giovedì 20 novembre 2008

L'avvelenata (o la crisi degli ascolti capitolo II°)

In diversi post precedenti ci siamo interrogati sul futuro della fiction italiana, instillando dubbi, proponendo argomenti di discussione e persino idee (o ideali). Abbiamo messo in discussione il ruolo degli editor di rete, quello dei produttori. Ultimamente però ci siamo concentrati sulla crisi degli ascolti. Abbiamo puntato i riflettori su Mediaset, ma a parte gli exploit di Montalbano, la fiction sta andando male anche sulla RAI. Basta guardare la performance tutt'altro che esaltante di "Raccontami - Capitolo II°" In un Paese sano, con un sistema meritocratico, i dirigenti dei network dovrebbero chiamare a raccolta i capi struttura e chiedere loro di cercare nuove idee. Cosa succede nel mondo reale, invece? C'è una torta, un salvadanaio da rompere e distribuire. E invece di cercare le idee si decide solo quanto investire, in cosa e soprattutto... con chi. Chi? Una lista di produttori più o meno importanti che devono la loro presenza nel mercato più per le amicizie che per i meriti veri e propri. E le idee vengono più spesso o rispolverate da un passato rassicurante o importate dall'estero (come Raccontami ma guarda un po') piuttosto che richieste agli autori. Questo non può essere la soluzione! Basta rifletterci per un secondo per capire che non c'è investimento ma solo spartizione. E quest'ultima si avviluppa come un boa attorno al collo della creatività soffocandola e uccidendola lentamente. Se un albero è malato alle radici non può produrre buoni frutti ma solo mele marce. E al mercato le mele marce non le vuole comprare più nessuno. Ma smettiamola di prendercela solo con i nostri committenti e guardiamoci bene attorno. In fin dei conti il nostro sistema produttivo non è altro che lo specchio di un malcostume generalizzato, che ha paralizzato questo Paese portandolo prima all'invecchiamento e condannandolo alla morte prematura. In qualche commento sparso abbiamo notato l'acrimonia di chi prova ad entrare in un mercato dove lavorano sempre gli stessi o la rassegnazione di chi è confinato in un ruolo e etichettato a vita. Anche nel nostro settore sta accadendo quello che accade nel resto dei settori. C'è aria di saturazione. Il potere e i posti di lavoro si sono concentrati in poche mani, l'accesso a questi posti è rimesso a sistemi fumosi e legati alla spartizione o al favoritismo, raramente alla bravura. Gli studenti hanno occupato, sono scesi in piazza. I lavoratori scioperano. La sensazione è che continuiamo a guardare il nostro orto senza capire che i vicini non stanno meglio di noi. E forse, alla fine, disperdiamo delle forze per raggiungere pochi risultati personali. Cosa possiamo fare? Cosa vogliamo fare? Cosa dobbiamo fare noi sceneggiatori?

61 commenti:

etmenanki ha detto...

Atto di contrizione.
Io avevo delle idee. Spesso le ho scritte. Altrettanto spesso non sono state prese in considerazione perché non rientravano in certi canoni. Una volta mi sono anche sentito dire "bella serie, ma è troppo americana" (e infatti cinque anni DOPO gli americani hanno creato un filone di film, animazione e fiction basati esattamente sul tema che io avevo trattato nella mia serie).
Ora non ho più idee. Mi limito a fare, spero bene, quello che mi propongono di fare.
Chiedo l'assoluzione.

etmenanki ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Voglio scioperare:
perché non ne posso più di scrivere cacate
perché non voglio più trovarmi davanti eserciti di editor che sparano a zero sulle mie sceneggiature
perché vogliono l'innovazione e poi ti chiedono di appiattire tutto quello che hai scritto
perché pagano poco
perché voglio l'opportunità di presentare a una rete qualcosa di mio e non essere solo e sempre chiamato ad aggiustare una cacata altrui (spesso acquistata all'estero)

cristiana farina ha detto...

Premesso che lo sciopero a mio avviso è sempre lo strumento ideale per far valere i propri diritti, io credo che prima bisognerebbe stilare e sottoscrivere un codice deontologico che renda la nostra una categoria coesa. Una volta che riusciremo a raggiungere questo accordo (cosa a mio avviso non semplice). La mia proposta è di riunirci intorno ad un tavolo con i capostruttura fiction di rti e rai e convincerli che è giunto il momento di scrivere fiction per un pubblico mirato. Basta parlare di auditel generalista, sono convinta che se indirizzassimo i nostri racconti a spettatori specifici (es: uomini 30/50; ragazzini 15/24 o donne 40/65) potremmo avere più libertà di scrittura e capacità di approfondimento. Credo infatti, che se uscissimo dalla logica generalista che obbliga la nostra fiction ad accontentare tutti, vecchi e bambini, ricchi e poveri, uomini e donne... forse, avremmo anche la possibilità di scrivere storie più originali perché meno massificate. Bisogna capire come reagiscono gli investitori ad una proposta del genere... a mio avviso per loro potrebbe essere proficuo comprare spazi pubblicitari in cui il pubblico è formato proprio dall'acquirente a cui si vorrebbe proporre il proprio prodotto. Cosa ne pensate?

Anonimo ha detto...

Lo sciopero è una cosa seria. Funziona solo ed esclusivamente se reca danni, generalmente economici, a chi lo subisce. Mettiamo che riusciamo a coalizzare gli sceneggiatori italiani e per sei mesi nessuno lavora più: quale sarebbe lo scenario che si apre? Repliche a valanga? Serie americane come piovesse? Schermo nero e disperazione dei network? La reazione dei "padroni" va sempre valutata, sennò si rischia di fare la fine dei minatori contro la Thatcher.
Inoltre, chi lo attua deve mettere in preventivo anche il danno economico. Quanti di noi - oggettivamente - si possono permettere un semestre, o più, di inattività? Teniamo tutti famiglia.

Io sono per la soluzione dello sciopero bianco, più attuabile e meno dannosa per noi, altrettanto devastante per chi commissiona il lavoro. Mi spiego:

qualcuno commissiona un lavoro allo sceneggaiatore X, che lo esegue come un compitino, seguendo pedissequamente le indicazioni di tutti quelli che hanno diritto di parola (cioé anche la segretaria dell'usciere della RAI). Il lavoro viene mediamente uno schifo (magari lo seneggiatore X si impegna perché gli venga peggio che può). A questo punto - si spera - anche i sassi capiscono che ci vuole un altro scenggiatore (succede normalmente, figuriamoci davanti a un copione brutto o sciatto) e chiama Y, che ripete quello che ha fatto X, e così via. Copioni pessimi di cui tutti si lamentano, dal che si deduce che quello che facciamo, il nostro mestiere, non è poi così secondario nel processo produttivo...
Ovviamente ci si para il culo in tutte le maniere, per esempio: niente revisioni senza note dettagliate e scritte, alla quali fare riferimento quando ci contestano il lavoro.

quanto alla questione sollevata da anonimo prima di cristiana. Perché non parliamo di soldi? Le sceneggiature vengono pagate come sei o sette anni fa. A nessuno viene in mente di chiedere un adeguamento? (parlo a livello generale, non individuale, naturalmente)

ci vediamo mercoledì, pupo permettendo
vinicio

p.s. ma com'è che ogni volta che provo a inviare un commento e inserisco la mia identità mi si incasina tutto e mi dice password errata?

Anonimo ha detto...

vin, lo sciopero bianco lo stiamo già facendo anni. sono anni che sai che è meglio che le note le esegui "pedissequamente" perchè se no sei nei guai...e comunque le tue fortune o sfortune non dipenderanno mai da come fai quel che fai . ma da come va quello che hai fatto. se adotti lo sturm und drang,getti il cuore oltre l'ostacolo e riscrivi come andrebbe fatto fregandotene di quello che ti hanno dato e ti dice bene, e fai il 30% qualcuno si ompimenterà con te "perchè hai capito il senso profondo " delle sue note. In caso contrario ti sodomizzano con la rena.
ma con le note pedisseque, è lo stesso. Non conta cosa vien fuori.è lo share che ci rende buoni o cattivi sceneggiatori.
anonimA

in trincea ha detto...

@vinicio
penso comunque che ci avvieremo a sopportare mesi di inattività, visti i tagli che avanzano e la crisi che galoppa. forse tanto vale...
Però ha ragione @cristiana non siamo ancora compatti, e ha ragione @anonimA nel dire che il codice deontologico ha bisogno di tempo per essere approvato e digerito.
Intanto la nostra battaglia per riconoscere la responsabilità della scrittura agli head va portata avanti in tutti i modi affermativi (manifesto), interlocutori (convegno) e di comunicazione (conferenze stampa) possibili.
Per creare cultura e coscienza, cominciamo a fare chiasso e a non smettere di avere voce: cerchiamo appoggi negli altri scrittori, nei giornalisti, nei pubblicitari (magari approvano anche loro ciò che dice @Cristiana) forse anche nei politici... Passo piccolo, ma necessario: per troppo tempo siamo stati zitti.
Io dico che queste cose andrebbero studiate una di seguito all'altra, per non lasciare tempo alla polvere di depositarsi.
E poi andrebbe studiata una provocazione grossa di rottura, più esterna dello sciopero interno bianco di @vinicio .

tchavolo ha detto...

"... cerchiamo appoggi negli altri scrittori, nei giornalisti, nei pubblicitari (magari approvano anche loro ciò che dice @Cristiana) forse anche nei politici..."

