mercoledì 26 novembre 2008

Una favola, finalmente?

La aspettavamo al varco la prima fiction con la parola "favola" nel titolo. Memori delle parole di Confalonieri ci aspettavamo un boom di ascolti e una rinascita di Mediaset in prima serata. Risultato? "Finalmente una favola" totalizza meno di 4 milioni e mezzo con il 17,98 di share. E perde la serata. Leggiamo con interesse che Mediaset ha intenzione di serializzare il formato per il prossimo anno. Un ottimo investimento, non c'è dubbio... Ci dispiace solo non trovare in nessun sito, specialistico o meno, il nome degli sceneggiatori di questo prodotto. Al contrario, il nome del (misconosciuto) regista campeggia ovunque manco fosse Scorsese. La cosa è rilevante ed è un problema strettamente connesso a tutti i post precedenti. La scrittura per i network conta meno di niente. Ma andiamo avanti così, continuiamo a farci del male...

28 commenti:

Anonimo ha detto...

Scheri Movies...

TRALLALLERO ha detto...

roberta colombo firma il soggetto ed edoardo erba con lei la sceneggiatura. deve essere uno spin off da Finalmente Soli. Ora la domanda è: hanno aggiunto la favola per assicurare il futuro alla serie? Molto probabile visto che l'atto di piageria aiuta e ben dispone...
ma noooo daaaai, magari è stata la rete a cambiare il titolo, non è stato scelto dagli sceneggiatori... d'altronde gli sceneggiatori non contano nulla... nessuno li nomina...
non esistono...
faranno la fine di quelli dell'auditel, da qualche parte stanno ma nessuno ne ha mai incontrato uno...
che categoria di sfigati!!!
CONTINUATE, continuate a farci del male!

Anonimo ha detto...

A proposito degli sceneggiatori della fiction targata Grundy. Credo siano del reparto milanese della società, quello che si occupa di sit-com tipo "Casa Vianello". Con loro come impostiamo il discorso? Nel senso, che contatti hanno con la SACT, li stiamo informando del lavoro che si sta facendo (almeno dell'esistenza del sito, così ci seguono a distanza, dicono la lor etc etc).
Lo dico perché trattandosi di colleghi sarebbe interessante, utile e necessario sentire anche il loro parere.

vinicio

p.s. nessuno mi ha ancora spiegato come faccio a rientrare con il mio nick, visto che quando digito la passw mi dice che è sbagliata.

Anonimo ha detto...

non si difende un'identità screditando quelle degli altri. Lazotti non è 'misconosciuto'più di quanto non lo siano altri registi di fiction. Non è un prezzemolino ma è un regista che conosce il suo mestiere e ha anche all'attivo dei discreti successi ,in tv.
questo post, tanto per chiarire , non ce l'ha messo lui.
e' solo così, per correttezza.

TRALLALLERO ha detto...

@anonimo
il problema caro anonimo è che sono i registi di fiction (ponendo troppo spesso la loro firma a seguire della dicitura 'una serie di') a negare l'identità dell'autore che ha scritto soggetto, realizzato le sceneggiature sue ed editato quelle degli altri!!!
Allora come la mettiamo: porgiamo l'altra guancia o ci riprendiamo quello che è nostro? è su questi temi che sta dibattendo la sact... e la guerra si sa è una faccenda sporca e richiede uno schieramento. A nostro avviso i registi possono firmare un film di (se hanno partecipato alla scrittura) ma non una 'serie di'. Il processo seriale di scrittura richiede che il timone rimanga in mano all'autore che lo ha creato e sviluppato e per tanto non si capisce proprio perché il credito debba andare ad un altro, regista o produttore che sia! Con tutto il rispetto dei loro curriculum.

Anonimo ha detto...

sottoscrivo tutto.
dicevo solo che non è misconosciuto.
e lo facevo anche perchè se su un sito di registi scrivessero che è "misconosciuto" uno di noi mi seccherebbe.

