venerdì 7 novembre 2008

La crisi di ascolti di Mediaset: il sondaggio

Cari bloggers, il blog lancia un nuovo sondaggio. Mediaset sta attraversando una crisi di ascolti fortissima e non riesce a risollevare lo share. E' chiaro come il sole che una grossa fetta di pubblico che una volta guardava i canali dal 4 in su si è sintonizzata sul satellitare. Ma l'exploit di Montalbano, con ascolti che non si vedevano da almeno due anni e con un pubblico dalla composizione molto eterogenea, ci dice una cosa: il pubblico che è migrato su Sky può tornare alla generalista. Una concorrenza è possibile. Ci interessa sapere cosa pensate della situazione e vi chiediamo: che direzione deve prendere Mediaset per risollevarsi? Deve inseguire la RAI? O deve cercare di far tornare il pubblico che è migrato su Sky? Al sondaggio seguiranno i commenti. A voi come al solito, la parola...

24 commenti:

in trincea ha detto...

Montalbano dimostra che una concorrenza al satellite è possibile da parte della Rai. Ma direi che Montalbano è un prodotto non-Mediaset per eccellenza. Montalbano non apre nessuna speranza per Mediaset, può solo far tornare la Rai indietro dalla direzione mediocrità=auditel che aveva imboccato per rincorrere Mediaset e che ha portato a un bel po' di bassezze. Forse dovremmo ragionare sul perché Montalbano fa il botto. Perché c'è uno scrittore di libri dietro? Perché c'è uno scrittore dialettale? Perché c'è un'identità regionale fortissima? Perché la Sicilia è più internazionale del resto d'Italia e cioè rappresenta ciò che vendiamo all'estero (mafia+cultura arabo/mediterranea+cucina strepitosa+arte+mare)? Perché il personaggio ha un'identità morale fatta di amore e non di dovere? Perché non è copiato dagli americani? Perché è refrattario al matrimonio e PER FORTUNA non ci racconta la famiglia? Perché è buono e PER FORTUNA non va in chiesa? Perché è un poliziotto e PER FORTUNA non è un violento? Perché lavora ma PER FORTUNA non vuole diventare ricco? Insomma, a me colpisce che Montalbano ottenga il 30% alla faccia e contro tutti i luoghi comuni che si derivano dall'auditel e ci vengono raccomandati dagli editor di rete. Montalbano fa concorrenza al satellite nonostante la Rai. Montalbano - io penso - esiste perché l'identità artistica di Camilleri riempie, inonda, straripa. E' un po' come per Benigni. O Celentano. La lezione che si dovrebbe trarre è che la gente riconosce l'arte, ne ha bisogno, la cerca. Ma l'arte è trasgressiva, non rappresenta noi stessi per appiattimento, ma per contrasto, per strappo. Lo stesso - mi sembra - accade per le serie americane che vanno sul satellite: non coccolano, strappano.

Namastè ha detto...

In attesa di conoscere le altre posizioni, sarei portato anch’io verso il pensiero già espresso dall’utente “In Trincea”, che a questo punto potrebbe anche rivelarsi e prendersi qualche meritata stretta di mano.

Come sul sondaggio sulle figure del processo creativo a cui dare la maggiore fetta di colpa per l’ipotetico flop, da cui però veniva escluso il pubblico - bisogna dirlo, poco attento e poco esigente – anche qui, le due opzioni del sondaggio, almeno per quanto mi riguarda, offrono un approccio al problema un po’ semplicistico. Se ben guardiamo, non è che fra il palinsesto del servizio pubblico (RAI) e quello della tv commerciale (Mediaset) ci sia poi questa grossissima differenza di qualità o di diversificazione dei prodotti. A “Un medico in famiglia” si contrapporrà, per esempio, la “Dottoressa Giò”, se l’una proporrà “L’ultimo dei Corleonesi” l’altra ti risponderà con “L’ultimo padrino”, per una “Nuova Squadra” ci sarà sempre un nuovo “Distretto di polizia”, al GF seguirà "La Talpa" e così all’infinito.

