agli altri, che non hanno amici in Rai e Mediaset. Agli altri, fuori dal mercato, dai giri che contano, o magari incapaci di inchinarsi e leccare ad arte, come da regola.
E devo vedere uno di loro salire sullo scranno e gridare all'ipocrisia e all'egosimo del mercato? E' troppo. Dovreste urlarvi in faccia tra di voi allora, 24 ore su 24.

SACT ha detto...

@Piripacchio: evidentemente chi scrive non è "uno di loro". Così come non lo sono tutti gli altri attuali membri del direttivo SACT...

HEAD ha detto...

Mezzo milione a serie?! Parappappero Piripacchio! Provocazione per provocazione ti dico che spererei tu avessi ragione... un mondo sact pieno di gente che guadagna mezzo milione a serie. 150 iscritti individualisti, italioti, ipocriti e per questo ben retribuiti. Una domanda soltanto: perché uno che guadagna mezzo milione a serie dovrebbe passare il suo prezioso tempo nell'umido seminterrato della sact? Cosa ci ricava nel tentare di difendere gli interessi di una categoria esponendosi al giudizio dei committenti e a quello dei colleghi come te?

Piripacchio ha detto...

Ah va be', allora siamo alla follia.
La Sact che sputa su sè stessa, per mano di chi non è nè sceneggiatore, nè della Sact, nè uno di loro.
Bene bene. Chiudete il Blog che fate più bella figura.

grande puffo ha detto...

Ok, non è facile. Sact ha ragione: gli sceneggiatori che pure hanno fatto la storia del nostro cinema, hanno perso un treno e un'occasione. Il treno era quello della nascita dell'Italia democratica, l'occasione quella di costituirsi in categoria. Hanno invece preferito associarsi con i registi e fidarsi della propria aristocrazia culturale. Notate bene che in questa fase gli autori hanno fatto del loro meglio per suggerire bozze di contratto alla RAI (modelli in parte ancora vigenti), ma hanno dimenticato di costituirsi in sindacato e di far diventare quella bozza di contratto un contratto nazionale. Le loro rivendicazioni di ieri sono rimaste esclusivamente in mano alla RAI e oggi gestite come "concessioni". Vedi le ultime dichiarazioni di Del Noce.
Quando è arrivata la serialità televisiva, con l'eclatante prevalenza della scrittura sulla regia, è nata finalmente la Sact, l'unica associazione italiana di sceneggiatori. Ma, badate bene, i fondatori non hanno capito neanche in quel momento la novità, e non perché erano autori "privilegiati". (sì, Piripacchio, dagli autori privilegiati sempre si comincia) Il punto è quello che quegli autori avevano in testa: se qualcuno nel direttivo anche allora pensava ad un contratto nazionale, la maggioranza ha considerato più nobile premiare "l'arte" quasi fossimo nell'Italia dei comuni coi mecenati. Sono state fatte proposte - come la cassaforte degli autori - che oggi sono patrimonio dei 100autori e che io, personalmente, considero lobbistiche e altezzose. L'UNICA SCELTA DEMOCRATICA, come ci insegnano gli americani, è LA SCELTA DEL SINDACATO. Ed è la scelta che la Sact ha fatto da qualche anno costituendo la FNSA con l'ANART.
Quindi, Piripacchio, tu hai ragione a dire che la Sact deve ancora smaltire al suo interno la spocchia dei privilegiati, ma è anche vero - se apri bene gli occhi - che il processo è cominciato, e che la Sact è l'unica che progetta un futuro di categoria, mentre i privilegiati di cui parli tu, e che ancora preferiscono, nell'illusione di vivere nel medioevo artigianale, l'abbraccio mortale con i registi trasmigrano in altre associazioni. Tanti auguri a loro, ma noi, qui, ci occupiamo di cose serie. E per dirne una, agli incontri Sact, io ho visto soprattutto giovani.

Piripacchio ha detto...

Ne ho visti. E' normale che non siano tutti i 150 iscritti.
Ma ti dirò di più, si parla anche di più di mezzo milione. Informati.

Amanuense ha detto...

