domenica 12 ottobre 2008

Sondaggio, risultati e commenti: autori senza libertà?

Chiuso il primo sondaggio, tiriamo le somme. Uno schiacciante 73% di utenti del blog ritiene che la responsabilità della bruttezza di un prodotto dipenda dall'editor di rete. Seguono a pari merito con il 10% ciascuno il produttore e lo sceneggiatore e si conclude con un 5% per il regista. Partiamo da quest'ultimo. Evidentemente per i votanti, il regista non ha potere decisionale sul prodotto televisivo. Questo in astratto è sostanzialmente corretto anche se non sempre vero, almeno qui in Italia. Il risultato la dice comunque lunga sulla percezione che si ha del ruolo del regista televisivo: un esecutore. Stesso discorso vale per il produttore e qui ci ricolleghiamo al discorso aperto in un post di qualche giorno fa. Ora come ora, una buona parte dei produttori sono "ostaggio" del sistema di finanziamento dei prodotti tv. E' interessante notare come solo un'esigua parte di voi (2 bloggers) abbia votato per lo sceneggiatore. E non crediamo che sia per uno spirito protezionista "di categoria", quanto perché rispecchia la situazione televisiva attuale: lo sceneggiatore è in manette. Il nostro lavoro è indirizzato pesantemente dal network. E la figura preposta al controllo come sappiamo è l'editor di rete. A questo punto allarghiamo la discussione e vi chiediamo: sapete che noi sceneggiatori siamo responsabili di quello che scriviamo? E lo siamo proprio come uno scrittore lo è del proprio libro. Questo perché, per il diritto italiano, noi siamo "autori" della sceneggiatura. Quindi, sulla base di questo importante e non trascurabile assunto ci e vi chiediamo: come possiamo tollerare che la responsabilità artistica di un prodotto si ascriva a dei soggetti che non sono considerati "autori"? Ce ne sarebbe abbastanza per intavolare un discorso molto serio con i network, non credete?

25 commenti:

In trincea ha detto...

Avete ragione.

Art. 20 (Legge 22 aprile 1941 n. 633)

Indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica della opera... ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell'opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.

Il diritto di opporsi in difesa della propria opera esiste (si può addirittura sospendere la messa in onda). Ma si può chiedere all'avvocato della Sact a quali leggi deve rispondere il network per capire se gli editor hanno un qualche dovere riconosciuto che effettivamente confligge col diritto d'autore o se invece la loro prassi di opporsi o sostituirsi agli autori è un abuso?

SACT ha detto...

Sì, possiamo sottoporgli la questione e pubblicarne la risposta sul sito. Ottimo suggerimento.

Namastè ha detto...

Interessante ancora una volta l'osservazione dell'utente "In cintrea", attendiamo lumi.

Ciò che però mi è sembrato curioso constatare circa il responso del sondaggio - seppur condotto su un campione ancora esiguo (solo 19 utenti) e quindi non troppo indicativo - è la quasi totale estraneità all'insuccesso del prodotto televisivo della figura del produttore.

Da leggersi come un tentativo di autodifesa da parte degli stessi autori, e capisco che chi scrive su queste pagine è quasi certamente un appartenente alla categoria ma... siamo davvero sicuri che l'odiato editor abbia questo potere di stravolgere e fare "carne di porco" delle nostre idee? O le nostre idee erano già deboluccie in partenza? Quanti di noi hanno aderito a un progetto pur essendone poco convinti? E se non lo siamo noi perchè dovrebbe esserlo un nostro supervisore, seppur nella persona di colui che è deputato a tutelare il buon nome della propria azienda?

Il fatto che un serial come "Agrodolce" porti centinaia di posti di lavoro là dove non ce ne sono, basta a giustificare la piattezza dei personaggi e delle idee? Cosa conta di più in quello che scriviamo? La qualità o la pagnotta? Credo che dovremmo interrogarci piuttosto su questo e provare ad essere un po' più sinceri con noi stessi.

La colpa va secondo me distribuita equamente, tra chi non crede troppo nelle proprie idee (o ci crede troppo) e tra chi invece ha l'aggravante di produrle.