Gli intellettuali italiani... te li raccomando. Se volessimo fare sul serio, cosa di cui non sono affatto certo, un solo appoggio dovremmo cercare: quello dei telespettatori che di questa TV ne hanno veramente le palle piene... e sono tanti. Se LORO fanno sciopero, allora qualcuno si spaventa davvero.

trallallero ha detto...

@tchavolo (adoro il tuo nick) i telespettatori che contano sono solo 5.000, quelli dell'auditel! Gli altri svariati milioni potrebbero anche giocare a burraco la sera, nessuno se ne accorgerebbe! :-)

UNO PER TUTTI ha detto...

E' una crisi di sistema e tutti gli interventi la raccontano nel migliore dei modi.

Va fatto un tentativo di proporre alla controparte quanto segue:
analisi: la causa della crisi è che il prodotto viene deciso e controllato da chi non è sceneggiatore.
Soluzione :rimettete al centro del prodotto lo sceneggiatore dandogli il potere di gestire il lavoro creato( come si fa negli USA, certo non per far piacere agli sceneggiatori ma perché è un’industria seria e business is business.)

Se la controparte dice no- non voglio fare previsioni perché sarebbero negative ma politicamente è comunque giusto poter dire "ci abbiamo provato" - allora si va allo scontro inevitabilmente duro.
Con la soluzione sciopero propugnata con coraggio per la ennesima volta da Cristiana.

Cosa possiamo fare per darci forza, e dunque crederci?
a) dobbiamo avere una associazione forte di nomi forti e di quantità di iscritti.. Io socio SACT vi invito ad iscrivervi. Più siamo - obvious- più siamo forti. Ricordandovi anche che la SACT è una associazione di categoria e se vi iscrivete aiutate voi stessi.
b)tutti dovremmo inserire nei ns contratti la dicitura SACT dopo il ns nome. Più visibilità più forza. ( ne inserirei l'obbligo nello statuto) Troppi non lo fanno...o non sono iscritti!
Ogni volta che un produttore o un network vede la scritta sact... che ve lo dico a fa’!
c) la SACT deve munirsi di un codice deontologico ( del cui rispetto potrebbe essere garante la SIAE o la SACT stessa (il suo studio legale) che come terza parte si inserirebbe nei contratti sottoscritti dai soci (come già avviene p.e. in Francia)
d) la SACT deve scegliere poche ma chiare fondamentali richieste contrattuali che riguardino il potere decisionale dell'autore sul prodotto. Ricordiamoci il cartello delle serie americane "created by...seguono nomi autori ecc…
e) ricordiamoci che il diritto d'autore che noi cediamo - ed è pure costituzionalmente incedibile! - è la ns UNICA forza. Da studiare come utilizzarlo. Una volta che l'abbiamo ceduto contiamo meno di zero!
f) La SACT(e/o la SIAE) devono potere rappresentare le ns istanze anche e soprattutto contrattuali.

Avrei altre cose da proporre ma... alla prossima…

Anonimo ha detto...

@TUTTI

Sul sito tvblog.it stanno pubblicando le analisi dei target americani, con tanto di profilo delle emittenti (generaliste e non) che a quei target fanno riferimento.

Credo che sia interessante vederlo, soprattutto in considerazione dell'ultimo post di Cristiana.

a mercoledì
vinicio

Nina Marsocci ha detto...

Quando un’azienda compra da una concessionaria di pubblicità uno spazio di prime time su una rete generalista (dai 300.000 euro in su a passaggio) lo fa per 3 motivi:
1)mantenere e/o accrescere la notorietà del proprio brand tra i consumatori e non...e il “non” è un passaggio tecnico ma importante...Questo è il motivo principale per cui le aziende investono in pubblicità.
2)Posizionare il proprio brand attribuendogli tratti specifici di immagine e di valore.
3)Per sostenere e accrescere i consumi.

Leggendo queste 3 condizioni capirete che, ovviamente, l’ azienda e la concessionaria che gli vende lo spazio parlano molto, molto lungamente e dettagliatamente di target. E questo succede da anni. Per dire: già è così.
Invece, se non ho capito male, Cristiana parla di “segmentazione evoluta”, ma questo è uno step che non è – allo stato delle cose – possibile su Canale 5 o Rai 1 che, comunque, promettono ai loro investitori una media di share in prime time che oscilla tra il 23/24 % .
Un discorso del genere lo può fare Sky, ma solo perché la raccolta pubblicitaria incide sul suo bilancio solo per un 14%. Per la Rai, ma soprattutto per Mediaset, gli introiti che arrivano dalla pubblicità sono ancora fondamentali.

Nina

in trincea ha detto...

@nina
ma perché non usi le tue informazioni per trovare una strada, invece che per bloccarla? Davvero, non capisco. Non è per tirare fuori il solito Obama, però... Insomma, qualcosa può cambiare (ho detto "qualcosa", non il mondo intero). Dài, sarà cieco chi combatte e spera, ma altrettanto cieco è chi non vede altro che il presente. Tanto più che questo presente è contro di noi.

Anonimo ha detto...

D'accordo con intrincea, ma mi pare davvero ingenuo immaginare che gli sceneggiatori possano indicare le strategie di investimento pubblicitario delle reti. Come nota Nina, questi sono argomenti ai quali le reti dedicano molto più tempo ed attenzione che non ai contenuti. Quanto allo sciopero (sospendendo per il momento la questione della sua riuscita) lo si valuta come opportunità quando si ha una richiesta da far valere, quindi, ancora, quello che abbiamo chiamato con una certa imprecisione, un codice deontologico che ridefinisca diritti e doveri degli sceneggiatori.
A livello di visibilità della categoria e dei suoi problemi, mi pare che l'opportunità del convegno progettato dalla Sact sulla proprietà dell'opera (e quindi sui diritti), sia ancora la strada migliore.

Manouche

Nina Marsocci ha detto...

@In Trincea:
Non è assolutamente mia intenzione bloccare una strada.:-) Sono iscritta alla Sact da quando è stata fondata e, nonostante non sia una sceneggiatrice "militante", a tempo pieno, credo di poter dire di avere sempre dato il mio piccolissimo "contributo". Anche in termini di informazioni. Purtroppo, la strada indicata da Cristiana - se applicata a Rai 1 e Canale 5 - non è praticabile.E' bene che gli sceneggiatori che vogliono muoversi sulla generalista sappiano che la loro arte è al servizio dei bilanci delle aziende che investono sul prime time. Ma questo non deve spaventarci o scoraggiarci. Forse, si tratta solo di aggiustare la mira. E metabolizzare che, sulla generalista, la "novità" che rende di più in termini di ascolto è: una congrua dose di verità. Un racconto con una sua verità/riconoscibilità, può dare grandi soddisfazioni in termini di share...

@Manouche: :-)

Nina

PS: il discorso su come vengono "orientati" gli investimenti sul prime time è complesso, e denso di variabili...Ma se siete interessati possiamo unire tutte le nostre competenze e parlarne qui sul blog, perché ci sono passaggi che è bene conoscere...

Nina Marsocci ha detto...

Sul mio intervento di ieri c'è un'inesattezza di cui mi accorgo solo ora: parlo di una media di 300.000 euro per il prime time, ma mi riferisco ad un "pacchetto" di spot...:-)

Nina

in trincea ha detto...

"la loro arte è al servizio dei bilanci delle aziende che investono sul prime time."

si potrebbe anche dire:
"la loro arte permette alle aziende di incassare gli introiti dei pubblicitari alle loro spalle".

Punti di vista, @nina, ma sono quelli che fanno la differenza.

Anonimo ha detto...

Sono uno dei questurini che costringe i poveri sceneggiatori a scrivere schifezze mentre loro, se lasciati liberi, ci fornirebbero Lost o Desperate Housewife nel giro di pochi mesi!

Voglio proporvi un paio di concetti "leggermente" diversi da questa vulgata che inizia un "puzzare" di autoassoluzione lontano un miglio:

a) - gli editor di rete salvano gli sceneggiatori dal stupidaggini che scriverebbero se lasciati a se stessi.

Esempi del concetto sovra esposto:
- "Amiche Mie", che si dice essere la prima fiction che importa in Italia la figura del Creative Producer (in USA si chiama Showrunner) fa in media il 16%!!! non c'è che dire un grande successo!!

- "Romanzo Criminale - la Serie", altro prodotto che si dice avere "una grande identità di prodotto" raggiunge una ragguardevole platea di 192.000 spettatori (avete letto bene: 192.000!!)

- "Boris" idem come sopra solo che "sale" a ben 60.000 spettatori per puntata (60.000!!!)

Se questi sono i risultati che gli sceneggiatori ottengono quando sono lasciati liberi: Dio salvi gli sceneggiatori dagli sceneggiatori stessi!! Sarebbero quasi tutti disoccupati! Volete far fare alla Tv la fine che gli "autori" hanno fatto fare al cinema italiano!!!

(E non parlate di Montalbano che è stato costruito dalla RAI con un lungo lavoro di costruzione della Serie che all'inizio andò su RAI2 senza particolare successo ma che fu difeso dal network e piano piano portato ad essere il successo che è adesso - nota: Zingaretti è il contrario del Montalbano dei racconti - giovane ecc - e la scelta di Zingaretti fu fatta da un signore che si chiama Sergio Silva e che a mia memoria non è uno sceneggitore!! Forse se avessimo lasciato fare agli sceneggiatori Montalbano sarebbe stato un uomo di meza età e la Serie sarebbe già finita e dimenticata da tutti!!)

b) gli unici che in Italia potrebbero fare gli Showrunner sono gli Editor di Rete e non certo gli scenaggiatori.