E’ anche vero però che esistono le eccezioni, come appunto Montalbano, che fa di share quanto una partita della nazionale, e allora forse è il caso per gli addetti ai lavori di fermarsi un attimo e domandarsi il perché. I possibili motivi di questo insolito tripudio che tocca persone di ogni età, sesso, ceto sociale e regione, li ha già spiegati, con la consueta lucidità che gli compete il nostro Samuel Fuller del blog. Montalbano funziona per i mille motivi già edotti, ma funziona soprattutto perché c’è una forte identità autoriale alle spalle, e quindi per la sua idea. Un’idea, per una volta, tutta italiana, per caratterizzazione dei personaggi e ambientazione, incentrata però su un personaggio che a ben vedere, di tipicamente italiano, ha molto poco.

Un po’ come quella vecchia storia tra Nixon e Kennedy, o per adattarla ai tempi nostri, tra Bush e Obama. Lo spettatore italiano vede Sordi, oggi Christian De Sica, e rivede se stesso così com’è, poi vede Mastroianni, oggi Zingaretti, e vede se stesso come invece vorrebbe essere. In pratica, non ci si rispecchia ma ci si rivede: intuitivo, un po’ più intelligente della media delle persone che lo circondano, sa fare bene il suo lavoro, è poco mondano, si fa i cazzi propri, non ha una famiglia e forse nemmeno vuole averla, ma riesce comunque a circondarsi di belle “femmine”. Questi i segreti del successo di un personaggio italiano che, del personaggio italiano che abbiamo sempre visto in tv e al cinema, ha molto poco. Sorpresa, piace proprio per questo, per questo suo non essere così “tipicamente italiano”, là dove per esempio, il “Giudice Mastrangelo”, lo era.

Ecco, forse lì a Mediaset (ma anche in RAI, eh?) dovrebbero capire questo e puntare di più sulle idee originali, e non sulle copie sbiadite delle altrui idee. Dovrebbero capire per esempio che il tempo dei remake delle serie americane, spagnole, argentine e presto asiatiche sarebbe meglio per l’industria tutta, pubblico compreso, che finisse presto. Quanto a Sky, che ruberebbe al duopolio televisivo della TV generalista una grossa fetta del pubblico giovane, finora ha solo dimostrato che ci sono due modi per attirare a sé il target più ambito, quello della fascia 20-30: rifacendo una serie di successo presso la “MTV generation” spostando per esempio “Scrubs” da una corsia d’ospedale a un set televisivo, oppire rifacendo in TV storie italiane, da grandi firme italiane, che hanno già funzionato al cinema. E dovendo proprio scegliere, attendendo anch'io con ansia "Romanzo Criminale" che sono sicuro spaccherà come merita, preferisco senza dubbio la seconda.

Tornando a Mediaset, non si esce dalla crisi copiando mamma RAI, e non si esce dalla crisi copiando i cugini di Fox Italia, non si esce dalla crisi guardando sempre alla concorrenza. Si esce semmai dalla crisi solo provando seriamente ad avere una propria identità, d’industria, ancor prima che di idee.

in trincea ha detto...

@namastè
Samuel Fuller? Wow, ad avercelo davvero... chissà che cosa ci direbbe. Quanto a rivelarsi... ma perché? Le facce e i nomi certe volte impicciano. Nei blog serve che scorrano idee, non curricula né parenti, né santi in paradiso. E' un ballo in maschera, un gran casino. Ma mi sembra che ci si veda meglio, mi sembra che ci si possa addirittura innamorare e magari di una faccia nemica. Abbiamo bisogno di rompere steccati. Penso che l'anonimato dietro una maschera - almeno quella - riconoscibile, ci possa aiutare a buttare giù dighe e far circolare pensiero.

Anonimo ha detto...

Volendo semplificare al massimo, mi sembra che nel caso di Montalbano ci sia stato qualcuno che si è dato la pena di creare un grande personaggio. Se penso a tutti i fiaschi recenti di Mediaset, non riesco a ricordarmente nemmeno uno piccolo...

Namastè ha detto...

@in trincea:

che ringrazio comunque per la risposta, la mia domanda era retorica. Del resto, sul discorso anonimato che qui nessuno vuole infrangere, la penso anch'io come te: in un confronto d'opinioni i nomi contano davvero poco. Vincano sempre i fatti e le idee, e non chi li espone. Sarebbe bello un sondaggino anche su questo: Siamo tutti Saviano? O più Tropic Thunder?