E' rimasto escluso tuttavia dal sondaggio sulla cattiva riuscita di un prodotto televisivo una figura di vitale importanza: lo stesso pubblico, non certo senza colpe, e ormai così annoiato e assuefatto al brutto (come dicevo nell'altro topic, firmandomi anonimo), un pubblico televisivo in Italia così impigrito e per nulla esigente che, quale colpa vuoi imputargli, al produttore, al regista, allo scrittore o al macellaio degli scrittori se questo guarda solo ciò che "l'azienda" gli offre?

Legge economica della domanda e dell'offerta: si offre solo ciò che il pubblico chiede. Non è l'offerta che va criticata, ma anche la domanda.

namastè ha detto...

PS: Sia nel precedente che nell'altro intervento ho dimenticato di ringraziare l'associazione - nella persona dell'utente sact, curatore del blog - per la nuova iniziativa. Ma ancora più apprezzate sono senza dubbio la lucidità e la puntualità dei suoi interventi. Namastè.

SACT ha detto...

Ringraziamo Namastè per il suo intervento e per i complimenti. Il suo punto di vista è interessante. Dobbiamo guardarci allo specchio e fare una riflessione seria. Vogliamo veramente avere un grado di responsabilità maggiore nel processo creativo? O ci sta bene lavorare in un sistema compromesso, lavandocene le mani?

Anonimo ha detto...

Il problema in Italia, in tutti i settori e dunque anche nel nostro, non è se esistano o meno leggi che ci difendano.
Esistono e come.
Nel caso nostro, tanto per dirne una, il diritto d'autore per la Costituzione Italiana è addirittura inalienabile!...

IL vero problema è un altro: avere la forza per farle rispettare!

SACT ha detto...

Già, "anonimo", ed è per questo che la SACT sta cercando la via migliore, la più efficace, per far rispettare questo diritto.
Analizziamo meglio la situazione normativa. Non è vero che in Italia siamo tutelati. Lo è il diritto d'autore, anche se noi sceneggiatori lo calpestiamo ogni volta che firmiamo i nostri contratti, derogando a questa o quella norma.
Ma il mercato è completamente deregolamentato.
Un mercato senza regole genera incertezza, paura. E la paura porta a concedere troppo ai nostri committenti.
Ma di questo e altro parleremo in un post apposito nei prossimi giorni.

Anonimo ha detto...

Una nuova deontologia dello sceneggiatore, dio solo sa quanto servirebbe. Ci hanno tolto i diritti e vabeh, ma anche i doveri... Il dovere che gli autori avevano nei confronti del pubblico. molto triste.

sono uno dei 4 editor (non di rete) di una lunga serialità. abbiamo scritto la bibbia, abbiamo scritto gli snodi narrativi, abbiamo scritto la linea orizzontale di ogni personaggio... di fatto siamo gli autori della serie ...e come autore, se uno sceneggiatore mi manda un copione che non mi convince ho tutto il diritto di cambiarlo. mi dispiace che poi quando vede in tv l'episodio non trovi niente di ciò che ha scritto. è successo anche a me, ma non ci vedo niente di male.

La fiction è un prodotto con regole ben precise, molti sceneggiatori di puntata se ne fregano e scrivono quel che gli pare, sempre più spesso poi cambiano la scaletta approvata dalla rete. Cosa che comporta ritardi e notti insonni davanti al mac. per me, gli altri editor e l'headwriter.

complimeti per il sito. bravi.
parliamo la stessa lingua.
ho frequentato i 100 autori per un po', ma ripetono troppo spesso la parola intellettuale e artista. e a me vengono i brividi.

Vogliono l'associazione unica, ok... ma io mi chiedo perchè mettere dentro anche i registi? non è meglio solo sceneggiatori cinema e tv?

Mah. Mistero della fede.

JTC

SACT ha detto...