Sono gli Editor di rete che infatti hanno il know-how per sviluppare sceneggiature, controllare il set, fare il montaggio e scegliere musiche e mixarle!

Gli scenaggiatori, anche quelli di maggiore successo non hanno la più pallida idea di come sia un set e di cosa si faccia in una sala montaggio, per non parlare di una sala mix! (come ammette, correttamente, Dante Palladino nella sua intervista dicendo che prima di Crimini Bianchi e Distretto 8 non era mai entrato in una sala montaggio)! E poi gli sceneggiatori vogliono fare gli Showrunner. Ma per piacere!!

Cordiali saluti

Il vostro Questurino

Namastè ha detto...

O ci dici cos'hai scritto di tanto meglio oppure "shut up"!!!
Con tanti puntini esclamativi come piacciono a te!!!

Ad ogni modo, non sei un editor, e dubito seriamente che tu abbia mai lavorato nell'ambiente o addirittura scritto qualcosa.

Opterei per la tesi del povero stronzo isolato arrivato sul blog per trolleggiare.

E invito gli altri utenti a non cadere nell'innocente provocazione.

Sciò Runner

Sciò Sciò...

Anonimo ha detto...

Questurino le cose che dici nel tuo post sono ingenue e ottuse (per non dire di peggio) come il nick che hai scelto.
Se la tua visione del ruolo dello sceneggiatore è tanto negativa, mi domando: ma allora perché voi editor (ammesso che tu lo sia veramente) non cominciate a scrivere direttamente senza dover correggere le stupidaggini di cui è pieno il lavoro altrui?
Il ruolo dell'editor in un sistema sano non è quello di “correggere” gli sceneggiatori ma quello di indicare e salvaguardare la linea editoriale del network che rappresenta. Il problema è che in Italia i network non ne hanno una chiara, se non “ ci rivolgiamo alle famiglie”.
La tua analisi dei dati è quantomeno risibile otre che riduttiva. Forse ti sfugge il fatto che Romanzo Criminale è prodotto da una tv a pagamento che non ha bisogno di fare milioni di spettatori ma solo di soddisfare i gusti del suo pubblico e, se ci riesce, di implementarlo. “I Soprano” in America non è una serie popolare come “CSI” ma per HBO è stata una serie di grande successo solo per il fatto di essere stata gradita dai propri abbonati. Ti ricordo, inoltre, che il dato che tu riporti è quello di una prima messa in onda e che non considera le repliche. Se tu fossi dotato di intelletto sommeresti le cose e scopriresti, invece, che Romanzo sta diventando, puntata dopo puntata, una serie di grande successo.
Amiche Mie, Romanzo Criminale e Boris sono prodotti che hanno un'identità a differenza della stragrande maggioranza di cacate che vengono mandate in onda dalle televisioni italiane. Forse su questo tu, da editor, dovresti fare una riflessione... ché poi, alla fine, sarebbe questo il tuo vero mestiere: riflettere!

Namastè ha detto...

Non sono stato ascoltato. Ti tolgo ogni dubbio anonimo, non solo non è un editor e non è un associato, ma non ha mai scritto niente. Rinnovo il mio invito a non perderci tempo. O in alternativa, puoi fare il suo gioco, sapendo però che non ne verrà nulla di buono. Io te l'ho detto...

in trincea ha detto...

@questurino
autoassoluzione da che? Se ci sono gli editor di rete a salvarci, di cosa dovremmo essere responsabili?

"Sono gli Editor di rete che infatti hanno il know-how per sviluppare sceneggiature, controllare il set, fare il montaggio e scegliere musiche e mixarle! "

Wow! Allora è colpa degli editor di rete (iniziale minuscola, nome comune di persona come "sceneggiatore") la caduta di ascolti delle generaliste. E noi che eravamo qui a preoccuparcene...Ma no, ci penserà l'azienda, manderà tutti gli editor a casa e le cose andranno subito meglio. Vero?

in trincea ha detto...

scusa, @namastè, non ho fatto in tempo a leggerti. Ok. Parole sprecate.

SACT ha detto...

Direi di dare ascolto alle parole di Namasté ed ignorare Questurino. Sicuramente un troll.
Lasceremo i commenti di risposta ma vi invitiamo a non dare seguito alla discussione.
Non abusiamo dell'anonimato, grazie.

Anonimo ha detto...

Caro Namaste

se pensi che io non sia un editor, libero di pensarlo, ma uno che non è un editor non è in grado di avere alcune delle informazioni che io ti ho dato (dati Sky per canale, informazioni su Silva ecc..). Se vuoi qualche altra chicca te le fornisco quando vuoi....

Qualcuno fuori dal business non ha questi dati e quindi non può dire certe cose con cognizione di causa.

Alcune osservazioni (poi fate come vi pare):

a) nessuno di voi, tranne poche eccezioni, pubblica il proprio nome e cognome e quindi non vedo perchè lo dovrei fare io;

b) avete per la prima volta l'occasione di parlare con un editor vero (anzi la dizione esatta è Producer) e non la sfruttate. Non mi sembra una scelta molto furba. Inoltre in questo caso l'anonimato permette una discussione franca senza che nessuno sia offeso (se si sta all'interno di un minimo di buona educazione):

c) a parte gli insulti (ancora leggeri) nessun di voi risponde alla sostanza delle mie osservazioni per cui le ribadisco e le chiarifico:

- i pochi esperimenti che si sono fatti (Amiche Mie, Romanzo Criminale, Boris e poco altro) di delega al caposcrittore del sistema complessivo della narrazione non sta portando a dei buoni risultati

- a me personalmente i tre prodotti di cui sopra (Amiche ecc) piacciono abbastanza (Amiche mie meno degli altri) ma NON sono dei successi anzi sono dei fallimenti (Amiche Mie al 17% - più corretto del 16% che avevo indicato prima - non può stare su Canale 5 dove, come tutti sanno, la mie che si cerca è nettamente più alta - attorno al 22-23% circa) (Romanzo Criminale è un fallimento perchè 192.000 persone per 2 visioni - Sky1 + Sky2 - non permettono a Sky di rientrare del costo alto della produzione - le repliche non contato come elemento di valutazione del successo perchè quasi tutte le fiction sono replicate e i dati delle repliche non vengono sommate a quelle della prima messa in onda)

- lo ribadisco (la di la delle valutazioni molto personali su un prodotto) il successo si misura con il numero dei contatti (anche se ovviamente i contatti della PayTv valgono molto di più di quelli della Tv generalista). Il problema è solo di calcolo ma i calcoli su questi prodotti non portano a dei risultati positivi;

- nessuno risponde alla seconda obiezione: gli headwriter sono in grado di gestire scrittura, set, montaggio e musiche di una serie da 5-10 milioni di euro se uno di quelli che ha maggiore esperineza (Dante Palladino) afferma pubblicamente di non essere MAI entrato in una sala di montaggio prima di Crimini e Distreto 8. Come fa a fare lo Showrunner se non ha il knowhow per farlo? Negli USA chi prende in mano operazioni del genere ha una grande esperienza sia sul set che nel montaggio e nelle musiche e non si improvvisa. La constatazione è che questo know-how, in Italia, è dei Producer delle Reti che fanno questa cosa tutti i giorni e per questo sarebbe quelli più indicati ad assumere il ruolo di Showrunner;

- riguardo al successo o meno dei prodotti: delle due l'una: se i Producer Tv sono cosi potenti e decisivi vanno a loro imputati i fallimenti ma ANCHE i successi. Di conseguenza il successo de I Cesaroni e quello di Montalbano vanno attribuiti ai Producer e non certo agli sceneggiatori. O tutto o nulla. Non si può dire che i successi sono degli sceneggiatori ed i fallimenti dei Producer. Troppo comoda;

- tra i Producer vi sono quelli bravi, quelli medi e quelli pessimi ma lo stesso vale per gli sceneggaiatori e per i registi e per gli attori ecc. Un prodotto funziona se, per caso o per ragionamento, si allineano quelli bravi in ognuna delle funzioni. E la cosa non è facile.

- quando gli sceneggiatori incomincieranno a capire questo forse la smetteranno di pinagersi addoso ed accusare gli altri per fallimenti che li coinvolgono.

Con affetto

il Vostro Questurino preferito

tchavolo ha detto...

Se debbo essere sincero non credo che esista una categoria professionale più "portata" di un' altra per fare il "producer creativo". Tutta la roba tecnica di cui parli (e che personalmente padroneggio con disinvoltura) si impara senza troppe difficoltà... ma poi ci sono doti personali che entrano in gioco (intuizione, capacità di visione sinottica, personalità, carisma, affidabilità e INTELLIGENZA) che non sono garantite nè dalla propria attività professionale nè, ahimè, dalla Costituzione. Una persona intelligente, affidabile e "con una visione" a fare lo showrunner? Magari! E chi se ne frega poi se è un editor, uno sceneggiatore, un regista o un questurino.
Il problema è: ma 'ndo sta?

in trincea ha detto...

@tutti
Troll è un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l'obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti. In altri casi, il troll interviene con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono.

Anonimo ha detto...

Caro Luca B., ti sei stancato di millantare il tuo essere sceneggiatore e ora ti ricicli come pseudo editor?
Torna a studiare in America con i soldi di Mummy & Daddy e lascia stare la gente che prova a lavorare...

Anonimo ha detto...

Attualmente lo trovi anche come "conf70" sul forum del Solinas. Un caso clinico...