Anonimo ha detto...

gli sceneggiatori di Grundy Milano sono più defilati perchè più soddisfatti. se non altro il genere che fanno (vedi 'belli dentro') si presta meno alle storture perchè con la sit non è che ti puoi mettere a improvvisare più di tanto.la comedy non perdona, se sgrani una battuta viene giù tutto il resto.

Giovanna Koch ha detto...

Edoardo Erba e Roberta Colombo vivono a Roma. Non è che per contattarli dobbiamo prendere l'aereo... Sono entrambi autori noti - Edoardo soprattutto di teatro - e io mi offendo per loro a sentirli definire "del reparto milanese della Grundy". Gli scrittori non sono cavalli e non appartengono alle scuderie. Gli scrittori collaborano con le produzioni che è un'altra cosa.
Quanto a Belli dentro (la cui prima serie Edoardo ha soggettato con me) gli sceneggiatori sono sempre stati gli autori di molti comici di Zelig e qualcuno comico a sua volta. Francamente farei esprimere a loro il grado di soddisfazione sul loro lavoro - a meno che tu @anonimo non ne faccia parte. Ma in questo caso dovresti sapere che non è affatto vero che una sit com non possa subire storture, non ci sono zone franche nel nostro lavoro.

Anonimo ha detto...

era un complimento, sinceramente... oltre che una deduzione ragionevole: di solito i si attiva in sact se si hanno lamentele. non che sia giusto ma è comprensibile. E poi che c'è di offensivo, in "reparto milanese" ? vinicio è pure di quelle parti...qua finchè non scema una certa diffusa permalosità sarà difficile e inopportuno palesarsi.
Anzi, visto che sono tempi grami in cui la possibilità dei rimediare un lavoro è appesa al filo dei buoni rapporti , meglio tacere del tutto. così il blog passa da quttro gatti a due pesci, in ottima salute ma rigorosamente muti.

SACT ha detto...

@Anonimo: il termine usato nel post è sicuramente forte ma non lo toglieremo. E' in linea con lo spirito e il piglio di questo blog.
Ti diremo di più, se Lanzotti o qualcuno a Mediaset ha letto questo post e si è irritato, a noi non può che far piacere.
Il post esprime tutto il malcontento della nostra categoria. Un malcontento che non può essere attento alle virgole e alle sfumature.

Anonimo ha detto...

gli sceneggiatori di Grundy Milano sono più defilati perchè più soddisfatti. se non altro il genere che fanno (vedi 'belli dentro') si presta meno alle storture perchè con la sit non è che ti puoi mettere a improvvisare più di tanto.la comedy non perdona, se sgrani una battuta viene giù tutto il resto.

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Non è proprio così. cambiano cambiano. altrochè. Durante le letture mettono bocca registi, attori, producer di rete... e per la sitcom è ancora peggio. se cambi una battuta in un episodio da 50 o 100, se ti dice culo non si creano neanche tanti danni, se lo fai in una sit da 24' dove anche le virgole sono state pensate e calibrate capace che crolla tutto l'impianto.

Almeida

Giovanna Koch ha detto...

Non è Milano il problema, è ovvio. E non lo è neanche Vinicio, che come lui sa benissimo fa parte dei miei miti personali. Va benissimo creare collegamenti a Milano, Napoli e Palermo come lui suggerisce e già abbiamo cominciato. Ma anche se le aziende ci "intruppano" come loro parti, noi non possiamo considerarci "truppa", neanche con una battuta. Già la scrittura giace nel fango peggio della corona di Francia ai tempi di Napoleone, almeno tiriamola su, diamole una ripulita e piazziamocela in testa. Almeno questo. Rispettiamoci tra noi come persone degne di quel rispetto che non ci riconoscono. E cerchiamo di dare informazioni precise e di non tirare a indovinare. Tanto di capello a tutti!

Anonimo ha detto...