Piripà, fai nomi, cognomi e cifre per favore e poi spiegami anche dove sarebbe il reato in un mercato che non ha regole e dove un giovane può prendere (vedi Cesaroni) pochi soldi e un vecchiardo può beccarsi centinaia di migliaia di euro?
Invece di lamentarti sui soldi dovresti chiedere regole, minimi garantiti, diritti e dovresti venire alla Sact dove forse ci sarà qualcuno che guadagna più di te ma dove la maggioranza è lì a cercare do ottenere qualcosa per una categoria che non ha niente!

Piripacchio ha detto...

@Amanuense:
Dei soldi me ne frego altamente. L'ipocrisia mi fa "imbelvire".
Preferisco veramente che vi cospargiate tutti il capo di cenere e diciate in coro: "sì è vero siamo una cricca, una mafietta, molti di noi sono strapagati, ci facciamo solo i fatti nostri, arraffiamo tutto l'arraffabile, e poco importa se gente meritevole (magari anche più di voi, meritevole, perchè grazie a Dio ha avuto ampi riscontri da quella poca gente onesta rimasta, in grado di lavorare al di fuori di logiche clientelari) se ne stia a casa.
Venite a parlare di regole, di minimi salriali, quando i primi
responsabili di questo stato pietoso sono proprio molti di voi, che avete sempre e solo coltivato il vostro orticello.
Non parlatemi di condivisione, di apertura ai giovani, quando appena vedete una carcassa di lavoro vi ci buttate sopra come le iene.
Per il ricambio di mentalità ci vuole un ricambio generazionale. Dobbiamo pazientemente aspettare che i quarantenni cinquantenni di ora vadano verso il declino, e noi 28-30enni dobbiamo stare a guardare e a pigliarci gli avanzi. Se va bene.
I nomi? Non li faccio. Senò non riesco a prendermi manco più gli avanzi. E poi non ci vuole molto a capire di chi parliamo: basta che guardiate chi siede al vostro fianco, quando fate le riunioni del "direttivo" al tavolo ovale, a base di salatini e Coca cola. Sì il direttivo delle vostre tasche e dei vostri conti in banca. Se vi va bene troverete uno di loro, uno di quelli da 600.000 euro.
Ma per cortesia!! Ipocriti!

28enne ha detto...

scusa piripà, ma a me, se uno che fa il mio lavoro a 40 anni guadagni 600mila euro mi fa più che piacere... vuol dire che c'è speranza! perché sei così avvelenato? ha ragione HEAD nel dire che se uno sceneggiatore guadagna tanto e spende parte del suo prezioso tempo alla sact forse è per rendere forte la categoria e quindi anche i più deboli come noi che stiamo iniziando... scusa, forse sono ingenuo, ma proprio non mi spiego il motivo di tanto livore.

Anonimo ha detto...

Caro 28enne, Piripacchio ha già scritto "Dei soldi me ne frego altamente".
Non credo abbia da ridire sui guadagni (chiaro che a tutti fa piacere guadagnare tanto) ma ha parlato anche di altro. Rileggi il post, please.
Piripacchio si lamenta anche di meccanismi di cooptazione, accesso al mercato, liste di buone e di cattivi... parliamone.

Piripacchio ha detto...

Allora forse mi spiego male.
A quei livelli, visto il congestionamento, visto il monopolio dei suddetti quaranta-cinquantenni, visto l'assoluto predominio del "giro grosso", non CI FARANNO ARRIVARE MAI!
Ma perchè io per ambire un giorno ad essere Head Writer, per essere ascoltato in Rai, devo andare a braccetto con qualcuno, leccare, frequentare salotti, o peggio avere un cognome o una tradizione familiare, e non posso ambire a diventarlo solo ed esclusivamente IN BASE A CIO' CHE SCRIVO E COME LO SCRIVO???
MA PERCHE'?
Ma davvero credi che i "grossi" vengano in Sact per spianare la strada a noi giovani? Davvero lo credi? Quelli vengono lì per vedere che aria tira, per vedere chi devono salutare, per vedere se ci sono novità in giro...
Forse qualcuno ci crede davvero nelle battaglie, nei diritti e nelle chiacchiere, ma ci sono cose che hanno ben altro peso.

Nina Marsocci ha detto...

@ Anonimo
Piripacchio si lamenta anche di meccanismi di cooptazione, accesso al mercato, liste di buone e di cattivi... parliamone.