Ciao JTC, non possiamo che concordare con il tuo intervento, soprattutto quando parli dei 100autori. Non esiste al mondo un'associazione di categoria che comprenda registi e scrittori. Metterli assieme vuol dire creare un cortocircuito di interessi ed obiettivi, molto spesso confliggenti.
Questo porterebbe inevitabilmente a correnti interne e contrapposte, allontanandoci ancora di più dalla concretezza di un'azione efficace.
Per questo riteniamo che un'associazione di sceneggiatori debba comprendere solo ed esclusivamente... sceneggiatori!
Passando al tema "Codice deontologico" apriremo un post nei prossimi giorni, con tanto di sondaggio annesso.

Già che ci siamo, vogliamo ringraziare tutti voi sceneggiatori bloggers. Siamo molto soddisfatti di come questo spazio virtuale sta crescendo. I vostri interventi costanti mettono a confronto diversi punti di vista, tutti interessanti.
Dalla sintesi delle vostre posizioni riusciremo a elaborare un'azione concreta e, speriamo, fruttuosa.

senza voce ha detto...

Attendo con impazienza la discussione sul "codice deontologico". Ho la sensazione che trovare posizioni comuni non sarà facile. Ad esempio, caro JTC, io ci trovo parecchio di male se vedo una sceneggiatura firmata da me in cui c'è ben poco di quello che ho scritto. Ovviamente provo insofferenza anche per gli sceneggiatori che se ne fregano. Ma mi viene da chiedere se se ne fregano perché sono dei lavativi o semplicemente perchè non sono motivati. Non si lavora solo per i soldi. Che per altro sono sempre meno.

in trincea ha detto...

@ JTC
@ senza voce
Un codice deontologico non è mica una lista della spesa dove si elencano le cose che vorremmo comprare dagli altri per stare meglio noi. Vi ricordate "Tre uomini in barca"? Finché stavano sulle canoe disprezzavano i battelli, poi passavano sul battello e disprezzavano le canoe! No. Direi che un codice deontologico è il riconoscimento formale sia dell'esistenza di alcuni conflitti interni e esterni della categoria, sia dell'individuazione di un comportamento "migliore" e cioè meno lesivo dei diritti degli uni e degli altri che vengono appunto riconosciuti come tali. Il conflitto tipo editor-sceneggiatore potrebbe diventare - ad esempio - un'alleanza editor-sceneggiatore per respingere le pressioni esterne vuoi della produzione, vuoi del network. Tanta fretta di riscrivere, tante regole evase da chi scrive non sono forse effetto di un modo di lavorare che globalmente non ci rispetta? L'industrializzazione di un prodotto deve per forza diventare spersonalizzazione? La crescita di potere dell'headwriter che diventa anche produttore creativo viene vista nella direzione della difesa della qualità e dunque del talento, oppure nella direzione di una maggiore dittatorialità del sistema azienda? Perché questo il codice deontologico deve fare: disegnare una professione realisticamente, ma disegnarla anche in modo bello, soddisfacente, gratificante per tutti noi. Non ci stiamo litigando un orto, un confine, ma dobbiamo immettere in tutti i ruoli un senso artistico, una disciplina morale, una misura umana. Creando quel nuovo che manca e che ci faccia contenti, non una lista della spesa.

Anonimo ha detto...

in verità non sono molto d'accordo con "in trincea".
mettiamo il caso che fossi un architetto e che un cliente mi chiamasse per disegnare la sua nuova casa in campagna. Lo incontro e dopo un paio di riunioni capisco cosa vuole. Poco dopo si passa alla realizzazione. Metto su una squadra di lavoro.
Senza distruggere la creatività degli altri, ma sono convinto che i componenti di tale squadra debbano andare nella direzione di ciò che vuole il committente con il quale io ho preso un impegno. Si può parlare, discutere, ma alla fine chi paga è colui che decide. detto così è terribile, ma è la naturale conseguenza dell'industrializzazione di un prodotto.

In america funziona così. Seinfeld per esempio. Non avevano il network a fare pressioni, ma l'ultima parola era sempre di Larry David e Jerry Seinfeld.

JTC

Uno per tutti ha detto...

SACT rispondendo ad Anonimo (13 ottobre 11.18) ignora secondo me il punto essenziale dell'intervento di Anonimo e cioè cito: "IL vero problema è un altro: avere LA FORZA per farle rispettare (le leggi).