Namasè ha detto...

@anonimo:

ci ho dovuto pensare parecchio, tipo una mezz'oretta, ma volendo considerare fiction anche i film-tv da due puntate, il Kim Rossi Stuart della Uno Bianca, non era male. Solo che tu, giustamente, parlavi di fiaschi recenti, e allora ti do ragione.

Nina Marsocci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
in trincea ha detto...

@anonimo
@namastè
be', O' professore non è Montalbano, quanto a share, ma non si è comportato male quanto a personaggio, no?

Anonimo ha detto...

Non entro nel merito ma c'è una differenza siderale tra un personaggio che quando risponde al telefono può affermare orgogliosamente : "Montalbano sono" e uno che viene dichiarato anonimo già dal titolo...

uno per tutti ha detto...

Montalbano, come dice già in trincea, è un personaggio, un racconto,un lavoro dove le idee hanno spazio e tempo per vivere senza appiattirsi sull'ignoranza/arroganza degli irresponsabili della fiction.
Montabalno è un prodotto dove autori e regia hanno potuto lavorare dando il meglio di se stessi come dovrebbe essere sempre perché per questo sono chiamati e pagati. Punto!
Montalbano è figlio di un dio maggiore che nessun gerarca dei network dagli editor in giù o in su ha osato violentare con la propria ignoranza.

L'industria del cinema e della TV in America è un Moloch senza pietà. Sa però che anche gli sceneggiatori (oltre ai registi) sono indispensabili per l'industria e se anche fosse solo per questo motivo hanno un grande rispetto nei confronti delle idee degli sceneggiatori. Se sono buone infatti portano soldi e successo.

Ho sentito raccontare che quando l'Italia ha comprato il format spagnolo che ha dato vita a I Cesaroni gli spagnoli si sono detti: ma come, noi ci ispiriamo alla commedia all'Italiana e gli italiani ci comprano il format? Come direbbe Astérix" Il sont fous ces Romains!"

Conclusione?
se i network devono comprare format per sentirsi tranquilli perché nopn sanno riconoscere le buone idee se presentate a voce o sulla carta dagli sceneggiatori italiani... che te lo dico a fa'?

Nina Marsocci ha detto...

Buongiorno, ragazzi…:-) Rispondo subito al tema centrale del topic: il ritorno del pubblico alla televisione generalista. E’ possibile, certo. E, paradossalmente, in realtà non è neanche così difficile: se hai una fabula potente, fortemente connessa alle necessità di racconto del nostro tempo, dei personaggi che abbiano una loro ragion d’essere profonda - e oggi questo elemento è l’eccezione e non la regola - il "gioco" è fatto.
Ma, secondo me, questo ritorno del pubblico alle "origini" non è auspicabile. Perché ci riporterebbe indietro, ad una situazione blindata: due soli giocatori in campo. E questo non va bene. Anche perché sono proprio i due giocatori in campo, e l’arbitrarietà con cui si sono mossi finora, ad aver portato a questo stato di cose. E’ matematico: un sistema bloccato crea l’illusione di essere inattaccabile, ma per mantenere lo status quo si perde inevitabilmente di vista il core business – nel nostro caso, il racconto - che, invece, dovrebbe essere sempre al centro della riflessione/azione di tutti. La perdita di ascolti ( quindi, di soldi) di questi ultimi due anni ci dice chiaramente che questo sistema è imploso: ora si devono creare equilibri nuovi. Che rimettano al centro di tutto proprio il racconto. Ossia, noi scrittori.
Montalbano: in questi giorni se ne è parlato parecchio. Ma in questo magma di ipotesi ho deciso che era meglio ripartire dalle mie percezioni. Mi sono chiesta: perché questo successo così eclatante ORA? Ricordiamoci che non tutte le edizioni sono state così fortunate. Sono convinta da sempre che un buon racconto, e per buono intendo sapiente, soddisfi un’esigenza psichica che è anche collettiva. Secondo me, i grandi numeri di questa edizione di Montalbano ci raccontano un pubblico che, con i suoi molti limiti, ha voluto premiare questa sapienza, che è sia nella costruzione del racconto che nella sua realizzazione. Un pubblico che dice basta alle improvvisazioni, e che sente, a differenza di molti addetti ai lavori, che l’ars è (anche) tecnica.
Poi ci sono, ovviamente, tutta una serie di elementi che fanno comunque di Montalbano il prodotto "generalista" per eccellenza. Primo tra tutti, la sua accessibilità da parte di differenti tipologie di pubblico: la struttura del racconto è lineare, ma di una semplicità molto raffinata; c’è la splendida luce della Sicilia che illumina, stemperandoli, i casi di puntata. Anche quelli più angoscianti. E il Commissario Montalbano è uno strepitoso mix di archetipi: per i suoi uomini è un padre ed un mentore. Eppure, nonostante tutto, nonostante Livia – eccome se c’è la famiglia in Montalbano! - nonostante il commissariato di Vigata sia un nido da cui transitano verità e giustizia – rassicurando il pubblico – lui è…solo… Perché, in realtà, Montalbano è un “angelo viaggiatore”. Be’, questo meraviglioso scollamento secondo me fa la differenza. :-)