@ Piripacchio
Ma perchè io per ambire un giorno ad essere Head Writer, per essere ascoltato in Rai, devo andare a braccetto con qualcuno, leccare, frequentare salotti, o peggio avere un cognome o una tradizione familiare, e non posso ambire a diventarlo solo ed esclusivamente IN BASE A CIO' CHE SCRIVO E COME LO SCRIVO???
MA PERCHE'?

Ciao, ragazzi. Ponete problemi reali, molto seri...Problemi a cui non c'è, purtroppo, nessuna soluzione. Ma vi voglio dare un consiglio: siete convinti di avere buone storie? Storie potenti ed altamanente commerciali? ANDATELE A PROPORRE ALL'ESTERO. Vi posso assicurare, per esperienza personale, che è una strada che può dare soddisfazioni enormi. Confrontatevi con il mercato VERO. Siete giovani, non limitatevi la vita...E rifiutate a priori queste dinamiche meschine di invidie, ripicche...Non createvi sudditanze psicologiche verso NESSUNO. Perché è tempo perso. Energie sprecate. Non ne vale la pena. :-)

@ Sact:
ragazzi, mi costringete a citare Andreotti,e vi dico: "il vostro è un post malvagio".
Ma che state dicendo?! Di quali sceneggiatori state parlando?! Vorrei ricordare ai 150 giovani iscritti che la Sact - ed il sistema di valori che è alla base della Sact - non se l'è inventato l'attuale direttivo, ma proprio alcuni sceneggiatori "anziani". E quelli sì che valevano 600.000 euro a serie...:-)

Nina Marsocci

Piripacchio ha detto...

Ok allora propongo la costituzione di un fondo denominato "Traduzione di soggetti e sceneggiature di giovani da mandare all'estero"

I traduttori costicchiano. Così aiutate i giovani a non invadere il già saturo mercato italiano.

Sì dai tutti in Alaska!!

Anonimo ha detto...

Nina ha ragione! Sact datti una resettata!

CANDIDO

Nina Marsocci ha detto...

@ Piripacchio
"Ok allora propongo la costituzione di un fondo denominato "Traduzione di soggetti e sceneggiature di giovani da mandare all'estero".
I traduttori costicchiano.
Così aiutate i giovani a non invadere il già saturo mercato italiano.
Sì dai tutti in Alaska!!"

Ti giuro, non so cosa risponderti. Il mio era un consiglio sincero, e non un modo per dirti "togliti dai piedi". Il NON MERCATO ITALIANO è senz'altro saturo di NON IDEE, e proprio per questo tra non molto imploderà.

I traduttori costicchiano? Io spendo ogni volta circa 300 euro. Se vuoi farti leggere, devi scrivere un "concept" molto nitido e sintetico: max 1000/1200 parole.

Ma la tua risposta mi fa pensare che,forse, questa è una situazione nuova, che ti spaventa. Ed è legittimo. :-)Attento, però: prendersela con il "sistema" può diventare una gabbia molto rassicurante. Ma sempre una gabbia è.

@ Candido:
:-))))))) Come stai?

Nina

Linda ha detto...