Anonimo ha detto...

Non so che sia questo Luca B. ma di certo non sono io...cmq non mi sembra che siate interessati ad una discussione in merito a cosa vuol dire fare il Writer-Producer.

Faccio solo un paio di brevi osservazioni su due Serie Tv degli ultimi tempi: Terapia d'urgenza e Amiche Mie.

Td'U era su RAI2 e da quello che so la Mittone non è certo stata trattata ne come Writer-Producer nè come Capo Scrittore, nel senso che gli interventi dei Produttori Rai sono stati pesanti e costanti. Alla fine il prodotto è senza "identità" come direbbe qualcuno di voi ed è andato male (7% su una Rete con media dell'11-12%);

AM è su Canale 5 e da quello che so la Farina ha fatto più o meno quello che desiderava (ma non certo quello che voleva Pincelli)e gli interventi dei produttori sono stati leggeri o non esistenti. Esito il prodotto ha certo una maggiore identità (look, scenografia ecc), tutto è coerente con il progetto ma ....è anadto male anche questo (per ora attorno al 17% su una rete che ha una media del 21-22%).

Allora forse il problema dell'"identità" è irrilevante?

Io penso che l' "identità" abbia un senso e sia efficace se, e solo se, fa aumentare gli ascolti. Altrimenti non serve a nulla. Di identità in identità di questo passo si muore!

A me personalmente Td'U non è piaciuto mentre AM mi è piaciuto abbastanza (anche se non del tutto). Ma se fossi stato l'editor o il produttore di AM non l'avrei fatto fare cosi. Avrei fatto quegli interventi che tanto odiano gli scenggiatori.

AM è palesemente troppo concentrato sul target delle donne giovani e questo target è troppo piccolo per una rete generalista da 21-22%.

La Farina sostiene che bisogna fare fiction per dei target più specifici. Potrei anche essere d'accordo ma se le si facessero i costi non dovrebbero essere certo quelli di AM (scordatevi la Ranieri ecc) e scordatevi quelle location strafighette. Pensate ad un budget ridotto del 30-40%. Ad esempio una versione lussuosa di "Entreatment".

Non si possono avere capra e cavoli: tanti soldi per l'intrattenimento popolare e un target piccolo e specifico! O l'uno o l'altro!

Inoltre ci sono alcuni vincoli del mercato pubblicitario (che qui sarebbe troppo lungo spiegare) che rendono impossibile puntare solo a dei taget specifici.

Tanto è vero che Lost o Desperate o Grey's (negli USA) non sono per dei target specifici ma puntano e raggiungono dei target di massa. Idem per House

A bien tout

Anonimo ha detto...

Td'U? AM? Ma parla come magni! Che se sei veramente un editor, magni pure grazie a noi...

Anonimo ha detto...

in fondo hai anche ragione questurino, anonimo o Luca! Perchè non confrontarsi?
Allora confrontiamoci su qualcosa di concreto... Amiche mie è il primo caso di una serie mediaset con un briciolo di identità ed è andata male... d'accordo! ma io ora lancio un'iniziativa: chiunque ricordi, citi una serie affidata alle sapienti e intraprendenti mani di editor di rete, sempre di mediaset (solo per non cambiare terreno di confronto, sia chiaro) che ha riscosso il "meritato successo".
Io inizio con 48 ore, ma sono sicuro che la lista è lunghissima...

Nina Marsocci ha detto...

@Il nostro questurino:
"AM è palesemente troppo concentrato sul target delle donne giovani e questo target è troppo piccolo per una rete generalista da 21-22%."

Non so se sei o no un editor, e in realtà neanche mi interessa, però...Da questa tua affermazione deduco che non hai assolutamente messo a fuoco, non hai capito, qual è il vero problema di "Amiche Mie". Che non è assolutamente un problema di target. No, no...Il target proprio non c'entra niente. AM poteva ottenere dei risultati su una rete generalista, ma c'è un nucleo, una dinamica - anzi, il modo in cui è raccontato un aspetto vitale in una serie di questo genere - che la affossa completamente. E mi dispiace che un editor limiti le sue analisi ad affermazioni generiche, che non aggiungono niente.

Nina

@Anonimo: un editor, se è una persona capace, può aiutare una serie a decollare.Questo, per dire: un editor non è necessariamente il nemico. :-)

Anonimo ha detto...

tutte le serie hanno uno o più editor sia in RAI che in Mediaset.

48 ore è andata male come sono andate male tante altre serie sia in RAI che in Mediaset (ad es. solo per le ultime: Crimini Bianchi ecc ecc).

Ci sono tante altre serie che hanno avuto degli editor che sono anadte bene: Elisa di Rivombrosa, Capri, Orgoglio, Il Bello delle Donne, ecc. Posso anche non piacere (a me ad es. Orgoglio non piace per nulla) ma sono andate bene.

Se si segue il vostro ragionamento ( oquello di molti: cioè che gli editor incidono in modo determinante) allora questi sono sucecssi che vanno ascritti agli editor.

Continuo a ripetere che gli editor ci sono sempre (come gli scrittori) quindi il successo o l'insuccesso dipende da qualcos'altro e non dagli edito o dagli scrittori

Che cosa è?

Ne parlaimo nella prossima puntata ma la risposta non è semplice.

Sul target: penso che la mia idea sia corretta. Il target di AM è stato perfettamente centrato ( a mente tra le donne 14-25 e 26-45 i risultati sono impressionanti: cioè oltre il 26-27% con punte del 36%; e gli stessi risultati si hanno tra tutte le donne con titolo di studio sopra le elementari). Quindi il prodotto è perfetto per quel target.

Il problema è che quel target è numericamente piccolo (mancano completamente gli uomini che lo hanno visto al 12% e le donne con solo studi elementari).

Quindi da questo punto di vista il risultato è stato raggiunto ma non può andare bene per una rete genarlista che deve fare numeri più ampi.

Poi ne riparliamo, ma secondo me quando parlate di identità della serie vi riferite ad una identità autoreferenziale dello scrittore o degli scrittori e questo è sbagliato per il prodotto. L'identità deve essere collegata alla identità del canale di comunicazione che usate per quel prodotto.

Ad es. se voi foste Kafka e aveste scritto la Metamorfosi (un racconto con una discreta identità, direi!) e foste sconosciuti, lo mandereste a Playboy perchè lo pubblicasse?

A bien tout

Anonimo ha detto...

so che fare le pulci non è elegante, ma la ripetizione mi convince che non si tratta di refuso. si dice - e si scrive a bien tot. - Non tout. non è obbligatorio sapere il francese, ma allora non lo si scriva. così per la serie americana 'in treatment', caso dell'anno.come puo' un editor non averlo mai visto scritto da qualche parte?
però che questurino sia o meno un vero editor ,non conta. così come possimo differire la querelle sul fatto di farci guidare da qualcuno che vanti non dico una formazione specifica ma almeno una discreta cultura generale.

per ora ci basti che questurino dice ,in materia, cose sensate. almeno in questi ultimi post.

e' vero non esiste l'editor ma esistono le persone che rivestono il ruolo. con alcune di loro , che sono competenti ( o che in mancanza esibiscono sinceramente la loro incompetenza e si affidano) si trovano buoni equilibri di collaborazione, con altri è una pena dantesca.
Concordo sul fatto che da soli non possono fare o disfare un successo. Possono però inquinare un 'identità (anche un'identità destinata a fallire) ingenerando una serie di vorrei non posso velleitari e contraddittori che creano una grande confusione sulla diagnosi successiva e dunque impedendo che sucesso o insuccesso che sia, si faccia tesoro dell'esperienza. porto un esempio che mi pare illuminante.
di 'medico in famiglia', ho sentito affermare con durezza due tesi assolutamente contrapposte .dopo ben tre stagioni, mentre un dirigente affermava che medico funzionava grazie alla commedia,un altro sosteneva che medico funzionava NONOSTANTE la commedia.
quale sia la verità non lo sapremo mai , ed è un peccato perchè poter analizzare un ottimo sucesso, coglierne il segreto è un buon punto di partenza per ragionamenti costruttivi invece dell'aria fritta

Nina Marsocci ha detto...

Ieri ho detto:
"Da questa tua affermazione deduco che non hai assolutamente messo a fuoco, non hai capito, qual è il vero problema di "Amiche Mie". Che non è assolutamente un problema di target. No, no...Il target proprio non c'entra niente. AM poteva ottenere dei risultati su una rete generalista, ma c'è un nucleo, una dinamica - anzi, il modo in cui è raccontato un aspetto vitale in una serie di questo genere - che la affossa completamente. E mi dispiace che un editor limiti le sue analisi ad affermazioni generiche, che non aggiungono niente.


@Il nostro questurino ieri ha risposto:

"Sul target: penso che la mia idea sia corretta. Il target di AM è stato perfettamente centrato ( a mente tra le donne 14-25 e 26-45 i risultati sono impressionanti: cioè oltre il 26-27% con punte del 36%; e gli stessi risultati si hanno tra tutte le donne con titolo di studio sopra le elementari). Quindi il prodotto è perfetto per quel target.

Il problema è che quel target è numericamente piccolo (mancano completamente gli uomini che lo hanno visto al 12% e le donne con solo studi elementari)."