Nina ...E non è un nick...;-)

PS: ho cancellato e ora reinserito il mio intervento per poter fare una piccola correzione... Perché non aggiungete la funzione "modifica" anche quando il post è stato già inviato?

Namastè ha detto...

@in trincea su "O' professore":

visto il promo televisivo in puro stile Edmondo De Amicis, l'ho evitato come una peste. Sarà anche che l'educatore-amico-mentore-padre-degli alunni dalle famiglie problematiche in un contesto territoriale particolarmente difficile non è mai stato nelle mie corde di telespettatore, ma mi sembra che, tra l’altro, il clichè si fosse già esaurito tempo fa con la Wiertmuller, che lo cavalcava, seppur con toni più melensi, nel più fortunato "Io Speriamo che me la cavo". D’accordo che lì era un’altra epoca e un’altra TV (?) ma tra un Paolo Villaggio e un Sergio Castellitto (che ha sempre un suo perchè, vedi Enzo Ferrari) preferivo sinceramente il Mario Sesti cinematografico interpretato da Michele Placido per Marco Risi. Ecco, quando magari Castellitto o chi per lui andranno a “professorare” in una scuola di Casal di Principe, di Gela o di Locri, li vedrò più volentieri.

@Nina Marsocci, che non può modificare gli interventi altrimenti saremmo su un forum, e credimi, è meglio per tutti se questo spazio rimane un blog:

come dimostreranno i risultati del sondaggio in modo inequivocabile - ma basterebbe scorrere qualche semplice statistica - un ritorno alle origini per la TV generalista non solo non è più auspicabile, ma a questo punto sarebbe solo controproducente. Chi si occupa di ricerche di mercato l’ha già capito da circa 20 anni, Sky ci arriva solo adesso, dimostrando che il concetto di auditel è del tutto relativo, non si porta a casa il risultato con il 20% di share e buonanotte. L'obiettivo semmai si raggiunge quando di un buon prodotto il pubblico ne parla anche il giorno dopo, il mese dopo, con i passaparola nei banchi di scuola, nei pub, sui forum, sui blog, e persino nelle statistiche di download dai siti torrent, non certo nei commenti da massaie al supermercato o nelle ale di condominio. Il target da inseguire, di cui assecondare e in qualche caso anticipare mode e tendenze, se lo si vuole capire, è quello giovanile. Che va detto, non segue solo “La Talpa”, Moccia e “I Cesaroni” ma, in molti casi, anche molto altro. Dottori, maestri, preti, poliziotti, soldati di guerra, li abbiamo ormai conosciuti tutti. Ma quante altre storie, quante altre categorie sociali, e quanti altri generi o semplici stili narrativi non sono ancora mai stati esplorati? Si ricominci da questo, lasciando stare i serial americani, cominciando seriamente a interrogarsi su possibili nuove “linee editoriali” e soprattutto trattando il propri telespettatori come un pubblico adulto. Nell’anno solare 2008, che vede un nero capo del mondo, magari sarebbe anche ora.

PS: Sul caso Montalbano, di cui è già stato detto di tutto e di più, concludo segnalando un bell’articoletto di 3 pagine a cura di Adriana Marmiroli sul Film-TV di questa settimana.