Siamo onesti: quella dello sceneggiatore è una professione che ha delle condizioni di base quantomeno "particolari" in Italia. Zero regolamentazione. Zero statuti. Zero sindacati. Voglio fare l'architetto? Mi iscrivo ad architettura, mi sbatto 5 anni, faccio praticantato e poi quantomeno ho la possibilità di tentare di accedere al settore. Voglio fare il medico? Mi sbatto sei anni di università più svariati di tirocinio e poi tento di fare la specializzazione. Stesso discorso per chi vuole fare l'avvocato, o l'ingeniere. E chi vuol fare lo sceneggiatore? Ma non per scriversi i cortometraggi, che poi è legittimo e doveroso iniziare da lì, ma intendo proprio chi vorrebbere lavorare a livello industriale, dove per industriale non intendo soltanto il cinema, ma anche e soprattutto la serialità televisiva.
Cosa devo fare se voglio fare lo sceneggiatore? Andare per forza a Roma e cercare di passare le selezioni per il Centro Sperimentale, con i suoi limiti di 8 iscritti all'anno? Fare le Scuole Civiche a Milano? Per carità, lo posso anche fare, ma poi? Quando finisco cos'ho in mano, concretamente parlando? Cosa sono? Sono uno scrittore? Sono uno sceneggiatore? Sono un autore? Sono un libero professionista? Sono tutte queste cose insieme, sicuramente, ma il problema è che il sapere cosa sono non mi aiuta a entrare nel campo professionale che mi interessa. Dove sono i concorsi? Perchè, per esempio, non esistono concorsi pubblici per entrare a far parte dei team di scrittura che ogni anno producono svariate serie televisive? Forse perchè alla fine i nomi che girano sono sempre gli stessi.
E se mi è permesso, sperando di non offendere nessuno perchè non è veramente mia intenzione, forse sarebbe il caso che ci fosse un pò più di trasparenza e un pò più di facilità d'ingresso alla professione anche per i giovani sceneggiatori veramente alle prime armi. Forse ne gioverebbe il sistema intero. Sicuramente ne gioverebbe la qualità di quello che si potrebbe poi vedere in televisione. Ci vuole varietà, ci vuole ricambio generazionale, è inutile. Perchè siamo arrivati al punto di considerare i giovani una minaccia e non una risorsa?
A molti di voi questo potrà sembrare l'amaro sfogo di una venticinquenne che pretende e basta, che non ha voglia di "fare la gavetta", ma sinceramente non capisco una cosa: perchè lo studente di architettura farà il tirocinio/stage in uno studio di un qualche architetto più o meno famoso e io che mi autodefinisco sceneggiatrice (non esistendo ufficialmente tale qualifica professionale nel nostro bel paesucolo) devo accontentarmi di stage in cui faccio tutto tranne che scrivere? Perchè io non posso avere il diritto di guadagnarmi un tirocinio/stage che mi prepari alla professione che vorrei fare? Perchè l'architetto prende lo studente nel suo studio come tirocinante mentre lo sceneggiatore affermato non prende nessuno, neanche come "aiutante"? Paura?
E non venitemi a fare i soliti discorsi, della serie "prova a partecipare ai concorsi", piuttosto che "cerca di farti notare", e così via. Io scrivo, scrivo perchè devo e non posso fare altrimenti, scrivo perchè è quello che so fare. Scrivo, e solo l'anno scorso ho mandato la mia ultima sceneggiatura a una cinquantina di case di produzione tra Roma e Milano. Non pretendevo risposte come "la tua sceneggiatura è fantastica, la produciamo sicuramente", riesco a essere obiettiva, grazie. Mi aspettavo almeno 2 o 3 risposte, di qualsiasi tipo, da "complimenti, continua così e vedrai che prima o poi ce la farai" a "lascia stare, se negata". Volevo crederci che almeno qualcuno si sarebbe preso la briga di mandarmi 2 righe in una mail, ma niente. Vabbè. Sono sopravvissuta, d'altronde la mia vita da stagista è abbastanza piena, con le mie nove ore giornaliere non pagate.

Ovviamente questa è una provocazione, ma la mia ira è quella descritta da Platone, l'ira del giusto, l'ira di colui che sa di avere ragione, ma a cui tale ragione non viene riconsciuta...l'ira di chi sa che la bravura non basta, almeno non in questo settore.

L'emigrante ha detto...

@Linda ma che vuoi fare un concorso pubblico e poi trovare il posto fisso??
Ti sei dimenticata di dire nel tuo elenco di modalità di accesso alla professione, l'unico vero elemento che dovrebbe contare su tutti, al di là della sciocca contrapposizione vecchi/giovani... il talento!
Il dramma vero di questa nazione è che qui il talento non conta, i produttori non sono in grado di individuarlo e i network non lo cercano. Qui non c'è un mercato delle idee e fino a quando non lo avremo non ci sarà posto per i giovani. Questa è la realtà. E tu 25enne dovresti incazzarti perchè non puoi fare un pitch a nessuno e perchè anche se lo fai mai nessuno lo produrrà, non perchè non puoi prenderti il tuo pezzettino di torta. Speri che riuscire a scrivere una puntatina dei Cesaroni possa cambiarti la vita? che entrare in un team di scrittura di una di queste squallide serie italiane possa fare di te una sceneggiatrice? E poi? Quando le serie brutte saranno al termine? Che farai?
Gli sceneggiatori italiani devono promuovere un cambiamento radicale del mercato, devono riuscire a dare forza alle idee come accade in tutte le nazioni del mondo. E i giovani devono avere idee nuove, forti da portare avanti, non sperare di avere una puntatina qua e là.