Oggi dico:
Visto che non è un problema di target? Ieri sera AM ha fatto, finalmente, numeri da generalista. Allora, dov'è stato finora il problema? Che cos'è che non ha funzionato?
Vi invito a riflettere sull'invito di Anonimo ad usare il blog per discutere ANCHE di SCRITTURA. Non capisco perché degli scrittori debbano avere paura di parlare della materia con cui si trovano a fare i conti tutti i giorni.Che, tra l'altro, è la materia più bella che c'è. Per me è veramente un mistero...:-)

Nina

PS. se ci sono refusi, mi scuso. Ho mal di testa e non ce la faccio a rileggere.

Anonimo ha detto...

felice per AM che a me piace.
ma qua la cosa si complica...come trarre indicazioni chiare da risultati così discordanti?
sincermente io alla teoria dellepuntate più belle checfanno più ascolti non ci credo.
anonimA

Nina Marsocci ha detto...

@Anonima:
Concordo.:-) Il mio intervento era per dire: gli scrittori devono analizzare i plot, i personaggi, il modo in cui si è scelto di raccontare i passaggi fondamentali di una serie. Perché è SOLO con questi elementi che arrivi al pubblico. Quello che ci manca, che a me manca, è un confronto costruttivo su questo. E che sarebbe, invece, una grande opportunità.
Invocare la lesa maestà...non ha senso.

Nina

tchavolo ha detto...

Non c'è nulla di strano nei dati Auditel di ieri. AM di solito aveva contro la partita di Champions + la Carra. Ieri aveva contro una partita di Coppa Italia + Giacobbo. Capirete che non è proprio lo stesso! Il punto è che AM (lo dico anche se a me non piace) poteva tranquillamente realizzare stabilmente uno share come quello di ieri se non l'avessero collocata in maniera così disgraziata il Mercoledì contro due colossi. A Mediaset sembra veramente che quest'anno se le vadano a cercare...

Anonimo ha detto...

a me tutto questo tirare in ballo la controprogrammazione non mi convince. quando una cosa funziona ( o NON funziona) puo' oscillare a seconda di cosa le mettono contro, ok,ma non imbizzarrisce. noi non dobbiamo esaminare i prodotti che tirano a campare facendo su e giù, (che ci piacciano o no) dobbiamo esaminare i VERI successi e i VERI flop. quelli senza se e senza ma. I Cesaroni e Terapia d'urgenza.
Elisa e Crimini Bianchi.
magari rischiamo che ci divertiamo pure invece di farci le bucce sugli apostrofi.

anonimo venexiano ha detto...

@Nina: "Non capisco perché degli scrittori debbano avere paura di parlare della materia con cui si trovano a fare i conti tutti i giorni."

Ok, ma parliamone in modo franco, non spariamo a zero sui colleghi quando sappiamo bene in che condizioni scriviamo.
Insomma, parliamone senza fare critica. Al massimo sarebbe giusto fare AUTOcritica.
E se parliamo di scrittura, parliamone in modo costruttivo. A questo ci posso stare.

Anonimo ha detto...

Questa sera sono molto stanco e poco lucido quindi ci saranno anche più errori del solito.

Continuo a pensare che il concetto di identità sia il problema di questa discussione: l'identità ha un senso solo se collegata ad un sistema di distribuzione attraverso cui viene veicolata.

Se vogliamo continuare su AM: anche dopo i risultati migliori di ieri AM non può essere considerata un successo perchè la rete come dicevo dovrebbe arrivare almeno 1l 21-22-23% di media e la serie nel suo complesso è molto sotto.

I risultati oscillanti ( enon crescenti) indicano che qualcosa non va nella Serie. Io continuo a pensare che sia il target troppo ristretto o meglio la relazione tra una determinata storyline ed il target.

Detto in lato modo credo il successo in una Tv generalista, secondo me, si ottiene:
se la struttira narrativa è collegata al target a cui si vuole fare riferimento che, necessariamente, è composito e difficile da soddisfare proprio perchè composito.

Anche negli USA hanno avuto ed hanno lo stesso problema: come fare storie generaliste che coprano ampie masse di popolazione quando ci si scontra con narrazioni specifiche per segmenti della popolazione? Loro hanno inventato Lost, Desperate, Grey's e House ma negli ultimi due anni non hanno inventato nulla.

Questo perchè raggiungere questo obiettivo è veramente e maledettamente complicato.

Per questo è difficile pensare che venga delegato ad una singola persona a meno che la Rete non abbia una enorme fiducia nella persona.

In realtà in Italia ci sono già i Writer-Producer e ci sono da vari anni e adesso si stanno moltiplicando. Il punto è che sono delle singole eprsone e possono e non potranno mai essere una intera categoria.

Writer-Producer si diventa e non si rivendica. Questa è una delle mie obiezioni (tra le tante) contrarie alle posizioni di molti scrittori.

Valsecchi è un Writer-Producer (anche se non scrive), Tarallo è un Writer-Producer (e scrive), Cinzia Th Torrini sta diventando una Writer-Producer anche se non è scrittrice (RAI1)(oltra alla Farina che non capisco quanto abbia controlato tutto il processo).

Perchè queste persone e non altre? Perchè, nel bene o nel male, queste persone hanno conquistato fiducia della Rete con dei prodotti con una identità (eccola li la parola chiave) ma che hanno avuto successo e hanno ripetuto nel tempo quel successo.

Per questo si stanno prendendo degli spazi ed un ruolo. Per il successo precedente e non per una rivendicazione di categoria!

Secondo me è assurdo che ci sia una categoria o una associazione che chieda che le Reti li facciano diventare dei Writer-Producer.

Ci sono alcuni individui che lo sono diventati e ci sono altri che lo diventeranno ma per meriti propri (sia di prodotto che di marketing personale).

In tutta Italia ci sarà posto al massimo per 8-10 Writer-Producer. Adesso ce ne sono già 4. C'è posto per altre 4 persone!

Gli altri scenaggiatori si dovranno accontentare di lavorare per loro (e lavorare per Valsecchi non è il massimo della vita).

La battaglia che state facendo è per 4 persone! Questa è una delle tante cose che non capisco.

Pensate davvero che una Rete possa affidare una Serie da 2-4-6-8 Milioni di Euro a qualcuno che non ha fatto una valanga di Serie in precedenza, che non conosce il montaggio, ecc.Ma.....


Good Night (è scritto correttamente?)

Anonimo ha detto...

che la battaglia interessi poche persone, il sospetto già ce l'ho da un pezzo. se l'appoggiamo - credo - è perchè uno 'strappo' a brutto muso è sempre un po' un modo come un altro per cominciare a farsi sentire.
sulla competenza dei WP non sono d'accordo, non perchè in teoria non sia convinta che ci VORREBBERO due palle così per farlo, ma perhè ho visto all'opera chi fa il producer al momento, qui da noi. la verità nuda è che ognuno di loro, se ha messo su quel po' d'esperienza lo deve solo al fatto che qualcuno gli ha conferito - dall'alto - il titolo per farsela, in quanto rappresentanti il network. una volta esibito il loro potere con un cartellino quelle persone hanno messo in campo - a prescindere da corsi e stages - gli stessi skill che ci avrebbe messo chiunque: gusto personale e intuito. il loro, però. A danno ( o salvezza) di una "visione" che aveva ispirato il concept fino a quel momento.
e su questo concordo : qualcuno ha più gusto e intuito di altri e lo ha anche dimostrato.
Ma questo vale anche per gli scrittori. caro questurino , è mamet a dirlo,non io: 'sta roba -montaggio musica,mix- non è astrofisica, si impara. se ci sei riusito tu non vedo perchè non posso riuscirci io.

ma il punto vero è un altro. la sfiducia nella scrittura. se un prodotto è scritto bene dovrebbe contenere in sè la sua visione. e quand'anche non siano la sua mamma e il suo papà ad ccuparsene, dovrebbe potersi 'trasfondere'sullo schermo.questo implica che possono darsi prodotti (come RC) che pur non avendo avuto WP , hanno goduto di un'ispirazione condivisa che si è riverberata sul prodotto finale senza traumi.
io non so se amerei farlo , il WP, ma la situazione attuale ti porta a vederlo come l'unico modo di salvaguardare un'idea. L'unico. non sarebbe così se la scrittura godesse di una considerazione diversa e se alcune figure non considerassero lesivo del proprio ego mettersi al servizio di qualcosa che c'è già.che e' sulla carta da prima che arrivassero loro.

Anonimo ha detto...

Commenti dentro il testo:

che la battaglia interessi poche persone, il sospetto già ce l'ho da un pezzo. se l'appoggiamo - credo - è perchè uno 'strappo' a brutto muso è sempre un po' un modo come un altro per cominciare a farsi sentire.

"capisco ma mi sembra strano. Credo sarebbe meglio se gli scrittori discutesserro e combattessero le battaglie che riguardino tutti loro e se poi tra di loro ci sono 5-10 persone che vogliono fare il salto che provino a farlo con le loro forze. Secondo me tra l'altro, anche quei 5 avrebbero più successo. So bene come ragionano i network e sono sicuro che non otterrà nulla con le rivendicazioni di cateoria. I 5-10 che vogliono fare questo passaggio se lo costruiscano. La Farina ad esempio ha ottenuto qualcosa perchè aveva progettato CentoVetrine, perchè ha lavorato al Grande Fratello e si è conquistata la fiducia di Paolo Bassetti. Non certo per le rivendicazioni sue o di qualcun'altro."

sulla competenza dei WP.....fino a quel momento. e su questo concordo : qualcuno ha più gusto e intuito di altri e lo ha anche dimostrato.


Ma questo vale anche per gli scrittori. caro questurino , è mamet a dirlo,non io:

'sta roba -montaggio musica,mix- non è astrofisica, si impara. se ci sei riusito tu non vedo perchè non posso riuscirci io.