SACT ha detto...

@Nina: purtroppo non è previsto da blogger. Grazie per l'intervento, comunque.

Nina Marsocci ha detto...

@Namastè: devi scusarmi, ma non sono d'accordo con alcuni passaggi del tuo intervento...:-)O' Professore: tu dici di aver capito tutto già dal promo. Un po' azzardato, mi sembra...Giudicare una storia senza aver nessun elemento in mano. Per quanto mi riguarda, invece, "O' Professore" - e qui mi devi scusare se sono un po' autoreferenziale e mi cito - ha avuto una fabula potente, fortemente connessa alle necessità di racconto del nostro tempo, e dei personaggi con una loro ragion d’essere profonda. E, infatti, ha portato a casa il risultato. :-)

La televisione generalista: ci dovremo fare i conti almeno per i prossimi quindici anni...Ovviamente, speriamo tutti di poterci confrontare anche con media nuovi - la cui funzione è essenzialmente quella di sparigliare le carte alle generaliste, per farle ricompattare su equilibri nuovi - ma i grandi investimenti continueranno a gravitare intorno alle reti in chiaro. Che, ci auguriamo tutti, siano molte di più di quelle che sono oggi...

Le nuove frontiere del marketing e il target dei ventenni: scusa, ma qual è la tua fonte? Perché nelle analisi che mi passano tra le mani io leggo una realtà completamente diversa. L'Italia invecchia, e le aziende si adeguano con prodotti ad hoc e campagne mirate. I tormentoni, quelli che partono da internet e vengono gonfiati da altri media, nella realtà non hanno generalmente un riscontro economico rilevante. Sono dei fuochi d'artificio...Ma alle aziende interessa la continuità...

I format: be', qui invece mi trovi d'accordo. Anche noi italiani abbiamo i nostri argomenti. Per qualche misterioso motivo, però, ci manca una congrua dose di autostima...Ma ne usciremo, spero...:-)

Nina

@Sact:
Ciao, ragazzi...Buon lavoro...

Namastè ha detto...

Sapevo che sarei stato ripreso su questo punto, “se non conosci non puoi commentare”. Perdonami Nina, ma… tu hai bisogno di andare con una donna per poter affermare con convinzione la tua eterosessualità? Non lo giudicheresti un pochino azzardato?... Quello che voglio dire, sperando con questo di non urtare la sensibilità di alcuno, è che se potessi concedermi il lusso di guardare tutta la fiction che “porta a casa il risultato” solo per potermi permettere di commentarla con cognizione di causa su un blog, probabilmente farei il critico televisivo e per questo sarei pagato pure. E visto che non è il mio lavoro, ma che mi ritengo comunque una persona abbastanza perspicace e consapevole dei propri gusti da poter decidere da me che piatto ordinare basandomi anche sul semplice menù, credo sia ancora un mio diritto mettere parola anche su quegli argomenti che per la mie “corde” di telespettatore so già che non mi piacerebbe approfondire.

Sbaglierò, sarò poco etico e pure un po’ stronzo, ma se non mi concedessi la scelta di cambiare canale, oggi mi ritroverei ad avere impiegato male il mio tempo libero, che essendo già piuttosto scarso, va naturalmente a concentrarsi su altre storie meglio corrispondenti al mio rigore di telespettatore. Non ho parlato male di “O’ professore”, ma quando un promo mi mostra Castellitto che porta i suoi ragazzini a giocare a pallone sulla spiaggia, credo sia legittimo per me e per chiunque altro poter dire, senza per questo voler offendere nessuno, che almeno in quell’occasione si è preferito passare la palla.

Sulle indagini di mercato errate, e in contrasto con i tuoi dati alla mano, il fatto che questo “è un paese per vecchi”, e in mano ai vecchi, non significa che la fiction, per piacere ed essere apprezzata, debba essere per forza ideata, scritta e girata in modo da andare incontro, e quindi non turbare la sensibilità, di quella seppur consistente fascia d’età.