La forza degli sceneggiatori oggi è sotto zero. ( mi vengono in mente a proposito di sotto zero gli orsi polari che vagano su miseri miniiceberg condannati a morte certa. Mi ricordano gli sceneggiatori isolati e sempre più deboli).

LA SACT dovrebbe pensare, e sicuramente già lo sta facendo, a come creare questa forza. Per dire la cosa più ovvia, più siamo e meglio è.
Perchè non lanciare un post sul tema " La forza degli sceneggiatori. Come crearla?"

Dice sempre SACT, cito:
" Un mercato senza regole genera incertezza, paura..."
Credo sia vero solo in parte.
1) la madre di tutte le paure è che, non contando niente, abbiamo paura di non lavorare più "se,all'occhio dei potenti, creiamo problemi" (è successo così finora a quei pochi coraggiosi...)
2) come per le leggi, così per le regole quello che conta è avere la forza per farle accettare e rispettare dalla controparte.

Uno per tutti...

in trincea ha detto...

@ JTC
Sì, non siamo d'accordo, ma credo sia molto interessante continuare a discutere.
Soprattutto a partire da "chi paga è colui che decide".
Intanto chi paga è comunque soggetto alle leggi, in primis quella del diritto d'autore, e poi è soggetto alle leggi che regolano la sua funzione industriale nella società. Non è che uno perché fabbrica automobili le può fare inquinanti o pericolose, tanto per dirne una. Poi, per esempio, se chi paga fosse la Rai, i soldi che spende sono anche i nostri, quindi è pagata anche da noi, quindi a decidere dovremmo essere noi cittadini paganti del canone. In più, siccome paghiamo il canone finiamo a pagare anche la sopravvivenza di Mediaset nel mercato (c'è un do ut des sulle quote pubblicitarie). Quindi, chi paga deve stare alle regole e decidere per il suo interesse, ma anche per il bene della società a cui devolve il suo prodotto. La nostra funzione di autori è anche quella di non perdere noi il senso ultimo del nostro lavoro per non farlo perdere anche all'azienda che ci paga. Un mio amico regista mi ha appena detto: siamo pagati anche per litigare. Cioè, siamo pagati per esistere, per far sopravvivere un mestiere, non per aderire passivamente ad una direzione imposta da altri. Insomma se i lavoratori della Galbani insorgono in difesa della sanità alimentare di tutti, forse anche noi potremmo insorgere in nome della sanità mentale di tutti.
Ed ecco l'altro tema: l'ultima parola. Sì, certo, nella divisione del lavoro ci deve essere qualcuno che guida e che per guidare deve poter prendere delle decisioni per tutti. Ma si possono prendere decisioni in molti modi, democraticamente (che non vuol dire plebiscitariamente) e dittorialmente. Il regista (grande regista) Zhang Yimou (Lanterne rosse e la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi a Pechino) ha dichiarato ultimamente che l'occidente è rallentato produttivamente dal riconoscimento dei diritti umani. Beh, sì, da questo punto di vista, vorrei proprio rallentare. Forse è anche un modo per non ritrovarsi (quando l'azienda a cui hai tanto ubbidito ti fa fuori) orsi polari su un iceberg, per usare la metafora di uno per tutti.

marc cherry ha detto...

io credo che la colpa sia interamente degli sceneggiatori. Certo gli editor di rete, i produttori, i network ci mettono del loro, ma se proviamo a dare una lettura più obiettiva ci rendereremo conto che l'intero sistema culturale di questo paese è allo sbando. ma davvero c'è qualcuno sano di mente che crede che la TV è brutta e tutto il resto (cinema, teatro, letteratura, musica ecc) sia a livello degli altri paesi europei? Andiamo! Guardate solo cosa succede ogni anno al festival di Venezia. Il cinema italiano è rinato! finalmente i nostri autori hanno dato il meglio di sé! E poi? Ci ritoviamo con Pappi Corsicato! ma per favore!