"sul talento: sono profondamente convinto che esista il talento tanto che ho incontrato bravissimi sceneggaitori e pessimi sceneggaitori e immagino (ma non so perchè non sono presente al loro lavoro) che vi siano ottimi editor e pessimi editor. Ma questa è proprio la mia obiezione a tutto questo discutere di Editor come causa di tutti i mali. Si potrebbe dire l'esatto opposto e accusare gli scrittori. Il problema è un altro: che deve esservi il caso fortunato di un team che si capisce e che lavora verso qualcosa di convergente."

" sulla questione dello skill per montare ecc (e questa è una risposta anche ad una notazione precedente) sono daccordo che non sia rocket science ma mi sembra che venga molto sottovalutata nella sua complessità. Se lavorate con Bonanni o De Rossi (per fare solo 2 nomi) che hanno montato con Fellini, Pasolini, ecc dovete essere bensicuri di cosa dite e fate (e ti garatisco che il sottoscritto ha studiato molto tutte queste cose) e non si può improvvisare. Questo nulla toglie al fatto che tu e decine o centinaia di altri lo possano imparare e fare. La mia obiezione è solo che si sottovaluta troppo la cosa da parte degli scrittori. E' come quando qualcuno dice che si può scrivere una scenaggiatura bellissima non avendolo mai fatto. Questa ttitudine è quella che secondo me ha distrutto il ciema italiano e rischia di fa fare la stessa cosa alla fiction Tv"

ma il punto vero è un altro. la sfiducia nella scrittura. se un prodotto è scritto bene dovrebbe contenere in sè la sua visione....

"la mia esperienza è che la visione NON c'è nel 95% delle proposte che leggo o su cui lavoro (colpa degli scenegg, colpa del network, colpa degli editor? non so) ma questa è la situzione. Anche se in alcuni casi la visione era molto chiara e, per quello che potevo, ho cercato di preservarla.

Su questo ultimo punto si torna al problema che voglio ripetere della relazione tra visione (identità) e rete dove deve andare il prodotto: non è detto che preservare l'identità del prodotto sia CORRETTO per la rete dove il prodotto deve andare. A volte si deve brutalizzare la visione perchè non è giusta per quella rete. Mi dirai: ma come fai a sapere che non è giusta? Hai ragione non lo so per certo. Ma visto che il network ha fiducia in me e mi paga per difendere i suoi interessi di rete io DEVO intevenire per CAMBIARE la visione se ritengo che QUELLA VISONE non sia giusta per QUELLA RETE. Lo so che è arbitrario ma non so come altro si potrebbe fare.

Mi puoi rispondere: come negli USA. Decine di progetti, 4-5 piloti girati e poi quando sono buoni la produzone. E' vero. Ed è vero che questo presuppone un costo dello sviluppo (tra scenggiature ep 1 delle serie, piloti e poi produzione) molto alto che non credo che i network italiani si possano permettere, almeno oggi.

Il tasso di fallimento negli USA è del 90% ed ogni pilota qui da noi costa attorno a 2 milioni di Euro. Complicato!"

Good night and good luck

Nina Marsocci ha detto...

Faccio una premessa: ho la sensazione che tu voglia trasmetterci un'idea di forte "specificità", l'idea di una grande padronanza "tecnica", eppure io continuo a sentirti estremamente generico. Faccio molta fatica a seguirti perché, come si dice a Roma, salti di palo in frasca, di qua e di là, ma ci provo...

Cmq, comincio dalla fine:

@Il nostro questurino:
"Su questo ultimo punto si torna al problema che voglio ripetere della relazione tra visione (identità) e rete dove deve andare il prodotto: non è detto che preservare l'identità del prodotto sia CORRETTO per la rete dove il prodotto deve andare. A volte si deve brutalizzare la visione perchè non è giusta per quella rete."

Mi devi spiegare perché, se quel dato concept non è giusto per una certa rete, deve essere SNATURATO per farlo andare per forza su quella rete. Rete per cui, come hai detto tu, non è giusto.
CHE COSA SPINGE UNA RETE AD INVESTIRE SU UNA STORIA CHE NON E' COERENTE CON LE PROPRIE LINEE EDITORIALI?
In questo tuo ragionamento c'è qualcosa che non gira. Per mia esperienza personale, la riflessione sulla reale natura della sua storia, quindi sul target di rete, LO SCRITTORE la fa a monte, prima di presentare il progetto. Ha in mano un nucleo narrativo e drammatico che sente vitale, e sa già se per tono e contenuti è giusto per una generalista oppure per Rai 2.
Ma il problema, in realtà, non è neanche questo. Quello che da qualche anno a questa parte sta succedendo alla fiction di Mediaset (analizzate i dati dell'anno scorso e di due anni fa) è che le serie di C5 partono con un ascolto medio da generalista (5 milioni e oltre) e precipitano agli inferi nel corso delle puntate.
Questo che significa? Che il concept era giusto per la rete, ma chi ha preteso di dare "visione", "identità" alla serie ha fallito, portando la serie al flop.

Il Dott. Scheri dovrebbe riflettere su questo. In questo "andamento" - da su a giù - c'è il macro problema che, secondo me, lui dovrà affrontare se vuole portare a casa dei risultati. E QUESTO ANDAMENTO E' INTIMAMENTE CONNESSO CON L'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO. :-)

L'identità di una serie:
ma cos'è l'identità di una serie? E' una CORRISPONDENZA PERFETTA DI ELEMENTI DIVERSI. Che porta a quella MUSICALITA' di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse.
E dove si vede se una serie ha identità? SI VEDE SULLA CARTA, LEGGENDO LO SCRIPT.
Questa impronta indelebile gliela può dare solo LO SCRITTORE che ha creato il concept. Perché "sente" il suo nuovo mondo come nessun altro. Questo non vuol dire che non debbano esserci figure "collaterali" - chi trova un bravo editor trova un tesoro - ma devono essere al servizio della storia. Del suo potenziale. Non riesco a capire come mai i network italiani non si rendano conto che non c'è altra strada che questa, che negli States ha portato ai risultati che noi tutti vediamo.

@il nostro questurino:
"n tutta Italia ci sarà posto al massimo per 8-10 Writer-Producer."

In Italia ci devono essere tanti Writer - Producer quante sono le serie che partono. I numeri sono inutili: QUELLO CHE SI DEVE AFFERMARE E' IL PRINCIPIO.Ma succederà. Succederà.

Nina

Anonimo ha detto...

io con questurino ho amore odio. detesto la sicumera che sciorina ma riconosco verità in molte affermazioni.
vediamone qualcuna.
- chi oggi fa il wp , da valsecchi a tarallo alla farina lo deve a meriti di prodotto , a marketing personale e a successi precedenti.
verissimo.
ma allora qualcuno,in altri tempi (oggi andrebbe diversamente) ha sentito di dovergli attribuire come scrittori (lo sono tutti e tre, a loro modo) il merito di quei successi.Cioè di aver fatto la differenza. se no a questo punto sarebbero stati i loro editor a fare i wp,non loro.

il rapporto coi montatori. croce e delizia . li ho visti all'opera e li idolatro. se ti rapporti con loro con umiltà puoi solo imparare. ma resta il fatto che come molti registi, (che hanno,per esempio il mito del movimento di macchina fine a se stesso) si innamorano di soluzioni,magari aleganti, ma "a prescindere" dal racconto. che è invece quel che preme allo scrittore. vogliono sempre 'fare il cinema', mentre in tv la storia è tutto (sempre mamet) e un primo piano in più a volte ti salva un'emozione. sei ci sei , se sei lì e glielo spieghi, a volte si impuntano , a volte ti danno una mano, ma se non ci sei, e fanno di testa loro,è ancora un altro cuoco in cucina,un altro sapore.(che si aggiunge a editor,capostruttura, regista, e dirgente lup. mann. che ogni tanto alza il telefono e ordina un pizza 'più family meno detection più calore , spruzzata di social')

altre verità. la roba che arriva per il 95% non ha visione.
e' stato buono, questurino. io avrei detto il 98.

ma non puo' lavarsene le mani. E' colpa sua. (o del sistema)

perchè se lavori a un'idea per venderla e non perchè ti piace finisci sempre nella trappola di voler compiacere il cliente.e quindi scrivi pappine senz'anima.

e succede lo stesso se ti limiti a recepire le imbeccate che ti danno quando ti commissionano spunti LORO oppure FORMAT. ti trasformi in uno psicologo dilettante che cerca di inseguire a tentoni quello che egli passa per la mente .E che ovviamente cambia ogni settimana , dato che dipende dagli ascolti che hanno fatto le altre cose in onda.

la verità conclusiva è (lo sappiamo, questurino,lo sappiamo) che la fiction deve fare profitto. chi è pressato su questo aspetto teme che noi facciamo arte a scapito di quest'ultimo. il punto è che altrove è stato dimostrato che si puo' fare non dico arte ma creatività E profitto. e che per farla è necessario che le due anime collaborino, non si ritengano una predominante sull'altra.che si rispettino,invece di disprezzarsi.

è molto diffiile certo,rendiamoci conto tutti come questa già ardua sfida, diventa erculea quando si aggiungono altri ordini di variabili, che in America non hanno e che invece sono pesantissime, qui da noi. Cioè il ruolo della Chiesa e del Moige.

non ne parliamo mai, e invece siccome la telfonatina di quese due sovrane entità è quel che preocupa molti capi struttura più ancora dello share , è condizionante fino al soffocamento.

anonimA

Nina Marsocci ha detto...