Mi sembra che questa generazione – io ho 30 anni – abbia già pagato abbastanza per le scelte scellerate di chi l’ha preceduta e che, soprattutto nel nostro campo, continua a precederla, imponendo una TV a proprio uso e consumo. Quanto ancora dovremmo continuare a pagare? Mai abbastanza? 10-15 anni? E’ questo il tempo di attesa in cui si prevede che la Tv generalista dovrebbe riuscire ad adeguarsi ai contenuti della pay per view? Altro sport, e molto più competitivo, ma si diceva lo stesso anche di Obama. Che il pubblico non era pronto, non prima di altri 20 anni, che per vedere un uomo di colore alla Casa Bianca ci si sarebbe dovuti accontentare di “24”. Beh, oggi le statistiche che citi tu, quelle che “non hanno un riscontro economico rilevante”, ci dimostrano che se quel miracolo è avvenuto lo si deve soprattutto al popolo di Face Book e You Tube, alla volontà e all’entusiasmo di quella fascia d’età che più di altre, avvertiva il bisogno e l’urgenza di un qualche segnale di cambiamento. Quello stesso pubblico che oggi si dimostra non del tutto rintrucillito, e anziché subire quello che decide il convento, decide per fortuna di guardarsi intorno, riscoprendo il piacere di CAMBIARE canale. E se questo ai vertici non interessa, beh, forse è ora d’interessarsene. Scusa lo sproloquio ma vado di fretta e sto solo cercando di capire da che parte stai.

Nina Marsocci ha detto...

Mi devi scusare Namastè, ma ho delle difficoltà a seguirti. Non so se sono i miei 41 anni – neuroni e sinapsi agli sgoccioli, ormai - ;-) - oppure il “metodo” con cui analizzi cose e situazioni. Comunque, cercherò di risponderti. Da che parte sto: da sempre, io sto solo dalla parte delle buone storie. Storie che mi emozionino. Ti faccio un esempio concreto: con “Butta la Luna” io mi sono emozionata. Molto. Al di là del tema potentissimo – che enorme forza propulsiva è l’amore materno! – in questa storia stupenda c’era un altro movimento strepitoso: il confronto costante tra la semplicità di questa donna nera cresciuta in Africa, e sua figlia. Molto più complessa, perché cresciuta nel nostro mondo. Be’, avere scelto di raccontare questo contrasto – che è uno dei grandi temi dei nostri giorni…tema emozionale ma anche “politico” – è stata una scelta coraggiosa e vincente, che ha fatto onore alla Rai e che ha portato ascolti altissimi.

I vecchi al "potere" che non vogliono mollare le poltrone, neanche quelle del salotto di casa: se questo argomento – in questo periodo molto di moda – può applicarsi a svariati settori, direi che NON può assolutamente applicarsi a quello della scrittura: Saul Bellow, Norman Mailer, tanto per fare qualche esempio, hanno continuato a scrivere cose meravigliose e importanti fino all’ultimo. Mi dispiace che voi giovani consideriate quelli più grandi di voi - scrittori o telespettatori che siano - degli antagonisti, perché mi fa capire che non vi rendete conto di che grande opportunità è poter ascoltare e imparare da chi sa tanto...E che grande opportunità culturale è "arrivare" a questa fascia di pubblico come scrittori, come narratori di storie.

FaceBook e Youtube: mah…Io preferisco sempre Dickens… Comunque, su Facebook ti segnalo un divertente articolo di Andrea Bajani ancora sul sito de “Il Sole 24 ore”…
Youtube: mi sembrano contenuti un po’…rozzi…:-)

Nina

Anonimo ha detto...

Beh, almeno adesso è tutto chiaro...

Anonimo ha detto...

Sì, direi soprattutto la "fabula" potente... iu tub rozzo? 'A Nina, ma che stai a di'?

Anonimo ha detto...

Essì Nina, non sono le fabule potenti o i cuori di mamma all'italiana che risolvereranno il nostro problema.
Io penso che al di là delle analisi sul personaggio Montalbano, la serie sia riuscita anche perchè coniuga contenuti domestici (e popolari) con un linguaggio televisivo contemporaneo (è qui rimando alle caratteristiche descritte così bene da intrincea). Penso che sia questa la terza via che tutti noi dobbiamo ancora inventare, per ridare un senso alla fiction italiana.
I format sono generici per natura e copiare le serie americane è una sconfitta in partenza. Io credo che alle nuove generazioni di sceneggiatori, non ancora corrotti dal mestiere e di solito esperti in narrazioni televisive (anche You Tube, certo! altro che rozzo!) spetterà questo compito.
A questo proposito invito Sact ad aprire presto una discussione su "Romanzo Criminale", che a parer mio è appunto un egregio esempio di ciò che intendo. Lancio uno spunto: anche lì alle spalle un'epica molto italiana, sarà un caso?.