Linda ha detto...

No no ma guarda che il mio discorso non aveva come tema di fondo quello che tu hai definito "posto fisso"!
Il problema, come dici tu più avanti, è di ben altra natura: stagnazione. Credimi, sto facendo uno stage adesso in un'azienda molto grande, non facciamo nomi ma non è difficile immaginare quale possa essere, visto che sono due e ti dico che non è la RAI (non per citare Boncompagni!) e il punto è proprio quello che dici tu: a nessuno interessa la novità, l'idea nuova, il ricambio.
Ogni giorno assisto a una media di venti telefonate di persone che telefonano al mio collega che si occupa delle cosiddette "nuove proposte" e poi cosa succede? Niente. La gente viene dirottata di qua e di là, ma alla fine niente. Non ho ancora visto una sola persona varcare la porta dell'ufficio per esporre un progetto.
Ora come ora girano solo adattamenti o prodotti in qualche modo già rodati o che comunque vanno sul sicuro.
Poi ripeto, mi piacerebbe un giorno fare parte di uno staff, scrivere qualcosa di grande, qualcosa che nel suo piccolo faccia veramente la differenza. D'altronde sognare in grande non costa nulla.

Riagganciandomi al discorso sul talento...bhe, penso che in partenza ci debba essere una certa predisposizione, non lo metto in dubbio. Penso anche però che sia importantissima la pratica, il lavoro "sul campo". E secondo me il paradosso sta qui: come fa a formarsi sul campo un giovane sceneggiatore se non gli viene permesso? Perchè siamo onesti, non basta fare le scuole di cinema e scrivere le sceneggiature più profonde e poetiche che siano mai state partorite, il lavoro si impara al 90% facendolo, o osservando da vicino altri che lo fanno.
Infatti non si tratta di una competizione tra vecchi e giovani, secondo me, quanto piuttosto di una contraddizione: personalmente come giovane vorrei imparare da chi è navigato, ma non basta guardarsi le fiction o i film scritti da chi ormai è dentro da anni, bisognerebbe poter assistere a tutto il processo.
Non so se sono riuscita a spiegarmi, la febbriciattola che mi segue in questi giorni di sicuro non aiuta, ma alle volte il delirio porta consiglio :D

Piripacchio ha detto...

@Nina
La mia risposta era una battuta, per quanto un po' amara. Sì, io ci penso spesso al mercato estero, e penso che presto ci proverò.

grande puffo ha detto...

Quoto Linda. Ha perfettamente ragione nella sostanza. Devono esserci vie d'accesso democratiche e consolidate alla professione di sceneggiatore. Ma sono d'accordo con l'emigrante che queste modalità non possono essere assimilate a quelle di un impiego statale.

In America, lo sappiamo, si passa dagli agenti, che valutano il talento e lo promuovono.

Capiamoci, anche gli agenti non è che agiscono in nome dell'arte e dei bei valori che secondo Nina dovrebbero muovere il mondo... (dài, Nina, di' le preghierine a casa e non tentare di trasformare la Sact in una chiesa, che non lo è mai stata nemmeno per opera dei suoi "santi" e bravi fondatori...)

Gli agenti agiscono secondo il mercato, cercando il proprio tornaconto e una propria fetta di potere. Ma sono obbligati a vendere e a vendere "talenti" perché il talento è quello che fa la differenza su un mercato libero.

Quindi, il problema per la nostra professione è soprattutto la libertà di mercato che - da quando i produttori hanno smesso di fare i produttori e preferiscono (pare che sia ancora trendy) fare "le mantenute" - non c'è più.

Che deve fare Sact in una situazione del genere? Quello che sta cercando di fare (anche col discusso "created by"): scuotere dove può (agenti, network, produttori) il mercato e ottenere (anche con un codice deontologico e quindi con l'impegno dei suoi soci) dei percorsi più virtuosi di accesso alla professione.