Quindi per rotnare la punto: ha ragione De benedetti quando dice che l'Italia non conta più niente in nessun settore. è vero. è così. e la Tv fa schifo perchè la gente che ci lavora è mediocre a partire dagli sceneggiatori. Facciamo una prova. mettiamo sul sito le idee nel cassetto, quelle che la rete non approverebbe mai e che gli editor incapaci massacrerebbero... vediamo cosa viene fuori. Io personalmente non credo che ci troveremo davanti a FRIDAY NIGHT LIGHTS, LOST, NIP TUCK, DESPERATE HOUSEWIVES, SOPRANOS, IN TREATMENT, ARMY WIVES, GOSSIP GIRL, DAMAGES, DIRT... e posso continuare al'infinito.

facciamo il gioco della verità e cerchiamo di essere onesti intellettualmente: sarebbe il primo passo per mettere a fuoco il problema reale.

con buona pace di tutti
a presto

Namastè ha detto...

@ marc cherry -->

Stiamo aggirando il problema, mi pare. Che non credo si risolva dicendo che gli sceneggiatori italiani di cinema, tv, teatro e fumetti sono tutti mediocri, mentre in America sono dei genii...

Il sondaggio serviva ad individuare possibili responsabili della cattiva riuscita di un prodotto televisivo. E parlare in questa sede del nuovo rinascimento del cinema italiano non ci avvicina di più alla soluzione.

Si parlava di TV, un tempo considerata regno della mediocrità e ancora oggi snobbata dai più, ma non è un caso se le cose più interessanti ed innovative degli ultimi tempi vengano proprio da lì. Una nuova trasformazione in atto che mi sembra stia ormai contagiando anche gli stessi addetti ai lavori. Non solo scrittori premio Oscar o registi, ma sempre più spesso anche attori di grosso calibro (i nomi li conosciamo tutti) che grazie all'odiata TV vedono rilanciata la propria carriera. Ma anzichè cavalcare questa nuova tendenza, come sempre, noi rischiamo di rimanere 10 anni indietro.

Dobbiamo metterci in testa che l'America e gli americani non sono sempre sinonimo di qualità. Tu stesso, citi ad esempio alcuni dei telefilm di successo a volte anche mediocri, ad eccezione di "In treatment", la vera novità di questo 2008 televisivo (azione inesistente, intesa anche come cambio di spazio, e 20 minuti di dialogo continuo tra uno psichiatra e i suoi pazienti), che però va detto, è solo il remake religiosamente fedele (almeno per quelli che sono i canoni americani) di una serie tv israeliana. Se una serie-tv ha successo in UK, ecco lì pronti i network d'America ad accapararsi i diritti per rifarla loro. Germania, Francia, Australia e persino Nuova Zelanda anche loro riescono ad andare fuori i confini nazionali.

In Italia questo non accade, l'ultima (mini)serie televisiva esportata con successo in buona parte del mondo rimane "La Piovra" (fine anni '80). Il problema più grande da affrontare in questo momento non è quello delle idee, perchè anche l'America ha le sue brave cagate, diciamocelo. Ma al prodotto di massa si cerca comunque e sempre di affiancare anche il prodotto di qualità che insieme agli sponsor ti garantisca anche un po' di prestigio internazionale.

Chi produce fiction in Italia, di questo prestigio se ne fotte altamente, se ne fotte se in campo tv siamo diventati la barzeletta internazionale, ormai contano solo l'Auditel e gli sponsor. E finchè non si riesce ad uscire fuori da questa logica del profitto e del 20% di share ad ogni costo, siamo condannati tutti quanti. Quando RAI e Mediaset decideranno di rischiare, finanziando una fiction che ci permetta di essere visti e apprezzati in tutto il mondo, forse allora qualcosa di noi sarà cambiato, ma fino a quel momento continuiamo ad elogiare "Grey's Anatomy" e prendiamocela con i nostri mediocri sceneggiatori.

Anonimo ha detto...

la cagata peggiore che si fa in america è cento volte meglio (e mi tengo basso) di quello che si fa da noi. Dire che, a parte In Treatment, le serie da me citate sono mediocri dimostra o una chiara disonestà intellettuale o una mal celata invidia di chi è più bravo di noi.