Manouche

Nina Marsocci ha detto...

Oh, Manouche…Meno male che ti firmi. Agli anonimi, ma quelli proprio anonimi, non rispondo per principio. Che ti posso dire sui cuori di mamma? Forse che sono una donna, e il mio emisfero cerebrale destro risponde alla grande a tutto quello che è...emozionale. Ma sono in buona compagnia, visto che “Butta la Luna” ha fatto oltre otto milioni di telespettatori per ben 8 prime serate. :-) Ragazzi, senza offesa: anche se via web, vi sento un po’…cinici…;-) Per quanto riguarda la “fabula potente”: ieri mi hai fatto sorridere. :-) Però…Io, quando analizzo/strutturo una storia, parto sempre dalla fabula. Chiamiamolo plot, dai...Anche se è una traduzione imperfetta...E’ un’eredità che mi ha lasciato una persona a me molto cara, un bravissimo scrittore. Il plot, quindi. Ma anche la convinzione che la cosa più difficile da mettere in scena siano proprio i sentimenti. E dato che è difficile – un terreno minato anche/soprattutto per lo scrittore - si deroga con un sacco di altre cose. Forse un po' inutili...
Che cosa serve alla fiction italiana? Oltre a quello che ho già detto in altri post, oggi mi sentirei di aggiungere un elemento: una connessione autentica con il Paese reale.

I format: non ci ho mai lavorato in vita mia. Ballerine Blu nasce proprio con la grandissima presunzione di proporre solo soggetti originali. Questo non mi impedisce, però, di ammirare la bravura dei nostri colleghi americani. Ma so che loro hanno un “sistema” che li protegge. Noi no.

Youtube: potrei uscirne dicendo che la mia era una provocazione, e invece…Manco per niente. Youtube è una piattaforma dove, spesso, i contenuti non sono di grande livello. Ma è naturale che sia così: sono video che durano pochi minuti…Realizzati con pochi mezzi. Vi siete chiesti perché il management della società abbia cominciato a stipulare accordi con grandi broadcasters, tra cui la Rai? Perché - come dice l’inventore di Youtube: “ …Le cose cambiano, e stiamo assistendo ad una crescita di interesse per contenuti di durata più lunga delle solite clip da pochi minuti, e questo significa poter allargare le possibilità di interazione anche con i nostri partner, con i professionisti..."(Vi rimando all’intervista integrale: La Repubblica – 15.10.2008) Quello che ci leggo io, tra le righe, è: per crescere ci dobbiamo aprire a contenuti più...strutturati...


Ciao a tutti...Alla prossima...:-)

Nina

Anonimo ha detto...

siccome la penso come i ggiovani, alla luce dell 'ottima prova dei verdi valenti e petronio su RC, chioso malinconicamente quanto segue. i soliti noti ultracinquantenni continuano ad arraffare le produzioni più prestigiose delle generaliste.
Per i trentenni ci sono le sfide del futuro sui satelliti
I baby boomers, ome muà e tuà Nina, troppo vecchi per le seconde (e troppo giovani per le prime,ah -ah) as usual, se la pijano 'nder sekkio.

Anonimo ha detto...

bella la serie di RC. scritta bene.
ma stavorta hanno toppato l'attori o chi li ha scelti.

quel romanesco così compiaciuto è un modo del tutto sbagliato per affrontare un personaggio.

Il mondo è pieno di valenti sconosciuti.
che peccato.

e poi perchè non ridono mai. ma proprio mai?!

JJ

Nina ha detto...

@YY:
:-)))))))))))))) Ma...Chissà...;-)

Buon week end a tutti...

Nina

Anonimo ha detto...

Sì, è vero che non ridono mai... ma è colpa della gioventù, che ancora crede che la vita sia una cosa seria e che i duri non ridono mai. Invece i cattivi ridono eccome! ah ah ah...

Manouche

Però RC è bella, niente da fare.