@AnonimA:
"ma allora qualcuno,in altri tempi (oggi andrebbe diversamente) ha sentito di dovergli attribuire come scrittori (lo sono tutti e tre, a loro modo) il merito di quei successi.Cioè di aver fatto la differenza. se no a questo punto sarebbero stati i loro editor a fare i wp,non loro."

Non confondiamo i piani: Valsecchi e Tarallo (quest'ultimo non lo conosco personalmente) sono due produttori. Hanno in mano i cordoni della borsa. Concorderete con me è un po' più semplice ritagliarsi/riconoscersi un certo ruolo.

Cristiana Farina, invece, ci è arrivata per meriti guadagnati sul campo. Personalmente, ritengo che l'unica strada percorribile sia questa. Secondo me, oggi dovrebbero essere WP Paola Pascolini, Patrizia Carrano (quant'è BRAVA!!!), Saverni e Bencivenni, Salvatore Basile...Sto dicendo i primi nomi che mi vengono in mente, quelli a cui riconosco di avere costruito e portato al successo le serie a cui hanno lavorato. Di avergli dato un'identità forte...Tutti nomi di SCRITTORI.

Dare la colpa dei problemi della fiction italiana ai montatori: ragazzi...Ma su...Eh...
Stesso discorso per il Moige e la Chiesa...;-)

Nina

Anonimo ha detto...

la colpa dei montatori? troppo martini : rileggi bene il post.

stavo commentando il questurino , sul punto.

e ho detto solo che in quadro già complesso ,moige e cei hanno un peso, intricando ancor più la cosa. ma comunque beata te che con i desiderata dei suddetti non ti ci sei mai scontrata, si vede.

o forse le uniche "analisi" degne di essere lette e commentate con attenzione sono le tue.mi scuso, fose sono troppo prolissa. d'ora in poi solo boutades.

anonimamente anonimA

Anonimo ha detto...

anzi ,preciso: non coi "desiderata dei suddetti".
ma:
" con la voglia matta dei dirigenti di fare bella figura ancipando con assurdo eccesso di zelo i PRESUNTI desiderata dei suddetti"

Nina Marsocci ha detto...

Se ho interpretato male il tuo post, mi scuso. Non era mia intenzione. Anzi, ti leggo sempre con interesse.

Nina

PS: vedo che citi spesso Mamet. Be', lui i suoi bei problemini ce li ha con il "politically correct", che è una gabbia altrettanto pesante del nostro Moige.
Ah, mai bevuto un Martini in vita mia...:-)

Anonimo ha detto...

siccome ti leggo con interesse anch'io, siamo sinceri.se in America fanno roba buona è perchè ascoltano solo la loro ispirazione. Nessun altro. E corrono dei rischi, se necessario.
magari ce l'avessimo noi, il politically correct!
sul martini concordo. fa schifo.

candido ha detto...

Nina, sei lucida, competente, generosa e la prima notte di quiete è un bellissimo film… ma il martini non me lo toccare!

Anonimo ha detto...

non era l'ultima notte di quiete?

tchavolo ha detto...

No no, era la prima. Se non sbaglio Delon vinse l'oscar per il miglior cappotto di cammello...

Nina Marsocci ha detto...

@Candido:
Grazie!!!Mi fai diventare rossa. E ricambio: sei nitido, preciso, tagliente.;-) Sono anche contenta di scoprire, nella Sact, un po' di sano "dissenso" dal pensiero unico (inspiegabilmente)imperante.
Sono sincera: non lo immaginavo. :-)

A presto...

Nina

PS: ciao, ragazzi...:-)

Anonimo ha detto...

Prima di andare a “massacrare” (o “salvare”) una intera serie fatta da un gruppo di sceneggiatori ecco alcune, parziali, risposte:

a) non voglio essere generico ma oltre un certo livello di dettaglio
dovrei fare dei nomi e questo non mi sembra corretto

b) una serie si avvia su un concept che a volte giunge da
uno scrittore, a volte da un produttore, a volte dal capo della
fiction o altri. Mai dagli Editor che per prassi non possono
fare Serie loro. Ma anche se si ha un'idea di base il passaggio alla
Serie è una cosa complessa. Prendiamo ad esempio Rossella
e l'idea di fare una Serie ambientata a Capri. Questa è una idea editoriale
ma poi viene chiamata la Pascolini a sviluppare il progetto e a
definire i personaggi e gli intreccia della storia. E' qui che iniziano ad
intervenire gli Editor. Come si sviluppa la storia? Chi sono personaggi
principali? Ecc. Questo per far si che la Serie sia coerente con
la linea editoriale di RAI. Questa storia è più della Pascolini, di Rossella
o degi Editor. Non mi sembra una risposta semplice come qualcuno vuol far credere.
Non ci sarebbe stata la Serie senza l'idea di base di Rossella ma senza la Pascolini
non vi sarebbero stati quei personaggi e senza gli editor forse si andava verso
una storia poco adatta a RAI1 ecc. Dire che la Serie è della Pascolini mi sembra scorretto,
come dire che senza di lei sarebbe stata la stessa cosa!
Come vedi l'idea era coerente con le linee editoriali ma doveva
essere tenuta sotto controllo.

c) Certo che il successo è legato alla “musicalità” della Serie e che
questa è legata alla organizzazione del lavoro ma non è vero che
è legata SOLO allo script. E' legata allae scelte di casting, alla
regia, al montaggio ed alle musiche. NON E' VERO che la serie
si vede nello script. Nello script si vede SE CI SONO LE BASI per
una Serie ma il resto pesa e MOLTO. Non a caso si parla di W-P in USA
e non di W_CapoScrittore. Il look della Serie è composto dall'insieme e non
dal solo script. Per questo il fatto che Valsecchi e Tarallo abbiano iniziato
come produttori e non come scrittori non incide più di tanto. Loro controllano
il prodotto complessivo e nel bene o nel male offrono una immagine che ha avuto successo.
Per questo, provocatoriamente (ma non troppo), vi ho sempre detto che
gli Editor sono più attrezzati degli scrittori per fare il W-P dato che controllano tutto
il ciclo della produzione (casting, regia, montaggio e musiche)

d)continuo a dire che collegare il fatto che alcune Serie vanno male al
fatto che ci siano gli orrendi editor che distruggono le meraviglie fatte dagli scrittori
è una favola che viene raccontata agli sceneggiatori inesperti per farli
continuare a vivere nel mondo della fiabe. Per distruggere questa idea basta vedere che cosa
ha fatto Crimini Bianchi (dove notoriamente non vi sono Editor della
Rete – dato che Valsecchi controlla tutto il processo). Questo vuole dire
hanno sempre ragione gli Editor. No, certo che no. Ma questo vuol dire che
fare un successo dipende dall'equilibrio degli interventi. Un equilibrio molto
difficile da ottenere visto che negli USA (con tutta la loro esperienza) hanno dei
tassi di fallimento del 90%

e)cmq se gli scrittori volessero spingere per una organizzazione del lavoro che aiuta a fare
prodotti più vicino alle loro idee e riduca (in parte) il peso degli editor. La proposta
è molto semplice (ve la descrivo tra 3 righe) ma non credo che piaccia davvero
a molti sceneggiatori.

La proposta è questa:
- chiedete ai produttori e quindi ai network di non finanziare la BIBBIA di una specifica Serie (che costa molto – a volte sino a 300.000 Euro) e che non serve a nulla. Ma di spendere quel medesimo denaro per finanziare 5-7 script-piloti di 5-7 Serie diverse. Script fatti (ovviamente) da sceneggiatori diversi. Cosi si crea concorrenza e lo sceneggiatore che ha fatto il pilota che piace di più diventa caposcrittore. Nel caso non sia in grado di gestire
una intera Serie (per età o per esperienza ecc) può essere affiancato da qualcuno più esperto ma resta nella Serie stessa e firma tutti i soggetti della Serie ecc.

Una piccola proposta per immettere nel sistema più concorrenza e più incentivi per i migliori.
E state certi che su una proposta del genere avrete l'appoggio di molti (se non tutti) gli Editor.
Questa è una piccola mutazione della organizzazione del lavoro che avrebbe effetti importanti.

Good Night and good Luck

TRALLALLERO ha detto...

@ good night good luck
la tua proposta è assolutamente accettabile e condivisibile visto che è la stessa applicata negli usa, ma... credi davvero che le reti siano pronte ad avviare un progetto sulla base della sceneggiatura di un pilota senza conoscere le linee orizzontali di tutta la serie ed averne quindi un controllo editoriale a monte? E' qui che casca l'asino e si torna al solito punto: avere o no fiducia nello scrittore!
Sulla faccenda del writer producer o produttore creativo che dir si voglia (credo che il tuo interesse fondamentale sia dividere questa figura da quella dell'ideatore della serie per salvaguardare il tuo ruolo di produttore artistico che non scrive) ci si può anche arrivare gradualmente o solo in alcuni casi di maturata esperienza sul campo... ma rimane l'annosa questione dell'affidamento all'head writer (da parte della rete) dello sviluppo di una serie che come in una soap vede gli interventi degli editor mirati a salvaguardare una linea editoriale scelta in partenza e non certo a suggerire sviluppi narrativi dettati dal gusto personale. Se acquistiamo questa fiducia il resto viene da sé e l'organizzazione produttiva verterà tutta a salvaguardia dell'idea originale, che la figura del produttore creativo coincida o no con quella dell'head writer. L'importante è che l'head writer sia in totale sintonia con il producer, altrimenti chi dovrà lasciare il suo posto è il produttore artistico che mal dirige l'idea e non l'autore della stessa. Chiaro?

anonimo venexiano ha detto...