In America, forse ti sfugge la cosa, le serie chiudono perché non fanno ascolti esattamente come qui. solo che lì il livello non è infimo come il nostro. Anche quelle che chiudono ci danno una tale pista dal punto di vista recitativo registico e di scrittura (sic!!!) che sarebbe meglio tenere le orecchie basse.

Inoltre, forse ti sfugge sempre la cosa, le serie tv si pensano per un pubblico specifico. esistono studi in proposito molto precisi. ci si rivolge ad una nicchia. ed è esattamente la stessa cosa che dovremmo fare qui: scrivere per chi ci guarda e non darci arie da autori incompresi. Che poi è quello che succede al cinema italiano: va male solo perché il pubblico non lo capisce (chiaro il riferimento adesso!)

Detto questo l'editor di rete può essere anche un cretino e un massacratore di sceneggiature ma sa una cosa: sa a quale pubblico si rivolge il suo network e cioè gente poco scolarizzata di bassa estrazione sociale; il pubblico della tv generalista appunto, ma forse ti sfugge la cosa.

gli altri, quelli come me e te (forse) vanno su altre piattaforme. Quindi se PROVACI ANCORA PROF va bene non è un male per la Tv: c'è un pubblico che guarda quella cagata (mia nonna e forse anche la tua). Dire che si potrebbe fare in altro modo è solo una menzogna consapevole per arrendersi definitivamente all'idea di essere ostaggi volontari.

Ma forse ti sfugge la cosa.

SACT ha detto...

"Anonimo" ti prego di abbassare il tono della conversazione.
Poi possiamo risponderti dicendo che "il pubblico generalista" non è il calderone che descrivi tu. E' composto di fasce di età e di gradi di istruzione diverse.
Ti diciamo anche che questa generalizzazione, fatta soprattutto dai network e da chi lavora per loro, è la causa della "fuga" di una parte di pubblico verso il satellite.
E concludiamo dicendoti che questo atteggiamento ha danneggiato soprattutto Mediaset.

Namastè ha detto...

Guarda, se vogliamo parlare di telefilm con me sfondi una porta aperta: "Lost" è il più bel film mai uscito al cinema e la più grande sceneggiatura degli ultimi 10 anni, ma se poi in quel calderone ci metti robetta come "Dirt" (che ha chiuso) e "Gossip Girl" (che va bene se hai 15 anni), come esempi di prodotti validi a cui dovremmo aspirare, direi che come minimo hai sbagliato topic, prova sui forum a tema.

Torniamo per un attimo a casa nostra, ti va?... Jerry ha detto:

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ed è esattamente la stessa cosa che dovremmo fare qui: scrivere per chi ci guarda e non darci arie da autori incompresi.
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Ma va? Pensa che è esattamente quello che facciamo, citi a sproposito gli studi americani come se noi fossimo Arlecchino, ma ti sfugge che anche la nostra fiction è pensata e scritta esclusivamente per il pubblico a cui si rivolge, e chi la produce? Quella stessa industria che appoggiata dalla critica ti premia "Boris" e "I Cesaroni" come grandi esempi di tv riuscita. La Tv d'autore di cui parli semplicemente non esiste, qui da noi non è mai esistita.

Prendi una posizione insomma, scriviamo per un pubblico ignorante o scriviamo per un pubblico colto? Scriviamo per noi stessi o scriviamo quasi sempre seguendo delle direttive?

Che tu lo voglia o no, in questo calderone ci siamo dentro tutti, e non è stabilendo che dalle altre parti le cose funzionano meglio che possiamo sperare di affrontare il problema. Noi non viviamo da altre parti, viviamo qui, a casa nostra, ed è con i problemi di casa nostra che dobbiamo confrontarci.

Ma forse la cosa ti sfugge...

marc cherry ha detto...

vedo che non ci capiamo.
meglio lasciar perdere.
Continua a sostenere che DIRT è brutto e che noi siamo incompresi in quanto autori... vedrai che andremo lontano.

e comunque la cosa non mi sfugge. No. Non mi sfugge.