O no?

Rita Charbonnier ha detto...

Sono felice di leggervi (con gusto) e partecipare al blog dopo un sacco di tempo; non solo il clima in Sact è migliorato, ma dalle discussioni virtuali sembra sparito quel delirio virulento e occulto che aveva indotto me ed altri a fuggire. Visto che sono appena stati nominati gli agenti, mi sembra che anche qui ci sia qualcosa da osservare: molti di costoro rappresentano sia sceneggiatori, sia produttori. Il che configura un conflitto di interessi dannoso per il sistema. A me diversi anni fa capitò che un grosso produttore mi rubò in toto l'idea di una serie e il mio agente di allora, che era pure avvocato, non fece nulla perché io ottenessi il rispetto dei miei diritti: non gli conveniva inimicarselo.
Un saluto particolare a Nina e Piripa', nun te 'ncazza'! Per quanto l'incazzatura sia più che comprensibile... e forse utile.
Abbracci a tutti, Rita

Piripacchio ha detto...

Salve visto che la Sact è un'entità democratica ed aperta a tutti, vorrei che mi agevolasse in qualche modo nella partecipazione al meeting mondiale di sceneggiatura ad Atene. Sono uN CIOVANE con tanta FOLONTA' e CREATIVITA', disposto ad andare a braccetto con qualche barone della fiction, a leccare quegli interstizi nascosti che vanno ben oliati per fare carriera. In cambio mi portate ad Atene, e al ritorno a Roma mi date una puntata dei Cesaroni? Anche RIS mi va bene.

Sceneggiatore di fumetti ha detto...

Argomento estero: per quanto riguarda la mia miserrima esperienza, proposi a un blasonato agente italiano, anni fa, alcuni progetti pensati primariamente per il mercato estero.
Risposta: "puntare all'estero è come pensare di avere uno stipendio comprando un biglietto della lotteria".
Secondo me era una stronzata, ma dimostra quanto l'intero settore in Italia sia conservativo.

Sull'argomento giovani/miglioramento dell'offerta: a chi lavora già nel settore VA BENE che questa sia la situazione, perchè diciamocelo onestamente, il problema è sempre quello: in Italia NON c'è concorrenza.
All'estero si ammazzano per lo share, qui Rai e Mediaset si dividono la torta, e tutti (tranne gli sceneggiatori) sono felici.

Spero solo che con le ultime mosse false della RAI nei confronti di Sky e con la continua perdita di introiti di Mediaset, insomma, con la merda che ha raggiunto il livello di guardia, qualcuno cominci a pensare che per recuperare ascolti forse bisogna smettere di propinarla, la merda.

Ma sono pessimista.

Piripacchio ha detto...

Dai vabbè ma che qualcuno se l'è presa? Noi qui si discute, si parla, CI SI CONFRONTA!
E' uno spaZZio di idee, di nuove proposte, di energie fresche e nuove, per rinnovare un settore sempre assetato di energie fresche e nuove. Perchè abbiamo bisogno dei CIOVANI, e di idee fresche e nuove per i nostri canali Raiset. E i CIOVANI hanno sempre idee fresche e nuove.
Quando ai convegni-workshop-seminari sento i dirigenti delle varie reti dire "Siamo alla ricerca di idee nuove, di format freschi e nuovi...", il piacione-tipo si alza a fine convegno e si avvicina al suddetto dirigente, ed una su due gli va bene.
Io sono dislessico, zoppo e in apparenza malaticcio, gobbo e calvo, a volte puzzo perché mi scoccio di fare la doccia. Tutto ciò fa di me un tipo incredibilmente timido. Però scrivo DA DIO. Chi glielo dice al dirigente Mediaset alla ricerca di idee fresche e nuove, che c'è un timidone che è un bravo scrittore?

P.S.: allora? Per Atene me l'offrite 'sto biglietto?

Piripacchio ha detto...

Da oggi sono su facebook. Diventiamo tutti allegramente amici.

Nina Marsocci ha detto...

@ Il grande Puffo:
“Quindi, il problema per la nostra professione è soprattutto la libertà di mercato che - da quando i produttori hanno smesso di fare i produttori e preferiscono (pare che sia ancora trendy) fare "le mantenute" - non c'è più”.