@goodnight & goodluck:
Io sono per questa impostazione del lavoro laddove si dia anche un valore economico "di peso" al pilota di una serie e quindi al suo creatore. Non credano RAI, Mediaset o chiunque proponga questo sistema di poter pagare un pilota come una puntata qualunque.
Per ridare importanza agli sceneggiatori è fondamentale che siano rivalutati anche i compensi, troppo bassi.
E tu mi dirai: figurati se RAI e Mediaset ti danno più soldi, aumenterebbe il costo della scrittura di una serie.
E io ti rispondo: basta decurtare un bel po' ai compensi osceni degli attori. Perchè detto fra noi gli attori non fanno più ascolto (e non parliamo dei registi!).
La Ferilli con Anna e i cinque, Memphis con Crimini Bianchi, Ghini con Raccontami... devo aggiungere altri alla lista?
La mia proposta? Tagliamo un buon 30% di cachet agli attori. Non ci stanno? Andassero a fare cinema. Creiamo nuove star con nuove serie. La tv serve anche a questo a creare ricambio nello star system e in America lo hanno capito molto bene. E solo di recente e in rari casi sono stati messi attori di grosso calibro (e grosso cachet) sulle serie tv.
Di quel 30% diamo solo il 5% in più agli sceneggiatori. Vedrai che si accontenteranno e lavoreranno molto meglio.

p.s. complimenti per il nick che mi ha fatto tornare in mente il bel film di Clooney.

Anonimo ha detto...

a me ha fatto rabbrividire, il nick. il coraggio che trasuda da storie come quella è così lontano dalla nostra mentalità da risuonare come un ceffone.
e' come se i personaggi idealisti "che non guardano in faccia a nessuno" che ci hanno fatto partorire col ciclostile in questi anni, ci avessero vampirizzato.tanto più diventavano senza macchia loro,più ne uscivamo rabberciati noi. più li vedevamo battersi 'contro le ingiustizie', più era facile assuefarsi,considerarle parte del pacchetto .gli facevamo rischiare la vita il posto, la donna , e poi di fronte al sopracciglio alzato del capostruttura, ci tremavano le gambe.
Non voglio più soldi, nè più occasioni di quante riescano ad assicurarmene le mie idee. Non voglio nemmeno i credits. quello che voglio davvero, è smettere di avere paura.

Nina Marsocci ha detto...

@Good night, good Luck:
“Chiedete ai produttori e quindi ai network di non finanziare la BIBBIA di una specifica Serie (che costa molto – a volte sino a 300.000 Euro) e che non serve a nulla. Ma di spendere quel medesimo denaro per finanziare 5-7 script-piloti di 5-7 Serie diverse. Script fatti (ovviamente) da sceneggiatori diversi. Cosi si crea concorrenza e lo sceneggiatore che ha fatto il pilota che piace di più diventa caposcrittore. Nel caso non sia in grado di gestire
una intera Serie (per età o per esperienza ecc) può essere affiancato da qualcuno più esperto ma resta nella Serie stessa e firma tutti i soggetti della Serie ecc.”

Tu quindi ci stai dicendo: tagliamo/erodiamo da una parte – la scrittura delle Bibbie (i produttori ti faranno un monumento) – e mettiamo quei soldi per finanziare script. E io ti chiedo: perché? Stiamo parlando di due budget DIVERSI.
Il finanziamento di una Bibbia per una serie rientra nell’operatività normale, il finanziamento di piloti rientra in un budget completamente diverso (a tassazione ed “ammortizzamento” diversi) e si chiama RICERCA.
Sì, avete capito bene: è RICERCA. Quella che in un Paese normale è priorità di qualsiasi azienda che voglia crescere e voglia ritagliarsi uno spazio internazionale. E tu ce la stai facendo passare per chissà quale concessione! A patto, però, che rinunciamo alla scrittura delle Bibbie. Ma le due “dimensioni” in Bilancio non sono collegate, quindi non si elidono a vicenda. Invece, in un sistema che funziona (nel senso che vuole crescere ed investire su se stesso) sono COMPLEMENTARI.

Mi dispiace vedere che su questo blog – blog di SCRITTORI – non si riesca a capire che questa proposta – a queste condizioni – è solo l’ennesimo passo indietro, un ulteriore restringimento del nostro campo di azione.

In cambio di che, poi? Dei piloti. Voi ci credete ai piloti, ragazzi? Io poco. E non venitemi a parlare degli Stati Uniti!! Se 10 anni fa ci fosse stato il pilota della prima serie di Distretto di Polizia non ci sarebbe stata una serie tuttora in onda. Ve lo ricordate tutti, vero, che le prime 3/4 puntate hanno - com’è spesso nella natura delle serie lunghe – stentato? E lo stesso discorso di potrebbe fare per “Donna Detective”…E per tante, tante altre serie. No, non funziona così: i broadcasters devono prendersi fino in fondo la RESPONSABILITA’ delle scelte editoriali e di contenuti che fanno.

La Bibbia in una serie: per me è TUTTO. Il passaggio più importante. L’unica bussola possibile. Ovviamente, nella sua versione definitiva deve essere VINCOLANTE per TUTTI. Negli ultimi mesi mi è stato chiesto un giudizio su due progetti e questa mia convinzione si è ulteriormente rafforzata: da una Bibbia scritta bene capisci se una serie c’è. Resto convinta che una serie è LO SCRIPT. Tutto il resto ha il suo senso, il suo ruolo, ovviamente. Ma è un "contesto": che può essere potenziante oppure no, ma..Ma viene dopo.

La mia domanda su come parte una serie: ovviamente, era “retorica”. Lo so bene come funziona…;-)

@Anonimo che ha paura:
Mi hai fatto venire i brividi...Stiamo veramente messi così male? Forse, dopo quello che ho letto qui tra ieri e l'altro ieri - inviti del tipo: fuori da questo blog - dovrei credere di sì...
Per quanto mi riguarda, invece, il lavoro cresce SOLO sulla discussione sulle idee. LE PIU' DIVERSE. Uno scambio importantissimo, a cui non dobbiamo mai abiurare. Questo è un valore condiviso, spero.

Nina

PS: scusate, non ho tempo di rileggere...

PS2: concordo con la parte finale dell'intervento di Trallallero.

Anonimo ha detto...

interessante! Gli ultimi due commenti dicono due cose opposte (Bibbia e non Bibbia).

Una premessa: io parlo solo per me stesso e non certo per RAI, Mediaset o Sky. Quindi le valutazioni e le proposte sono mie e servono solo a cercare di capire che cosa sta succedendo in questo piccolo mondo fiction.

Ora alcune notazioni sugli ultimi commenti :

a) anche se si scrive senza Bibbia e si scrive come nella Soap (o come ne La Squadra) esiste in ogni caso l'Editor di Rete solo che legge gli episodi MENTRE vengono scritti e non DOPO. E fa gli interventi sia sulle scalette che sulle sceneggiatura prima che la scrittura sia completata. La tempistica è diversa ma il ruolo è lo stesso e gli interventi pure. Chiunque abbia fatto la Soap (sia RAI che Mediaset) lo sa. Gli scrittori si sentono più liberi? Può darsi, ma a me non sembra che vi sia grande differenza reale (a parte i tempi diversi). Per quanto riguarda l'opposizione dei Network: si, potrebbe esserci ma non sono sicuro che sarebbe cosi forte come tu credi;

b) io penso che la Bibbia non serva assolutamente a nulla e che quindi i soldi, ma soprattutto il TEMPO, che si perde è tempo buttato via e potrebbe essere messo a frutto scrivendo (nello stesso tempo) almeno 2-3 episodi completi. Li si che si vedono i personaggi, come parlano e cosa fanno. Le Bibbie servono solo far perdere tempo, non vengono mai seguite e sono un modo per un pugno di sceneggiatori di farsi dare un mucchio di soldi a scapito di altri sceneggiatori (che non hanno la possibilità di avere una Bibbia commissionata) e nello stesso tempo di prendere "in giro" o "tentare di prendere in giro" gli Editor e/o i Network. Qualche esperimento di abolizione della Bibbia si sta tentenado sia in RAI che in Mediaset ma siamo ancora agli inizi e io credo si dovrebbe andare avanti;

c) la proposta che ho fatto è una cosa più semplice di quello che voi descrivete: si tratta solo di SOSTITUIRE alle Bibbia (che non servono a nulla) un numero di script completi che potrebbero FACILMENTE diventare delle serie. Sui giusti compensi e sui ruoli si dovrebbere discutere dopo che questa idea è passata;

d) io al momento non voglio diventare un Creative Producer e sarei MOLTO CONTENTO se vi fossero scrittori che forniscono un prodotto che "grosso modo" va bene per il Network. Io cerco solo di riaggustare le cose e di renderle compatibili con il pubblico delle varie reti. Voi pensate che gli Editor vogliano scrivere ma credo che questo sia un desiderio solo di pochi Editor;

e) sugli attori sono completamente d'accordo: non valgono i soldi che sono pagati. Ma capisco anche la ragione per cui riescono a strappare dei compensi del genere. La necessità di ridurre il rischio di flop da parte delle Reti. Ma, fosse per me, si dovrebbe andare verso meno Star;

f) non capisco di cosa tu abbia paura?

For now

Good Night & Good Luck