Cara Sact ma certo che non lo togli, il "termine forte" , e fai bene.la pezza sarebbe senz'altro peggiore del (minuscolo) male.
però decidiamoci: la linea (o il 'piglio') è accapigliarsi sulle definizioni quando ci riguardano da vicino, un'ipersuscettibilità che è legittima in quanto egoriferita, e alla malora quella degli altri, o è : 'il rispetto' ? se è quest'ultimo, allora non va solo preteso, ma anche dato.
perchè non è 'L'indispettimento' di mediaset o di lazotti il nostro obiettivo, ma affermarci come figure che hanno QUALCOSA da dire.
in mancanza di contenuti, anche le buone maniere buttale via.

Anonimo ha detto...

mi pare di avere scatenato un qui quo qua. La definizione "milanesi" non è un'offesa (e detto da me mi pare ovvio), l'unico mio intento era sottolineare che ci sono altre realtà (napoletani e palermitani, per esempio) che avremo il dovere di contattare. Più siamo meglio è. Se poi abbiamo qualcosa da dirci&proporci è anche meglio.

Quanto al resto. Rendiamoci conto che basta una disattenzione (vera o presunta) in quello che si scrive e si scatena una ridda di commenti più o meno piccati, più o meno offesi. Evitiamo una guerra tra poveri, io resto convinto che i registi siano parte integrante dl processo di produzione televisiva, quindi anch'essi autori a tutti gli effetti. Se, ad esempio, un regista solo firma tutte e 13 o 26 puntate di una serie non è lui (anche) l'autore? Diversa è a questione sul controllo dello script: se un regista smonta in una settimana quello che in molti hanno impiegato mesi a scrivere è come minimo presuntuoso, più probabilmente un idiota. Ma questo vale anche per uno sceneggiatore che arriva a fare una revisione al volo e pretende di piegarla al proprio "talento" (chi è senza peccato scagli la prima pietra, a me è capitato di farlo quindi sono - stato - un'idiota).

abbracci
vin

Anonimo ha detto...

Tanto per chiarire - ho rieltto qualche post - in USA l'executive firma la serie perché generalmente il regista di ogni puntata è diverso, quindi non interviene se non nell'ambito del suo singolo episodio. Ma come la mettiamo, ad esempio, con Micheal Chiklis - semplice attore - che dalla seconda serie di TheShield diventa anche lui ex. producer? Gli hanno dato un ruolo riconoscendogli anche un controllo sulla serie. Qua il problema non è se qualcun altro lo condivide con noi, almeno parzialmente questo controllo, il problema è che il controllo agli sceneggiatori proprio non lo concedono. Qua si concentra la battaglia, non contro i registi (che non credo siano tanto più rispettati di noi, basta vedere quanto controllo hanno sul casting, tanto per dire) ma a favore di un diverso rispetto del lavoro che facciamo (con conseguenti onori e oneri).

a bien tot
vinicio

Giovanna Koch ha detto...

Oh, sì, Vin, i registi saranno rispettati poco, ma sempre più di noi e spesso al posto nostro: vengono sempre citati come autori, chiamati al tavolo delle presentazioni, intervistati su tutti i processi narrativi della serie, anche sulla concezione che certo non è stata loro. Non sarà un malcostume che hanno inventato loro, ma è un malcostume dal quale non si discostano. Non è normale. No. Si siedono sulla loro e sulla nostra sedia. Non va bene. @Sact non avrebbe attaccato il regista (di cui giustamente non ha fatto il nome) se il regista si fosse distaccato dal malcostume. Che aspetta? Li sfido qui i neonati 100autori a dare dimostrazione della pacifica convivenza autoriale tra registi e sceneggiatori con un patto di obbligo di "nome" e "visibilità" reciproci!
Hai ragione tu che la battaglia non è "contro" i registi, ma di fatto - se vogliamo migliorare- dobbiamo andare a togliere la NOSTRA (non la LORO) sedia da sotto il loro didietro e questo - per chi è innocentemente abituato al sopruso - risulta fatalmente sgarbato.

TRALLALLERO ha detto...