Anonimo ha detto...

medierei tra le due posizioni, riassumibili, non so se ho colto bene - nell'eterno dilemma se è nato prima l'uovo della mediocrità imperante o la gallina del nostro scarso talento di sceneggiatori che sotto sotto ci ha resi ben felici di essere ostaggi, di gridare 'mamma ciccio mi tocca (mi censura, mi reprime!)" e poi sbarcare più che decorosamente il lunario macinando le solite banalità buonistico-generaliste.
secondo me ha ragione chi dice: 'svuotate i cassetti e vediamo che siete capaci di fare", ma ciò non toglie che secondo me il sistema ha avuto la responsabilità più grande,quella di averci "invecchiato" prima di crescere. Insomma noi siamo ciucci, e abbiamo i cassetti vuoti, perchè abbiamo dolorosamente capito troppo presto che era inutile riempirli di di follia, di fantasia, di idee. Qualcuno ci ha detto che erano velleità che non avrebbero mai visto la luce e noi abbiamo avuto il torto ( o il buon senso) di crederci. ma abbiamo delle attenuanti. lo sceneggiatore non è uno scrittore di prosa, non si appaga onanisticamente rileggendo quel che ha scritto e non crea per i posteri . lui vuole disperatamente che il suo lavoro si completi, che si sviluppi nelle fasi successive, insomma, che diventi altro. La più banale puntatina di serie che ti va in onda dopo pochi mesi,
in questo senso ti appaga più di cento concept geniali che prendono la muffa nel tuo pc. Perchè ha completato il suo ciclo, è entrata nelle case, ti ha dato un pubblico,per cui tu non esisti, ma pazienza. Intanto però ti senti uno sceneggiatore perchè il tuo lavoro ha avuto uno scopo . Non ci siamo persi dietro i soldi, o almeno non solo, semplicemente abbiamo preferito lavorare, sentirci in mezzo alle cose, invece di coltivare i sogni. è un po' triste, certo però è anche umano, credo.

Mark Lewis ha detto...

Tutta la comprensione del caso (parla uno che per soldi scrive ogni genere di nefandezza), però ragazzi, sveglia! La muffa nel PC poteva essere scusata una quindicina di anni fa, quando in effetti era impossibile passare dalla potenza all'atto senza essere miliardari ma oggi...! Con un camcorder HDV da 700 euro e un computerino da 500 si può produrre benissimo in qualità broadcast (tanto per capirci, questa roba è stata girata con una modestissima Canon HV20: http://www.youtube.com/watch?v=ACVZp-UMD0Y).
Il problema vero, come al solito, sono le idee e la capacità di aggregare professionisti qualificati con la stessa delirante passione (per esperienza vi assicuro che ancora ce ne sono). E' dura, ma si può fare.

macchiedinchiostro blog ha detto...

Mark la tua visione è un po' riduttiva e semplicistica.
Vuol dire non avere idea di come si scrive e produce una serie tv o un pilota.
C'è bisogno di azioni concrete con risultati concreti.
Le improvvisazioni non cambiano un sistema.

Mark Lewis ha detto...

"Vuol dire non avere idea di come si scrive e produce una serie tv o un pilota."

Meno male che ancora non se ne sono accorti! ;-)

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con macchiedinchiostro, il problema non è star fuori dai network, ma dentro. Forse la televisione ha chiuso il suo ciclo, ma su questo aprirei un altra discussione. Invece vorrei tornare alla questione sulle responsabilità dello sceneggiatore (e quindi sul codice deontologico) anche a partire dalla osservazione di sact sul nostro sistema senza regolamento (con una certa preoccupazione, direi che il problema non è solo della tv, ma questo non consola, anzi). Io penso sempre di più che la soluzione sarebbe quella di sostenere un sistema nel quale i produttori avessero più autonomia e potere. Gli studios separati dai network potrebbero permettere una maggior varietà di idee. E' possibile immaginare una generazione di produttori capaci di impegnarsi per difendere il loro prodotto, allo stesso modo in cui dobbiamo pretendere una generazione di scrittori all'altezza delle proprie ambizioni?

Manouche