Mi sembri un po' confuso: quando mai, qui da noi in Italia, c'è stata libertà di mercato (televisivo)? Mai. Ma proprio mai. Tu confondi una certa "euforia" che c'è stata a cavallo del 2000, quando sono state messe in cantiere alcune serie, queste sono andate alla grande e si è innescato un meccanismo virtuoso che ha portato alla nascita della lunga serialità televisiva italiana. Però, è stato tutto molto casuale, quindi non "codificato". E, putroppo, non replicabile.
Il nodo è proprio nell'assenza di un mercato libero. Qui da noi non c'è perché non lo vuole nessuno. Non si spiega altrimenti il dogma: "mai fiction contro fiction" che impera tra tutti gli addetti ai lavori..E quando, per esigenze di bilancio - e le esigenze di bilancio non sono mai procrastinabili - si abiura al dogma, quello che succede è sotto gli occhi di tutti. :-)

Parlavo dell'euforia di inizio millennio: quello che vedo ora è l'agonia di un intero settore. In vita solo per "nutrizione artificiale". Ma sappiamo tutti che non può durare.

Sempre il grande Puffo dice:
"Che deve fare Sact in una situazione del genere? Quello che sta cercando di fare (anche col discusso "created by"): scuotere dove può (agenti, network, produttori) il mercato e ottenere (anche con un codice deontologico e quindi con l'impegno dei suoi soci) dei percorsi più virtuosi di accesso alla professione."

Ho sempre detto di essere a favore del "created by", che all'estero è considerato un valore aggiunto che crea ricchezza, e porta soldi al sistema... Ma farlo diventare la bandiera della Sact! Lo sai che mi ricorda? La famosa frase di Maria Antonietta di Francia: "Hanno fame? Be', dategli le brioches!" ;-)

@ Sceneggiatore di fumetti:
"Argomento estero: per quanto riguarda la mia miserrima esperienza, proposi a un blasonato agente italiano, anni fa, alcuni progetti pensati primariamente per il mercato estero.
Risposta: "puntare all'estero è come pensare di avere uno stipendio comprando un biglietto della lotteria".
Secondo me era una stronzata, ma dimostra quanto l'intero settore in Italia sia conservativo."

Avevi avuto un'intuizione costruttiva, ma hai sbagliato interlocutore. Anzi, lo sai qual è la realtà? Che qui da noi gli interlocutori non esistono. Ed è bene prenderne atto. Il tuo mondo, che da quello che capisco è quello dei fumetti, è molto più dinamico. Lo so perché, per un breve periodo, per ragioni di "cuore" l'ho frequentato. Non lo so quanto possa essere professionalmente gratificante tentare il "guado"...:-)

@ L'Emigrante:
Ti quoto. E concordo. Secondo me, tu hai capito TUTTO. :-)

@ Linda:
l'unica cosa che mi sento di dirti è: valuta attentamente se vale la pena costruirsi una vita in un settore che si regge su dinamiche che mettono a dura prova alcune cose che per me sono irrinunciabili, ossia la tutela della mia creatività e la dignità :-)

Un abbraccio forte a Rita Charbonnier, che ha due grandi meriti:
1) ha pubblicato da poco un romanzo splendido;
2) pone un problema serissimo, quello del diritto d'autore, di cui la Sact non parla mai, e che invece ci interessa tutti, ma interessa soprattutto i più giovani, che inviando materiale alle produzioni, corrono il rischio serio di vederselo "clonato"... E di non avere stumenti efficaci per reagire.

Nina

Rita Charbonnier ha detto...

Grazie di cuore a Nina, troppo buona! E' vero che quello del vedersi sottratte le idee è un problema bruciante. Quando ebbi l'avventura di cui sopra non potei non pensare che in altri Paesi avrei avuto gli strumenti per lottare e ottenere quanto meno un risarcimento economico. Anche se oggi le idee originali non vengono neanche più realizzate, mi sembra... si adattano soltanto serie straniere. O no?

Piripacchio ha detto...

mmmh, ritengo che non avrò nessuna agevolazione per andare in Grecia con la Sact. Cercherò qualche raccomandazione...