Giovanna solleva una questione importante che vorrebbe una soluzione. Perché non chiediamo a chi è iscritto sia in sact che nei 100 autori di porre all'interno della neonata associazione queste tre semplici domande:
sono disposti i registi di serie televisive a fare un passo indietro e riconoscere agli autori di fiction il credito 'una serie creata da'?
ritengono corretto gli stessi 100A che il nome del regista debba seguire solo la dicitura 'con la regia di' ?
Acconsentono gli stessi registi a non far mai figurare il loro credito, in nessuna forma di promozione, se non affiancato a quello dell'autore?
Se le risposte saranno affermative possiamo ancora considerare i 100 autori come alleati in una lotta comune e unirci a loro nella richiesta alla Siae di garantirci tale tutela.
Se le risposte dovessero al contrario essere negative... credo che ognuno di noi debba fare una scelta responsabile e schierarsi dove si sente più rappresentato, senza stare con i classici due piedi in una staffa!

Anonimo ha detto...

d'accordo con trallallero.
scriviamo una lettera ai 100 e proponiamogli i 3 punti. se sono d'accordo, cosa che non credo, si fa la battaglia insieme, altrimenti si rischia di appoggiarli in una LORO e personale battaglia, come la maggior parte di quelle che fanno.

Al

Anonimo ha detto...

Ogni tanto, in verità piuttosto spesso, il nostro rapporto con i 100autori mi ricorda il Fronte Popolare di Giudea in "Brian di Nazareth".

I Romani oppressori sono il nemico, ma mai quanto il Fronte Popolare Giudeo, o il Fronte del Popolo di Giudea.

Anonimo5

Giovanna Koch ha detto...

@Anonimo 5
I 100autori non sono il nemico, stanno facendo un lavoro enorme su altri livelli e su molti di quei livelli domani ci troveremo tutti d'accordo.
Il punto è che a noi tocca (o noi preferiamo) il lavoro "sporco" perché noi - come categoria di scrittori televisivi - siamo effettivamente quelli più in difficoltà. Insomma, a me sembra che - nell'assurdità del sistema italiano - giustamente loro cerchino le brioches (o le rose) mentre a noi manca il pane, che non è cosa figa da dire e risulta - appunto - sgarbata. Quindi io mi sento nel giusto tirando la loro giacchetta su argomenti "irritanti", perché o ci mettiamo d'accordo tra noi, eliminando appunto le varie bande, o domani non riusciremo a stare tutti (come auspico) dietro una sola bandiera.
Quindi, porterò nel direttivo questa idea della lettera.

Anonimo ha detto...

Ma l'idea della lettera non sembra paradossalmente delegare ai 100autori il riconoscimento della nostra identità?

Se ci riconoscete e siete disposti a venirci incontro allora condividiamo la vostra battaglia, altrimenti...

Perché non possiamo essere consapevoli e rilassati sulla nostra identità e fare un discorso solo ed esclusivamente sulla posta in gioco?

Per continuare a parlare per metafore, non possiamo prima bruciare Troia tutti insieme e poi eventualmente litigare su come spartirsi il bottino?

Anonimo5

Anonimo ha detto...

gli 'scrittori di tv' non esistono per 1O0autori.esiste qualcuno che nelle more di una lucrosa continuità nel cinema, si presta a mansioni più modeste ma a patto che il suo prestigio ( che spesso i registi non faticano a riconoscergli perchè fra gente di cinema ci si intende) non venga leso. lo dico senza acrimonia. Anzi, li capisco:se il potere che il sistema mi nega in termni di cast e altre scelte, lo potessi in parte recuperare con un contatto diretto con un regista che stimo e che mi stima, forse ci si potrebbe pure stare. sinceramente (parlo a titolo personale ma sono solidale con chi la pensa diversamente) il problema di una sceneggiatura travisata fino a rovinarsi mi tocca di più che il tema dei credits e della visibilità.
anonimA

Anonimo ha detto...

I 100 non sono il nemico, personalmente sono entrato nella sact perchè vi ho trovato persone che parlano la mia stessa lingua. Niente pippe e monologhi interminabili sul movimentismo. Nessuno che si definisce intellettuale e/o artista. Parole che a via dei fienaroli sono molto di moda.

In nessun paese al mondo esiste un'associazione che unisca registi e sceneggiatori. I motivi li conosciamo tutti. Le battaglie sono diverse e alle volte per forza di cose si scontrano.

Leggevo un'intervista di Sorrentino. In parole povere diceva: il cinema ha bisogno del sostegno pubblico perché un'autore deve poter sbagliare. Prima di arrivare a realizzare un bel film spesso se ne sbagliano tre quattro.

Questo è un pensiero comune dei 100. Ecco, io per esempio su questo punto non sono per niente d'accordo e non vorrei che la sact appoggiando i 100 (in tutto o solo in parte) possa agli occhi dell'opinione pubblica passare per chi la pensa in questi termini.

Ok per la sperimentazione, ma con i soldi tuoi e non dello stato.

Stiamo attenti con le battaglie comuni, manteniamo forte e alta la nostra identità perchè altrimenti c'è il rischio di mandare tutto in vacca.

ciao
Almeida

Anonimo ha detto...

ho incollato e copiato "un autore" con l'apostrofo dall'intervista presa dal blog dei 100.

ecco un altro esempio. mai fidarsi senza controllare.

Almeida

Giovanna Koch ha detto...

Mi pare una conversazione preziosa, dove l'identità della Sact è fortemente condivisa. Non ho nessuna paura a confrontarmi con i 100autori, non si tratta né di riconoscimento di identità, né di cedimento di linee. Stiamo proprio portando avanti due percorsi differenti.
Mi piace però pensare che se un'idea è buona si possa condividere. Senza contropartite, ovviamente. Perché se crollano le mura di Troia il bottino - come è stato per l'equo compenso - sarà comunque per tutti. Quindi, francamente, invece di aspettare questo bottino a casa, tutti gli sceneggiatori sact o non sact dovrebbero scegliere di venirselo a prendere con noi. La troverei un'ottima cosa, anche perché servono numero e compattezza. Troia è tosta.

Anonimo ha detto...

almeida. capisco che il sistema ci abbia 'comprato' inducendoci a pensare che tutto ruota intorno al denaro.Ma sentire che si dissente su una frase così sensata come quella di sorrentino mi sconcerta.
un 'industria culturale non è un'industria tout court, e' altro. senza i mercanti olandesi che , in assenza di macchina digitale , sborsavano i soldoni per ritrarre mogli e marmocchietti oggi non ci sarebbero i capolavori dell'arte fiamminga.è chiaro che cinema e tv seguono due binari diversi, e che "autorialita" è una parola che in certi ambiti fa solo ridere, però io vorrei che il cinema continuasse ad essere un porto franco.dove un artista(e per me sorrentino lo è anche e se non sperimenta di tasca sua) sia libero di cercare la sua strada , anh ee soprattutto sovvenzionato dal sistema perchè è NORMALE che un paese sovvenzioni chi ha dimostrato di avere le capacità.

Anonimo ha detto...

@ anonimo.
Moravia al funerale di Pasolini disse: è morto un poeta e di poeta ne nasce uno ogni 100 anni.

idem (più o meno) per gli autori cinematografici. Dai un'occhiata ai soldi distribuiti dal Ministero e valuta se quei denari sono stati ben spesi. Facile dire sono un artista, finanziatemi e lasciatemi libera scellta.

Alla fine i 100 chiedono questo: più soldi (per loro e i loro amici) e nessuno che controllore.

Parlando di libero mercato, se non si permette ai produttori di investire di tasca loro e rischiare, il livello sarà sempre più basso. nel cinema come nella maggior parte della fiction.

Almeida

Anonimo ha detto...

Di poeta ne nasce uno ogni cento anni, ma di autori ne nascono cento ogni anno.

Come vogliamo interpretarla?

Moanouche